4 gennaio 2026
La storia delle donne giornaliste
Tratto da:
Valeria Palumbo La voce delle donne. Pioniere e ispiratrici del giornalismo italiano
di Valeria Palumbo
(Editori Laterza, 2025, pp 240)
Introduzione: l’importanza di creare una scuola
A pagina 7 del primo numero della rivista La donnina, nel 1898: Eppure anche le fanciulle hanno il desiderio ed il bisogno di leggere un giornale che le istruisca e le diletti; eppure anche esse rappresentano la speranza dell’avvenire; eppure anch’esse hanno bisogno di divertimenti utili e benefici ammaestramenti che le rendano buone di cuore e brave massaie.
Insulto Per la mentalità borghese ottocentesca, a cui non faceva alcun effetto che le bambine del popolo lavorassero pure di notte nelle fabbriche o se ne andassero per le città a portar pacchi e servire padroni (la prima legge sul lavoro minorile è del 19 giugno 1902, n. 242), l’idea che le ragazze degli strati appena meno poveri o addirittura le borghesi potessero aspirare a qualcos’altro che un prolifico matrimonio, base dello Stato nazionale e nazionalista, sembrava un insulto alla morale.
Omettino Guido Fabiani, direttore per l’editore milanese Vallardi de La donnina, aveva aperto anche L’omettino.
Bava Beccaris Il 1898, anno dell’articolo, è anche quello delle cannonate del generale Fiorenzo Bava Beccaris contro il popolo milanese che protestava contro l’aumento del prezzo del grano.
Destini La corte d’appello di Torino, il 13 novembre 1883, e poi ancora quelli della Corte di Cassazione di Torino, il 3 aprile 1884, stabiliscono che, anche se mancava una legge a proposito, le donne non potessero fare le avvocate.
Lidia Era quello che chiedeva Lidia Poët (1855-1949) che, pure, avendo tutti i titoli giusti, era stata ammessa alla professione il 9 agosto 1883 dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Torino. Aveva frequentato le “scuole normali”, quelle che producevano maestre, unico orizzonte professionale che si ritenesse adatto a una ragazza (e pure non dappertutto: dalle maestre che furono “normali” venivano gran parte delle prime giornaliste ottocentesche, Matilde Serao in testa).
Cordelia Perché le giornaliste comunque esistevano. Così come esistevano da tempo i giornali per le ragazze, a cominciare dal glorioso Cordelia.
2022 Si sarebbe dovuto aspettare i tardi anni Settanta, e più ancora gli Ottanta, con il boom dei periodici, la nascita delle tv e delle radio private. E con il salto in avanti delle diplomate e laureate: oggi sono il 65,3% a fronte del 60,1% degli uomini, per le diplomate; il 23,1% contro il 16,8%, per le laureate (dati Istat 2022).
Un secolo In questo saggio racconteremo, invece, dei circa cento anni cruciali, tra metà Ottocento e metà Novecento, che ci hanno plasmato e che ancora influenzano la narrazione e le idee più diffuse.
Pioniere Soprattutto scopriremo che le pioniere del giornalismo italiano non sono state né poche, né di scarso valore. Anzi. E che la loro storia comincia da molto lontano (…) La Gazzetta di Mantova, fondata nel 1664, si vanta di essere il giornale più antico tra quelli ancora in commercio.
Analfabetismo Al momento dell’Unità, nel 1861, risultava analfabeta il 72% degli italiani e l’84% delle italiane, con grandi differenze regionali e tra città e campagna. Ancora nel 1931 era analfabeta il 17% dei maschi e il 24% delle donne.
Settecento Per quanto sia difficile attribuire un primato assoluto, il Settecento ci consegna due figure straordinarie di giornaliste-scrittrici-editrici italiane: Elisabetta Caminer Turra (1751-1796) e la sua coetanea Eleonora de Fonseca Pimentel (1752-1799).
Elisabetta Elisabetta fu davvero, per il suo eclettismo e la sua professionalità, la “madre” del giornalismo italiano e non solo di quello femminile: il giornale da lei fondato e diretto, il Giornale Enciclopedico, è stato fondamentale per lo sviluppo della stampa
Gioseffa In quella stagione illuminista, però, Elisabetta non era sola: la cognata, Gioseffa Cornoldi Caminer (nata forse nel 1758 e di cui si ignora la data di morte), fondò La donna galante ed erudita. Giornale dedicato al bel sesso. Nel 1772 Elisabetta sposò Antonio Turra (1736-1796), scienziato naturalista e direttore dell’Orto botanico di Vicenza: dovette seguirlo e il clima provinciale, ben diverso da quello di Venezia, le stette subito stretto
Censurata Elisabetta è morta a 45 anni per un tumore al seno (avevano tentato inutilmente di operarla), pure in difficoltà economiche, per non parlare di quelle con la censura.
Eleonora E la sua vita, dolorosa, coraggiosa, culminata con l’esecuzione in piazza, a Napoli, dopo il ritorno dei Borboni e la fine violenta della Repubblica Partenopea di stampo giacobino di cui era stata protagonista nel 1798-1799.
Politica Eleonora era in corrispondenza con Voltaire, frequentava a Napoli la casa di Gaetano Filangieri, ossia il luogo di riferimento di uno dei migliori gruppi di intellettuali illuminati che l’Europa abbia mai potuto vantare.
Malmaritata La scelta, stupida e poco comprensibile visto l’affetto con cui era stata cresciuta, di farla sposare con il tenente Pasquale Tria de Solis, nel 1778, ignorante e violento, le aveva trasformato per qualche anno la vita in un inferno
Monitore Eleonora diede subito vita al Monitore napolitano. Il primo numero, del 2 febbraio 1799, apriva le porte alla speranza: Siam liberi in fine, ed è giunto anche per noi il giorno, in cui possiam pronunciare i sacri nomi di libertà, e di uguaglianza, ed annunciarci alla Repubblica Madre come suoi degni figliuoli; ai popoli liberi d’Italia e d’Europa, come loro degni confratelli.
Impiccata Il 20 agosto 1799, dopo la falsa promessa di lasciarla partire per la Francia e un processo farsa, Eleonora fu impiccata
Ida Ida Baccini (1850-1911) nel 1884 assunse la direzione di Cordelia, il «Foglio settimanale per giovinette italiane» (e, dal 1907, «Giornale per le signorine»), e la tenne fino alla morte, nel 1911
Cordelia Dopo Baccini, la direzione fu assunta da Jolanda (Maria Majocchi Plattis) che se ne occupò finché glielo concesse la malattia, che l’uccise l’8 agosto 1917, e quindi da Rina Maria Pierazzi che la consegnò, nel 1935, a Elena Morozzo della Rocca Muzzati, che restò alla guida del periodico sino alla sua fine, nel 1942
Scuola Ma, di fatto, Baccini scelse soprattutto collaboratrici, ovvero diede lavoro ad altre donne e, per molte di loro, Cordelia fu il trampolino di lancio. Anche per la direttrice che avrebbe seguito Jolanda, Rina Maria Pierazzi (1873-1962). E per una scrittrice importante come Carola Prosperi Pestelli (1883-1981). Ovvero Baccini creò una scuola.
Capitolo 1
Matilde Serao: la madre. Perché resta insuperata
Morte Il lungo articolo del 26 luglio 1927 che le riservò il Corriere della Sera, il giorno dopo la sua morte, non era generoso. Il quotidiano milanese era stato già fascistizzato nel 1925 con l’estromissione di Luigi e Alberto Albertini
Regime Lei, Matilde Serao, si era solo blandamente allineata al regime con il suo Giorno. Matilde Serao era morta alla scrivania, in redazione, a 71 anni.
Non fascista Era stata l’unica donna tra i quaranta firmatari de La replica degli intellettuali non fascisti al manifesto di Giovanni Gentile, pubblicata il 1º maggio 1925 su Il Popolo (nei due appelli usciti sul Mondo lo stesso mese comparivano anche Sibilla Aleramo e Paola Lombroso Carrara).
Editrice … il fatto che Mussolini avesse tentato di blandirla dice molto della fama e dell’autorevolezza di questa piccola signora di ferro. Anche perché alle difficoltà che ogni donna doveva affrontare nel fare la giornalista o addirittura, come nel suo caso, nel fondare giornali (cosa resa di fatto impossibile dalla tutela maritale fino al 1919).
Nascita Non era neanche nata in Italia, ma a Patrasso, in Grecia, il 7 marzo 1856. Il padre, Francesco, si era rifugiato lì nel 1848 per sfuggire alle repressioni dei Borboni. Era un giornalista, spesso disoccupato.
Le “normali” Erano le uniche scuole superiori esplicitamente concesse alle ragazze dopo l’Unità con l’estensione della legge Casati del 1859: erano tre anni destinati a formare maestre e maestri. Le ragazze erano ammesse a 15 anni. Matilde si era diplomata nel 1874.
A Napoli Nel 1876, dopo aver superato il concorso, era entrata a lavorare negli uffici dei telegrafi dello Stato, a Palazzo Gravina. La paga era misera: 66 lire al mese.
Esordio Nel 1878 pubblicò, con lo pseudonimo di Tuffolina, la prima novella, Opale
Giornale Iniziò così a collaborare con il Corriere del Mattino di Napoli. Dal 1° luglio 1879 divenne responsabile della pagina letteraria.
Cronista Ma la svolta avvenne con il trasferimento a Roma, a 25 anni, nel 1882, assieme al padre e dopo la morte della madre. Diventò cronista mondana e di costume e questo non era così insolito. Ma anche cronista parlamentar: in un periodo in cui le donne non potevano votare e tutte le proposte in tal senso venivano bocciate, è evidente che la passione politica di Matilde suscitasse diffidenza e ironia e che le sue numerose collaborazioni, dalla Nuova Antologia al Fanfulla della Domenica, dalla Cronaca bizantina al Capitan Fracassa, provocassero pettegolezzi e invidie.
Romanzo A permettere a Matilde il salto era stato però un romanzo del 1881, Cuore infermo, che le aveva dato abbastanza notorietà.
Contatti Sua l’amicizia con il principe Giuseppe Napoleone Primoli (1851-1927), detto Gégé, discendente di Luciano Bonaparte, a sua volta fratello di Napoleone I. Gégé era un “romano cosmopolita”.
Carisma Uno dei suoi libri più lucidi e belli, Vita e avventure di Riccardo Joanna, del 1887, in cui rivela, prima di tutti e con più chiarezza di tutti, il ruolo ambiguo dei giornalisti italiani, i loro compromessi con i poteri politici ed economici e le caratteristiche del trasformismo, ritrae anche la miseria della loro vita quotidiana
Flop Di più: il romanzo nasceva dal flop del Corriere di Roma, il primo giornale da lei fondato assieme al neo-marito, Edoardo Scarfoglio, sposato nel 1885.
Popolane Curiosamente, benché Matilde abbia spesso descritto la grama vita delle popolane, per esempio nel Romanzo della fanciulla, del 1886, verso le borghesi non ebbe mai la stessa empatia.
Inchiesta Nel 1884 stese quello che è il suo testo più noto (continuò poi a elaborarlo per circa vent’anni), Il ventre di Napoli, inchiesta-denuncia sulle condizioni della città, scaturita dall’epidemia di colera del 1884-1886.
Stile In una lettera del 1894 a Ugo Ojetti, il contraddittorio intellettuale che avrebbe del tutto fascistizzato il Corriere della Sera, scrisse: «Se la mia lingua è scorretta, se io non so scrivere, se io ammiro chi scrive bene, se per caso imparassi a farlo, non lo farei. Io credo, con la vivacità di quel linguaggio incerto e di quello stile rotto, d’infondere nelle opere mie il calore».
Neutralista Soprattutto dopo la disfatta di Caporetto (…) Matilde, oltre a occuparsi dei suoi redattori finiti in guerra e magari prigionieri, si dedicò alle interviste ai soldati feriti, scrisse le lettere per le loro madri e compilò una sorta di diario, intitolato Parla una donna, pubblicato nel 1916.
Misogina Si tratta di uno dei testi più misogini di Serao, che se la prendeva, per esempio, con le “madrine dei soldati” francesi di cui aveva scritto, con tutt’altri toni, anche la scrittrice e giornalista Colette (1873-1954), autrice di ferventi cronache di guerra per il suo Paese.
Sodalizio All’inizio, il sodalizio con Scarfoglio era stato prima di tutto un’alleanza intellettuale e imprenditoriale. Dopo il matrimonio la coppia era tornata a Napoli. Da Scarfoglio, Serao ebbe quattro figli: Antonio, i gemelli Carlo e Paolo, e Michele. Nonostante le gravidanze, non smise mai di lavorare.
Mattino Nel 1891 Serao e Scarfoglio vendettero la loro quota del Corriere per centomila lire. E fondarono Il Mattino. La prima copia uscì il 16 marzo 1892.
Separata Nel 1902 si separò da Scarfoglio e si dimise dal Mattino
Epilogo «Scrivere, scrivere, e scrivere. Questo è il mio mestiere. Questo il mio destino. Scrivere fino alla morte». Così fece. Ma nel frattempo non si dimenticò di vivere.
Capitolo 2
Maria Antonietta Torriani
e le scrittrici-giornaliste
Torriani Non la troverete. Neanche in via Solferino 28, sede storica del Corriere della Sera. Perché Maria Antonietta Torriani (1840-1920), nom de plume Marchesa Colombi per una sua ironica scelta, benché sia la co-fondatrice del quotidiano milanese e una delle madri del giornalismo italiano, è ancora una rimossa.
1963 Natalia Ginzburg la citò in una celebre intervista del 1963 a Oriana Fallaci per L’Europeo, subito dopo aver vinto il premio Strega.
Corrieriste Al Corriere della Sera, fondato il 5 marzo 1876 e baluardo della scrittura dei maschi, la prima donna fu assunta sotto la direzione di Alfio Russo (1961-1968): era Giulia Borghese.
Marito Ma Torelli Viollier, che aveva due anni meno di lei (la Torriani, ndr) e che aveva già accolto le sue collaborazioni all’Illustrazione universale, oltre ad averla sposata l’anno prima, il 30 ottobre 1875, aveva il privilegio di essere uomo.
Giulia Maria Si dovette aspettare quasi un secolo perché una donna, la nipote Giulia Maria Crespi Morbio (1923-2020), unica figlia di Aldo Crespi Morbio, a sua volta secondogenito di Giulia e Benigno, potesse gestire la proprietà del Corriere, sia pure in nome del padre malato.
Separazione Quasi tutte le biografie dell’ex garibaldino Torelli Viollier sottolineano poi quanto poco sia durato il matrimonio con Torriani e quanto la sua fine abbia peggiorato “l’umore” del direttore.
Suicidio Il matrimonio era imploso per il suicidio della nipote di Antonietta, Eva Benetti, figlia della sorella Giuseppina (…) il dramma esplose quando, il 23 aprile 1886, Eva si gettò da una finestra. All’epoca si parlò esplicitamente di un interesse troppo forte dello zio nei confronti dello per la nipote.
1885 in quel periodo (la marchesa Colombi, ndr), vide la pubblicazione del suo lavoro migliore, Un matrimonio in provincia, del 1885, ritratto impietoso della noia delle piccole cittadine e della campagna.
