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 2026  gennaio 02 Venerdì calendario

Fausto Zanardelli: «I Coma Cose erano una gabbia, mi sentivo un ghost writer. Siamo andati in burnout: pericoloso mischiare amore e musica»

Un nuovo inizio. Per Fausto Zanardelli i primi giorni di questo 2026 non sono solo la scusa per mettere sull’agenda i buoni propositi. Esce oggi «A tanto così», canzone che segna una doppia ripartenza. Quella artistica, dopo dieci anni di progetto Coma_Cose. E quella personale, dopo la separazione da Francesca Mesiano che era l’altra metà anche artistica.
Si capisce che nella canzone parla di Francesca: chi altri potrebbe essere quella ragazza che scintilla ma che è andata a scuola di calci nel cuore...
«Certo che è lei. Parte tutto dalla sincerità e dall’esigenza di non nascondersi: mi sento un cantautore e quindi parlo del mio vissuto. Lasciare quel tema in sospeso sarebbe stato una sconfitta da autore. Questa canzone risponde all’esigenza di dirmi che esisto. E mi aiuta anche a dissacrare le derive gossip. Parlo attraverso la musica e non rispondendo ai commenti e a quello che leggo. È il mio modo per dire “ciao come va?”».
Perché è finita?
«Il progetto era già collassato a livello creativo. Avevamo detto che “Vita fusa”, uscito dopo Sanremo 2025, sarebbe stato l’ultimo disco insieme. La cosa più importante era tutelare la coppia, chiudere fuori il mondo e dire basta al progetto artistico. Poi ci siamo resi conto che la musica era quello che ci teneva insieme e che il sentimento si era già assopito. Mischiare amore e musica è pericolosissimo. A un certo punto si fondono, una diventa il simulacro dell’altra e non sai più di cosa sei innamorato: di una canzone, di una proiezione».

A ottobre avete annunciato la doppia separazione. Sono saltati i due show nei palazzetti. Non le manca non aver messo un punto finale?
«Quei due concerti erano stati decisi come festa di chiusura del progetto quando ancora c’era serenità fra di noi. Poi sono mancate l’energia e la voglia di costruire un racconto: ci siamo tolti dai social, non c’era più compartecipazione. Abbiamo perso il traguardo nella testa e nel cuore e ci siamo persi. Quando ti lasci dopo un decennio, vieni travolto da così tante sensazioni che l’idea dei concerti finisce all’ultimo posto.
Spiace per chi aveva comprato il biglietto, ma spero apprezzino la coerenza e la sincerità».

Doppia coppia. Come si influenzavano pubblico e privato?
«Si erano mescolate troppo le cose. Se hai dei problemi sul lavoro finisce che alla sera a casa parli ancora di quello, perdi lucidità, non ti rilassi mai, si crea una tensione che ti manda in burnout. Non capisci più chi sei: tu, tu nella coppia, tu rispetto a quello che vede la gente. È stata una bellissima gabbia».

Dopo il Sanremo 2021, quello di «Fiamme negli occhi», vi eravate separati per un breve periodo e avevate raccontato quella crisi nel Sanremo 2023 con «L’addio». Col matrimonio tutto sembrava di nuovo in ordine...
«Dopo la prima crisi c’era stato un rinnovato entusiasmo. E forse per questo, questa volta è stato tutto così veloce. Il matrimonio era stata un’occasione, ma alla fine la vita ha presentato il conto».


In che rapporti siete oggi?
«L’amore si trasforma: anche amicizia e rispetto, due sentimenti che ci sono ancora, ma quello che manca è la benzina per una relazione sentimentale».

La musica dei Coma_Cose come andrà avanti?
«I Coma_Cose esistono con me e Francesca. Senza uno sarebbe un karaoke. Non escludiamo di tornare un domani, dopo un percorso in cui ci sentiremo di esserci riappropriati delle nostre persone, sia musicali che sociali: siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto».
«L’addio non è una possibilità» cantavate...
«Rimarco quella frase: è più attuale che mai. Esiste un addio fisico, ma quello mentale fra me e Francesca non potrà mai esistere. È stato un pezzo di vita importante. Sappiamo che ci saremo sempre come persone».

Il progetto esce a nome Fausto_Lama, lo stesso nome d’arte che aveva nel duo...
«È stato il primissimo nome adottato da ragazzino quando facevo rap. Lama non nel senso di coltello, ma gli amici mi chiamavano così dopo una rima in cui citavo il telefilm Renegade: “Rinnegato come Lorenzo Lamas”».
C’è un album in arrivo?
«Ho continuato a scrivere in questi mesi. All’inizio mi mettevo alla chitarra e facevo sempre lo stesso giro... Così a fine agosto ho preso un gruppo di amici musicisti e siamo andati a Ovada, in una casa dentro a un bosco, a fare jam e sono nate le canzoni».
Cosa scopriremo dell’artista Fausto?
«In un percorso a due ci si plasma a vicenda e si mette da parte il profilo personale. Il cinismo e l’ironia che sono la mia cifra erano rimasti indietro. La gente vedeva la leader Francesca e diceva “ma lui che fa?”. Avevo fatto passi indietro al punto che mi sentivo il ghost writer di una coppia. Sento che si è liberato spazio per riappropriarmi delle mie visioni del mondo».