Corriere della Sera, 4 gennaio 2026
Intervista a Leo Gullotta
Uno stakanovista senza respiro. Parola d’ordine, ancora oggi: «Lavorare, lavorare, lavorare». E non per soldi o successo: per spirito etico. Un «curriculum» lunghissimo, quello di Leo Gullotta: Vanzina, Pirandello, Christian De Sica, Dostoevskij, Molière, Lino Banfi, Shakespeare e molto, molto altro.
Venerdì 9 gennaio festeggia 80 anni.
«80 anni bellissimi: non mi rimprovero nulla, mi ritengo fortunato per tutto. Una carriera lunga 65 anni».
Un bilancio tra vita privata e lavoro?
«Bisogna lavorare e basta se vuoi essere seguito: è la base di sé. La nostra professione è meravigliosa – “Ci si veste da carnevale e ci pagano pure”, diceva Mastroianni – e dobbiamo sempre donare personaggi nuovi».
Ha cominciato al cinema con «La soldatessa alla visita militare».
«Non rinnego nulla».
Lino Banfi è un suo grande amico.
«Sì, abbiamo girato insieme L’onorevole con l’amante sotto il letto. Ora sono stati rivalutati tutti questi film perche l’ha detto Quentin Tarantino, altrimenti erano ancora guardati con la puzza sotto il naso».
Vent’anni di Bagaglino di Pingitore.
«Un forte legame con lui. Si provava 10 ore al giorno. Era una macchina da guerra quel programma, con 14 milioni di ascolto. Eravamo un bella famiglia».
Nostalgia?
«No, quando ho finito con quel trionfante varietà, è stato un capitolo chiuso».
Valeria Marini e Pamela Prati, le due prime donne del Bagaglino, la chiamano?
«Sì, ci sentiamo ancora. Sono due donne squisitissime che sanno fare bene il loro mestiere».
Tra le sue parodie c’era quella di Maria De Filippi.
«Maria era estremamente timida. Maurizio le consigliò di mettersi in bocca la famosa caramellina che l’avrebbe aiutata ad allentare la tensione. Lei però era davvero chiusa e la sua chiusura era scambiata per brutto carattere. Invece era dolcissima. Una persona mai invadente, mai disturbante sotto nessun aspetto».
A De Filippi piaceva quella parodia?
«Direi di sì. Mi invitò come primo ospite a “C’è posta per te” nei panni di sua sorella».
Artisti e politici presi in giro: qualcuno si è mai arrabbiato davvero?
«Mai, nessuno di tutto l’arco costituzionale, anzi tutti volevano essere imitati. E quando li invitavamo sul palco a dire qualche battuta, era una catastrofe. Tutti tristi».
Andreotti fu molto ironico. Oggi c’è un altro Andreotti?
«C’è un’altra domanda?».
Lei ha sempre con molto rispetto sottolineato negli anni la sua non condivisione delle idee di Berlusconi. Tra i suoi detrattori, qualcuno lo rimpiange.
«Beh, Berlusconi ha avuto tanti meriti, però non ho cambiato idea».
E il governo di oggi?
«Non mi piace, no. Riconosco che Giorgia Meloni sia una donna intelligente e furba, ma è ancora legata a cose del passato. E poi questo gridare... ma perché? Lei è il capo del governo di tutti gli italiani, non di una parte».
L’attrice di più grande fascino mai incontrata?
«Anna Magnani».
Giovani attori che le piacciono?
«Favino, Germano, Giallini, Cortellesi. Lei ha diretto un film bellissimo e spero torni con un’altra storia forte e particolare. Se lo merita».
Si dice che spesso le carriere si costruiscono sui «No». I suoi?
«Se ho altri impegni è un conto, altrimenti non bisogna mai dire di no. Bisogna lavorare».
Come sta il cinema?
«Io sono felicissimo per l’incasso di Checco Zalone, ma questo non vuol dire che il cinema stia bene. È stato messo il lenzuolo nero su certi argomenti. E quanti tagli al cinema».
Lei da più di 40 anni è legato al regista Fabio Grossi, diventato suo marito nel 2019. Nel 1995 fece coming out.
«No, non ho fatto coming out. Alla fine del film Uomini uomini uomini, che parlava di quattro omosessuali borghesi, un giornalista chiese: “Ma lei è omosessuale?”. “Sì, perché, mi dica?” risposi io. Questo è tutto».
Lei però perse l’opportunità di recitare nella fiction su Padre Puglisi perché un dirigente non gradiva la sua omosessualità.
«Vero, ma la libertà ha un prezzo».
C’è ancora molta strada da fare sui diritti civili?
«Si è fatto molto, ma molto c’è da fare».
I giovani le chiedono aiuto?
«Tanti. Ricordo una lunga chiacchierata che feci anni fa a “Domenica in “sul tema dell’omosessualità. Cercavo di far capire che se dopo aver gradito il gusto di cioccolato, un giorno non ti piace più e ti piace il limone, va bene. Bisogna aiutare a parlare e a rispettare la propria libertà».
Da 1 a 10 quanto ama la sua Sicilia?
«12. Chi nasce in un’isola è particolare. E ti devi sempre battere per i temi duri a morire, come mafia e lavoro nero».
Cosa si regala per i suoi 80 anni?
«Il prossimo ottobre mi regalerò una messinscena di un Pirandello, Tutto per bene per la regia di Fabio Grossi, mio marito».
Come festeggerà?
«Un pranzetto leggero con qualche amico e con Fabio. Una torta di ricotta e tanti sorrisi. Gli anni che mi restano sono pochi. Mi auguro la salute, innanzitutto».