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 2026  gennaio 02 Venerdì calendario

Comunismo al bando in Repubblica Ceca: punito chi simpatizza o propaganda

C’è una notizia che è passata inosservata nelle ultime ore ma che potrebbe mettere un tassello importante nella definizione geopolitica dell’Europa del futuro e che, ancora una volta, arriva da quello che un tempo veniva definito come “blocco orientale” o “sovietico”. La Repubblica Ceca, dal 1 gennaio 2026, ha ufficialmente equiparato il comunismo con il nazismo, mettendoli al bando: è il primo Paese europeo ad aver messo le due ideologie sullo stesso piano in maniera simmetrica a livello giudiziario.
Il presidente Petr Pavel ha firmato il dispositivo lo scorso luglio mettendo definitivamente al bando la propaganda comunista nel suo Paese modificando gli articoli 403 e 404 del Codice Penale ceco che, nello specifico, ora nel primo articolo punisce esplicitamente chi fonda, sostiene o promuove movimenti nazisti o comunisti con pene che vanno da uno a cinque anni di reclusione. E nel secondo articolo colpisce chi esprime pubblicamente simpatia per questi movimenti, rendendo l’uso dei simboli un rischio penale concreto se legato alla propaganda di ideologie totalitarie.Le pene previste sono da uno a cinque anni di reclusione e se il reato avviene tramite mezzi di comunicazione di massa, la pena può salire fino a dieci anni.
I partiti comunisti presenti nel Paese hanno messo in piazza forti proteste contro la decisione del governo ma la decisione è stata irremovibile anche con il cambio di governo di è proceduto verso questa direzione. Nello specifico, è il KSČM il partito che ha alzato maggiormente la voce: si tratta del nucleo storico del potere totalitario che sotto la sigla di KSČ ha governato il paese dal 1948 fino alla Rivoluzione di Velluto del 1989. Ha trasformato la nazione in un satellite dell’Unione Sovietica, instaurando un regime a partito unico basato sulla repressione del dissenso e sul controllo totale dell’economia e della società. Per quanto il KSČ si sia sciolto ufficialmente nel 1992 la sua eredità è rimasta presente attraverso il Partito Comunista di Boemia e Moravia, noto come KSČM, che ha mantenuto un legame ideologico più stretto con il passato, restando per decenni una forza di opposizione isolata ma costante nel panorama politico ceco. Con la nuova legge, il KSČM si trova all’esterno dei confini legali quindi dovranno prendere una decisione sulla prosecuzione dell’attività.
"Si tratta dell’ennesimo tentativo fallito di mettere fuori legge il KSČM e intimidire i critici dell’attuale regime”, hanno dichiarato fonti interne del partito, che ora è parte di una coalizione politica, “Stačilo!” che ha loro permesso di rimettere piede in parlamento grazie al 5% delle preferenze ottenute. “La storia dimostra ancora una volta che nemmeno le repressioni più dure possono mettere a tacere coloro che invocano un mondo migliore e più giusto. Nessuno fermerà i comunisti, così come i valori che difendono: cooperazione internazionale, solidarietà, progresso, socialismo e pace”, si legge in una recente dichiarazione. È parte della minoranza ma l’attuale coalizione di governo guidata da Babiš ha bisogno del dialogo con queste forze per mantenere la stabilità. Il nuovo dispositivo crea un paradosso: c’è un partito regolarmente eletto che siede in parlamento mentre i suoi riferimenti ideologici e i suoi simboli sono stati dichiarati illegali. Ora la giurisprudenza dovrà definire il confine e sarà forse il lavoro più difficile. “La designazione esplicita nel nome di un partito politico come ’comunista’ può, dopo la riforma del codice penale, ricadere nella nuova fattispecie di reato e portare al perseguimento del partito come persona giuridica. Questa solitamente non è responsabile penalmente da sola, ma insieme ai suoi rappresentanti o dipendenti”, ha spiegato l’avvocato Tomáš Nahodil.
La decisione ceca di equiparare in allineamento simmetrico nazismo e comunismo nasce dalla storia di questo Paese, che ha subito prima la dittatura nazista e poi quella comunista, entrando in contatto con entrambe le ideologie e avendo una conoscenza diretta del fenomeno. Questa “doppia occupazione” ha generato una consapevolezza sociale che percepisce entrambe le ideologie come varianti dello stesso fenomeno totalitario, accomunate dalla negazione dell’individuo e dal ricorso sistematico alla violenza di Stato. In Italia e, in generale, nell’Europa occidentale non si riesce ad arrivare a questo livello di consapevolezza perché il comunismo non è riuscito a sfondare la “Cortina di ferro” e quindi oggi ci può essere chi, legittimamente, propaganda le ideologie comuniste. Anzi, si è formata un’idea romantica di comunismo legata alla narrazione fatta sulla Resistenza contrapposta al fascismo, per quanto gli orrori di Tito in Jugoslavia si siano compiuti dentro i confini del nostro Paese.
L’integrazione della legge ceca chiude definitivamente in cerchio nel Paese dell’ex blocco sovietico, stabilendo che non esiste una distinzione tra “intenti” e “risultati": l’ideologia è considerata criminale per la sua stessa natura escludente e violenta. È una scelta di rottura che sancisce come la “Cortina di ferro” esista ancora oggi sotto forma di confine della sensibilità giuridica e storica.