Postumo Il Corriere non ne capiva la grandezza, ma lo consigliava. Fu solo nel 1973 che Natalia Ginzburg e Italo Calvino lo riconobbero come un libro di primo piano della nostra letteratura e lo ripubblicarono
Moda Sulla testata milanese la Marchesa Colombi si occupò subito della rubrica Lettera aperta alle signore: il 28 marzo 1876 la firmava come “La Moda”.
Buone maniere Eppure, nel suo manuale di buone maniere, La gente per bene. Leggi di convenienza sociale (1877), si era mostrata ben più illuminata delle autrici e degli autori che, a frotte, dettavano all’epoca le norme del saper vivere.
Donne Maria Antonietta aveva ben chiaro, come scrisse in I ragazzi d’una volta e i ragazzi d’adesso, del 1888, quanto angusto fosse lo spazio concesso alle giovani donne, soprattutto in provincia.
Libri In sintesi, proprio come avrebbe fatto la scrittrice francese Lucie Delarue-Mardrus (1880-1945) anni dopo, nel 1910, nel romanzo Comme tout le monde, rovesciava il “canone Bovary” dopo averlo denunciato: poiché i libri erano considerati pericolosi in quanto spingevano le ragazze a desiderare un posto nel mondo meno stretto, noioso e opprimente di quello che si prospettava loro, era proprio nei libri che andava cercata la molla per ribellarsi e aspirare a una condizione più degna e paritaria.
Ada Negri Lo spiegò bene, anche nei suoi racconti, Ada Negri (1870-1945), una delle più complesse e contraddittorie tra le nostre intellettuali, per il suo passaggio senza rimpianti dal socialismo al fascismo.
Serve Nel racconto Una serva, che fa parte della preziosa raccolta Le solitarie (nella seconda edizione del 1929), scriveva: «Dall’asmatico connubio d’uno spazzino pubblico – più lercio delle lordure che raccoglieva nei crocicchi suburbani – con una sarta da uomo che s’era mezzo rovinata la vista sull’ago, nacque, un giorno, una bambina. Non desiderata, non amata: supinamente subita, come la miseria».
Fascismo Con l’adesione al fascismo, ottenne sia il Premio Mussolini per la carriera, nel 1931 (e il Corriere della Sera, in un articolo del 30 aprile, ricordò i festeggiamenti che le aveva dedicato Milano), sia, prima e unica donna, l’ammissione all’Accademia d’Italia.
Per le donne Il Corriere, che le diede sempre molto spazio, pubblicizzando anche le sue conferenze, se ne sarebbe ricordato anche il 14 gennaio 1945 nell’articolo che ne annunciava la morte, a 75 anni.
Asilo Mariuccia Nell’ottobre 1903, per esempio, Ada scriveva dell’Asilo Mariuccia, la struttura fondata dall’Unione femminile nazionale, che dava rifugio ad adolescenti sfruttate e maltrattate (“infangate”, come scriveva Negri)
Lavoratori Il 12 marzo 1909, invece, Negri dedicava un lungo articolo, sempre sul Corriere, alla Casa del lavoro, dove, per tre settimane, i disoccupati potevano trovare rifugio e un’occupazione.
Giornaliste Perché quel “giornalismo di intrattenimento” per signore che si diffuse a macchia d’olio tra fine Ottocento e inizio Novecento ebbe in realtà bisogno di molte firme (molto spesso pseudonimi)
Carriera È stato calcolato che Ada Negri pubblicò, tra il marzo 1888 e l’aprile 1944, quasi 900 testi. Solo sul Corriere, tra 1901 e 1943, furono circa 200, compresi molti articoli di costume e recensioni.
Aleramo Marta Felicina Faccio, ossia Sibilla Aleramo (1876-1960), è stata più una saggista che una scrittrice in senso stretto.
Romanzo Il suo romanzo autobiografico Una donna (1906) è ancora la testimonianza più viva dell’infelicità della condizione femminile in Italia a inizio Novecento.
Attivista Femminista e socialista, Rina-Sibilla cominciò a scrivere, dal 1897, su riviste come la Gazzetta letteraria, L’Indipendente, Vita moderna e Vita internazionale.
Impegno Nel 1899 le fu affidata la direzione del settimanale socialista L’Italia femminile. Dal 1901 al 1905 collaborò con la rivista Unione femminile. Nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti.
Conversioni Ma questo impegno, progressista e femminista, si interruppe dopo un colloquio con Benito Mussolini, il 18 gennaio 1929. Rina-Sibilla ne uscì fascista e stipendiata: colpa, senz’altro, delle sue precarie condizioni economiche. A fine guerra sarebbe diventata comunista.
Gor’kij Del 21 maggio 1928 è un articolo del Corriere della Sera sul suo incontro, a Capri, con il poeta russo Maksim Gor’kij, rivoluzionario convertito allo stalinismo e forse, nel 1936, fatto avvelenare proprio da Stalin a Mosca (o morto di polmonite).
Annie Vivanti Il fascismo seppe, almeno all’inizio, sedurre un’altra scrittrice-giornalista di spessore: Anna Emilia (Annie) Vivanti (1866-1942).
Modello La solita acuta e perfida Matilde Serao aveva coniato un termine per definire le sue epigone, autrici di romanzi di consumo: le vivantine.
Stupri di guerra «La legge divina dà alla donna il diritto di selezione. Essa ha il diritto di scegliere chi sarà il padre delle sue creature. E questo sacrosanto diritto è stato violato».
Romanzo-reportage In Circe (la Vivanti, ndr) raccolse la confessione-intervista della nobildonna russa (Maria Tarkowska) che era finita sotto processo nel 1910 in Italia per aver fatto uccidere un suo presunto promesso sposo per una polizza sulla vita.
Condanna Il 20 maggio 1910, Maria Tarnowska, riconosciuta «isterica e seminferma di mente», fu condannata a otto anni e quattro mesi.
Long form Nel 1911, Annie Vivanti ottenne il permesso di visitare Maria nel carcere di Trani. Vivanti ne trasse, appunto, uno dei primi esempi di long form journalism, ovvero di reportage, sia pure in forma letteraria.
Francia Il testo uscì con il titolo Marie Tarnowska, in appendice al quotidiano francese Le Journal e fu poi pubblicato in volume. Il libro di Annie Vivanti fu tradotto in italiano con il titolo Circe. Pubblicato prima a puntate sul Corriere della Sera, a partire dal settembre 1912.
Sacrificio La decisione di Maria di rendersi complice del delitto viene legata a uno scambio scaramantico con la salute del figlio Tioka. È evidente che Annie non riesca a condannarla, benché rea confessa.
Egitto La capacità di fondere cronaca e narrativa fu ancora esercitata da Annie Vivanti in Terra di Cleopatra (1925), in cui ricostruì la situazione dell’Egitto in lotta contro il dominio inglese.
Autobiografica Il suo romanzo più famoso, I divoratori, apparso in Inghilterra nel 1910, poi riscritto in italiano nel 1911, aveva una base reale, autobiografica: il suicidio di sua figlia, talento del violino.
Novella La testata, non femminile, che forse concentrò il maggior numero di firme di donne – quasi paritario in molti numeri – fu Novella, fondata nel 1919, passata nel 1921 alla Mondadori e, nel 1929, alla casa editrice Rizzoli.
Collaboratrici Le donne furono, appunto, numerose: Grazia Deledda, Amalia Guglielminetti, Haydée (la triestina Ida Finzi), Ada Negri, Carola Prosperi, Teresah (la fiorentina Corinna Teresa Gray Ubertis). Formidabile concorrente fu Le grandi firme, inaugurata da Pitigrilli il 1° luglio 1924.
Amore Scriveva lo stesso Mariani (Mario Mariani, direttore di Novella 1883-1951, ndr): «È bene che siate voi donne ormai a cantare l’amore. Per voi è una novità... Voi siete le donne nove: libere vere».
Anna Maria Ortese. La grande scrittrice (1914-1998), nata a Roma, nomade per gran parte della vita ma molto legata a Napoli, riuscì, anche sui giornali, a creare una cifra stilistica del tutto personale.
Mondo In particolare, per Il Mondo (1949-1966), diretto da Mario Pannunzio, scrisse una serie di racconti sulla questione meridionale.
Milano Nel 1958 Ortese pubblicò il libro Silenzio a Milano, un bilancio della sua attività per L’Europeo e per l’Unità che si rivelò un ritratto impietoso del capoluogo lombardo,
Biciclette Piccola, spaventata dalla folla e dalle biciclette, come avrebbe raccontato Lauretta Colonnelli in un’intervista che le fece per L’Europeo del 17 ottobre 1987, Ortese era però capace di vedere il mondo da una prospettiva inedita.
URSS I suoi giudizi non erano giusti? Sull’Unione Sovietica, dov’era stata spedita dall’Unità, ci vide benissimo. Tanto che il quotidiano comunista si rifiutò di pubblicare i suoi reportage. Lo fece invece L’Europeo, nel 1954.
Morante Con L’Europeo, nel 1945, e con Oggi (fondato nel 1939, chiuso dalla censura durante la guerra e poi riaperto alla caduta definitiva del fascismo), collaborò anche Elsa Morante (1912-1985)
Ginzburg (Morante)… non si avventurò nel giornalismo vero e proprio, a differenza di Natalia Ginzburg (1916-1991), che debuttò nel 1968 su un grande giornale come La Stampa; scrisse, oltre che sulla Stampa, sul Corriere della Sera e sull’Unità.
Pozzo Per Ginzburg, quel pozzo (in cui secondo lei cadevano prima o poi tutte le donne, ndr) impediva alle donne di essere come gli uomini, ovvero felici come gli uomini.
de Céspedes (1911-1997) Alba de Céspedes (1911-1997): importante la sua rubrica Diario di una scrittrice, su Epoca, che l’allora direttore Enzo Biagi, nel 1960, soppresse. Eppure, la stessa de Céspedes, che solo di recente è stata pienamente riscoperta, non era molto amata dalle femministe.
Cialente Visse in modo più tormentato la doppia condizione di scrittrice e giornalista, che vedeva come due professioni ben distinte, Fausta Cialente (1898-1994), altra scrittrice-nomade, Così, durante la guerra fu prima redattrice di programmi per la trasmittente inglese Radio Cairo. Poi, nell’ottobre 1943, fondò una rivista politica con Laura Levi, Fronte unito. Dal 1947, collaborò alla terza pagina dell’Unità e a Noi donne.
Peverelli Più eclettica e singolare, per chiudere questa incompleta carrellata, la carriera della giornalista antifascista Luciana Peverelli (1902-1986), nota soprattutto per la sua (non banale) letteratura rosa e poliziesca: ha scritto circa trecento romanzi.
Capitolo 3
La Contessa Lara, Olga Ossani: la fatica delle “scandalose”
Contessa Evelina Cattermole, conosciuta come la Contessa Lara, giornalista a sua volta, prima ancora che scrittrice, assassinata nel 1896, a 47 anni, da un pittore di poche speranze con cui aveva una relazione dal 1894. Evelina viveva del suo stesso “scandalo”. Era stata ripudiata dal marito.
Chaperon Eugenio, il marito, le aveva messo al fianco uno chaperon,. Giovanni Bennati de Baylon, per gli amici Bepi, nobile decaduto. Evelina se ne era innamorata. Ma Eugenio sfidò Bepi a duello e lo uccise.
Riscatto Evelina si era allora messa a lavorare. E proprio su questo insistettero le due amiche e colleghe Matilde Serao e Olga Ossani, che più di tutti denunciarono l’ipocrisia di quello scandalo.
Pistola Evelina denunciò, durante l’agonia, il suo assassino, Giuseppe Pierantoni, così violento che un amico aveva regalato alla scrittrice una pistola per difendersi: con quella Pierantoni le sparò.
Soldi Urlò: «L’ha fatto per soldi», come poi probabilmente era davvero, e non solo per il solito senso del possesso. Così impedì che andasse assolto perché spinto “dall’onore”. Anzi, il pittore si fece 11 anni.
Scandalo Olga Ossani, in un coraggioso e illuminato articolo intitolato Logicamente e apparso sul Don Chisciotte di Roma e poi pubblicato nel volumetto In morte della Contessa Lara (1897), avrebbe aggiunto che tutto lo scandalo di Evelina era essere donna.
Anni Trenta Ancora negli anni Trenta del Novecento, Maria Freschi Borgese (in arte Erinni) diede alle stampe una biografia, La Contessa Lara. Una vita di passione e di poesia nell’Ottocento italiano (1936), la prima che le è stata dedicata.
Marito In ogni caso Evelina ed Eugenio si sposarono il 5 marzo 1871. Lui si rivelò per quello che era: un uomo dedito al gioco, traditore seriale, spendaccione. Le liti divennero via via più furiose.
Ossani Nel marzo 1885, Olga (Ossani) che è indicata come l’ispiratrice della protagonista del romanzo dannunziano Il piacere, Elena Muti, decise di sposare il collega Luigi Lodi (1856-1933), che, come lei, lavorava alla redazione romana del Capitan Fracassa (dal 1883) e che, a sua volta, aveva avuto una breve relazione con Matilde Serao.
Patrioti Olga era nata a Roma il 24 maggio 1857. Era figlia di Carlo Ossani e Maria Paradisi, entrambi sostenitori dell’Unità d’Italia. La nonna, la madre e tutte le zie di Olga avevano partecipato alla Repubblica romana del 1848-1849.
Canzone (Salvatore di Giacomo a Olga)
Uocchie de suonno, nire, appassiunate,
Ca de lu mmele la ducezza avite,
Pecché cu ’sti gguardate ca facite
Vuje ’nu vrasiero ’mpietto m’appicciate?...
Occhi da sogno, neri, appassionati,
Che avete la dolcezza del miele,
Perché con questi sguardi che fate
Voi un fuoco in petto mi accendete?...
Con Duse Nel frattempo, all’amicizia con Serao, si affiancò quella con Eleonora Duse, che, dietro suo suggerimento, tentò di aprire, nel 1914, una Biblioteca per le attrici sulla via Nomentana. L’esperimento però fallì per via della guerra.
E con Deledda Olga divenne amica anche di Grazia Deledda: pure lei, per coincidenza, abitava sulla Nomentana
Capitolo 4
Flavia Steno e Lea Schiavi: diventare professioniste e scrivere di guerra
Tedeschi Con i tedeschi ce l’aveva a morte. Ma la sua non era solo un’invettiva. Come scriveva in Il germanesimo senza maschera, raccolta dei suoi articoli durante la Prima guerra mondiale, pubblicata nel 1917 dai F.lli Treves, Flavia Steno si era soffermata anche sui risvolti economici e finanziari del conflitto.
Steno Flavia Steno, ovvero Amelia Cottini Osta, era nata a Lugano il 26 giugno 1877. Sarebbe morta il 19 dicembre 1946 anche per le sofferenze patite sotto il fascismo che, nel 1943, l’aveva condannata a 15 anni di carcere per un articoletto contro i libri di scuola propagandistici.
Denunce Fece comunque in tempo a riprendere l’attività giornalistica per il Corriere di Genova e a denunciare con fermezza le violenze delle truppe di liberazione e dei soldati marocchini nelle campagne di Esperia, un paesino che si trovò sulla Linea Gustav e le cui donne furono stuprate in massa.
Cottini Amelia Cottini dedicò alla vita delle istitutrici e allo studio in collegio, i primi tre romanzi, tra 1898 e 1900, che furono anche gli unici pubblicati con il suo vero nome: Mignon Sartori (1898, poi rimandato alle stampe nel 1931 solo come Mignon), Senza macchia (1898) e L’istitutrice del baronetto inglese (1900)
A Genova Amelia Costa, ora Cottini, e poi Flavia Steno, riuscì invece sia a farsi assumere al Secolo XIX sia a trattare argomenti da cui, appunto, non solo le donne erano escluse ma, come nel caso della guerra, obbligate a stare alla larga.
