Corriere della Sera, 2 gennaio 2026
Pasta, maxi-taglio dei dazi Usa. Per i mobili rinvio di un anno
Il nuovo anno comincia con una tregua commerciale inattesa sull’asse transatlantico: il Dipartimento del Commercio abbatte le tariffe sulla pasta e la Casa Bianca ferma in extremis la stangata sui mobili, rinviandola al 2027. Sono due buone notizie per il made in Italy, dopo un 2025 segnato dalle giravolte protezionistiche del presidente Donald Trump. Ma anche una vittoria politica per la premier Giorgia Meloni, che ha avuto un lungo e cordiale colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti per gli auguri di fine anno. Durante la conversazione, secondo fonti di Palazzo Chigi, Meloni ha espresso soddisfazione e ringraziato Trump per l’evoluzione positiva su due settori importanti per l’export italiano negli Stati Uniti. Un passaggio non formale, che riconosce l’efficacia del canale diplomatico attivato dalla Farnesina per evitare penalizzazioni eccessive al made in Italy. L’Italia accoglie perciò con favore sia la revisione tecnica sulla pasta sia la scelta politica di rinviare al 2027 l’inasprimento tariffario sui mobili, fa sapere il ministero degli Esteri.
Il risultato più importante riguarda il comparto agroalimentare, che incassa una revisione significativa proprio mentre la pasta italiana celebra il riconoscimento a Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco. Anticipando la scadenza dell’11 marzo, il Dipartimento del Commercio Usa ha ricalcolato i dazi antidumping preliminari introdotti lo scorso 4 settembre. L’aliquota scende da un proibitivo 91,74% al 2,26% per il pastificio La Molisana e al 13,98% per Garofalo, mentre per altri undici produttori non campionati, tra cui Barilla, la tariffa si assesta al 9,09%. Coldiretti e Filiera Italia calcolano che, senza questo intervento, il costo di un piatto di pasta per le famiglie americane sarebbe raddoppiato, rischiando di escludere la pasta made in Italy da un mercato strategico (671 milioni di euro nel 2024). Dietro questo successo, non c’è solo il lavoro del governo italiano che ha presentato una memoria difensiva «ad adiuvandum», depositata tramite l’Ambasciata a Washington, a cui si è affiancata un’analoga nota a sostegno della Commissione Ue, ma anche la pressione bipartisan dei deputati italo-americani alla Camera Usa, che avevano scritto a Trump in difesa di uno dei simboli della cucina italiana. Le aziende interessate adesso possono presentare ulteriori osservazioni riguardo a queste misure, che restano sospese fino alla conclusione dell’indagine (l’11 marzo).
Sul fronte dell’arredamento, la decisione matura invece attraverso un ordine esecutivo firmato da Donald Trump poche ore prima della fine del 2025. A settembre, Trump aveva imposto nuovi dazi del 25% su mobili da cucina e mobili imbottiti che sono entrati in vigore ad ottobre. Le aliquote sarebbero dovute aumentare rispettivamente del 50% e del 30% dall’inizio del 2026, mentre ora vengono rinviate al 2027. In questo caso, probabilmente, la Casa Bianca ha agito per contenere l’inflazione, perché un rincaro così marcato su beni essenziali per la casa rischierebbe di pesare sui consumatori Usa e sul mercato immobiliare.
Ma se dal fronte americano arriva un segnale di distensione, da oggi i produttori europei dovranno fare i conti con il Cbam, o Carbon Border Adjustment Mechanism, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, un nuovo balzello ambientale introdotto da Bruxelles. Secondo le nuove regole, gli importatori europei dovranno pagare certificati corrispondenti alle emissioni di CO2 per merci extra-Ue come acciaio, alluminio, cemento e fertilizzanti. Sebbene nato per tutelare l’ambiente, il meccanismo rischia di penalizzare la manifattura italiana che trasforma queste materie prime.