la Repubblica, 2 gennaio 2026
Turchia, una donna ha chiesto a Trump il test del dna: “Sono sua figlia”
Secondo Necla Ozmen, 55enne di Ankara, la somiglianza tra lei e Donald Trump è evidente: basterebbe guardare la sua folta chioma bionda per capire che è sua figlia biologica. Ha lanciato una battaglia legale tra gli Stati Uniti e la Turchia per dimostrare a tutti quanto la madre adottiva, Sati, le avrebbe rivelato nel 2017, dopo aver visto il presidente americano in televisione: “Quello è il tuo vero padre”.
Da quel giorno non si è più data pace: ha messo insieme i racconti frammentari e le poche informazioni disponibili sulla sua adozione, arrivando a chiedere all’ambasciata statunitense in Turchia e ai tribunali americani di disporre un test del Dna. Una prima istanza, presentata al tribunale di Ankara, è già stata respinta: secondo i giudici, le prove fornite non sarebbero sufficienti.
Ma la donna non si è arresa, anzi. Ai giornalisti turchi si mostra a confronto con Trump e con le sue due figlie, Ivanka e Tiffany. “Sono molto simile a una delle mie sorelle. Ho una somiglianza anche con mio padre”, dice e assicura di non voler creare problemi. “Voglio solo sapere se è davvero mio padre e lasciare che lui si prenda cura di me e dei miei fratelli”.
Ozmen sostiene che la sua madre biologica fosse una cittadina statunitense di nome Sofya e che, poco dopo la nascita, lei sia stata data in adozione a una coppia turca che lavorava per la Nato e che aveva da poco subito un aborto spontaneo. Secondo la 55enne, sarebbe stata registrata con l’identità della figlia perduta di un’altra donna, una pratica che, decenni fa, non era insolita nei casi di adozioni informali.
I genitori adottivi le avrebbero raccontato che la madre naturale aveva continuato a cercarla negli anni, telefonando di tanto in tanto per avere notizie su di lei, prima di ammalarsi e morire. Sarebbe stato durante la campagna elettorale statunitense del 2017 che la madre adottiva avrebbe riconosciuto nel candidato repubblicano Donald Trump il padre biologico di Necla.
Ozmen ha dichiarato ai giornalisti di aver presentato inizialmente una richiesta di riconoscimento di paternità in Turchia. Dopo il rigetto da parte del tribunale, ha presentato ricorso e ha inviato una petizione legale anche a un tribunale della famiglia negli Stati Uniti, tramite l’ambasciata competente, chiedendo che la vicenda venga esaminata anche oltreoceano. La sua richiesta è ora che Donald Trump fornisca un campione di Dna, così da poter stabilire con certezza l’eventuale legame biologico.
E se il test dovesse confermare il racconto della madre adottiva, Necla dice di sapere già cosa fare: “Mi trasferirò negli Stati Uniti per essere più vicina a mio padre”. Anche se ammette di non sapere cosa accadrebbe in un eventuale incontro, soprattutto perché non parla inglese. “Voglio chiedergli perché mi hanno abbandonata. Non voglio giudicarlo, ma capire. Però, non conoscendo la lingua, mi domando come riusciremo a comunicare”. Per ora, però, resta da vedere quale sarà la decisione dei tribunali e se il presidente degli Stati Uniti accetterà di fornire il campione di Dna richiesto dalla donna.