Gandolin La differenza era legata al Secolo stesso: era diretto dal 1896 dal già citato Luigi Arnaldo Vassallo (1852-1906), giornalista e umorista, conosciuto con lo pseudonimo di Gandolin.
Contraria Steno: non darò mai il mio voto perché le donne votino: non lo darò mai perché si emancipino dall’autorità maschile. Credo però – fermamente credo – nel diritto della donna al lavoro, nel valore della sua individualità, nel suo diritto all’eguaglianza civile coll’uomo.
Antitedesca Nel 1911, durante la guerra italo-turca, debuttò “l’antigermanesimo” di Steno. Flavia attaccò la stampa tedesca, colpevole, a suo dire, di aver diffuso notizie false sul massacro di Sciara Sciat, la battaglia del 23 ottobre 1911 che causò il più alto numero di caduti italiani durante l’occupazione della Libia.
Interventisti Nel 1914, dopo qualche titubanza, i Perrone e Il Secolo si schierarono dunque per la guerra e contro l’alleanza di cui l’Italia faceva parte, ossia quella con l’impero tedesco e quello austriaco.
1915 Inviata in Friuli, Steno si avvicinò concretamente al fronte e inviò una serie di articoli al Secolo, già nel 1915 e poi, nel 1917, assieme a Stefania Türr.
1916 La svolta avvenne nel 1916, quando Flavia ebbe il permesso di raggiungere le zone di guerra su Monte Nero, Vrata, Kozliak, Pleka, Javorcek, Monte Rosso e Vodil, presa in carica dai gruppi alpini 1 e 2 di Drezenca.
Amiche Una foto del 1905, che ricorda la visita di Matilde Serao alla redazione del Secolo XIX, ritrae la giornalista napoletana e la genovese sedute assieme, davanti a un gruppetto di redattori uomini: Silvio Caligo, Alessandro Varaldo, Umberto Paradisi, Giovanni Biadene, Sabatino Lopez, Francesco Maria Zandrino
Chiosa Quella della Chiosa, pubblicata tra 1919 e 1927, fra l’altro, fu un’esperienza di tutto rilievo nel quadro, appunto, di un cauto emancipazionismo che, però, avrebbe cercato di resistere alle pressioni del fascismo.
Antifascista (Flavia Steno ndr) nel 1925 votò contro la soppressione dell’associazione dei giornalisti di Genova e dichiarò alla riunione: «Mi strangolino se hanno il potere di farlo, ma non mi chiedano di fornire loro la corda».
Combattiva Nel 1943 Steno pubblicò sul Secolo due articoli, il 13 e 26 agosto, in cui criticava il regime, dato gà per finito (il 25 luglio Mussolini era stato deposto), e stroncava cinque libri di testo imposti ai bambini
Condanna Le due prese di posizione le costarono, con l’istituzione della Repubblica di Salò, una condanna a 15 anni di reclusione, il 27 luglio 1944. Steno lasciò Genova, si rifugiò tra i partigiani
Massacri Il 4 dicembre 1946, come abbiamo accennato, condannò in un articolo i massacri di civili, soprattutto di donne e bimbi nelle campagne di Esperia, nell’entroterra di Formia, da parte delle truppe marocchine e li paragonò ai campi di sterminio nazisti.
Morte Morì poco dopo, come abbiamo già scritto, la notte del 19 dicembre 1946.
Lea Schiavi Flavia sopravvisse, in qualche modo, al fascismo. Lea Schiavi ne fu invece vittima. Il suo nome compare, dal 1996, al Freedom Forum Journalists Memorial del Newseum di Washington ed è il primo di una donna. Tra i giornalisti morti e i dispersi da Pearl Harbor fino al 19 aprile 1943, nella lista c’era anche lei, Lea, corrispondente del quotidiano newyorkese Pm.
La fine Eppure, in Italia è praticamente una sconosciuta. Lea Schiavi Burdett fu uccisa presso Tabriz, nell’Azerbaigian Orientale, ossia in Iran, il 24 aprile 1942: ancora non è chiaro perché.
Mandanti Ma si ritiene che i mandanti fossero i servizi segreti fascisti e nazisti perché la giornalista aveva denunciato che nel Nord dell’Iran passavano le rotte attraverso cui i tedeschi rifornivano di armi i curdi contro inglesi e russi.
Altri mandanti Un’altra ipotesi è che sia stata invece eliminata dai sovietici, perché aveva scoperto i campi di addestramento dei partigiani di Tito in Iran.
Esordi Lea faceva paura anche da morta. Perché? Nulla, all’inizio della sua carriera, lo avrebbe fatto intuire. Nata a Borgosesia nel 1907, a poco più di vent’anni aveva cominciato a fare la giornalista a Roma occupandosi di cinema.
A Milano Nel frattempo era sbarcata a Milano, nel 1933. Forse lì aveva scoperto la cultura americana. Il 1° ottobre 1938 fu segnalata alla questura di Milano perché aveva “sbeffeggiato” Mussolini e Hitler, trattando «uno da muratore e l’altro da imbianchino». Al tavolo a cui aveva osato parlare così liberamente sedevano altri giornalisti; uno aveva fatto la spia.
A Belgrado Ma la svolta, per Lea, avvenne nel 1939, a Belgrado. Il 7 aprile di quell’anno l’Italia aveva invaso l’Albania.
A Bucarest Il 1940 la colse a Bucarest con il suo futuro marito, Winston, membro del Partito comunista statunitense e spia per i sovietici: il 16 ottobre entrambi furono espulsi. Da allora Lea divenne una giornalista e un’attivista antifascista, proprio come Winston.
Agguato Poi l’agguato. Il 24 aprile 1942. Si sa anche che i banditi non hanno rubato nulla». Il che è piuttosto insolito per dei banditi. Il cadavere fu trasportato nella città di Tabriz e sepolto da alcuni religiosi locali.
CAPITOLO 5
Nellie Bly: la lezione delle pioniere americane
Chi è Nellie Bly, la più eclettica, coraggiosa e geniale giornalista statunitense tra fine Ottocento e i primi decenni del Novecento.
Contesto L’Italia, all’epoca del (suo) viaggio, nel 1889, godeva di una fama così pessima che tra Calais e Brindisi i passeggeri non potevano né scendere né salire, per ragioni di sicurezza.
La Bly napoletana Non a caso una delle più intraprendenti giornaliste italiane di fine Ottocento, Clelia Romano Pellicano (1873-1923), è stata chiamata “la Nellie Bly napoletana”.
Clelia In particolare, nel 1907, uscì Donne e industrie nella Provincia di Reggio Calabria. Collaborò anche con Flegrea e con La Donna a cui inviò una serie di articoli da Londra, nel 1909, dove era stata mandata Cochrane come rappresentante italiana al Congresso internazionale femminile
Bly Nata il 5 maggio 1864 in Pennsylvania, era la tredicesima dei 15 figli del ricco giudice e uomo d’affari Michael Cochran. Giornalista e scrittrice, è passata alla storia perché è stata, appunto, la prima donna a compiere da sola il giro del mondo battendo il record virtuale di Phileas Fogg, il protagonista del romanzo di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni.
Giro del mondo Il 14 novembre 1889, a 25 anni, Nellie partì da New York. Vi avrebbe fatto ritorno, vincendo la sua scommessa, il 25 gennaio 1890, accolta in trionfo. Era passata per Londra, Calais, Brindisi, Port Said, Ismailia, Suez, Aden, Colombo, aveva raggiunto l’isola di Penang, e poi Singapore, Hong Kong, Yokohama, San Francisco e da lì era tornata a New York.
Concorso Joseph Pulitzer (quello del premio, direttore del New York World, ndr) trasformò il tentativo in un’epopea che finanziò il giornale attraverso le scommesse dei lettori del New York World: ce l’avrebbe fatta?
Sfida Elizabeth Bisland, del Cosmopolitan Magazine, partì in direzione opposta a quella di Nellie, dirigendosi verso est. Bisland ci mise 76 giorni. Perse, dunque, ma pubblicò lo stesso le sue memorie: In Seven Stages: A Flying Trip Around the World.
Intervistatrice Il New York World pubblicò alcune importanti interviste di Nellie, per esempio quella del 17 settembre 1893 all’anarchica russa Emma Goldman, allora al Manhattan Detention Complex in attesa di processo.
Matrimonio Nel 1895 sposò un miliardario, Robert Seaman, che aveva 42 anni più di lei. L’attempato marito morì nel 1904 e lei si mise alla guida delle sue due grandi aziende: la Iron Clad Manufacturing Company e la American Steel Barrel Company.
Guerra Poi fece bancarotta. E tornò al giornalismo. Per prima cosa, nel 1913, seguì la Convention delle suffragette americane. Poi, tra il 1914 e il 1915, durante la Prima guerra mondiale.
Polmonite Nellie Bly morì di polmonite il 27 gennaio 1922, al St. Mark’s Hospital di New York
Precedenti Elizabeth Timothy (?-1757), la prima direttrice nota, alla morte del marito, nel 1739, subentrò alla direzione della South Carolina Gazette.
Mary Katherine Goddard (1738-1816), stampò e diffuse la prima copia ufficiale della Dichiarazione di Indipendenza, aveva sostituito il fratello alla guida del Maryland Journal.
Esempi La prima è Margaret Fuller, che coprì le vicende della Repubblica romana nel 1848-1849. La seconda è una scrittrice tanto famosa quanto, ancora oggi, fraintesa: Louisa May Alcott, che ha testimoniato la Guerra di Secessione statunitense in Hospital Sketches, del 1863. Per noi italiani, Louisa May Alcott (1832-1888) è inchiodata alla fama della saga di Piccole donne (1868),
Nubilato In particolare, Louisa May Alcott è stata una vera portabandiera del nubilato.
Fronte Nel 1862, Louisa, convinta abolizionista, si “arruolò” come infermiera al fronte. La Guerra di Secessione fu ben più feroce di quanto la successiva narrazione epica ci abbia consegnato.
Fuller Raccontare ciò che si era realmente vissuto in guerra fu anche l’obiettivo di Sarah Margaret Fuller, nata a Cambridge (Massachusetts) il 23 maggio 1810.
Adams Quando il sesto presidente degli Stati Uniti, John Quincy Adams, in carica dal 1825 al 1829, fece visita al papà di Margaret, fu affidato a lei il compito di fare gli onori di casa.
In Italia Margaret, che intanto era diventata corrispondente per il New York Daily Tribune, dopo brevi soggiorni a Lione e ad Avignone s’imbarcò per Marsiglia. Dopo Genova, Livorno e Napoli, nella primavera del 1847, giunse a Roma.
Milano La città che fece sperare a Margaret nella resurrezione politica dell’Italia fu Milano. E da Milano si allontanò con rimpianto. «Ho veduto – scrisse allora – ciò che l’Italia contiene di più importante del suo grande passato; comincio a sperare per lei anche in un grande avvenire».
Segreti Nel frattempo si era innamorata, a Roma, di Giovanni Angelo dei Marchesi Ossoli I due si sposarono, ma non sappiamo quando, né dinanzi a quale autorità.. All’inizio del 1848, Margaret si ritrovò incinta e, per evitare lo scandalo, si impose una volontaria reclusione.
Repubblica Romana Dal 30 aprile (1849) fino alla caduta della Repubblica Margaret passò la maggior parte del tempo, di giorno e di notte, all’ospedale da lei diretto o all’altro dei Pellegrini Il 2 luglio i francesi entrarono in città. Margaret e Giovanni dovettero fuggire.
Naufragio Era il 1850: si imbarcarono per gli States ma la loro nave naufragò. L’agonia dei naufraghi durò 13 ore. Ossoli, Margaret e la loro bambinaia furono inghiottiti da un’onda e la nave si inabissò. Ma i bauli di Fuller arrivarono a riva (nel New Jersey, carichi delle loro carte e del manoscritto sull’Italia).
Canadese Un’altra inviata al fronte, questa volta della Prima guerra mondiale fu la canadese Florence MacLeod Harper (1886-1946), nata a Woodstock nell’Ontario.
Russia Riuscì sia a raggiungere i campi di battaglia e perfino ad arruolarsi come infermiera, sia a seguire in diretta la Rivoluzione russa della primavera del 1917
Bryant Certo anche Louise Bryant (1885-1936), giornalista, attivista, femminista statunitense, coprì la Rivoluzione russa, ma lavorare con il compagno John Reed aiutò entrambi.
CAPITOLO 6
George Sand e Virginia Woolf: l’avanguardia delle giornaliste europee
Legami Un fil rouge lega due giornaliste, attiviste e scrittrici come la Marchesa Colombi e George Sand.
Dumas Donna libera e poliamorosa, Sand, ovvero Amantine-Aurore-Lucile Dupin, ebbe nel 1861, a 57 anni, una relazione con Alexandre Dumas figlio, l’autore della Signora delle camelie.
Marchesa La “marchesa”, Maria Antonietta Torriani, aveva sposato Eugenio Torelli Viollier che, pur nato a Napoli, era di mamma francese e dalla madre, Joséphine, aveva preso il secondo cognome. Eugenio era stato traduttore per Alexandre Dumas padre, fondatore, nel 1860, e direttore del quotidiano L’Indipendente, di idee garibaldine. U
Feuilleton Una delle novità dell’Indipendente era l’inserimento nella prima pagina del feuilleton, il romanzo d’appendice a puntate, nel quale Sand eccelleva.
Parigi Quando Torelli Viollier si era trasferito a Parigi seguendo Dumas padre, nel 1864, e ne aveva incrociato a casa il figlio, George Sand si era da tempo ritirata a Nohant e si recava poco nella capitale.
Corriere Tuttavia era famosa e le sue opere sarebbero state tradotte in italiano da Edoardo Sonzogno, con cui Torelli Viollier avrebbe lavorato. Meglio: sarebbe stato proprio Sonzogno a richiamare Eugenio in Italia, a Milano, dove sarebbe diventato a sua volta una celebrità e un pilastro del nostro giornalismo come fondatore del Corriere della Sera.
Libertaria Sand, pioniera di mille battaglie, per le donne, la libertà sessuale, la queerness, i diritti dei lavoratori, era molto nota nell’ambiente in cui si sviluppò il Corriere.
Nascita Amantine-Aurore-Lucile Dupin era nata a Parigi il 1° luglio 1804. Nel 1808 restò orfana di padre.
Nozze il 17 settembre 1822 Amantine-Aurore-Lucile sposò François-Casimir Dudevant. Nel 1823 nacque un bambino, Maurice. Nel 1828 una bambina, Nel 1830 erano già separati.
Il nome Nel 1831 legame con Jules Sandeau, conosciuto l’anno prima: assieme scrissero il romanzo Rose et Blanche, firmato J. Sand.
Chopin Nel 1837, a un concerto, Aurore-George incontrò il compositore polacco Fryderyk Chopin, di cui divenne compagna e promotrice e con cui ebbe la più celebre delle sue storie d’amore. Contraddizioni In sintesi, Sand sosteneva: liberiamoci prima del cappio del matrimonio e poi penseremo al resto. Dopo aver scelto di ritirarsi a Nohant, le sue posizioni divennero ancora più tiepide, tranne che contro la Chiesa, accusata di opprimere tutte le libertà individuali.
