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 2026  gennaio 03 Sabato calendario

La nuova battaglia di Bindi, la «catto-pasionaria» diventata il volto tv del No

L’ultima pasionaria. La prima e indiscussa fu Dolores Ibárruri, suo lo slogan «No pasarán», con il quale combattè, insieme alle brigate internazionali, nel tentativo fallito di difesa della Repubblica contro Francisco Franco, nella guerra civile spagnola. Era piena di italiani, la Spagna degli anni Trenta. Luigi Longo, il comandante Gallo, che poi sarà segretario del Pci. Teresa Noce, altra pasionaria, moglie di Longo e da lui lasciata nel 1953, con una richiesta di annullamento del matrimonio nel quale ne contraffaceva la firma. Lo stalinista Vittorio Vidali, il comandante Carlos, che per amore ancora di una pasionaria, Tina Modotti, probabilmente non fu senza peccato nella morte prematura del suo precedente compagno.
L’ultima pasionaria, si chiama invece Rosaria Bindi, detta Rosy, e con il movimento internazionale comunista, ma anche con quello italiano, non ha nulla a che spartire. È lei la punta di diamante, insieme a Vittorio Bachelet, nella battaglia referendaria prossima ventura contro la separazione delle carriere dei magistrati. Ed è il suo volto a dominare in tv sul fronte del No.
È nata a Sinalunga, il 12 febbraio del 1951 e viene dall’Azione Cattolica. Prima nella Dc fino allo scioglimento, poi nel Ppi, quindi nell’Ulivo con Romano Prodi, infine nel pacchetto di mischia che fonderà il Partito democratico, prima di allontanarsene in un altro 12 febbraio, quello del 2021, perché non è più la forza che lei sperava che fosse. In mezzo ministra della Sanità, presidente della commissione Antimafia, a capo della quale mise tra gli impresentabili anche il suo compagno di partito Vincenzo De Luca, che una volta eletto presidente della Campania la querelò, presidente del Pd, dal quale si dimise quando Prodi fu silurato nella sua corsa al Quirinale da almeno 101 franchi tiratori del suo partito.
Diplomata in Ragioneria, laureata in Scienze politiche con Vittorio Bachelet. Era con lui alla Sapienza, come sua assistente, quel tragico giorno, ancora un 12 febbraio, questa volta del 1980, giorno del suo ventinovesimo compleanno, quando le Brigate Rosse lo assassinarono.
Carattere a dir poco urticante, quello di Rosy Bindi, non solo nei confronti degli avversari, ma anche all’interno della sua parte, vista l’incapacità congenita di fare sconti a chicchessia. Ma è con Silvio Berlusconi che ha avuto gli scontri più aspri, a partire dal Lodo Alfano, sull’immunità alle alte cariche. La critica le valse la reprimenda del Cavaliere che, probabilmente rubacchiando una battuta di Vittorio Sgarbi, disse non senza ferocia che «era più bella che intelligente». Poteva essere il colpito e affondato definitivo della battaglia navale, invece divenne una medaglia al merito, che fece di lei l’alfiere dell’antiberlusconismo. Ma poi, così va il mondo, un lento declino, a volte ravvivato da ipotetiche candidature al Quirinale, alla fine quasi inesorabile.
Quasi. Perché, quando c’è stato da scervellarsi su quale bandiera contrapporre a Giorgia Meloni nella battaglia sul referendum, il suo nome è sorto spontaneo. E nella politica italiana, dove di solito ci si espone solo se si ha una garanzia del notaio, Rosy invece non si tira indietro. «Sono qui per fare la mia piccola particina insieme a tanti altri», ha detto a Tommaso Labate sul Corriere. «La premier è più abile che bugiarda», ha detto in un’intervista alla Stampa, usando anche lei la tecnica del paragone irridente già usata da Berlusconi. «Abbiamo bisogno di una Giustizia e di magistrati liberi dal potere politico», ha argomentato, mostrando di non avere paura di politicizzare lo scontro. «Si parla sempre di Palamara, ma le camarille di Palamara si facevano o no con i politici in quegli alberghi romani?». Funziona? Non funziona? Alle urne l’aspra sentenza. Di buono c’è, si saranno detti nel Pd, che, se dovesse andare male, a perdere sarebbe stata la vecchia guardia.
Sui social non ci sono vie di mezzo. «Grande persona, competente come pochi politici oggi». «Ma vai in pensione, pensa alla tua legge insensata che ha allungato le liste d’attesa». «È una persona onesta». «Ah! Ah! Non potevano scegliere meglio per perdere». E si potrebbe andare avanti a lungo, anche censurando i commenti più politicamente scorretti, visto che siamo in fascia protetta.
Insomma, sondaggi alla mano e sommando le tante defezioni nel campo del No sembra quasi un «Rosy, vai avanti tu che ci viene da ridere». Certo, se poi invece fosse proprio la vecchia guardia a spuntarla, ci sarebbe da mettersi lì con i popcorn per vedere come finisce.