la Repubblica, 4 gennaio 2026
Gaffe e retromarce: è paralisi al ministero su vaccini e doping
Prima la gaffe, poi la paralisi: nessun nuovo incarico e commissioni bloccate. La sezione per la vigilanza e il controllo del doping del ministero alla Salute, alla cui presidenza era stato nominato il Parisi sbagliato, cioè il premio Nobel Giorgio e non il medico dello sport Attilio, non si è mai riunita. Ma anche un altro consesso di esperti scelto dagli uomini di Orazio Schillaci, il Nitag, la commissione consultiva dei vaccini, è stato azzerato e mai riattivato.
Il ministero di Schillaci ha più di un problema con le nomine e spesso dopo gli errori sceglie l’immobilismo. È appunto il caso della commissione antidoping. Indicata in un decreto nel luglio scorso, insieme ad altre sezioni del Comitato tecnico sanitario ministeriale, non si è mai riunita. Come presidente era stato nominato, a sua insaputa, Giorgio Parisi, che quando ha scoperto, dopo un articolo di Repubblica di ottobre, di aver ricevuto l’incarico si è gentilmente fatto da parte. Il ministro evidentemente non ha voluto nominare Attilio Parisi anche per tenere il punto, visto che aveva blandamente rivendicato la scelta (“non è mai sbagliato nominare un Nobel”). Però lui e i suoi uffici non hanno trovato nessun altro.
E così la sezione di vigilanza non può fare il suo lavoro. Che è quello di predisporre la lista dei farmaci dopanti, realizzata sulle indicazioni della Wada, di preparare la proposta di relazione annuale al Parlamento sul tema e di promuovere progetti di ricerca e campagne di informazione e formazione per la tutela della salute nelle attività sportive e di prevenzione appunto del doping. Dal 2002 ad oggi, è scritto proprio sul sito del ministero alla Salute ne sono state finanziate ben 80, oltre a 135 progetti di ricerca scientifica. Da marzo dell’anno scorso, quando è scaduta quella precedente e in attesa del decreto di luglio, ha praticamente interrotto le sue attività. Per colpa dell’errore di qualche funzionario del ministero che ha scritto una mail al Parisi sbagliato innescando una reazione a catena.
È simile la storia del Nitag, anche se qui si parla di una commissione consultiva, che si occupa di un tema sempre spinoso per la maggioranza di centrodestra, cioè i vaccini. In agosto Schillaci si era reso conto che tra i nominati c’erano due figure molto critiche nei confronti dei medicinali più importanti per la prevenzione e cioè Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite. Ci sono state polemiche durissime, soprattutto da parte del mondo professionale e della comunità scientifica alla quale appartiene Schillaci, medico e professore. Alla fine il ministro, non senza problemi con esponenti della maggioranza di governo, ha deciso di azzerare tutto, e la premier Giorgia Meloni ha fatto filtrare che si è trattato di una “scelta non concordata”. Viste le tensioni e la fatica di un’estate diventata inaspettatamente rovente per il mondo della sanità, c’è da scommettere che il Nitag non verrà più nominato, almeno non in questa legislatura.
E del resto un’altra prova lampante di immobilismo ministeriale, sempre riguardo ai vaccini è la storia del famigerato Piano pandemico. Presentato per la prima volta due anni fa, ha subito una lunga serie di ritocchi (molti più formali che sostanziali) per riuscire a soddisfare gli impulsi di una maggioranza dove ci sono esponenti apertamente contrari ai vaccini e un partito, la Lega, che vorrebbe uscire dall’Oms, istituzione citata decine di volte, come punto di riferimento, del suddetto piano. Un ultimo, definitivo testo, sarebbe pronto ma non è chiaro quando riuscirà ad avere il via libera.