Corriere della Sera, 4 gennaio 2026
Le accuse di Israele, il look della moglie: Mamdani affronta le prime polemiche
Poche ore dopo essersi insediato giurando sul Corano, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha revocato una serie di misure emanate dal suo predecessore Eric Adams a difesa degli ebrei. Tra queste l’ordinanza per adottare la definizione di antisemitismo dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), che include tra i comportamenti antisemiti frasi che negano al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione o che accusano gli ebrei di esagerare l’Olocausto. Ma non basta. Il primo sindaco islamico della Grande Mela non ha rinnovato il provvedimento che impedisce ai dipendenti e alle agenzie comunali di boicottare o sanzionare Israele. E ne ha bocciato un altro che dava alla polizia di New York la facoltà di impedire sit-in e proteste in prossimità dei luoghi di culto, dopo che il 26 novembre era stata autorizzata, tra le polemiche, una manifestazione pro Pal davanti ad una sinagoga dell’Upper East Side.
La risposta di Gerusalemme non si è fatta attendere. «Già nel suo primissimo giorno da sindaco di New York, Mamdani mostra il suo vero volto – ha scritto il ministero degli Esteri di Gerusalemme su X —: elimina la definizione Ihra di antisemitismo e rimuove le restrizioni al boicottaggio di Israele. Questa non è leadership. È benzina antisemita gettata su un fuoco acceso». Protestano anche diverse organizzazioni ebraiche, tra cui la United Jewish Appeal Federation (Uja) e il Consiglio dei rabbini di New York, che hanno accusato l’amministrazione di annullare «significative protezioni contro l’antisemitismo». Attacca il primo cittadino anche Inna Vernikov, consigliera comunale repubblicana di Brooklyn, che sui social parla della revoca di una misura volta a «proteggere dalla discriminazione gli ebrei che credono nell’autodeterminazione». E poi incalza: «Gli antisemiti filo Hamas incoraggiati dal sindaco stanno arrivando!». Un timore che ormai sta attraversando tanti nella comunità ebrea newyorchese che rappresenta il 12% della popolazione locale.
Ieri, incalzato dai giornalisti, Mamdani ha assicurato che «la sua amministrazione proteggerà gli ebrei newyorchesi e sarà implacabile nei suoi sforzi per combattere l’odio e le divisioni» sottolineando di aver mantenuto l’ufficio per la lotta all’antisemitismo. Il sindaco, però, non ha voluto spiegare i motivi che lo hanno portato a revocare le ordinanze, limitandosi ad osservare che molte organizzazioni ebraiche in città non la condividono. D’altra parte non è un segreto che negli ultimi mesi il giovane democratico socialista, come si definisce il primo cittadino, abbia sostenuto il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele.
E a proposito di «togliere ai ricchi per dare ai poveri», uno dei mantra della nuova amministrazione, la stampa conservatrice ha criticato la moglie del sindaco Rama Duwaji per aver indossato, durante la prima cerimonia di giuramento del marito, degli stivaletti in pelle nera da 630 dollari.
La polemica prende piede anche in Italia dove i democratici si sono spaccati sul ddl antisemitismo presentato dal senatore Graziano Delrio cui la segretaria del partito Elly Schlein vuole contrapporre un testo epurato dalla definizione data dall’Ihra, proprio come è successo a New York. È preoccupano il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Mamdani giura sul Corano ma soprattutto rivede le dichiarazioni contro l’antisemitismo: pensare che una delle metropoli del mondo occidentale e democratico sia in queste mani fa davvero riflettere». È d’accordo Ivan Scalfarotto, senatore e responsabile Esteri di Italia viva: «Il sindaco aveva promesso trasporti gratis per tutti – scrive su X —. Il suo primissimo atto è stato invece indebolire le misure contro l’antisemitismo. Per una certa sinistra, colpire in modo selettivo la comunità ebraica sembra contare più delle politiche sociali con cui si sono vinte le elezioni».