La Stampa, 2 gennaio 2026
I drogati dell’Hi-Tech
C’era una volta la Silicon Valley, la valle dell’Eden dove si celebravano le magnifiche sorti progressive della tecnologia che avrebbe liberato i lavoratori dalla schiavitù del cartellino da timbrare. Quando Internet era la prateria della pari opportunità per tutti i popoli del mondo. Niente più ragionieri Filini. Addio Fantozzi. Basta scrivanie in formica e piante di ficus. Nella valle dell’Eden tutto era tondeggiante e libero. Non tavoli ma divanetti, classi di yoga per rilassare e tappetini per la meditazione. E poi orari flessibili, certo. E tavoli da ping pong. E luci soffuse: la tecnologia avrebbe reso il lavoro più umano. Ci avevamo creduto. Ma erano tutte balle, chiaramente.
Il sogno che la tecnologia avrebbe migliorato il mondo e liberato il lavoro è durato un soffio. L’istinto del rapace ha prevalso sul sogno della farfalla. Ora le startup tecnologiche distribuiscono bustine di nicotina per incentivare la produttività dei loro giovani ingegneri e cervelli matematici. Un po’ come fanno nelle stalle svizzere con la musica classica. Perché si è scoperto che le mucche producono più latte sulle note di Mozart.
Questa bella novità la rivela il Wall Street Journal, la bibbia del capitalismo americano, termometro delle nuove tendenze dell’economia mondiale. E come inizio dell’anno non è precisamente quello per cui uno dovrebbe gioire. Scrive il Wsj: le startup tecnologiche distribuiscono gratuitamente bustine di nicotina ai dipendenti, rifornendo i frigoriferi e i distributori automatici degli uffici con stimolanti aromatizzati con lo scopo di aumentare la concentrazione. Sono quelle piccole bustine bianche, molto in voga anche da noi, vendute in scatole rotonde (la forma le fa sembrare meno nocive dei pacchetti di sigarette squadrati?), che hanno sostituito le bionde dopo il dilagare dei divieti di fumo. Si tratta di nicotina in cristalli. Concentrazione maggiore che nelle sigarette. Più nociva. Dà più dipendenza.
Gli esperti medici interpellati dal Wsj avvertono che questa tendenza comporta rischi reali: la nicotina crea forte dipendenza, aumenta la pressione sanguigna, il rischio di infarti e ictus. Citano studi secondo cui la nicotina può aumentare anche la crescita dei tumori e ridurre il numero di spermatozoi.
Ma che importa. È legale. Non ha lo stigma sociale della cocaina. Se serve a fare felici i dipendenti e soprattutto a farli lavorare di più, diamogliela gratis. Così è il nuovo benefit non ufficiale della Silicon Valley. Altro che divanetti e ping pong. Il sogno si è infranto e non si cercano Paradisi Artificiali alla Charles Baudelaire, ma piuttosto di stare al passo con l’Intelligenza Artificiale: il settore tech è sempre più competitivo, le ore di lavoro si allungano, i lavoratori ricorrono sempre più spesso a stimolanti e alle cosiddette tecniche di “bio-hacking” nel tentativo di rimanere lucidi mentre lo sviluppo dell’AI accelera e le aspettative aumentano. Non è la cocaina che correva a fiumi quando i lupi sniffavano a Wall Street. Ma l’effetto dovrebbe essere lo stesso. E si dice dovrebbe perché gli studi scientifici su questo sono contraddittori.
Secondo il Wall Street Journal, le bustine di nicotina sono già un benefit per i dipendenti dai 21 anni in su alla Palantir Technologies, azienda di analisi dei dati. Le startup produttrici di nicotina Lucy e Sesh hanno installato distributori automatici con il proprio marchio all’interno degli uffici dell’azienda a Washington Dc. Lo stesso anche in aziende più piccole, come Hello Patient, con sede ad Austin, Texas, dove il fondatore Alex Cohen ha aggiunto un frigorifero per bustine di nicotina dopo aver notato barattoli di Zyn sulle scrivanie degli ingegneri e aver collegato il loro uso alla concentrazione intensa durante le lunghe sessioni di programmazione. «Erano molto produttivi, quindi ho pensato che forse c’era qualcosa di interessante», ha detto al Wsj.
Addio caffè, lento e democratico e crea comunità intorno alla macchinetta in fondo al corridoio. Che perdita di tempo. La nicotina è individuale e silenziosa, entra in circolo veloce, è efficiente come richiede la distopia da cui sembra uscita. Non cambiamo il lavoro, cambiamo il corpo. Adattiamolo chimicamente ai ritmi. Ottimizziamolo, per reggere alla performance. Se poi va in pezzi non è un problema. Ai tempi di Charlie Chaplin la parodia si faceva sull’alienazione della catena di montaggio. Anche oggi l’importante è girare in fretta, sempre più in fretta. Ma la chiamano performance.