corriere.it, 3 gennaio 2026
La vera storia del tramezzino che compie 100 anni: nasce in un Caffè di 31 metri quadri a Torino (e cosa c’entra Gabriele D’Annunzio)
Caffè Mulassano, piazza Castello, 31 metri quadri di boiseries, specchi e marmi (tutto smontabile, una curiosità) e una vetrinetta dove una targa d’ottone, piccola e discreta in perfetto understatement torinese, recita «In questo locale nel 1926 la signora Angela Demichelis Nebiolo inventò in tramezzino».
Inizia con un anniversario davvero iconico il 2026: 100 anni dall’invenzione del tramezzino. Una storia tutta nostra e con un corollario letterario che ne ha consacrato la fama. Angela Demichelis, torinese, come tanti piemontesi agli inizi del ‘900 parte per l’America in cerca di fortuna. Ha solo 15 anni e si ritrova Detroit, il sogno americano: le automobili (prenderà la patente subito), il lavoro sicuro. Qui conosce un altro piemontese, Onorino Nebiolo, che ha il doppio dei suoi anni e gestisce con i fratelli ristoranti e locali in città, e si sposano.
Poi nel 1925 i Nebiolo, due figli nati negli States, decidono di tornare a Torino: hanno da parte un bel po’ di dollari e hanno saputo che Amilcare Mulassano, titolare della Distilleria Sacco, famosa per lo sciroppo di menta, ha messo in vendita il suo locale in pieno centro. 300mila lire per la sola licenza e il Mulassano diventa il loro caffè. Dagli Usa hanno portato una gran novità: la macchina per fare i toast e sono i primi a proporli a Torino. Sembra non funzionasse a meraviglia, troppo tempo per tostare il pane. Così la signora Angela ha un’ idea geniale: usare lo stesso pane morbidissimo, togliere la crosta e invece di farlo tostare farcirlo di cose buone: si narra che i primi paninetti (negli anni del fascismo la parola sandwich era bandita) del 1926 siano stati con burro e acciughe, classico piemontese, e serviti con l’aperitivo, rigorosamente il vermouth Mulassano.
Pochi anni dopo, di passaggio a Torino – dove veniva spesso, fin dai tempi di Cabiria –arriva D’Annunzio, si ferma per un aperitivo da Mulassano e chiede alla cameriera ancora «uno di quei golosi tramezzini». Si narra che il nome gli sia venuto in mente pensando alle tramezze della sua casa di campagna, o semplicemente perché era ideale da gustare «in mezzo» prima di pranzo, o perché aveva nel mezzo ripieni sfiziosi: tant’è, da allora furono tramezzini per tutti.
D’altra parte D’Annunzio con i neologismi ci azzeccava ( e ci guadagnava bene, anche se non risulta sia stato pagato per i tramezzini torinesi): ha dato il nome al liquore Aurum, all’Amaretto di Saronno, all’Amaro Montenegro, alla Rinascente. Solo più tardi quel “paninetto” arriva come el tramesin a Venezia e in Veneto, che tenta di rivendicarne la primogenitura (ma si tratta di una variante più grande, non ortodossa). Nel luglio 1936, 90 anni fa, La Cucina Italiana pubblica la prima ricetta del tramezzino, consacrazione ufficiale e nazionale.
Una doppia invenzione torinese, perché anche il pancarrè è nato qui, storia legata all’ultimo boia dell’800, Piero Pantoni. Al quale i panettieri in segno di disprezzo servivano il pane al contrario. Il re emana un’ordinanza contro quel gesto discriminatorio e i panettieri inventano un pane squadrato, uguale sopra e sotto, che possono continuare a servire rovesciato senza incorrere in sanzioni.
Nel 1938 i coniugi Nebiolo vendono il locale per andare a gestire alcuni cinematografi in periferia ma il tramezzino di Angela Demichelis Nebiolo (che per la cronaca è morta a Torino nel 2003, a 99 anni) era ormai un mito torinese. Patrizio Abrate, titolare di Mulassano, ha già in mente un po’ di celebrazioni ufficiali per i 100 anni del tramezzino- «Vorremmo coinvolgere anche Comune e Regione, il tramezzino è un nostro simbolo, e magari qualche istituto alberghiero, potrebbe essere interessante una farcitura contemporanea ideata dagli studenti, magari una rivisitazione di quella originale di burro-e-acciughe. E riproporlo all’aperitivo, rigorosamente con il nostro vermouth Mulassano». Tra l’altro anche il vermouth festeggia un compleanno: Carpano lo creò nel 1786, 240 anni fa.
Ogni giorno da Mulassano vengono venduti in media 200/250 tramezzini, in una ventina di varianti diverse. E un po’ tutti i locali storici (e non solo) – da Zucca a Platti, al San Carlo, Pepino – hanno le loro ricette. In quanto alla forma, i superclassici sono piccoli rettangoli, concessi a triangolo, e ci sono anche piccolissimi e rotondi. Che forma avrà il tramezzino del centenario?