Morte Morì l’8 giugno 1876 lasciando 143 tra romanzi e racconti, una trentina di opere teatrali, articoli e saggi.
Giudizi Il misogino Friedrich Nietzsche la definì «une vache à écrire», una vacca da scrittura. Per Charles Baudelaire era «è sciocca, pesante, logorroica. Nelle sue idee morali ha la stessa profondità di giudizio e la medesima delicatezza nel sentire delle portinaie e delle mantenute».
Woolf Virginia Adeline Stephen era nata nel 1882. Virginia, che non poté frequentare alcuna scuola a differenza dei fratelli maschi.
Saggista Ci interessa Virginia Woolf saggista e giornalista. Benché il suo saggio più noto sia Una stanza tutta per sé (1929), non meno importante è Le tre ghinee (1938), sul profondo legame del patriarcato con i governi dittatoriali e la guerra e sull’estraneità delle donne a questo sistema.
Critica In ogni caso Virginia non ha fatto cronaca o reportage come Nellie Bly. È stata prima di tutto una critica letteraria, ossia una giornalista culturale.
Esperienza In più la sua carriera giornalistica fu lunga: il suo primo articolo, ancora una recensione, uscì su The Guardian nel dicembre 1904. L’ultimo fu una recensione della biografia di James Clifford su Hester Lynch Piozzi (Mrs. Thrale), sul New Statesman and Nation nel marzo 1941.
Suicidio Virginia Woolf si è suicidata il 28 marzo 1941, abbandonandosi alla corrente del fiume Ouse, nel Sussex, non lontano dalla sua abitazione, Monk’s House
Bisex Nel biglietto lasciato al marito Leonard, Virginia, che pure era stata bisessuale e aveva a lungo amato la scrittrice Vita Sackville-West, ribadiva che con lui era stata felice.
Patria Scriveva a pagina 197 della prima edizione delle Tre ghinee: «Come donna non ho una patria. Come donna non voglio una patria. Come donna il mio Paese è il mondo intero».
Nesta Obermer Se Virginia era stata una convinta pacifista e si era dichiarata estranea alla guerra, Ella Ernestine Sawyer (1893-1984), più nota come Nesta Obermer, ne fece da giovanissima l’oggetto delle sue corrispondenze.
George Eliot Come lei, fu giornalista e scrittrice anche George Eliot, ovvero Mary Ann Evans (1819-1880), autrice forse del miglior romanzo britannico dell’Ottocento, Middlemarch (1871-1872).
In Italia La figura più importante è stata quella della triestina Carolina Sabbadini Luzzatto (1837-1919), irredentista di famiglia ebrea, direttrice del quotidiano Corriere di Gorizia, dopo essere stata redattrice del Piccolo, della Giovane Trieste, della Patria del Friuli e di Pagine Friulane. Tra il 1878 e il 1880 aveva lavorato al quotidiano L’Isonzo che fu chiuso dagli austriaci.
Internata Dagli austriaci nella prima guerra mondiale Riuscì a tornare a casa, accolta dall’unica figlia sopravvissuta, Cornelia, e morì in una Gorizia diventata italiana.
In Austria La giornalista austriaca Alice Schalek (1874-1956), ebrea di origini boeme, allo scoppio del conflitto mondiale era già una scrittrice affermata, oltre che pittrice, fotografa e alpinista, graniticamente nubile.
Schalek Aveva conosciuto Albert Einstein, il Mahatma Gandhi, George Bernard Shaw e il poeta e premio Nobel Rabindranath Tagore. Era amica del grande scrittore e giornalista Stefan Zweig, aveva giocato a tennis con il drammaturgo Arthur Schnitzler ed era stata in corrispondenza con Marie von Ebner-Eschenbach, una delle maggiori scrittrici tedesche.
Maldicenze Il sulfureo polemista Karl Kraus lanciò contro di lei, dal suo giornale Die Fackel, una vera campagna denigratoria, soprattutto dal maggio 1916. La soprannominò “La iena del campo di battaglia”.
Confronti Mantenne però un approccio “eroico”, lontano da quello, per intenderci, di Nellie Bly e di altre grandi reporter della Prima guerra mondiale, come la scrittrice Mary Borden (1886-1968), che andò al fronte come infermiera e ne tornò con un autentico capolavoro, The Forbidden Zone (1929); o come la romanziera, giornalista e commediografa Mary Roberts Rinehart (1876-1958), autrice di Kings, Queens and Pawns: An American Woman at the Front (1915).
Anschluss Nel 1939, Alice, che nel frattempo aveva ripreso i suoi viaggi, arrivando fino in Giappone, fu arrestata dalla Gestapo per le foto scattate in un kibbutz in Palestina. Riuscì però a fuggire prima a Londra e poi a New York, dove morì dimenticata.
Collega Anche Alice non fu un caso del tutto isolato. Sullo stesso fronte austriaco si trovò un’altra giornalista, l’ungherese Margit Vészi (1885-1961).
Molnar A 13 anni Margit si fidanzò con lo scrittore Ferenc Molnár, l’autore dei Ragazzi della via Pál. Ruppe dopo due anni salvo poi ricredersi e sposarlo.
Fronte Fu una vera reporter dalle linee di combattimento. Non altrettanto, sostenne lei con ironia, valeva per l’ex marito, Ferenc, autore nel 1916 di Memorie di un corrispondente di guerra.
Film Scappata dall’Europa nazifascista va in Usa. Delle sue sceneggiature solo una ebbe successo, All in a Night’s Work (in Italia uscì come Una notte movimentata), che divenne un film nel 1961.
Germania Tra il 1878 e il 1914, tra i 521 giornalisti che lavoravano nelle redazioni di Berlino, solo tre erano donne.
CAPITOLO 7
Da Carolina Lattanzi a Sofia Bisi Albini: scrivere per le donne
Illuminismo Cesare Beccaria nel 1765 scriveva sulle pagine de Il Caffè, che le donne dovevano leggere i giornali perché fossero educate alla virtù. Sarebbe servito loro per indurre gli uomini ad agire per il bene.
Mostra Lo ricordava una mostra organizzata nel 2009 dalla Biblioteca del Senato, Dalla piuma alla penna. Giornalismo femminile dal 1804 al 1943 a cura di Renata Giannella e Rossella Di Carmine.
Manifesto Non a caso il Manifesto di Venezia, il decalogo che impone a tutti i giornalisti professionisti un linguaggio non sessista e contro la violenza di genere, è solo del 2017.
Istanbul La prima giornalista professionista si chiamava Selma Riza, era nata a Istanbul nel 1872 e sarebbe morta nel 1931. [Fu solo nel 1908 a Istanbul, dove proseguì la propria attività nei giornali Hanımlara Mahsus Gazete [Giornale per Donne] e Kadınlar Dünyası [Mondo delle donne] ndr).
Femminili Nel 1908, lavorò per due giornali destinati, appunto, alle donne: Hanımlara Mahsus Gazete (Il Giornale per donne) e Kadınlar Dünyası (Il Mondo delle donne) ndr].
Caminer La stessa preoccupazione per l’acculturazione femminile aveva animato, ben prima, Gioseffa Cornoldi Caminer, fondatrice e responsabile, tra 1796 e 1797, di uno dei primi periodici femminili italiani: La donna galante ed erudita. Giornale dedicato al bel sesso. Gioseffa era, appunto, la cognata di Elisabetta Caminer Turra, la “madre” del giornalismo italiano. (Nata a Venezia, nel 1751 e morta a Orgiano nel 1796, fondò, diresse e stampò il Giornale Enciclopedico ndr).
Lattanzi Decisamente femminista era l’altra pioniera italiana della stampa femminile, Carolina Lattanzi, che nel 1797 firmò il pamphlet Della schiavitù delle donne, pubblicato dall’Accademia di pubblica istruzione di Mantova e, nel 1804, fondò il Corriere delle Dame.
Esordi I primi fogli destinati alle lettrici erano apparsi a Firenze verso il 1770. L’obiettivo, di nuovo, era educare le donne a essere ragazze “virtuose”.
Testate A Milano spuntò il Giornale delle Dame e delle mode di Francia. Altri fogli, durante il triennio rivoluzionario tra 1796 e 1799, si spinsero a incitare le donne a ispirarsi ai nuovi valori. Lo fece, per esempio, La Vera Rivoluzionaria
Svolta La grande svolta fu il Corriere delle Dame, fondato a Milano nel 1804 ed esistito fino al 1875. Fu un’opera di coppia: lo crearono Carolina Arienti, che ne fu anche la prima direttrice fino al 1818, anno della sua morte, e il marito Giuseppe Lattanzi.
Nascita Carolina era nata a Firenze, nel 1771, da una famiglia modesta.
Rivoluzionaria Carolina impresse al giornale il suo piglio rivoluzionario e anche quando si piegò al clima di esaltazione napoleonica restò fedele alla rivendicazione di maggiori diritti per le donne.
Sigle Alla morte di Carolina (1818), il marito sposò Vittoria Carolina Pozzolini, che firmò sul Corriere con le stesse iniziali C.L. che erano state della fondatrice.
Politica Sotto la direzione di Angiolo Lambertini e ancor più a partire dal 1848, quando furono create due testate riservate alle sarte, il Corriere delle Mode e La Ricamatrice, il Corriere delle Dame diede più spazio alla politica. Nel sottotitolo comparve pure la scritta Notizie politiche.
Reazione Dopo il 1850 la rivista ripiegò invece su temi e valori più tradizionali: alle lettrici venivano ricordati i doveri femminili di sempre.
Chiusura Con l’Unità d’Italia tornò un certo interesse per i diritti femminili. Nel 1875, infine, l’editore decise di fondere i suoi giornali con quelli della casa editrice Sonzogno e il Corriere delle dame chiuse.
Noi Donne Nel Novecento la tradizione più strettamente politica si sarebbe risvegliata, in Italia, con Noi donne, rivista dell’Unione donne italiane, fondata in clandestinità nel 1937 da Teresa Noce e Xenia Silberberg (nota come Marina Sereni), e poi arrivata negli anni Settanta a vendere fino a 600 mila copie.
Bordiga Tra i vari fogli che, tra 1848 e 1861, alimentarono la tradizione dei femminili politici va ricordato La donna italiana. Fu fondato da Cesare Bordiga e uscì solo nel 1848
Italiana Si sarebbe chiamata La donna italiana anche una rivista romana di orientamento cattolico, creata da Maria Magri Zopegni, che uscì dal 1924 al 1943 e che fece da precorritrice di Famiglia Cristiana.
Fascismo La donna fascista che uscì durante il Ventennio univa, curiosamente, l’entusiastica adesione agli ideali fascisti sulle donne con il riconoscimento dei meriti delle italiane “illustri” del passato, ma anche con un impegno politico, sociale e organizzativo molto concreto e molto poco “casalingo”.
1935 La rivista era germinata, nel 1935, da Il Giornale della Donna, che ebbe subito un’impronta fascista e uscì fino al 1943. A fondarlo, nel 1919, e dirigerlo fu Paola Benedettini Alferazzi,
Concorrenza A scapito della Rassegna femminile italiana, diretta invece da Elisa Majer Rizzioli dal 1925 al 1930, anno della sua morte e di quella del periodico. La caporedattrice della Rassegna fu in un singolare sdoppiamento, dal 1925, Maria Magri Zopegni, che, come abbiamo visto, era anche direttrice della Donna italiana.
Elisa Majer Rizzioli, nata a Venezia nel 1880 e, dal 1924, ispettrice generale dei Fasci femminili… nel 1919 appoggiò l’impresa di Gabriele D’Annunzio a Fiume e fondò e diresse l’Associazione pro Fiume… partecipò alla Marcia su Roma, nel 1922, come infermiera.
Eclettica Nel 1929 organizzò pure al Castello sforzesco di Milano una mostra dedicata soltanto alle artiste, la Mostra femminile d’arte pura, decorativa e di lavoro, che aprì i battenti nel 1930.
Amicizia Legata alla giornalista femminista Sofia Bisi Albini (1856-1919) Bisi Albini, era stata un’instancabile organizzatrice culturale (e aveva puntato sui giornali femminili, sempre più diffusi, ndr) di massa e di qualità.
Esempio Un bell’esempio precoce è Regina, una testata napoletana che uscì dal 1904 al 1920.
Didattica Nel più progressista dei periodici destinati alle donne a fine Ottocento, La Donna (1868-1891), Gualberta Beccari (1842-1906), mazziniana, tra le madri dell’emancipazionismo italiano, fissava i doveri e i diritti della “nuova donna italiana”: «La donna buona, saggia, onesta cittadina, laboriosa, mai civetta».
Beccari Beccari, che per La Donna volle solo redattrici, avrebbe anche diretto, tra 1875 e 1876, Il Tesoro delle Giovani Madri. Giornale illustrato delle spose e delle famiglie
Pamphlet Tra le sue redattrici, dal 1868, ci fu la mazziniana Elena Ballio (1847-1917), studentessa di Lettere all’Università di Roma con la sorella Giulia e autrice di un pamphlet pubblicato a puntate su La Donna, Emancipazione della donna
Civetta Eppure, proprio la “civetta” tanto temuta da Beccari costituì subito un pubblico ideale per i femminili. Nel 1890 nacque a Milano, sotto gli auspici “anonimi” della scrittrice Neera, Vita intima. Si trattava di un giornale «non letterario nel senso vero, ma piuttosto di umanità, di causeries, chiacchiere»
Casalinga Invece, la Rivista per le Signorine, un quindicinale edito a Milano dall’editore Cogliati a partire dal gennaio 1894 e diretto fino al 1913 da Sofia Bisi Albini, tendeva a formare, una perfetta donna di casa.
Ideologie Alla rivista collaborava una socialista e femminista rigorosa come Emilia Mariani, a riprova che i confini ideologici erano fluidi. Ma, ancora una volta, perché tutte, socialiste, liberali e perfino fasciste, si ritrovavano: le ragazze dovevano studiare e “fare del bene”.
Almanacco L’Almanacco della donna italiana. Fondata dalla casa editrice Bemporad nel 1920 e aperta fino al 1943, fu diretta fino al 1936 da Silvia Bemporad, moglie dell’editore Enrico; e dal 1936 al 1938 da Gabriella Aruch Scaravaglio.
Involuzione Nei primi sei numeri aveva accolto la rubrica della socialista riformista Laura Casartelli Cabrini, paladina dei diritti delle donne. Nel 1926 la rubrica passò alla più “malleabile” Ester Lombardo.
Ricamo Piccolo inciso: a fine Ottocento un uomo, Angelo Scolari, diresse due riviste di ricamo, Il moderno disegnatore per le ricamatrici e La ricamatrice novella, con lo pseudonimo femminile di Carolina Goles.
Adulterio «Una moglie adultera può essere una madre esemplare a meno che il suo illecito amore la spinga ad abbandonare la casa, la cucina, i marmocchi» (Pitigrilli su Novella 10-10- 1920).
Anticonformismo Amalia Guglielminetti (1881-1941) aveva fatto dell’anticonformismo la sua cifra di vita e d’arte, proclamando a più riprese il suo rifiuto per il femminismo e, ancora una volta, la sua inarrestabile sete di libertà, artistica, sentimentale, sessuale.
