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 2025  novembre 04 Martedì calendario

Biografia di Goffredo Bettini

Goffredo Bettini , (Goffredo Maria B.), nato a Roma il 5 novembre 1952 (73 anni). Politico. Iscritto al Partito comunista da quando aveva 14 anni. Già segretario romano della Federazione giovanile comunista italiana (dal 1977 al 1979). Già segretario cittadino del Pci (poi del Pds) a Roma. Già consigliere comunale nella capitale. Già consigliere regionale del Lazio. Eletto alla Camera nel 1993 (Pds), di nuovo nel 2001 (Ds – L’Ulivo); al Senato nel 2006 (L’Ulivo), ma si dimise nel 2007 per dedicarsi pienamente all’attività di partito. Già europarlamentare (dal 2014 al 2019).
Titoli di testa «Padre nobile del Pd» [Maria Teresa Meli, Cds].
Vita Figlio di Vittorio, avvocato penalista, nobile e gran proprietario terriero nelle Marche, e di Wilde, figlia di gioiellieri romani, ricchi, laici e repubblicani, che in prime nozze aveva sposato diciassettenne il principe musulmano Xhemal Rexa, albanese e nipote di un pascià. Il suo nome completo è Goffredo Maria dei Rocchi Bettini Camerata Passionei Mazzoleni • «Papà, quando ero bambino, mi faceva leggere Dostoevskij. Avrei preferito ascoltare qualche favola, invece sentivo solo parlare di politica» • Casa ai Parioli, molti salotti, metri e metri di grandi salotti per la signora Bettini. Intimi della famiglia sono Ugo La Malfa («Passavamo le domeniche a giocare a bocce») e altri politici repubblicani, come Randolfo Pacciardi, Oscar Mammì, Oronzo Reale. Grandi amici anche Gerardo Chiaromonte, Paolo Bufalini, Pietro Ingrao, Lucio Lombardo Radice, dell’intellighenzia del Pci • Due fratelli, «entrambi comunisti»: uno, maschio, «morto precocemente», l’altra, femmina, che lui chiama con affetto «sorellina», nata da un altro rapporto del padre dopo la separazione dalla madre. «La famiglia Bettini è una famiglia a scacchi»: sono tutti incroci di amori diversi. «La nobiltà marchigiana è conservatrice. I nobili marchigiani sono sedentari. A quattordici anni ho vissuto tuttavia lo sfilacciamento della mia famiglia che era anche lo sfilacciamento di un ceto. Avevo bisogno di forme rassicuranti. Mi serviva un modo per riordinare il mio mondo. Il Pci è stato questo. Ho investito tutta la mia vita nel partito. Mi ha salvato» [a Carmelo Caruso, Il Foglio] • Fin da giovanissimo, Goffredo ha due grandi passioni: il cinema e la politica. «Al liceo scientifico Righi proiettavo i film del realismo socialista, scrivevo sulle riviste di Aristarco e Argentieri. Fui scoperto da Bruno Grieco, segretario della sezione del Pci Trevi-Campo Marzio, presi la tessera a 14 anni e ce l’ho ancora in tasca» • Soprannominato «Panzarella», tutti gli pizzicano la pancia in segno di amicizia. Studente molto colto. Conosce Bertolucci, Volponi, Eduardo, Moravia, Sanguineti. «Ho frequentato Pasolini. E non solo. Ero pasoliniano. Ho sempre amato le borgate. Io voglio vincere nelle borgate non a Roma centro» • Ha un talento per matematica e fisica, va male nelle lingue, non riesce a imparare l’inglese, nonostante la madre lo mandi a studiare in Inghilterra. L’università non l’ha mai finita «Perché fui travolto dal partito». Quale facoltà? «Legge». Perché la facoltà di Legge? «Volevo somigliare a mio padre anche in quello». Ha occupato? «Ovviamente». Ha picchiato? «Sì». È stato picchiato? «Certo, ma mi difendeva il mio amico Massimo Pompili, cintura nera di karate il cui motto era “chi mena per primo, mena due volte”» [Caruso, cit.] • Entra nella Fgci, prima diretta da Gianni Borgna, poi da