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 2026  gennaio 02 Venerdì calendario

La scintilla partita dalle candele sulle bottiglie usate per il brindisi

C’è un video, fra i tanti, che racconta quegli istanti: il soffitto prende fuoco come fosse di carta mentre le luci strobo della discoteca continuano a girare, in un assurdo contrasto tra vita e morte.
Anna, Giulia, Alessia e Andrea non riescono a staccare gli occhi dallo smartphone: «Potevamo esserci noi», pensano. Solo che Andrea, dopo aver contattato la proprietaria del locale qualche giorno fa, alla fine ha deciso di organizzare una festa in casa sua. E allora niente Le Constellation. Non l’altra notte, non per l’ultimo dell’anno. Sono arrivati quando il fuoco aveva già divorato il pub su due piani, col biliardo e le freccette nel seminterrato, il bancone al centro, le pareti in legno, le vetrate all’ingresso. «Non capiamo come sia potuto succedere».
Raccontano, questi ragazzi italiani di 17 anni, che quel «numero» lo avevano già visto la sera prima. Il 30 dicembre erano stati al bar e anche quella volta due camerieri avevano fatto il loro show: uno sulle spalle dell’altro, e sulle bottiglie di champagne delle candele speciali che brillavano nel buio come fuochi d’artificio.
Sono state queste candele scintillanti a scatenare il fuoco, a incenerire il soffitto di legno e trasformare un luogo di festa di una trappola per ragazzi neppure ventenni? Le autorità svizzere non confermano una versione così netta. Di certo, però, l’incendio è scoppiato nel piano sotterraneo del bar e si è esteso in una dinamica da “flashover”, ossia il passaggio repentino da un rogo localizzato a uno generalizzato, con il calore che si accumula sotto il soffitto, i gas di combustione che si diffondono nello spazio e la temperatura che sale molto rapidamente. Per fare luce sulle cause è stata aperta un’inchiesta. Le parole di diversi testimoni oculari puntano però nella stessa direzione: candele accese attaccate a bottiglie tenute in alto.
La procuratrice del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, spiega che «non ci sono persone in stato di fermo, ma che una persona è stata chiamata per chiarire le circostanze» dell’incendio. Si è trattato di un «incidente», sottolinea, per escludere una qualsiasi pista dolosa. Ma le domande senza risposta sono tante. Così come i punti da chiarire, anche sulla sicurezza. Una «scala angusta», per esempio, era l’unica via d’uscita dal seminterrato del locale, come dichiara in conferenza stampa a Sion il comandante della polizia vallese, Frederic Gisler. Le piccole dimensioni dell’uscita hanno contribuito alla gravità del bilancio della tragedia, sottolinea Gisler. «Sono stata anche io in quel locale e posso confermare che la scala che portava nel seminterrato era angusta», ma «le indagini verificheranno se sono stati rispettati gli standard di sicurezza», le parole della procuratrice.
Gabriele, un ragazzo che di recente ha frequentato il bar – come tutti gli adolescenti qui a Crans Montana – dice che al piano di sotto un’uscita d’emergenza c’era ma non era segnalata: «L’abbiamo vista una volta, quando una mia mica si è sentita male ed è stata fatta uscire da lì». Se c’era, nella notte di Capodanno era come se non ci fosse, almeno a giudicare dalle parole degli inquirenti.
Che dovranno rispondere a un’altra domanda al momento senza risposta: quante persone erano all’interno del locale? La procuratrice spiega che «il numero massimo di persone ammesse nel bar sarà preso in considerazione durante l’indagine». Al momento, conferma, «non sappiamo quante persone ci fossero ieri sera».
Ora che a pochi metri dalla discoteca qualcuno appoggia mazzi di fiori, Caterina, sedici anni, guarda verso l’ingresso varcato tante volte in momenti spensierati: «I miei amici andavano per Capodanno, ma io non avevo voglia. E ora una di loro è in coma farmacologico...». Andrea, dopo la sua festa in casa, appena saputa la notizia è corso lì davanti: «Siamo andati verso le due. Abbiamo visto volti ustionati, persone senza vestiti, solo con le coperte addosso». E torna a pensare a quel «numero» con le bottiglie: «Lo fanno tutti».
Ora, invece, servirà del tempo «per identificare le vittime e restituire i loro corpi alle famiglie il più rapidamente possibile», dice la procuratrice. Servirà tempo per la gravità delle ustioni e i corpi completamente carbonizzati.