Rotocalco Abbiamo già ricordato Novella, nata nel 1919 e trasformatasi poi in rotocalco, che ebbe, nel tempo, una fortuna incredibile e imprevedibile. La seconda fu Le grandi firme, nel 1924.
Immagini Nel 1927 l’ormai bisettimanale Novella trovò un nuovo editore: l’intraprendente Angelo Rizzoli. La redazione era in via Broggi 19, a Milano.
Innovazione La tecnica era stata applicata per la prima volta nel 1910 sulla Freiburger Zeitung: anziché da lastre, le immagini inchiostrate venivano trasmesse alla carta da cilindri.
Flappers Tra le tante ragazze, tutte molto simili, trovò un suo rilievo particolare l’attrice Colleen Moore, considerata un’icona delle flappers, prima di Louise Brooks, grazie al film del 1923 Flaming Youth, tratto dal romanzo di Warner Fabian.
Brooks Colleen precedette, di poco, l’esplosione del mito di Louise Brooks che, sempre nel 1929, venne fotografata in pantaloni.
Al volante Vi fece capolino, nello stesso anno, anche la foto di una donna al volante. Presto, prima che Mussolini tentasse di bloccare il fenomeno, spuntarono le prime aviatrici e qualche motociclista.
Successo Nel maggio del 1929 Novella poté quindi festeggiare le sue 103.700 copie, tra dive in pantaloni, in calzoncini da mare e in pigiama di seta.
Lidel Nel 1919 era stata fondata Lidel, che resistette fino al 1935: era una rivista raffinata e costosa, destinata alle signore abbienti e alle dame dell’aristocrazia, con copertine d’autore e firme importanti come Grazia Deledda e Amalia Guglielminetti.
Autarchica L’aveva fondata, a Milano, la giornalista Lydia De Liguoro, che si era iscritta ai Fasci femminili già nel 1919 e la diresse fino al 1923.
Testate Intanto, nel 1925, era nata Mani di Fata; nel 1927 arrivò Sovrana, l’attuale Grazia, a riprova del moltiplicarsi delle testate. Nel 1930 fu la volta di Rakam, nel 1933 di Lei, che divenne Annabella nel novembre 1938 per il divieto fascista di “dare del lei” (non c’entrava nulla, ma la prudenza non era mai troppa).
Concorrenza (Lei) si muoveva sulla stessa fascia di mercato di Eva, delle edizioni Vitagliano. Dei due rotocalchi, Eva era la più spregiudicata. Ma i due giornali si assomigliavano. Soprattutto, costavano poco, 50 centesimi, contro, per esempio, una lira e mezzo del settimanale Rakam
Posta del cuore Su Lei, Mura, ossia la scrittrice Maria Assunta Giulia Volpi Nannipieri (1892-1940), inaugurò una rubrica di lettere: diventò una confidente sentimentale.
Anni ’60 Per completezza, va ricordata l’altra storica testata femminile italiana, Amica, fondata nel 1962 e ancora in vita come mensile. Viceversa, ha chiuso nel 2018 un’altra rivista femminile di grande successo, Gioia, fondata nel 1937.
Gioia A dirigere Gioia, all’esordio, fu chiamata Letizia Vanzetti. La copertina numero 1, del 7 marzo 1937, era dedicata all’attrice statunitense Janet Gaynor (1906-1984), la prima attrice a vincere un Oscar, nel 1929,
CAPITOLO 8
Kuliscioff, Balabanoff, Giudice, D’Andrea: il giornalismo politico progressista
Firme La presenza femminile sulle testate mazziniane, socialiste, anarchiche e, infine, comuniste e, durante il regime, antifasciste, è stata una costante.
Pezzi La milanese Giulietta Pezzi (1812 o 1816-1878), sulla cui vicenda è rimasta stampata a fuoco una frase di Carlo Cattaneo: «È una fanatica che non manca certo di ingegno e di ardire, manca spesso di misura».
Figlia d’arte Figlia di Francesco Pezzi che, nel 1816, fondò La Gazzetta di Milano e la diresse fino alla morte. Subì tutte le conseguenze del fatto di essere donna, quando ebbe una bambina, Noemi, fuori dal matrimonio, nel 1842.
Mazziniana Giulietta divenne una fervida seguace delle idee di Giuseppe Mazzini: nel 1872 avrebbe anche fondato a Torino una Scuola Mazzini
Incendio Sappiamo poco di quello che Pezzi ha scritto perché le sue carte andarono bruciate durante l’incendio del Museo del Risorgimento di Milano, durante la Seconda guerra mondiale. Di certo collaborò con diversi giornali
Balabanoff La “distorsione narrativa” che ne ha fatto scivolare nell’ombra i tanti meriti è scattata anche per la russa Angelica Balabanoff (1878-1965), una delle politiche più importanti e lucide del primo Novecento, fondatrice, fra l’altro, a Lugano, con Maria Giudice del giornale Su, compagne! (1904).
Condirettrice Balabanoff fu condirettrice con Benito Mussolini dell’Avanti!: dal 1912 a quando la svolta interventista del futuro Duce la spinse a chiederne l’espulsione dal partito e dal giornale.
Direttrice In seguito, Angelica fu l’unica direttrice dell’Avanti! nell’edizione in esilio, a Parigi, dal 1928 al 1930 e del Nuovo Avanti!, dal 1930 al 1940.
Intelligente Angelica non era solo nobile. Era intelligentissima e coraggiosa. Era nata a Černigov, nei pressi di Kiev, il 4 agosto 1877, da una famiglia ebraica benestante, ultima di 16 figli.
Fuga Alla fine non le restò che la fuga, nel 1895, verso la Nuova Università di Bruxelles, dove si ritrovavano giovani anarchici e socialisti. La sua restò una vita nomade: fu in Francia durante il fascismo e negli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale. Ma, Russia a parte, fu soprattutto in Svizzera, a Ginevra e Lugano, e in Italia che si svolse la sua carriera.
Percorso Nel 1919, divenne pure segretaria del Comintern, l’Internazionale del Partito comunista. Però, fu molto rapidamente delusa dall’esperienza sovietica, soprattutto dopo la feroce repressione della rivolta di Kronštadt, nel 1921. Nel 1947 tornò in Italia e aderì al Partito socialdemocratico di Giuseppe Saragat. Morì a Roma, nel 1965.
Giudice Maria Giudice (1880-1953), maestra, madre di dieci figli, tra i quali la scrittrice Goliarda Sapienza, e infaticabile combattente. Lei che si barcamenò tra carcere (fu arrestata innumerevoli volte), impegni e lavoro, si guadagnò la fama di scellerata per aver sostenuto che il suo dovere di socialista fosse superiore a quello di madre.
Impegno Nel 1902 era segretaria della Camera del Lavoro di Voghera, nel 1914 della Federazione socialista valsesiana, due anni dopo della Federazione torinese del Partito socialista italiano e, nel 1920, presidente del Congresso regionale socialista (oltre che unica donna presente).
Scrittura All’Avanti! Maria aveva invece cominciato a collaborare dopo l’ennesimo periodo in carcere nel 1905. Con lo scoppio della guerra divenne direttrice del Grido del Popolo.
Gramsci (Nella redazione del Grido c’era ndr) un giovane Antonio Gramsci, con cui litigò spesso perché lui non condivideva affatto lo sforzo di lei di rendere il giornale spigliato, di facile lettura.
Clandestina Ma neanche la sorveglianza del regime fermò Maria: collaborò pure a Vespri, il giornale della formazione partigiana di Peppino Sapienza, il suo (infedelissimo) compagno della “maturità”, nascosto come lei a Roma.
Jessie White Mario L’inglese Jessie White Mario, nata a Portsmouth nel 1832 e morta a Firenze nel 1906, inviata del Daily News, di The Nation, Morning Star, Scotsman e La Nación di Buenos Aires, ma anche combattente in prima linea per l’Unità d’Italia.
Inarrestabile Mazzini la chiamava Miss Uragano.
Kuliscioff La russa Anna Kuliscioff, ovvero Anjia Moiseevna Rozenštejn (nata forse nel 1854 a Moskaja, oggi Cherson, in Ucraina, e morta a Milano nel 1925), riuscì a laurearsi in medicina a Napoli nel 1886, specializzarsi in ginecologia a Torino, nel 1888, e a Padova, e iniziare a esercitare, sia pure privatamente perché l’Ospedale maggiore l’aveva rifiutata in quanto donna.
Discorso Ne Il monopolio dell’uomo, tenuto il 27 aprile 1890 nel Circolo filologico Kuliscioff metteva in chiaro che per le donne la lotta di classe non bastava (perché) non può mai assumere quel carattere di asprezza e di odio, che distingue la lotta delle diverse classi sociali.
Turati Questa lucidità l’avrebbe messa in contrasto anche con il suo compagno, Filippo Turati (1857-1932), che, pur avendo in qualche modo accettato che il suffragio femminile rientrasse nel programma socialista, non ne fece mai una priorità.
Contrasti Kuliscioff, anche qui in contrasto con altre attiviste socialiste come Rosa Luxemburg, finì col non disprezzare affatto la battaglia condotta dalle “borghesi”. Fra l’altro, si schierò dalla parte di Lidia Poët nella sua rivendicazione di poter esercitare la professione di avvocata.
Propaganda Kuliscioff è l’esempio della difficoltà a separare l’attività politica dalla “propaganda” sui giOratriciornali.
Oratrici I comizi, certo, non bastavano, benché alcune di loro siano state straordinarie e instancabili oratrici, come, all’estero, Emma Goldman, Elizabeth Gurley Flynn, Dolores Ibárruri e Rosa Luxemburg, e, in Italia, Ines Oddone (1874-1914, fondatrice, fra l’altro, nel 1905, di La donna socialista), Maria Goia (1878-1924) e Argentina Bonetti Altobelli (1866-1942).
Leader Kuliscioff ha avuto comunque un ruolo fondamentale nella stampa progressista: il 7 gennaio 1912 uscì il primo numero del quindicinale La Difesa delle lavoratrici, da lei diretto.
Critica sociale Ci interessa sottolineare l’importanza della rivista da lei fondata nel 1891 assieme a Turati, Critica Sociale, espressione del socialismo riformista italiano. Anna la definì la loro “figlia di carta”. Critica Sociale è stata una rivista chiave del pensiero politico italiano. E il ruolo di Kuliscioff fu determinante.
Sviste Eppure, ancora nel 2023, annunciandone la riapertura, il Corriere della Sera scriveva: «A 132 anni esatti dalla sua fondazione … cita Turati e nemmeno una parola su Anna
Aneddoto Quando, durante il processo per i tumulti milanesi del 1898, il giudice del Tribunale militare l’aveva chiamata «signora Turati», lei aveva replicato: «Io non sono la signora di nessuno, sono semplicemente Anna Kuliscioff».
Malnati-Clerici Non correvano il rischio di essere schiacciate da una figura maschile, ma per un motivo “scandaloso” che è stato tenuto a lungo sotto il tappeto, Linda Malnati e Carlotta Clerici: erano compagne di vita.
Maestra La milanese Linda Malnati (1855-1921) è stata una protagonista del movimento operaio, femminista e pacifista. Maestra per formazione e professione, si impegnò sia per la fondazione di una sezione femminile della Camera del Lavoro (1895) sia per quella dei maestri e delle maestre (1893).
La compagna Clerici (1851-1924), che ebbe un percorso parallelo, fu al tempo stesso molto attenta ai problemi dell’istruzione. Negli ultimissimi anni dell’Ottocento diresse la rivista Vita femminile, trimestrale della Confederazione delle leghe femminili, assieme alla maestra socialista torinese Emilia Mariani.
Eretiche Nel 1913 lei e Clerici dovettero addirittura ritirarsi dalla Società pro suffragio, che aveva dichiarato la conquista del voto il fine e non il mezzo dell’azione politica femminile, per non essere espulse dal Partito socialista.
Antimilitarista Malnati denunciò, fra l’altro, in maniera lucida e precoce, la deriva tragica del nazionalismo militarista che, in tutta Europa, ci avrebbe gettati nella Prima guerra mondiale.
D’Andrea Non si poteva dirlo meglio. Né si poteva svelare meglio l’imbroglio di uno Stato che usava i suoi cittadini poveri come carne da cannone di quanto fece la maestra e poetessa anarchica abruzzese Virgilia D’Andrea (1888-1933),
Esule Era dovuta fuggire nel 1928 negli Stati Uniti perseguitata dal regime fascista, ma fu accolta con diffidenza dagli statunitensi che, certo, non amavano gli anarchici.
Malatesta. Il leader anarchico Errico Malatesta la definì, per i suoi versi, la “poetessa dell’anarchia”.
Compagno Guerra di classe era stato fondato nel 1915 dal compagno di vita e di battaglie di Virgilia, Armando Borghi (1882-1968), conosciuto nel 1917. Lei lo prese in mano, permettendo che continuasse a uscire a Firenze.
Parigi Quasi un decennio dopo, in esilio a Parigi, Virgilia fondò e diresse la rivista Veglia (1925-1927), di cui uscirono otto numeri e che, a parte per la battaglia a favore di Sacco e Vanzetti, oggi viene ricordata anche per l’eleganza delle sue copertine.
Anarchiche Furono proprio queste “maestrine” anarchiche e socialiste a battersi contro la guerra. Lo fece la stilista e attivista Rosa Genoni (1867-1954), oggi finalmente riscoperta e rivalutata.
Direzioni Se l’Avanti!, come abbiamo visto, ebbe in Angelica Balabanoff una figura di riferimento, l’Unità, l’organo del Partito comunista, si rivelò meno aperto. La sua prima direttrice sarebbe stata addirittura Concita De Gregorio, dal 2008 al 2011.
Unità Fondato nel 1924, il quotidiano comunista avrebbe atteso il 1945 per avere una firma femminile di primo piano, Ada Gobetti, e addirittura il 1950 per l’approdo, sulla Pagina della donna, dopo un concorso, di una dei suoi giornalisti migliori. Si tratta di Tina Merlin (1926-1991),
Vajont Già partigiana (Merlin fu, ndr) unica reporter a comprendere e denunciare le cause che provocarono, nel 1963, la tragedia del Vajont.
Misconosciuta Ancor meno conosciuta Maria Teresa Regard (1924-2000), anche lei partigiana, con i Gap, e studentessa di lettere. Dopo la guerra, il marito, Franco Calamandrei, la convinse ad abbandonare il suo impiego.
Indocina Nel 1954, Regard riuscì a diventare corrispondente durante la guerra d’Indocina per Vie Nuove e Noi donne, mentre il marito seguiva il conflitto per l’Unità. Poi, nel 1957, tornò al suo impiego all’Inam.
Mafai Per Vie nuove e Noi donne, di cui diventò anche direttrice, lavorò un’altra partigiana, Miriam Mafai (1926-2012), che fu giornalista dell’Unità, di Paese Sera e di Repubblica. Pure per lei, anche per ragioni anagrafiche, il giornalismo arrivò dopo la guerra e l’impegno nella Resistenza.
Noce Teresa Noce (1900-1980), alias Estella, la più importante leader comunista, è un altro esempio delle contraddizioni del partito fondato da Gramsci.
Internazionalista Nel 1933 fu incaricata dal Comitato mondiale delle donne contro la guerra e il fascismo, controllato dall’Internazionale comunista, di organizzare un movimento antifascista femminile.
Strumenti Per farlo, il comitato finanziò la rivista La Voce delle Donne, pubblicata a Parigi tra il 1934 e il 1937. In quell’anno il giornale prese il nome di Noi donne.
