Corriere della Sera, 4 gennaio 2026
Una cella nel carcere di Brooklyn. Il destino di Nicolás e Cilia
«Maduro e Flores sono diretti a New York. Hanno fatto un bel volo in elicottero. Sono sicuro che gli sia piaciuto, ma hanno ucciso un sacco di gente», ha scherzato Donald Trump: «Ora dovranno affrontare la giustizia negli Stati Uniti». Il capo della Casa Bianca ha già scritto la condanna per il leader venezuelano e la sua «primera dama». Ieri mattina, ha annunciato che Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores erano stati trasferiti in elicottero sulla nave della Marina statunitense Uss Iwo Jima, che li avrebbe trasportati alla base militare statunitense di Guantanamo, prima di giungere su un aereo dell’Fbi fino a New York. Poco dopo, ha pubblicato la prima foto del venezuelano. Bendato, con delle grosse cuffie contro il rumore e una bottiglietta d’acqua in mano. La coppia è stata incriminata nel distretto meridionale di New York con le accuse di narcoterrorismo, cospirazione per l’importazione di cocaina, possesso di armi da guerra e cospirazione contro gli Stati Uniti. La procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, ha confermato, con un messaggio su X: «Presto affronteranno tutta la forza della giustizia americana sul suolo americano, nei tribunali americani». Maduro dovrebbe essere rinchiuso nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, il carcere dove sono attualmente detenuti il rapper e producer Sean «Diddy» Combs e Luigi Mangione, e già lunedì mattina verrà portato davanti al giudice della corte di Manhattan per l’udienza di convalida dell’arresto.
La storia, apparentemente, si ripete. Anche il generale Manuel Noriega, dittatore di Panama prima «amico» della Cia e poi grande ricercato per narcotraffico, finì catturato nel gennaio 1990 durante un blitz delle forze armate americane e poi venne processato negli Usa. Quella però, fu una vera invasione. Questa, ancora, non si sa come finirà. A Caracas è rimasto il figlio della coppia, Nicolás Maduro Guerra, economista e deputato, che ieri ha invitato le forze sociali e politiche a mobilitarsi. Ma Trump ha affermato che impedirà a chiunque appartenga al chavismo di «riprendersi ciò che lui (Maduro) ha lasciato».
L’obiettivo non dichiarato dell’assedio americano al Venezuela è sempre stato lui: Nicolás Maduro, 63 anni, l’uomo che ha governato il Venezuela, ininterrottamente, dal 2013. E che gli Stati Uniti hanno catturato e portato fuori dal suo Paese con una clamorosa azione delle forze speciali durata 46 secondi. Anche se fonti non identificate della dissidenza, intervistate da Sky News, sostengono che l’operazione di «cattura» sarebbe stata in realtà una «uscita negoziata» tra Maduro e gli Usa.
È comunque la resa del «Gallo combattente», il «Gallo pinto» come lo chiamavano i sostenitori. Chi lo denigra lo chiama «il camionista», anche se in realtà un tempo, in un’altra vita, faceva il conducente d’autobus e il sindacalista. Per gli Stati Uniti è uno dei principali narcotrafficanti al mondo. Ad agosto, avevano aumentato da 25 a 50 milioni di dollari la taglia sulla sua testa. Indagato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità, sopravvissuto a una crisi economica devastante, alle sanzioni americane, alla pandemia e agli scandali, il presidente-padrone del Venezuela, protetto dai generali che con lui si spartivano il potere, non è riuscito a portare a termine il suo terzo mandato e quindi non diventerà, come sperava, il capo di Stato che ha governato più a lungo il Venezuela.
L’ascesa al potere di Maduro è stata rapida, e tutta all’ombra di Hugo Chávez, il tenente colonnello che diede vita alla «nuova rivoluzione bolivariana». Si mise in luce partecipando alla campagna per la sua scarcerazione. Chávez non se ne dimenticò e uscito dal carcere lo volle al suo fianco, fino alla vittoria elettorale del 1998. Maduro divenne ministro degli Esteri e poi vice ed erede designato. Nella sua ultima apparizione in tv, ormai divorato dal tumore, Chávez disse: «Votate lui». Quando morì, Maduro prese il suo posto alla guida del Paese. Pochi mesi dopo, il 14 aprile 2013, vinse le presidenziali. Da allora, non ha più dato segno di voler lasciare il potere. Nel 2014, ha represso nel sangue le manifestazioni studentesche, dissolto il Parlamento nel 2017 per istituire una Assemblea Costituente più conciliante con il governo, vinto le presidenziali del 2018, cui impedì agli avversari di partecipare e che buona parte della comunità internazionale considerò illegittime. Inossidabile alle critiche, il «Gallo combattente» è sopravvissuto anche a un tentato omicidio.
Il vero «potere occulto» al fianco di Maduro, secondo alcuni, era la moglie Cilia Flores. Avvocato penalista, deputata, ama farsi chiamare «la prima combattente», invece che «first lady». Fu Chávez che li fece incontrare. Lasciarono i rispettivi coniugi e iniziarono «a condividere lo stesso sogno», ha raccontato Flores, che ha tessuto una rete di potere fortissima intorno al marito. Dura e spietata: «Cilia ti ama o ti odia, lei non fa negoziati», dicevano a Caracas.