Corriere della Sera, 2 gennaio 2026
Carlo Nordio: «Il referendum si voterà nella seconda metà di marzo. I magistrati hanno paura di confrontarsi con me»
La prima riforma al traguardo nel 2026 sarà quella della Giustizia. Ministro Carlo Nordio, dunque, quando si voterà il referendum: il 22 o il 29 marzo?
«La data non è stata ancora fissata. Presumibilmente nella seconda metà di marzo».
È vero che il governo vuole accelerare perché teme che i sondaggi ora favorevoli al Sì possano cambiare segno?
«Semmai è il contrario. Siamo convinti che più informiamo gli elettori su contenuto e importanza di questa riforma, più li porteremo alle urne, e con risultati positivi».
Ma il faccia a faccia con l’Anm ancora non c’è stato.
«È l’Anm che ha detto no. Io ho chiesto un confronto “uno a uno”. Prima ha rifiutato il presidente Parodi. Poi il segretario Maruotti e poi tutti gli altri. Dicendo, dapprima, che non volevano buttarla in politica. Poi, siccome avevano partecipato a dibattiti con politici hanno corretto il tiro: dicendo che va bene discuterne con altri politici, ma non con esponenti di governo. Se non vengono vuol dire che hanno paura del confronto con me».
Non era stato lei a mettere in guardia l’Anm da un’azione politica?
«L’Anm ha costituito un comitato per il No, e questo è stato di per sé un atto politico. Tuttavia ha rifiutato un confronto con me, con la motivazione che non vuole attribuirvi un significato politico, e questa è già una contraddizione. Presumo, e auspico, che per coerenza non si confronti con nessun altro esponente di partito, altrimenti significherebbe che teme un dibattito pubblico con il ministro della Giustizia. Per conto mio ho già detto che sono pronto, anche domani».
Sta per uscire un suo libro sul referendum. Cosa dice di nuovo?
«Rispondo a tutte le obiezioni che mi sono state fatte in Parlamento sulla riforma e alle quali non ho replicato».
Non è sminuire il Parlamento rispondere in un libro anziché in aula?
«Avrei risposto, ma si sarebbe riaperto il dibattito e si sarebbe andati alle calende greche. E non ci sarebbe stato tempo per l’altra riforma, sul premierato. Ma soprattutto il prossimo Csm in scadenza sarebbe stato rieletto con i vecchi criteri. È questo che terrorizza, non la separazione delle carriere, ma il sorteggio».
Serviranno i decreti attuativi. Li state scrivendo?
«Sì. Ci vorrà tempo, anche per stabilire il paniere da cui estrarre i membri laici. Ma saremo pronti. Sarebbe assurdo che si votasse un nuovo Csm con le vecchie regole».
Potreste accettare una modifica sul sorteggio per le toghe equiparandolo a quello dei laici, dunque pescando dal «paniere»?
«In linea con la riforma siamo aperti a tutti i contributi, anche dell’Anm».
Davvero non temete una dilatazione dei tempi pre-referendum?
«La dilatazione dipende da una ragione tecnica. L’ha spiegato benissimo il costituzionalista Stefano Ceccanti. La norma attuale sul referendum può esser interpretata in modo diverso, e noi intendiamo evitare incertezze, ricorsi e polemiche. Perché vogliamo che il clima non venga esacerbato, e il confronto si svolga in modo pacato e razionale».
Anche il Quirinale ha frenato rispetto a un’accelerazione dei tempi, giusto?
«È sempre il nostro interlocutore più autorevole, soprattutto quando si tratta di argomenti così delicati. Ma in questo caso le nostre considerazioni sono state motivate dalla novità dell’iniziativa di raccolta di firme di privati cittadini».
Si riferisce ai quindici «volenterosi» che hanno depositato un nuovo quesito referendario?
«Sì, è stata una iniziativa inattesa perché il quesito è molto semplice: un sì o un no a una riforma, senza possibilità di modifiche. E poiché era stato chiesto proprio da noi, e la Cassazione l’aveva dichiarato ammissibile, non se ne vedeva la ragione».
Sospetta una regia politica occulta?
«Non lo so. So soltanto che l’iniziativa è superflua. Il quesito non si può cambiare».
Intanto la giustizia è impantanata in una digitalizzazione che non va.
«La rivoluzione digitale non si fa in un batter d’occhio, e noi siamo compressi entro tempi estremamente ristretti, disposti dal precedente governo, per accedere ai contributi del Pnrr. Ma dopo le prime difficoltà siamo in dirittura d’arrivo».
Quando finiranno i disagi?
«Nel processo civile siamo già a posto. In quello penale entro marzo sarà risolta la criticità sui provvedimenti cautelari, ed entro giugno quella sulle intercettazioni. Perfettamente in linea con gli obiettivi imposti dal Pnrr».
Non sarebbe opportuno abbassare i toni?
«Mi hanno dato del piduista, del mafioso, del demolitore della Costituzione. Finché lo fa la politica lo accetto, prima di entrare in Aula faccio training autogeno per evitare che la pressione mi schizzi a 200, ma se lo fanno magistrati no. Allora Barbera, Vassalli e Cassese sono tutti piduisti? La riforma non stravolge la Costituzione e tantomeno è punitiva, ma è la logica conseguenza del processo penale voluto da Vassalli. Conferirvi un significato politico è assolutamente improprio, e pericoloso soprattutto per la magistratura. Per questo auspico un dibattito aperto, e, per quanto acceso, nei limiti della ragionevolezza»