Sereni La testata fu allora affidata a Xenia Silberberg (1906-1952), alias Marina Sereni, che nonostante la sua fedeltà al partito ne fu espulsa nel 1938, salvo essere ripescata e “santificata” dopo la morte proprio per la sua obbedienza.
De Cespedes Tutta un’altra personalità e un altro spessore rivelò, con la direzione della rivista Mercurio. Mensile di politica, arte, scienze, Alba de Céspedes, di cui abbiamo parlato nel capitolo 2.
Professioniste Dunque si rinnova, sulla scorta di queste affermazioni, la difficoltà a porre paletti, a dividere le giornaliste professioniste da quelle che scrivevano per integrare le altre attività.
Capitolo 9
Wanda Gorjux e Stefania Türr: da nazionaliste a fasciste
Mussoliniane E molte intellettuali si prestarono (a rafforzare il regime, ndr). Più di quelle, forse, che Mussolini stesso si sarebbe augurato. Ma lui stesso, figlio del movimento socialista, fu debitore, nella sua formazione, di figure di spessore come Margherita Sarfatti.
Rafanelli O come Leda Rafanelli (1880-1971), che, fra l’altro, ha co-fondato due riviste, Rivolta (1910) e La libertà (1913-1914), e ha scritto per il giornale anarchico Umanità Nova, oltre a essere stata una prolifica scrittrice.
Pugliese Wanda Gorjux-Bruschi, si firmava come Medusa (1889-1976), anima della Gazzetta del Mezzogiorno, che in precedenza si era chiamata Gazzetta delle Puglie.
Gazzetta Nel febbraio 1943 sarebbe arrivata a tirare 74 mila copie. Nell’agosto 2024 erano poco più di 7 mila comprese quelle digitali-
Firme, poche quelle femminili tranne che nelle Cronache femminili della domenica. In ogni caso il loro elenco è lungo, con nomi ricorrenti come Barbara Allason e Mantica Barzini (1882-1941). Scrivevano poi per la Gazzetta Maria Carrassi e Carla Cadorna, figlia del generale Luigi, nata nel 1887.
Altre firme Vi collaboravano inoltre da Noemi Centelli (nata nel 1855 a Venezia e collaboratrice della Domenica del Corriere) a Lina Chamberton, Adele Cutrupia a Federica De Clemente, Ottavia Farcito di Vinea, Matilde Guagnano Andriola, e Annita Giangrande, E poi Teresa Labriola e Hilda Montesi-Festa.
Allason Un posto speciale occupava senz’altro Barbara Allason (1877-1968), giornalista, scrittrice, germanista e traduttrice. Nel 1929 scrisse una lettera di solidarietà a Croce che aveva condannato in Senato la firma dei Patti Lateranensi. Per questo, con il decreto ministeriale del 10 agosto 1929 fu «dispensata dall’insegnamento per oltraggio al Senato.
Silvia Rho Silvia Rho era sua sorella, più giovane di quattro anni. Era anche lei germanista e fu la madre di Anita Rho, che ne seguì egregiamente le orme e fu pure lei oppositrice del regime
Teresa Labriola Nel 1922 Labriola, sempre più lontana dalle idee della democrazia parlamentare, fondò i Gruppi femminili nazionalisti. Collaboratrice di punta della Donna italiana, finì con l’abbracciare in toto il programma di Mussolini dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti..
Propagandista Wanda Gorjux, soprattutto nell’ultima fase del regime e della guerra, produsse articoli a raffica a sostegno del regime. Ma non solo: corse a parlare nelle fabbriche, nei teatri, nei circoli. A Bari, Wanda tornò già a inizio settembre 1943: si chiuse praticamente in casa e fino alla morte non rinnegò mai la sua militanza.
Stefania Türr Con la stessa tenacia e tempra professionale si mosse un’altra giornalista dal profilo complesso, la già citata Stefania Türr (1885-1940), tra le rarissime inviate al fronte nella Prima guerra mondiale, alleate, Aderisce alla tesi la vittoria era “mutilata”. Da qui un’adesione totale all’impresa di Fiume del 1919.
Viaggiatrice Nel 1925 uscì I viaggi meravigliosi, format insolito, ricco di illustrazioni e mappe geografiche. Nel 1940, a soli 55 anni e senza poter vedere la catastrofe della guerra, Stefania Türr morì a Firenze
Madri Ma il progetto che forse, prima del fascismo, le fu più caro fu una rivista mensile da lei fondata nel 1916, La Madre Italiana, legata all’associazione Madri italiane a tutela degli orfani di guerra.
Omologate Tra le collaboratrici, spiccano nomi che in alcuni casi abbiamo già incontrato: Rina Cavillati, Teresa Labriola, Gina Marchesi e la contessa Elena Morozzo della Rocca Muzzati.
Antibellicista Il romanzo, Despised and Rejected (1918, in italiano I reietti, 2024) di Rose Laure Allatini, racconta il disprezzo di cui furono vittime i primi pacifisti.
Censura Allatini, nata a Vienna nel 1890 e morta nel Sussex nel 1980, Il suo libro fu censurato in base al Defence of the Realm Act 1914, una legge che puniva severamente le critiche alla guerra, molto simile a quella voluta in Russia da Vladimir Putin dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.
Rumena Il regime affascinò anche intellettuali e giornaliste straniere. Un caso esemplare che, di nuovo, a noi può apparire sorprendente fu quello della rumena Elena A. Bacaloglu (1878-1947 o 1949), …amica di Benedetto Croce e protagonista di un flirt con Salvatore Di Giacomo, che ebbe per Mussolini una vera e propria folgorazione.
Capitolo 10
Tina Modotti e le fotografe: viaggiare, scattare, moltiplicare la libertà
Tecnologia Ebbe successo lo sforzo di ridurre le dimensioni di apparecchi e ha prodotto la Pocket Kodak, una scatoletta di legno che pesava solo 140 grammi ed è stata venduta, tra 1895 e 1900, in 147 mila esemplari.
Precedenti La grande ritrattista britannica, nata a Calcutta, Julia Margaret Pattle Cameron (1815-1879) … potevano di fatto lavorare solo in studio o in contesti non in movimento,
Anni Venti negli anni Venti del Novecento il fotogiornalismo ha davvero preso forma e, negli Uniti, le donne hanno cominciato ad affrontarlo.
Wirephoto Fu nel 1921 che la Western Union trasmise le prime foto tramite Wirephoto, impiegando linee telefoniche dedicate tra le grandi città. Fu una rivoluzione decisiva per i fotoreporter.
Progresso L’Associated Press l’adottò a metà degli anni Trenta. A questo, si unì il lancio della prima fotocamera commerciale Leica con formato 35mm, nel 1925, e quello delle prime lampade flash, fra il 1925 e il 1933, che resero possibili le istantanee e quindi lo sviluppo del vero fotogiornalismo.
Pulitzer Soltanto nel 1942 il premio Pulitzer iniziò a essere assegnato anche ai fotografi.
Primato Risulta che la prima donna al mondo a pubblicare le proprie foto su un giornale sia stata Jessie Richmond Tarbox, poi Beals, con il matrimonio (n. Ontario 1870).
Concorso Nel 1888, per caso, vinse una piccola (per l’epoca) macchina fotografica in un concorso indetto da un giornale, The Youth’s Companion.
Boston Nel 1899, il Boston Post le aveva commissionato il primo servizio fotografico, sulla prigione di Stato del Massachusetts: era diventata ufficialmente fotoreporter.
Carriera Ritrasse i presidenti Theodore Roosevelt, Calvin Coolidge, Herbert Clark Hoover e William Howard Taft, e una serie di personalità, da Mark Twain a Edna St. Vincent Millay ed Emily Post. Morì in povertà a New York nel 1942.
Emigrata Il 22 giugno 1913, Tina (Modotti, n 1896 a Udice) salì su un treno che la portò a Genova; da lì prese un piroscafo per Napoli e infine un transatlantico per l’America. Il papà vi era già sbarcato e aveva aperto un laboratorio di riparazioni.
Innamorata Nella vita di Tina era già entrato un grande fotografo, Edward Weston. Lui l’aveva ritratta nuda. Si erano innamorati. Il 29 luglio 1923 si imbarcarono insieme per il Messico.
Messico Alla fine del 1923 Tina già affiancava Edward nella sua attività. E, come lui, divorava la vivacissima vita intellettuale della capitale messicana.
Vocazione Il 24 dicembre Edward si reimbarcò per la California. Fu un errore: Tina non solo scoprì la libertà di dedicarsi alla fotografia da sola. Ma rafforzò l’amicizia con il pittore e militante politico Xavier Guerrero.
Militante Si iscrisse al Partito comunista nel 1927, intensificò il suo impegno politico, diventò amica di artisti come José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e Frida Kahlo, e si orientò verso una fotografia sempre più simbolica e di lotta.
Colpo di fulmine 1928: mentre Xavier era a Mosca conobbe Julio Antonio Mella, cubano, 24 anni, che era in Messico per preparare un’insurrezione contro il dittatore cubano Gerardo Machado. Divennero inseparabili.
Fama La fama di Tina si era intanto diffusa oltre i confini nazionali: le sue foto furono pubblicate su Creative Art negli Stati Uniti, sulla prestigiosa Agfa Paper di Praga, su Varietés di Bruxelles, sul British Journal of Photography. I suoi reportage sociali aprirono le porte a quelli, per esempio, di Gerda Taro.
Ucciso La sera del 10 gennaio 1929 Julio, che stava rincasando con Tina dopo averle rivelato di essere minacciato di morte, fu ucciso da due sicari. Modotti riuscì a scattargli un’ultima foto, a raccogliere le parole finali.
Espulsa Il 6 febbraio 1930, subito dopo il fallito attentato contro il neoeletto presidente Pascual Ortiz Rubio, fu arrestata. Dopo 13 giorni di carcere, Tina Modotti fu espulsa dal Messico.
Soccorso rosso Conobbe il comunista friulano Vittorio Vidali e se ne innamorò. Dopo una sosta a Berlino, lo raggiunse a Mosca, dove lui la fece entrare nel Soccorso rosso internazionale.
Spagna Alla fine del 1934 era già in Spagna a sostenere la Repubblica popolare. Fino al 1935 visse tra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid e Parigi.
Germania A Berlino aveva venduto la sua amata Graflex, ma ebbe difficoltà ad usare una Leica 35. Il 14 maggio 1930 entrò a far parte della Unionfoto Gmbh, un’associazione di fotografi professionisti, che le rilasciò credenziali da reporter.
Delusa La fine della guerra civile spagnola, nel marzo 1939, la trovò delusa e indignata per il comportamento degli stalinisti contro gli anarchici. Era stata in prima linea, nelle Brigate Internazionali, con il nome di Maria.
Infarto Il 5 gennaio 1942, morì tornando a casa in taxi, dopo una cena in casa dell’architetto svizzero Hannes Meyer, già direttore del Bauhaus, alla quale aveva partecipato ancheil suo compagno Vidali. Infarto, dissero i medici.
Sospetti I giornali parlarono invece di attentato, e puntarono il dito proprio contro Vidali, già sospettato di aver ucciso Julio Antonio Mella.
Guerra 15-18 (Qualche fotografa. ndr) si spinse sui campi di battaglia: per la Gran Bretagna è il caso, per esempio, di Christina Broom (1862-1939) e Olive Edis (1876-1955).
Battaglie Florence Farmborough (1887-1978), invece, si spinse sul fronte orientale: si trovava a Mosca al momento dello scoppio della guerra e, come Florence MacLeod, si arruolò come infermiera volontaria.
Usa 1918 Per gli Stati Uniti a essere accreditata sul fronte, nel 1918, ed embedded nell’American Expeditionary Forces, fu Peggy Hull (1889-1967).
Usa 1940-45 Per le donne giornaliste la Seconda guerra mondiale offrì nuove opportunità professionali: almeno 127 donne americane vennero accreditate come corrispondenti di guerra, se non addirittura per reportage dal fronte.
Caposcuola Tra le fotoreporter che emersero, la grande Dorothea Lange (1895-1965), che illustrò fra l’altro gli effetti devastanti della Grande Depressione sui coltivatori, e May Craig (1889-1975), giornalista e suffragista, che documentò anche la guerra in Corea.
Lee Miller (1907-1977). Entrata nel mondo della fotografia a New York come modella di Edward Steichen, a Parigi nel 1929 assistente di Man Ray. Nel 1944 fu accreditata dalla US Army: fotografò, l’assedio di Saint-Malo, la liberazione di Parigi, la liberazione dei campi di Buchenwald e Dachau.
Vasca E si fece scattare da David Scherman, fotografo di Life, con cui lavorava in team, un celeberrimo ritratto nella vasca da bagno di Adolf Hitler.
Gerda Taro Non fece in tempo né a documentare la fine della guerra di Spagna né tanto meno lo scoppio della Seconda guerra mondiale quella che resta la più celebre pioniera delle fotografe di guerra: Gerda Taro (1910-1937).
Fuga Ottenne il primo tesserino da giornalista nel febbraio 1936. Poliglotta e intelligente: esule dalla Germania per motivi politici, era arrivata a Parigi dopo essere sfuggita perfino agli arresti della Gestapo.
Icone Gerda e Robert (Capa, suo marito) non furono gli unici testimoni “attivi” del conflitto: la guerra di Spagna fu la grande prova del fotogiornalismo moderno. Però la loro bravura, il loro coraggio e anche la morte di lei, schiacciata per errore da un carro armato durante un bombardamento, il 26 luglio 1937, hanno fatto di entrambi un simbolo.
Bourke-White La newyorkese Margaret Bourke-White (1904-1971) fu stroncata da una forma di Parkinson molto aggressiva, che le fu diagnosticata nel 1953, quando aveva 49 anni. C’era una sua foto sul primo numero del nuovo Life, il 23 novembre 1936.
Prima linea Margaret riuscì a seguire l’invasione nazista della Cecoslovacchia del 1938, la Seconda guerra mondiale, l’assedio di Mosca, il conflitto in Corea, le rivolte in Sudafrica.
Cassino Una foto la ritrae, infagottata in una divisa troppo grande, mentre si prepara a fotografare una battaglia aerea su Cassino, ovvero in uno dei momenti più drammatici e sanguinosi del conflitto mondiale sul suolo italiano.
Italiana La prima fotogiornalista professionista italiana è ancora considerata Chiara Samugheo, ossia Chiara Paparella (1925-2022), che cominciò a scattare per i giornali dopo il trasferimento a Milano nel 1953.
Cronologia In realtà però non fu lei la prima fotografa per i giornali. Se per la fama all’estero di Benito Mussolini contribuì in maniera decisiva la biografia Dux di Margherita Sarfatti, del 1925, lo stesso effetto ebbe il ritratto che gli scattò Ghitta Carell (1899-1972).
Ritrattista La Carell, da cui tutti, aristocratici, finanzieri, imprenditori, dai Pirelli agli Agnelli, alti borghesi, funzionari, intellettuali e prelati volevano farsi immortalare.
Dopoguerra Dopo la guerra rinunciò alla cittadinanza ungherese, continuò a scattare ritratti, pure a qualche presidente della Repubblica e a papa Giovanni XXIII, come già aveva fatto con Pio XII. Gli scatti successivi alla guerra, di Cesare Pavese, Giovanni Gronchi, Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Giulio Andreotti, Adriano Olivetti e Camilla Cederna, che era sua amica, assunsero una diversa profondità.