Veltroni, infine da lui stesso. Il trio organizza eventi entrati nella storia dello spettacolo: quello al Pincio in cui Benigni prende in braccio Berlinguer («Tonino Tatò, il braccio destro del segretario, che da dietro il palco ci tranquillizza: “va benissimo, ragazzi!”»), la riscoperta di Gino Paoli nel 1976, quello con Ornella Vanoni. «La cultura e la politica erano indivisibili, nel Pci. Napolitano mi rassicurava quando corteggiavamo l’eretico Pasolini, uno che salutò i nostri successi alle elezioni del 1975 come una tragedia assoluta, “Andate avanti, mantenete un rapporto con lui”, ci diceva. Altro che partito stalinista. Nel marzo 1978, mi spezzai un braccio pur di cacciare gli autonomi dalla facoltà di Economia e Commercio, mi tirarono un banco addosso, riconquistammo l’ateneo dopo l’agguato a Lama del 1977. Ancora oggi siamo lì: sinistra democratica contro la violenza» • Negli anni Ottanta Bettini è segretario romano, entra nella direzione nazionale del Partito. I componenti sono solo venti. «D’Alema ed io eravamo i più giovani» • «Mi tremavano le gambe. Ho avuto la fortuna di creare in questa città una classe dirigente. Di questo vado orgoglioso» • «Prima mossa: battaglia frontale con il pentapartito, a Roma capeggiato da Vittorio Sbardella. Avevamo perso la poltrona del sindaco, dopo Argan e Vetere. Era inutile, come invece fecero i compagni a Milano e Napoli, inciuciare con gli uomini di Craxi. Ho creato un partito da combattimento e ho salvato da Tangentopoli la sinistra romana, ho rivendicato la legittimazione morale e politica dopo il disastro di Carraro e il commissariamento del Campidoglio. E, una volta riconquistata l’egemonia, è partita l’espansione» • Dopo il 1989, quando crolla il muro di Berlino, si ammala di depressione. D’Alema lo convince a votare a favore della svolta che gli dice: «Non è vero che la svolta è un gioioso atto fecondo. Non c’è allegria, ma è una dolorosa necessità» • Ce l’ha con D’Alema? «No». Non ce l’ha davvero con lui. Ma il suo mondo non è tornato più lo stesso. «La verità è che da quel momento mi sono abituato a vivere nel disordine. Ho accettato la vita nelle sue slabbrature. È cambiato tutto. È stato un dolore. Per me non era solo un partito. Era la mia stessa identità» [Caruso, cit.] • «Il crollo del partito coincise con il mio crollo fisico» • «I pasti fuori casa sono la dannazione di Goffredone. Stakanovisticamente impegnato con imprenditori di tutte le sponde (da Francesco Gaetano Caltagirone, proprietario del Messaggero di centrosinistra, a Domenico Bonifaci, proprietario del Tempo di centrodestra, all’almirantiano Giuseppe Ciarrapico) o banchieri, come Luigi Abete che con la sua Bnl è il foraggiatore di ogni iniziativa della Roma ds a cominciare dall’Auditorium (creatura squisitamente bettiniana), Goffrie non riesce a stare a dieta come vorrebbe. Così, si espande incontrollabile e si piace ogni giorno di meno. Per questo, va raramente in tv e si lascia fotografare mal volentieri. Animo gentile in un corpo da credenza babilonese, Bettini ha il complesso della propria goffaggine. Questo ne fa, nel profondo, un solitario. Il suo rifugio è la Thailandia di cui è un patito e dove soggiorna una volta l’anno» [Giancarlo Perna] • «Mi sono curato dalla depressione guardando il mare del Siam. Da allora, ho un debito di riconoscenza con quel Paese» • «Goffredone» • «Colto, pariolino, scapolo, una magnifica passione per il cinema, un’altra per la Thailandia» [Fabrizio Roncone, 7] • Che mestiere, il senatore... «Sì, meglio stare alla Camera nella scorsa legislatura. Con