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 2026  gennaio 04 Domenica calendario

Attacco in Venezuela, catturato Maduro. Trump: il Paese a noi

Quarantasei secondi. Tanto è durato il blitz degli Stati Uniti che ha portato ieri alla cattura di Nicolás Maduro, il presidente-padrone del Venezuela. Alle 2 del mattino di sabato in Venezuela, sui social media hanno iniziato a circolare le immagini di diverse esplosioni e alte colonne di fumo a Caracas. Missili e razzi hanno colpito installazioni in varie zone della capitale e anche in altre province. Un elicottero delle forze speciali si è occupato di Maduro e della moglie, Cilia Flores, asserragliati in quella che Trump ha poi definito «una residenza-fortezza».
«Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, è stato catturato e portato fuori dal Paese», ha annunciato Trump ieri mattina presto, confermando l’attacco «su larga scala». Soltanto diverse ore dopo, in conferenza stampa, ha spiegato i dettagli dell’operazione, battezzata «Determinazione Assoluta», che ha chiuso l’era Maduro in Venezuela, e probabilmente anche il ventennio chavista. Trump ha descritto l’operazione come «una dimostrazione di forza senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale», prova della «schiacciante potenza militare statunitense». Quindi, ha condiviso la prima foto del prigioniero eccellente, con la didascalia «Maduro a bordo della USS Iwo Jima»: in tuta grigia, con una benda sugli occhi e una grande cuffia sulle orecchie, a bordo della nave d’assalto anfibia, per poi essere trasferito a New York, dove è arrivato in serata e dove sarà processato.
Trump ha affermato che nei giorni scorsi «Maduro ha cercato di negoziare», ma lui gli ha detto no, e ha paragonato la cattura del leader venezuelano all’assassinio di Qasem Soleimani, capo delle Guardie rivoluzionarie dell’Iran. «Ho seguito l’operazione in tempo reale da Mar-a-Lago», ha spiegato. Quindi ha detto che gli Stati Uniti avranno una «forte partecipazione nell’industria petrolifera venezuelana», sottolineando che Caracas possiede le maggiori riserve di petrolio del pianeta.
«Volevamo agire quattro giorni fa, ma il maltempo ce l’ha impedito», ha spiegato il presidente. I 150 velivoli militari sono decollati da 20 basi diverse. «Siamo arrivati alla residenza di Maduro alle 2 del mattino. Maduro e sua moglie si sono arresi e sono stati arrestati», ha spiegato Dan Caine, capo di stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, sottolineando che la pianificazione e l’esecuzione della missione si sono basate su «decenni di esperienza militare statunitense nella lotta al terrorismo» in Medio Oriente, nel Sudest asiatico e in Africa. Soltanto uno dei velivoli statunitensi è stato colpito. Fonti del governo venezuelano hanno invece parlato di vittime tra i civili. E più tardi anche media Usa hanno parlato di 40 morti tra cittadini e militari.
Dopo un assedio durato tre mesi, durante i quali sono state colpite una trentina di imbarcazioni e uccisi oltre 110 presunti narcos, è scattato il blitz più volte preannunciato dal presidente americano. Trump non ha escluso una seconda operazione militare, ma più tardi ha invece annunciato una sorta di accordo con la vice di Maduro, Delcy Rodríguez: «Ha appena giurato come presidente», ha detto, spiegando che il segretario di Stato Marco Rubio le aveva parlato al telefono e lei si era dichiarata disponibile a guidare la transizione. «Ci ha detto: faremo ciò che va fatto».
Se il destino di Maduro sembra ormai segnato – il procuratore generale Pam Bondi ha confermato che Maduro e Flores sono stati incriminati a New York, con l’accusa di narcoterrorismo, possesso di armi da guerra, cospirazione per l’importazione di cocaina e contro gli Stati Uniti – ancora incerto è il futuro del Venezuela. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti «assumeranno il controllo del Paese a tempo indeterminato», fino a quando non si verificherà una «transizione sicura, adeguata e giudiziosa». Quindi ha assicurato che «le aziende statunitensi» si faranno carico delle infrastrutture petrolifere per «generare denaro per il Paese».
Per giustificare l’attacco in territorio straniero, ha invocato i precedenti storici delle occupazioni statunitensi in Germania, Giappone e Iraq. Rubio, da parte sua, ha sostenuto che la missione non poteva essere notificata in anticipo al Congresso, anche se «si tratta in gran parte di un’operazione di applicazione della legge». «Sapevano che saremmo andati», ha aggiunto Trump, concludendo che non è escluso l’invio di truppe di terra: «Non abbiamo paura di schierarle se necessario».
Ora si attendono le mosse dell’opposizione venezuelana. Trump non ha voluto rispondere alla domanda se a guidare il Paese sarà María Corina Machado, premio Nobel per la pace, di recente uscita rocambolescamente dal Venezuela (probabilmente proprio in vista del blitz Usa). La leader dell’opposizione ha diffuso un messaggio in cui dichiara che «è arrivato il momento della libertà», invitando i venezuelani a rimanere «vigili, attivi e organizzati» per procedere verso una transizione democratica. E ha chiesto la liberazione dei prigionieri politici.
L’Europa replica con la presidente della Commissione. «Seguiamo molto da vicino la situazione in Venezuela. Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica», dice Ursula von der Leyen, sottolineando che «ogni soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta Onu».
Durissima la condanna degli alleati di Maduro: Russia, Iran e Cuba. «L’ostilità ideologica ha prevalso sulla diplomazia. Ciò è profondamente preoccupante e condannabile», ha affermato il ministero degli Esteri russo. L’America Latina si è spaccata. I presidenti di sinistra, dal brasiliano Lula alla messicana Claudia Sheinbaum, hanno condannato i bombardamenti sul territorio venezuelano e la cattura di Maduro. «Oltrepassano un limite inaccettabile» ha affermato su X Lula mentre il colombiano Gustavo Petro ha ordinato la mobilitazione militare al confine con il Venezuela. Di tutt’altro tenore il commento dell’argentino Javier Milei su X: «La libertà avanza. Lunga vita alla libertà!». Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si riunirà domani su richiesta della Colombia.