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 2026  gennaio 03 Sabato calendario

Epstein, nei file le pressioni contro le condanne a Eternit

«Caro Avner, desidero informarti che la scorsa notte la Cassazione ha annullato la precedente sentenza di due tribunali di Torino che avevano condannato STS a 18 anni di carcere. Attualmente ci troviamo in un piccolo hotel tra le montagne della Svizzera, per mantenere un profilo basso in attesa che la tempesta passi. Anche a nome di Stephan Schmidheiny desidero esprimere la mia profonda gratitudine per l’aiuto che hai offerto e per gli sforzi che hai compiuto a sostegno della causa di STS».
La mail è del 20 novembre 2014. A scriverla è Heinz Pauli, finanziere svizzero e storico braccio destro di Stephan Schmidheiny, proprietario e amministratore di fatto della multinazionale Eternit, condannato in primo e secondo grado per il disastro ambientale causato dall’amianto. Il destinatario è Avner Azulay, ex alto ufficiale del Mossad. Poche ore dopo Azulay scrive a Ehud Barak, ex primo ministro israeliano, già capo di stato maggiore dell’esercito e direttore dell’intelligence militare: «Fine della storia! Tutto ciò che abbiamo fatto è stato offrire i nostri servizi». Barak risponde due giorni dopo: «Grazie. Auguro a lui e agli altri tutto il meglio».
Il rapporto tra Barak ed Epstein emerge dagli Epstein file. Mentre altre mail riservate di Ehud Barak sono al centro dell’inchiesta esclusiva di Report, la trasmissione di Sigfrido Ranucci in onda domani su Rai3. Documenti clamorosi che ricostruiscono, per la prima volta, il coinvolgimento di una rete internazionale di relazioni riconducibile anche a Jeffrey Epstein. Una rete che, nel momento più delicato del processo Eternit, avrebbe fatto pressioni sulla giustizia italiana mentre la Cassazione era chiamata a decidere sulla condanna definitiva di Schmidheiny.
Il processo Eternit è uno dei più grandi procedimenti per disastro ambientale mai celebrati in Italia. Il 13 febbraio 2012 Schmidheiny era stato condannato in primo grado a 16 anni per disastro ambientale doloso permanente e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche. L’Appello aveva aumentato la pena a 18 anni. È il primo caso al mondo in cui i vertici di una multinazionale vengono condannati penalmente per un disastro ambientale. Se la Cassazione avesse confermato la sentenza, avrebbe potuto aprire la strada a procedimenti analoghi in tutta Europa.
È in questo passaggio che, secondo i documenti in possesso di Report, entra in campo una rete internazionale. Il 16 settembre 2013, prima del deposito del ricorso in Cassazione, Pauli scrive ad Azulay che inoltra immediatamente a Barak, che dopo l’uscita dalla politica ha avviato attività nel settore della cyber security, cofondando l’azienda Paragon. Nelle mail Schmidheiny non viene mai nominato direttamente, ma indicato con la sigla STS. Il gruppo organizza un incontro a Tel Aviv per definire una strategia. Il 4 ottobre 2013 Pauli scrive che «l’unica strada promettente» è lavorare «nei circoli della società romana», spiegando che una decisione negativa della Cassazione potrebbe danneggiare l’Italia e scoraggiare gli investimenti internazionali.
Nel novembre 2014 la Cassazione annulla le sentenze per prescrizione così come chiesto dal pg Francesco Maria Iacoviello. Il giorno dopo la sentenza, il carteggio tra Pauli, Azulay e Barak riprende, con i ringraziamenti per i “servizi” offerti, la cui natura non viene specificata nelle mail. Oggi Schmidheiny è nuovamente a processo. Nell’aprile 2025 la Corte d’Assise d’Appello di Torino lo ha condannato a 9 anni e 6 mesi per omicidio colposo. Ancora una volta l’ultima parola spetterà alla Cassazione.