Pittorialista Eva Elbourn Barrett, anche lei “pittorialista” e ritrattista abilissima a rendere più belli i suoi soggetti che come Carell lavorò per Eva.
Nobiltà Nel 1913 si trasferì a Roma e, in breve tempo, divenne la ritrattista delle famiglie reali italiana, belga, greca e svedese, oltre che di ambasciatori, mogli e figli di diplomatici, aristocratici vari.
Misconosciuta Eda Urbani (1908-2001). Nel 1937 Eda si stabilì a Torino e lavorò per la Gazzetta del Popolo, realizzando diversi reportage. I suoi ritratti sono accurati, a volte ironici, spesso avvolti in un’atmosfera sospesa.
Capitolo 11
Il Dopoguerra: tra Oriana Fallaci e un’avanzata troppo lenta
Europeo Su un giornale teoricamente non “maschile” come L’Europeo, però, fondato nel 1945, diretto e quasi del tutto monopolizzato da giornalisti uomini… Fallaci faceva irruzione con un tono e uno stile davvero personali, occupando uno spazio, su una testata nazionale, inedito, a parte quello conquistato in passato da Matilde Serao.
Originale Il suo racconto della missione Apollo 11, il suo ritratto umano degli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, è incredibilmente originale…. In Vietnam con un approccio non convenzionale e controcorrente. Per esempio, descrisse la paura: la sua e quella dei soldati americani.
Dopoguerra Oriana Fallaci su tutte, e poi Camilla Cederna, Gabriella Parca, Irene Brin, Adele Cambria, Luciana Peverelli, Alba de Céspedes, Lietta Tornabuoni, sia pure in modi e per strade diverse, assumono una particolare importanza.
Dimenticate Anita Pensotti, per Oggi riuscì pure a ottenere, nel 1957, le memorie di Rachele Mussolini, e Lina Coletti, che per L’Europeo scrisse pezzi e interviste mirabili.
Pensotti L’ultimo articolo nell’archivio Rizzoli è del 4 novembre 1998, su Patrizia Gucci in carcere dopo l’assassinio del marito.
Direttrici Tra le poche c’è stata Rossana Rossanda per il manifesto. Che però, come Miriam Mafai, ha avuto una carriera giornalistica strettamente intrecciata a quella politica.
Fondatrice Mafai è stata tra le fondatrici, nel 1976, di Repubblica, il secondo quotidiano nazionale che, proprio come il Corriere della Sera, finora (2024) non ha avuto direttrici.
Attivista Miriam era nata nel 1926 ed era stata partigiana. Nel 1947 era già funzionaria del Partito comunista. Nel 1948 sposò il segretario del Pci dell’Aquila, Umberto Scalia.
Svolta Nel 1957, però, la svolta, con il trasferimento a Parigi, e la scelta di diventare corrispondente per Vie Nuove; quindi all’Unità e, tra il 1965 e il 1970, la direzione di Noi donne. Da lì il passaggio al quotidiano Paese Sera e quindi la co-fondazione di Repubblica.
Fallaci Nata a Firenze nel 1929 da una famiglia modesta, antifascista, era stata partigiana a 16 anni, aveva preso la maturità classica, si era iscritta a Medicina, poi era passata brevemente a Lettere, per abbandonare tutto per il giornalismo.
Torri Il 19 settembre 2001, dopo l’attentato alle Torri Gemelle scrive il lungo articolo-invettiva che sarebbe diventato il suo pamphlet più noto e controverso, La rabbia e l’orgoglio.
Record Nel 2006 la Rizzoli comunicava che i suoi libri, in totale, avevano già venduto oltre 20 milioni di copie. Numero ampiamente superato, viste le continue ristampe.
Reportage Dagli Stati Uniti, sulla repressione in Messico (dove, il 2 ottobre 1968, fu gravemente ferita) e sulla dittatura dei colonnelli in Grecia, intervistatrice di potenti e di protagonisti della cultura e dello spettacolo.
Discriminazioni Fino a una sentenza della Corte di giustizia della Comunità europea del 3 febbraio 1994 (n. 13 – C-13/93), le norme che regolavano il lavoro notturno avevano discriminato le donne, vietandolo loro.
Cederna Camilla Cederna (1911-1997), aveva debuttato nel giornalismo nel 1939 su L’Ambrosiano: un articolo su dolciumi e commesse. La svolta dopo la guerra: dal 1945 al 1955 aveva lavorato all’Europeo, per passare poi all’Espresso e terminare la carriera, negli anni Novanta a Panorama.
Bombe Capitata sullo scenario dell’attentato alla Banca dell’Agricoltura, in piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969, la giornalista ebbe come una folgorazione e la politica, che pure la interessava da tempo, divenne il suo principale tema di lavoro.
Polemiche Fu tra le più dure accusatrici del commissario Luigi Calabresi per l’assassinio dell’anarchico Giuseppe Pinelli…E, dal 1975, lanciò una campagna contro l’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone e la sua famiglia (e fu condannata per tre gradi di giudizio)… Nel 1983 la giornalista si schierò per la colpevolezza di Enzo Tortora.
Rossanda Cederna fu a lungo tra le poche giornaliste del Dopoguerra a occuparsi di politica. A parte Rossana Rossanda (1924-2020) che però “nasceva” partigiana e per la quale l’impegno politico, prima nel Pci (a cui si iscrisse nel 1947) e a il manifesto, era sempre stato prioritario.
Altre firme Luciana Castellina (1929), che aveva cominciato su Il Paese nel 1963, dopo il manifesto divenne, nel 1992, direttrice di Liberazione.
Peverelli La già citata milanese Luciana Peverelli (1902-1986), iscritta all’Ordine dei giornalisti fin dal 1931…Nella capitale liberata fondò e guidò, dal 1944 al 1947, Bella, collaborò alle riviste Lidel, Excelsior, Piccola, Mamme e bimbi, Amica, Bimbe d’Italia, Telesette, Intimità, La donna, e con i quotidiani La Gazzetta del Mezzogiorno, Stampa Sera, Paese Sera, Il Tempo. Tutte queste anime convivevano con una profonda vocazione antifascista che l’aveva portata a partecipare alla Resistenza.
Dias Meno eclettica ma anche lei autrice di fortunati romanzi rosa, la scrittrice e giornalista triestina Willy Dias (Fortunata Morpurgo Petronio, 1872-1956) è stata anche redattrice dell’Unità
Balletto Vittoria Ottolenghi (1924-2012) dal 1956, iniziò il suo lavoro di critica di danza per Paese Sera, a cui, più tardi, affiancò regolari collaborazioni con quotidiani e riviste non specializzati come Il Mattino, Il Resto del Carlino, L’Espresso.
Cinema Lietta Tornabuoni (1931-2011) dopo aver esordito su Noi donne nel 1949, approdò prima a Novella, nel 1956, e poi anche come critica cinematografica a L’Espresso, L’Europeo, La Stampa e infine al Corriere della Sera, tra 1975 e 1978. Tornabuoni si occupò anche di moda.
Brin Irene Brin (1911-1969), ovvero la romana Maria Vittoria Rossi. Colta e raffinata, nel Dopoguerra, su La Settimana Incom Illustrata, versione di carta del cinegiornale, dispensò ironici ed esclusivi consigli mondano-letterari, spesso di livello culturale molto alto.
Pseudonimo Usava lo pseudonimo di Contessa Clara Ràdjanny von Skèwitch. Nel 1950 conobbe per caso la mitica direttrice di testate statunitensi Diana Vreeland e divenne la prima italiana a collaborare con la rivista Harper’s Bazaar.
Moda La milanese Maria Pezzi (1908-2006), illustratrice di raro talento, che cominciò a disegnare modelli su Grazia, Bellezza e Fili Moda già durante la guerra, ma poi portò il suo estro, dal 1949, su L’Europeo, anche con corrispondenze da Parigi, tutte di straordinaria spigliatezza e competenza.
Architettura Piera Peroni, direttrice della rivista Abitare, che fondò da sola a Milano nel 1961 e diresse per tutta la vita. Studentessa di architettura, non aveva completato gli studi ma era diventata una professionista nel campo della pubblicità.
Innovativa Abitare fu da subito così: non una rivista di progetti, ma divulgativa… Perfino la redazione rispondeva a questi standard: comprendeva pure un tavolo da ping pong, come decenni dopo avrebbero fatto le grandi aziende della Silicon Valley.
Eredità Peroni morì nel 1974, a 45 anni. Franca Santi Gualteri la sostituì e per quasi venti anni mantenne invariate formula editoriale e redazione (femminile). Di più: introdusse una sezione di reportage sulla qualità della vita nelle città e in particolare nelle periferie.
Cambria L’inchiesta sociale, con una particolare attenzione alle donne, fu il terreno di una delle più importanti giornaliste italiane, la calabrese Adele Cambria (1931-2015), Nel 1956 collaborava già al Giorno e al Mondo di Mario Pannunzio. Raccontando per L’Europeo la rivolta di Reggio Calabria del 1970,
Patriarcato Gabriella Parca (1926-2016) nel 1961 pubblicò l’inchiesta Sua maestà il marito, che denunciava la condizione di schiavitù delle ragazze meridionali, la ferocia dei comportamenti legati “all’onore”, l’impermeabilità ai nuovi tempi, nonostante l’emigrazione massiccia.
Libri Le sue inchieste furono poi pubblicate in due libri, Le italiane si confessano (1964) e I sultani. Mentalità e comportamento del maschio italiano (1965). Per realizzarle Parca aveva intervistato, con la collaboratrice Maria Luisa Piazza, 1.018 uomini di diverse età e condizioni sociali in tutta Italia.
Costumi Nel 1969 Gabriella pubblicò I separati e, nel 1972, mentre era direttrice della nascente rivista femminista Effe, il libro Voci dal carcere femminile; nel 1984 arrivò I divorziati.
Conclusioni
Una battaglia incompleta
Occupazione Nel 2015, i giornalisti professionisti attivi erano per il 41,6% donne (14.816) e per il 58,4% uomini (20.803). Il dato era analogo a quello del 2014 e in linea con le percentuali di occupati italiani con più di 15 anni: 58,3% uomini e 41,7% donne.
Vendite Perché un dato del 2015? Perché in quell’anno fu chiaro che il crollo delle vendite della carta stampata aveva assunto un ritmo vertiginoso e di non ritorno. Il Corriere della Sera è passato dal vendere oltre 620 mila copie nel 2003 a 212 mila nel 2018.
Corriere Nel settembre 2024 le copie cartacee individuali vendute erano meno di 120 mila, a cui andavano aggiunti circa 47 mila abbonamenti digitali certificati.
Dal 2020 Se ci si limita alle sole copie cartacee il calo dal 2020 è stato del 32,3%. Le digitali vendute quotidianamente in Italia nel 2024 sono state circa 190 mila: Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, la Repubblica, Il Fatto quotidiano e La Stampa ne coprono da soli poco meno del 60%.
Settimanali Sempre a settembre 2024, Oggi (Rcs Media Group), il più importante tra i settimanali popolari per longevità e rilievo storico, vendeva circa 125 mila copie individuali cartacee a cui se ne aggiungevano circa 20 mila digitali. Nel 1972 ne registrava 935 mila.
Espresso L’Espresso che, ancora nel 2007, superava le 388 mila copie: nell’ottobre 2024, era sulle 10 mila in edicola, anche se sui numeri reali, non più certificati, era calato il silenzio.
Siti Con circa 29 milioni e 596 mila utenti unici mensili, il sito e l’app di Repubblica sono stati i più frequentati seguiti da Corriere della Sera (28 milioni e 934 mila utenti, -3%) e Fanpage (21 milioni e 183 mila internauti, -6,9%). Quest’ultimo non ha un corrispettivo di carta.
Pregiudizi. Il 10 marzo 1970, il settimanale Oggi titolava: La moglie usata non la voglio, per raccontare la storia di tale Angelo Di Leo che aveva “rispedito” alla famiglia la moglie dopo aver scoperto che non era più vergine.
Fake Per non parlare di un articolo dello stesso periodico del 17 dicembre 1964: È provato, gli schiaffi fanno felici tutte le donne. Il web ha reso possibile sia l’immediata smentita di notizie false, sia i commenti che contestino prese di posizione discriminatorie.
Web La platea potenziale che offre il web è sterminata: a settembre 2024 sono stati 44,3 milioni gli italiani che si sono collegati a internet (il 75,9% della popolazione dai 2 anni in su), restando online per 71 ore e 20 minuti complessivi a persona.
Istruite Nel nostro Paese le donne sono, nel 2024, mediamente più istruite degli uomini: il 24,9% possiede un titolo terziario contro il 18,3% degli uomini. E per questo serve una nuova generazione di pioniere che sappia fare della rete la grande arena di un’informazione nuova, inclusiva, paritaria, estesa.
Luna Rossa La vittoria del team femminile italiano di Luna Rossa, nell’ottobre 2024, durante l’America’s Cup, che è stato quasi del tutto ignorato dai media sportivi tradizionali, ha trovato proprio sui social e sul web la sua risonanza.
In Tv Le direttrici dei tg nazionali ci sono da tempo: nel 1994 Daniela Brancati è arrivata alla guida del Tg3 Rai; nel 2021, e fino al 2023, Monica Maggioni è stata direttrice del Tg1 Rai.
Vicedirettrici Il Corriere della Sera ne ha due, nel 2024, Barbara Stefanelli (nominata già dal 2009 e vicaria dal 2015) e Fiorenza Sarzanini, ma restano in minoranza. La Stampa conta, sempre nel 2024, sulla vicedirezione di Annalisa Cuzzocrea. Al vertice della Repubblica c’è una sola vicedirettrice, Stefania Aloia.
Sportive Alla Gazzetta dello Sport la prima ad affacciarsi in redazione, nel 1973, era stata Rosanna Marani, con un’intervista a Gianni Rivera. Enrica Speroni, la seconda, era stata assunta nel 1984. Nel 1989 arrivò Gabriella Mancini.
Rimozione Quello che in questo libro abbiamo cercato di raccontare è che l’avanzata delle giornaliste. non è stata soltanto lenta. È stata rimossa. Gran parte delle protagoniste sono state cancellate.
Editrici Scriveva Sofia Bisi Albini nel 1906 ad Angelo De Gubernatis: «Mi si invita da molte parti a fondare una rivista femminile che ancora non esiste in Italia, che rispecchi veramente tutto il progresso della donna italiana, il suo lavoro intellettuale e manuale. (…) Ma voglio esserne io editrice».
Prospettive E qui chiudiamo il cerchio. Solo quando le donne saranno ai vertici delle aziende che producono informazione, quale che sia la forma che assumeranno, quando ne gestiranno i finanziamenti, ne possiederanno le azioni e ne controlleranno i bilanci al 50%, la parità potrà dirsi raggiunta.