cento deputati di differenza fra maggioranza e opposizione, l’angoscia non sapevamo cosa fosse». Ora invece, senatore Bettini, voi dell’Unione siete maggioranza e al Senato avete un margine di 7-8 voti, senatori a vita compresi. Bisogna andare sempre. «Una presenza continua, dolorosa». Dolorosa? «Io peso 150 chili, e le poltrone del Senato sono più strette di quelle della Camera. Mi si gonfiano le gambe e devo alzarmi, fare due passi. Incastri e disincastri» [Andrea Garibaldi, Cds] • Nel 2007, in pieno allarme diossina in Campania, dichiarò: «Mangio talmente tanta mozzarella di bufala che mi avvicino ai dieci chili a settimana» • • Considerato l’eminenza grigia dietro le candidature di Francesco Rutelli, di Walter Veltroni, di Piero Marrazzo e di Ignazio Marino. Quando, nell’agosto 2019, Matteo Salvini fece cadere il governo Conte I, sembra sia stato lui a consigliare a Nicola Zingaretti, suo allievo e segretario del partito, di non andare subito alle elezioni ma di tentare l’alleanza con i grillini che fece nascere il Conte II • «Puparo, demiurgo, influencer, regista, kingmaker, inventore, costruttore, braccio destro ufficioso, ideologo – definizioni tutte estratte dai giornali e da lui puntualmente smentite – protagonista di altrettanti tradimenti quanti sono i personaggi politici che ha plasmato» [Susanna Turco, L’Espresso] • «Da solo, Bettini conta più dell’intera segreteria. Bisognerebbe però informare anche i militanti, che conoscono Zingaretti ma poco sanno di Bettini. Se infatti l’assemblea nazionale vota all’unanimità la fine degli aiuti alla Guardia Costiera libica e poi il governo del Pd riconferma gli aiuti, a qualcuno bisognerebbe indicare chi ha deciso il voltafaccia» [Beppe Facchetti, Linkiesta] • Titoli di testa «Noi cronisti politici, a Montecitorio e a Palazzo Madama, siamo ormai costretti a muoverci sempre più spesso tra parlamentari semianalfabeti e mitomani, furbacchioni spregiudicati e potenziali disoccupati aggrappati alla poltrona, ex venditori di bibite diventati ministri e ministri aspiranti dj: e così, quando ci capita di parlare con Goffredo Bettini, pensiamo che la politica, forse, può essere ancora una cosa seria (sensazione analoga la scatena, per dire, anche il leghista Giancarlo Giorgetti: però, insomma, siamo di fronte a una specie in via di estinzione, tipo koala, volpe volante di Guadalcanal, rinoceronte di Sumatra)» [Roncone, cit.] • «È stato per anni il dominus dei dem capitolini. Sono andato una volta a trovarlo, a casa della madre. Era scalzo. Mi sembrava di essere tornato in India, quando durante un lungo viaggio mi portarono a trovare un guru che se ne stava stravaccato su un divano» (Claudio Martelli, già numero due del Psi) • «Un corpo da ippopotamo e una mente tagliente come un rasoio» (Tony Augello, uno dei capi della destra romana, per anni in Campidoglio insieme a lui) • «Al posto di Marco Aurelio dovrebbero mettere Bettini» (Andrea Augello, fratello di Tony) • Già presidente dell’Auditorium di Roma. Già direttore della Festa del Cinema. Dal giugno 2020 il ministro della Cultura Dario Franceschini lo ha nominato membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto Luce-Cinecittà. Oggi non ha più incarichi ma continua ad essere influente • «La mia forza è la disciplina. Cerco di scartare l’inutile e andare al centro delle cose. È uno sforzo per pensare pulito. Io penso in maniera pulita» • Alle elezioni primarie del Pd del 2023 sostiene la mozione di Elly Schlein, deputata ed ex vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, che risulterà vincente