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 2026  gennaio 04 Domenica calendario

«Ora anche gli abitanti della Groenlandia possono temere di finire sotto il dominio Usa»

«È un precedente pericolosissimo per il diritto internazionale». Pier Ferdinando Casini, già presidente dell’Unione interparlamentare, non è certamente amico di Maduro. Anzi, è forse il politico che più è stato vicino al Venezuela ferito, tante le sue missioni, importanti i suoi legami con Caracas, con politici locali e fuoriusciti. E se è totalmente d’accordo sul fatto che quello di Maduro sia stato «un regime orribile, che si reggeva sul narcotraffico, sulla criminalità, sul terrore, su un esercito che aveva compiti solo di protezione interna, mantenuto da traffici illeciti», è però molto preoccupato per la piega che stanno prendendo gli avvenimenti e per le parole di Trump, che al momento non indicano una via d’uscita chiara. «Una cosa è la gestione delle fonti petrolifere, che deve necessariamente essere affidata alle grandi imprese che hanno il know how per modernizzarle e rimetterle in moto», altra è «la conduzione politica del Paese, che deve essere democratica».
Secondo Palazzo Chigi l’intervento Usa è «legittimo».
«È un’espressione molto generosa ed estensiva del diritto internazionale... L’America non era minacciata nella sua sicurezza dal narcotraffico, non si imponeva un intervento militare. Il regime del Venezuela è indifendibile, ma le modalità sono inaccettabili».
Cosa la colpisce di più?
«La prima cosa che viene in mente è che da domani i pochi cittadini della lontana Groenlandia potrebbero pensare di essere i prossimi a finire sotto il dominio americano. Così come la Cina potrebbe sentirsi legittimata a intervenire a Taiwan. I principi del diritto internazionale o valgono o no, non possono essere piegati a proprio piacimento. E lo dico essendo stato sempre vicino all’opposizione venezuelana, amico ed estimatore della Machado come degli espatriati».
L’Europa comunque non aveva riconosciuto la vittoria di Maduro.
«Infatti è stata una vittoria ottenuta con i brogli, e sono state comminate dure sanzioni internazionali. Non ci sono dubbi sulle connessioni tra regime e criminalità. Ma la risposta a tutto questo non può essere un intervento militare di un Paese terzo. E soprattutto adesso va garantita una transizione democratica nel Paese. Rodriguez, la vicepresidente, era il braccio destro di Maduro, non è super partes».
Come si arriva a ristabilire un governo legittimo?
«Servirebbe una sorta di gabinetto formato da esponenti di tutti i partiti del Venezuela che indica elezioni che possano svolgersi nella legalità, sotto controllo internazionale. Il potere deve essere del popolo, attraverso il voto».
Il tutto mentre Maduro sarà processato negli Usa...
«E invece dovrebbe essere la Corte internazionale dell’Aia a giudicarlo, come fu per Milosevic o per alcuni dittatori africani. Ma ormai sembra saltato ogni ordine mondiale, il multilateralismo non esiste più, sembra che viga la legge del più forte, ed è pericolosissimo».
L’Europa che ruolo può avere?
«L’Europa è già tanto se lo avrà in Ucraina, un ruolo... Anche qui, purtroppo si sottovaluta quanto il mondo sia velocemente cambiato, e quanto sia necessario che l’Europa capisca che ormai deve pensare da sola alla propria difesa. Non a parole, ma con i fatti, potenziando i propri eserciti, rendendosi autonoma. E la difesa dell’Ucraina fa parte di questo processo».
Il blitz in Venezuela è stato talmente rapido e senza reazioni militari che c’è chi pensa che possa esserci stato un accordo tra Trump e Maduro. Ci crede?
«Io non escludo nulla, so che i dittatori hanno attorno poteri da loro alimentati che non li lasciano abbandonare il potere facilmente. Ma la situazione è troppo confusa, per quello che è successo e per quello che succederà, per poter avere un’opinione chiara».
Cosa si sente di dire agli italiani in Venezuela, ai detenuti come Trentini?
«La nostra ambasciata sicuramente farà di tutto per proteggere i nostri connazionali, e tutto il Paese è compatto per riportare i detenuti a casa».