@font-face {font-family:Wingdings; panose-1:5 0 0 0 0 0 0 0 0 0; mso-font-charset:77; mso-generic-font-family:decorative; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:3 0 0 0 -2147483647 0;}@font-face {font-family:Mangal; panose-1:2 4 5 3 5 2 3 3 2 2; mso-font-charset:1; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:40963 0 0 0 1 0;}@font-face {font-family:"Cambria Math”; panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1107305727 0 0 415 0;}@font-face {font-family:"New Baskerville ITC Pro”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Cambria; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:7 0 0 0 19 0;}@font-face {font-family:"Simoncini Garamond Std”; panose-1:2 11 6 4 2 2 2 2 2 4; mso-font-alt:Cambria; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:roman; mso-font-pitch:auto; mso-font-signature:7 0 0 0 17 0;}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"”; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:minor-bidi; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}h1 {mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 1 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:20.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:2.0pt; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan lines-together; page-break-after:avoid; mso-outline-level:1; font-size:18.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; text-transform:uppercase; mso-font-kerning:0pt; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI; font-weight:normal;}h2 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 2 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:6.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan lines-together; page-break-after:avoid; mso-outline-level:2; font-size:14.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; text-transform:uppercase; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI; font-weight:normal;}h3 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 3 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:6.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan lines-together; page-break-after:avoid; mso-outline-level:3; font-size:14.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; font-variant:small-caps; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI; font-weight:normal;}h4 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 4 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:6.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan lines-together; page-break-after:avoid; mso-outline-level:4; font-size:11.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; text-transform:uppercase; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI; font-weight:normal;}h5 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 5 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:6.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan lines-together; page-break-after:avoid; mso-outline-level:5; font-size:11.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; text-transform:uppercase; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI; font-weight:normal; font-style:italic;}h6 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 6 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:6.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan lines-together; page-break-after:avoid; mso-outline-level:6; font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#262626; mso-themecolor:text1; mso-themetint:217; text-transform:uppercase; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoHeading7, li.MsoHeading7, div.MsoHeading7 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 7 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:6.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan lines-together; page-break-after:avoid; mso-outline-level:7; font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#262626; mso-themecolor:text1; mso-themetint:217; text-transform:uppercase; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI; font-weight:bold; font-style:italic;}p.MsoHeading8, li.MsoHeading8, div.MsoHeading8 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 8 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:6.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan lines-together; page-break-after:avoid; mso-outline-level:8; font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#7F7F7F; mso-themecolor:text1; mso-themetint:128; text-transform:uppercase; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI; font-weight:bold;}p.MsoHeading9, li.MsoHeading9, div.MsoHeading9 {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo 9 Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:6.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan lines-together; page-break-after:avoid; mso-outline-level:9; font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#7F7F7F; mso-themecolor:text1; mso-themetint:128; text-transform:uppercase; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI; font-weight:bold; font-style:italic;}p.MsoHeader, li.MsoHeader, div.MsoHeader {mso-style-priority:99; mso-style-link:"Intestazione Carattere”; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan; tab-stops:center 240.95pt right 481.9pt; font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:10.5pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Mangal; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoFooter, li.MsoFooter, div.MsoFooter {mso-style-priority:99; mso-style-link:"Piè di pagina Carattere”; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan; tab-stops:center 240.95pt right 481.9pt; font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:10.5pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Mangal; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoCaption, li.MsoCaption, div.MsoCaption {mso-style-priority:35; mso-style-qformat:yes; mso-style-next:Normale; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:minor-bidi; font-variant:small-caps; color:#595959; mso-themecolor:text1; mso-themetint:166; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI; font-weight:bold;}p.MsoList, li.MsoList, div.MsoList {mso-style-unhide:no; mso-style-parent:"Corpo testo”; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:7.0pt; margin-left:0cm; line-height:115%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:minor-bidi; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoTitle, li.MsoTitle, div.MsoTitle {mso-style-priority:10; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo Carattere”; mso-style-next:Normale; margin:0cm; mso-add-space:auto; mso-pagination:widow-orphan; font-size:36.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#404040; mso-themecolor:text1; mso-themetint:191; text-transform:uppercase; letter-spacing:-.5pt; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoTitleCxSpFirst, li.MsoTitleCxSpFirst, div.MsoTitleCxSpFirst {mso-style-priority:10; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo Carattere”; mso-style-next:Normale; mso-style-type:export-only; margin:0cm; mso-add-space:auto; mso-pagination:widow-orphan; font-size:36.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#404040; mso-themecolor:text1; mso-themetint:191; text-transform:uppercase; letter-spacing:-.5pt; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoTitleCxSpMiddle, li.MsoTitleCxSpMiddle, div.MsoTitleCxSpMiddle {mso-style-priority:10; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo Carattere”; mso-style-next:Normale; mso-style-type:export-only; margin:0cm; mso-add-space:auto; mso-pagination:widow-orphan; font-size:36.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#404040; mso-themecolor:text1; mso-themetint:191; text-transform:uppercase; letter-spacing:-.5pt; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoTitleCxSpLast, li.MsoTitleCxSpLast, div.MsoTitleCxSpLast {mso-style-priority:10; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Titolo Carattere”; mso-style-next:Normale; mso-style-type:export-only; margin:0cm; mso-add-space:auto; mso-pagination:widow-orphan; font-size:36.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#404040; mso-themecolor:text1; mso-themetint:191; text-transform:uppercase; letter-spacing:-.5pt; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoBodyText, li.MsoBodyText, div.MsoBodyText {mso-style-unhide:no; mso-style-link:"Corpo testo Carattere”; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:7.0pt; margin-left:0cm; line-height:115%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:minor-bidi; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoSubtitle, li.MsoSubtitle, div.MsoSubtitle {mso-style-priority:11; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Sottotitolo Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:14.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; font-variant:small-caps; color:#595959; mso-themecolor:text1; mso-themetint:166; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoNoSpacing, li.MsoNoSpacing, div.MsoNoSpacing {mso-style-priority:1; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"”; margin:0cm; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:minor-bidi; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoListParagraph, li.MsoListParagraph, div.MsoListParagraph {mso-style-priority:34; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:36.0pt; mso-add-space:auto; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Mangal; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoListParagraphCxSpFirst, li.MsoListParagraphCxSpFirst, div.MsoListParagraphCxSpFirst {mso-style-priority:34; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-type:export-only; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:36.0pt; mso-add-space:auto; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Mangal; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoListParagraphCxSpMiddle, li.MsoListParagraphCxSpMiddle, div.MsoListParagraphCxSpMiddle {mso-style-priority:34; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-type:export-only; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:0cm; margin-left:36.0pt; mso-add-space:auto; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Mangal; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoListParagraphCxSpLast, li.MsoListParagraphCxSpLast, div.MsoListParagraphCxSpLast {mso-style-priority:34; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-type:export-only; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:36.0pt; mso-add-space:auto; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Mangal; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoQuote, li.MsoQuote, div.MsoQuote {mso-style-priority:29; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Citazione Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:8.0pt; margin-right:36.0pt; margin-bottom:8.0pt; margin-left:36.0pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.5pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.MsoIntenseQuote, li.MsoIntenseQuote, div.MsoIntenseQuote {mso-style-priority:30; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-link:"Citazione intensa Carattere”; mso-style-next:Normale; margin-top:14.0pt; margin-right:54.0pt; margin-bottom:14.0pt; margin-left:54.0pt; text-align:center; mso-pagination:widow-orphan; font-size:16.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:minor-bidi; color:#404040; mso-themecolor:text1; mso-themetint:191; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}span.MsoSubtleEmphasis {mso-style-priority:19; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; color:#595959; mso-themecolor:text1; mso-themetint:166; font-style:italic;}span.MsoIntenseEmphasis {mso-style-priority:21; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; font-weight:bold; font-style:italic;}span.MsoSubtleReference {mso-style-priority:31; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; font-variant:small-caps; color:#404040; mso-themecolor:text1; mso-themetint:191; text-underline:#7F7F7F; text-decoration:underline; text-underline:single; mso-text-underline-themecolor:text1; mso-text-underline-themetint:128;}span.MsoIntenseReference {mso-style-priority:32; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; font-variant:small-caps; color:windowtext; text-transform:none; letter-spacing:.15pt; font-weight:bold; text-decoration:underline; text-underline:single;}span.MsoBookTitle {mso-style-priority:33; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; font-variant:small-caps; letter-spacing:.35pt; font-weight:bold;}p.MsoTocHeading, li.MsoTocHeading, div.MsoTocHeading {mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:39; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:"Titolo 1”; mso-style-next:Normale; margin-top:20.0pt; margin-right:0cm; margin-bottom:2.0pt; margin-left:0cm; mso-pagination:widow-orphan lines-together; page-break-after:avoid; font-size:18.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; text-transform:uppercase; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}span.Titolo1Carattere {mso-style-name:"Titolo 1 Carattere”; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 1”; mso-ansi-font-size:18.0pt; mso-bidi-font-size:18.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; text-transform:uppercase;}span.Titolo2Carattere {mso-style-name:"Titolo 2 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 2”; mso-ansi-font-size:14.0pt; mso-bidi-font-size:14.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; text-transform:uppercase;}span.Titolo3Carattere {mso-style-name:"Titolo 3 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 3”; mso-ansi-font-size:14.0pt; mso-bidi-font-size:14.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; font-variant:small-caps;}span.Titolo4Carattere {mso-style-name:"Titolo 4 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 4”; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; text-transform:uppercase;}span.Titolo5Carattere {mso-style-name:"Titolo 5 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 5”; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; text-transform:uppercase; font-style:italic;}span.Titolo6Carattere {mso-style-name:"Titolo 6 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 6”; mso-ansi-font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#262626; mso-themecolor:text1; mso-themetint:217; text-transform:uppercase; font-weight:bold;}span.Titolo7Carattere {mso-style-name:"Titolo 7 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 7”; mso-ansi-font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#262626; mso-themecolor:text1; mso-themetint:217; text-transform:uppercase; font-weight:bold; font-style:italic;}span.Titolo8Carattere {mso-style-name:"Titolo 8 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 8”; mso-ansi-font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#7F7F7F; mso-themecolor:text1; mso-themetint:128; text-transform:uppercase; font-weight:bold;}span.Titolo9Carattere {mso-style-name:"Titolo 9 Carattere”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:9; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Titolo 9”; mso-ansi-font-size:10.0pt; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#7F7F7F; mso-themecolor:text1; mso-themetint:128; text-transform:uppercase; font-weight:bold; font-style:italic;}span.IntestazioneCarattere {mso-style-name:"Intestazione Carattere”; mso-style-priority:99; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-locked:yes; mso-style-link:Intestazione; mso-bidi-font-size:10.5pt; font-family:"Mangal”,serif; mso-bidi-font-family:Mangal;}span.PidipaginaCarattere {mso-style-name:"Piè di pagina Carattere”; mso-style-priority:99; mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Piè di pagina”; mso-bidi-font-size:10.5pt; font-family:"Mangal”,serif; mso-bidi-font-family:Mangal;}span.TitoloCarattere {mso-style-name:"Titolo Carattere”; mso-style-priority:10; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:Titolo; mso-ansi-font-size:36.0pt; mso-bidi-font-size:36.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; color:#404040; mso-themecolor:text1; mso-themetint:191; text-transform:uppercase; letter-spacing:-.5pt;}span.CorpotestoCarattere {mso-style-name:"Corpo testo Carattere”; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Corpo testo”;}p.Indice, li.Indice, div.Indice {mso-style-name:Indice; mso-style-unhide:no; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan no-line-numbers; font-size:11.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:minor-bidi; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}p.Default, li.Default, div.Default {mso-style-name:Default; mso-style-unhide:no; mso-style-parent:"”; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"New Baskerville ITC Pro”,serif; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-bidi-font-family:"New Baskerville ITC Pro”; color:black; mso-fareast-language:ZH-CN;}p.Pa7, li.Pa7, div.Pa7 {mso-style-name:Pa7; mso-style-priority:99; mso-style-unhide:no; mso-style-parent:Default; mso-style-next:Default; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; line-height:14.05pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"New Baskerville ITC Pro”,serif; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-bidi-font-family:"Times New Roman”; mso-fareast-language:ZH-CN;}p.Pa11, li.Pa11, div.Pa11 {mso-style-name:Pa11; mso-style-priority:99; mso-style-unhide:no; mso-style-parent:Default; mso-style-next:Default; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; mso-line-height-alt:10.05pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"New Baskerville ITC Pro”,serif; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-bidi-font-family:"Times New Roman”; mso-fareast-language:ZH-CN;}p.Pa17, li.Pa17, div.Pa17 {mso-style-name:Pa17; mso-style-priority:99; mso-style-unhide:no; mso-style-parent:Default; mso-style-next:Default; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; mso-line-height-alt:10.05pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"New Baskerville ITC Pro”,serif; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-bidi-font-family:"Times New Roman”; mso-fareast-language:ZH-CN;}p.Intestazioneepidipagina, li.Intestazioneepidipagina, div.Intestazioneepidipagina {mso-style-name:"Intestazione e piè di pagina”; mso-style-unhide:no; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; line-height:107%; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:minor-bidi; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}span.IntestazioneCarattere1 {mso-style-name:"Intestazione Carattere1”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-unhide:no; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Mangal”,serif; mso-bidi-font-family:Mangal;}span.PidipaginaCarattere1 {mso-style-name:"Piè di pagina Carattere1”; mso-style-noshow:yes; mso-style-priority:99; mso-style-unhide:no; mso-bidi-font-size:10.0pt; font-family:"Mangal”,serif; mso-bidi-font-family:Mangal;}p.Pa13, li.Pa13, div.Pa13 {mso-style-name:Pa13; mso-style-priority:99; mso-style-unhide:no; mso-style-parent:Default; mso-style-next:Default; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; line-height:11.05pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"New Baskerville ITC Pro”,serif; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-bidi-font-family:"Times New Roman”; mso-fareast-language:ZH-CN;}p.Pa14, li.Pa14, div.Pa14 {mso-style-name:Pa14; mso-style-unhide:no; mso-style-parent:Default; mso-style-next:Default; margin-top:0cm; margin-right:0cm; margin-bottom:8.0pt; margin-left:0cm; line-height:11.05pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:11.0pt; font-family:"New Baskerville ITC Pro”,serif; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-bidi-font-family:"New Baskerville ITC Pro”; color:black; mso-fareast-language:ZH-CN;}span.SottotitoloCarattere {mso-style-name:"Sottotitolo Carattere”; mso-style-priority:11; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:Sottotitolo; mso-ansi-font-size:14.0pt; mso-bidi-font-size:14.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi; font-variant:small-caps; color:#595959; mso-themecolor:text1; mso-themetint:166;}span.CitazioneCarattere {mso-style-name:"Citazione Carattere”; mso-style-priority:29; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:Citazione; mso-ansi-font-size:12.5pt; mso-bidi-font-size:12.5pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:major-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:major-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:major-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:major-bidi;}span.CitazioneintensaCarattere {mso-style-name:"Citazione intensa Carattere”; mso-style-priority:30; mso-style-unhide:no; mso-style-locked:yes; mso-style-link:"Citazione intensa”; mso-ansi-font-size:16.0pt; mso-bidi-font-size:16.0pt; color:#404040; mso-themecolor:text1; mso-themetint:191;}.MsoChpDefault {mso-style-type:export-only; mso-default-props:yes; font-size:11.0pt; mso-ansi-font-size:11.0pt; mso-bidi-font-size:11.0pt; font-family:"Arial”,sans-serif; mso-ascii-font-family:Arial; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:Arial; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Arial; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:Arial; mso-bidi-theme-font:minor-bidi; mso-font-kerning:0pt; mso-ligatures:none; mso-fareast-language:ZH-CN; mso-bidi-language:HI;}.MsoPapDefault {mso-style-type:export-only; margin-bottom:8.0pt; line-height:107%;}div.WordSection1 {page:WordSection1;}ol {margin-bottom:0cm;}ul {margin-bottom:0cm;}