con il 53,75% dei voti • Dopo questa intervista sa che si dirà? Era Bettini “il monaco” e adesso è “Goffredo il vescovo”. «Ho preferito parlare poco, cercato il disincanto, praticato la distanza». L’isolamento? «Pietro Ingrao amava i conventi, ragionava sul bisogno di astrarsi. Mario Tronti li frequentava. Mi piacerebbe rifugiarmi in un convento. A mio modo, mi astraggo». E ora Goffredo Bettini perché torna a parlare? «Perché cinque anni di Meloni si possono sopportare, ma dieci anni diventerebbero un regime». Preghiamo? «Ho smesso di pregare quando ho scelto la militanza». Meloni, chi è? «Una furbesca, abile, una Zelig, una donna di maschere come quelle di Pirandello». Si può battere? «Si deve battere mandandola in cortocircuito, ci serve un partito di centro, di energie civiche, per contrastare quello che chiamo un assalto alla civiltà». Sta lanciando un nuovo modello? «Penso a una carta dei valori delle opposizioni». Da firmare dove? «Ad Assisi». E del Pd, vuole parlare? «Ci sono luci ma ci sono ombre». Quando gli viene chiesto cosa si intende per “ombre”, Bettini risponde: «Degrado. C’è un certo degrado nel Pd territoriale, conflitti di potere che sono sotto gli occhi di tutti, insieme a luci di splendida militanza». Indossa una maglia grigia, larga. Sullo scaffale della libreria si scorge il testo che Bettini definisce “fondamentale”, il saggio di Emmanuel Todd, La sconfitta dell’occidente (Fazi). Gli chiediamo se si senta sconfitto, dimenticato dal Pd, dalla segretaria, ma Bettini garantisce che non lo è e che «si parla quando si ha un ruolo da onorare, quando le tue parole possono incidere», poi, aggiunge: «C’è stato un momento in cui ho parlato troppo. È vero. Ma lo sentivo come un dovere. Successivamente io stesso avrei voluto urlare: dimenticatemi» [Caruso, Cit.] • Goffredo Bettini, dopo Marche e Calabria il campo largo sembra già in crisi... «Calabria e Marche sono state due sconfitte dolorose, in parte previste, ma sulle quali riflettere con più profondità. La salute dell’alleanza progressista va valutata alla fine del ciclo elettorale delle Regionali. Non si possono dare giudizi “epocali” dopo ogni dato elettorale. Avremo la Campania, la Puglia, il Veneto. E stiamo votando per la Toscana. Il tempo per tirare le somme ci sarà, sono fiducioso sui nostri prossimi risultati. Ricordo che l’astensionismo è la vera malattia democratica da combattere; non ne veniamo a capo per tante ragioni. Per aggredirlo serve comprendere le sue ragioni di fondo e un lavoro di lunga lena». Nel Partito democratico c’è chi mette sotto processo Elly Schlein. La segreteria però va avanti, l’altro ieri ha incontrato la sindaca di Genova Silvia Salis, e punta a essere la competitor di Giorgia Meloni per Palazzo Chigi alle prossime elezioni. «Porre al centro, ora, la scelta della leadership è un errore madornale. Ci dividerebbe e aumenterebbe i sospetti tra di noi. Non c’è alcun processo alla Schlein. Nessuno mette in discussione il suo ruolo. È perfino stucchevole ripetere ancora una volta quanto la segretaria abbia fatto per il Pd da quando ne ha preso in mano le redini. Se incontra le personalità progressiste più significative, come Silvia Salis, appartiene a quel lavoro di apertura, di dialogo, di ascolto che, io stesso, ho consigliato più volte di svolgere con maggiore convinzione e intensità». Lei ha parlato per primo di tenda dei moderati alleati al centro. Si farà sul serio? «Mi pare che la “tenda” o “casa riformista” siano finalmente all’ordine del giorno. Quando proposi cinque anni fa un progetto simile non ebbi risposte positive. Ora Renzi ha rilanciato questa idea nell’affollata Leopolda di qualche giorno fa. Il 20 ottobre a Roma, su iniziativa di Alessandro Onorato, formidabile assessore di Roma, tanti amministratori si riuniranno anche con Gaetano Manfredi e Silvia Salis, per un’aggregazione politica aperta, con l’ambizione di riunire tutte le forze laiche, liberali, cattoliche, innovative e riformiste che non si riconoscono negli attuali partiti, e dunque si danno l’obiettivo di arrivare al 10 per cento di consensi. Sarà un grande aiuto per la vittoria contro la destra italiana. L’importante è che tali forze crescano dal basso, marchino la loro autonomia e non si dividano su una prematura scelta di leadership calata dall’alto. Questo è il consiglio che mi sento di dare» [Meli, cit.] • Voterà Sì al referendum per la separazione delle carriere. «Goffredo Bettini, di cui la leader dem ha riconosciuto la lealtà: «Non si tratta di fare la guerra ai magistrati come troppo spesso avviene nella polemica pubblica – è il ragionamento di quello che è stato uno dei padri fondatori del Pd – ma di rimettere al centro il principio di equilibrio. Come nella nostra Costituzione. Come nella grande lezione del liberalismo di sinistra» [Meli, cit.].
Curiosità Vive in un condominio dimesso in una traversa del quartiere Prati. «Ho venduto la casa di famiglia. Ho avuto una casa bellissima. Me l’aveva lasciata mio padre. Non ho mai temuto la povertà. Oggi vivo della mia pensione che è un privilegio del quale ringrazio gli elettori e il mio partito» • Si alza alle cinque e legge i giornali del giorno prima. «È il metodo migliore per analizzare, pensare». Perché si alza così presto? «Sono le ore più belle». Non dorme? «Non molto». E di pomeriggio? «Non rinuncio a una pennichella. Mi aiuta» [Caruso, cit.] • Ogni mattina telefona alla sorella • Ha il vezzo di ricevere gli ospiti in tuta bianca • Film preferito: Germania Anno Zero di Roberto Rossellini • Appare dietro una maschera da Groucho Marx in un finto documentario del Kgb con i sottotitoli in cirillico girato dagli ex compagni della Fgci e proiettato alla Casa del Jazz di Roma per i 60 anni di Massimo D’Alema • Ideatore del Moviemov, festival del cinema italiano in Asia. «Amo l’Asia, le sue atmosfere, i suoi tempi, i suoi silenzi. La notte, che qui è più notte» • Dagli anni Novanta ha una casa nell’isola di Joh Samui, in Thailandia • Il Re di Thailandia gli ha concesso il riconoscimento dell’Elefante Bianco • Durante l’epidemia di coronavirus del 2020 si trovava proprio lì quando iniziò il confino. Disse di essere dimagrito di venti chili. «Ho cercato di dare ordine e disciplina alle mie giornate. Alle sei nuoto in piscina, poi mi immergo nelle letture. Nel pomeriggio scrivo. Poi cena e chiacchiere serali. Con il sottofondo delle preghiere dei monaci buddisti qui vicino».
Amori Perché non si è mai sposato? «In gioventù ho avuto molti affetti. Ma dopo quella crisi cui ho accennato ho preferito vivere da solo». Non ha mai avuto figli. «È stata la cosa che più mi è mancata». Li avrebbe voluti? «Tantissimo. Credo che adottare quelle famiglie in Thailandia sia stato un modo per compensare quella mancanza». Dicono che Nicola Zingaretti sia un po’ il figlio che non ha avuto e lo stesso Zingaretti ha sempre spiegato che Bettini è come un padre. Che rapporto c’è tra di voi? «Un rapporto specialissimo. Ma ci sono periodi in cui Nicola si è distaccato. È giusto così» [Caruso, cit.].
Titoli di coda «Voi dite che sono potente: ma ciò che conta non è il potere, è l’influenza che uno sa esercitare».