19 novembre 2025
Tags : Angela Finocchiaro
Biografia di Angela Finocchiaro
Angela Finocchiaro, nata a Milano il 20 novembre 1955 (70 anni). Attrice (60 film al cinema, vincitrice di 2 David di Donatello, 1 Nastro d’argento, 4 Ciak d’oro; 16 produzioni televisive; numerosissime produzioni teatrali). Doppiatrice (2 film).
Titoli di testa «La mia fortuna è una: che ogni volta, anche con i progetti più piccoli, finisco per innamorarmi di quello che faccio» [a Chiara Maffioletti, Cds].
Vita La famiglia paterna proviene da Catania: del padre ha sempre adorato il senso dell’umorismo e la capacità di godere della vita, vissuto in una maniera «estremamente più salutare» rispetto a quanto non riesca a lei [a Chiara Chines e Marco Cappa, Radio Smile] • A scuola come si collocava? «Mi hanno bocciata: un anno al liceo l’ho passato a ridere con la mia compagna di banco, ma era l’unica salvezza alla noia quotidiana». I professori le dicevano “non farai mai niente nella vita”? «Magari fossero entrati così nella mia esistenza! Purtroppo no». Neanche i suoi genitori? «Solo quando ho manifestato l’intenzione di dedicarmi al teatro, hanno reagito con un “ma che sei scema?”» [ad Alessandro Ferrucci, Fatto] • «Mentre frequentavo ancora il liceo, decido di presentarmi ai Filodrammatici di Milano: faccio un esame, chissà perché mi pigliano, però io non avevo le idee chiare, non è che pensassi di fare l’attrice» [a Emilia Costantini, Cds] • «Poi sono finita nella scuola di mimo di Grock con Maurizio Nichetti. Non era quello che pensavo di voler fare: stavo solo cercando qualcosa che mi suscitasse dell’interesse. Penso che a farmi fermare sia stato l’aver trovato un gruppo di persone con cui stavo bene... [Maffioletti, cit.] • «Una volta feci un’improvvisazione drammatica, ma in molti ridevano. Nichetti si avvicinò e mi disse: “Non ridono perché hai fatto male, ma perché hai i tempi comici”». Fino ad allora non aveva mai pensato di poter far ridere? «No. Anche se, da piccola, papà diceva che avevo la faccia di gomma perché cambiavo espressione continuamente» [a Filippo Maria Battaglia, Stampa] • «Dopo un po’ i miei insegnanti mi hanno chiesto di fare una piccolissima parte e ricordo di aver pensato poco prima di entrare in scena: adesso me ne vado». Agitata? «Era più panico. Mi ripetevo: ma chi me lo ha fatto fare. Invece sono rimasta. Non immaginavo di costruire una carriera, andavo avanti passo dopo passo per qualche cosa che mi muoveva intimamente. E contemporaneamente iniziavo la facoltà di Medicina» [Maffioletti, cit.] • «Era un periodo, tra la metà e la fine degli Anni 70, dove per me l’università e la recitazione andavano insieme. L’università era l’educazione tradizionale, ma quello che cercavo era altro». Mai immaginato che tipo di medico sarebbe stata? «All’inizio pensavo a chirurgia, ma “pensavo” è come dire: “Le frittelle che volano”. Poi tra il primo e il secondo anno sono passata da Medicina a Psicologia e lì le frittelle volavano sempre di più. In realtà ho cominciato quasi subito a lavorare al Teatro del Sole con degli spettacoli nelle scuole. C’era qualcosa che mi chiamava con forza» [a Barbara Mosconi, Tv Sorrisi e Canzoni] • «Si facevano spettacoli nelle scuole tutti i giorni e tutti facevano tutto, compreso montare le luci o guidare il pulmino. Ci ho lavorato quattro anni ed è stata una grande formazione. Ma non ero ancora nell’ottica di dire: “è il mio lavoro”. Lo è diventato semplicemente perché lo facevo sempre, organizzando laboratori, training, facendo improvvisazione. Era verso la fine degli anni Settanta e a Milano c’era un movimento importantissimo che favoriva la nascita di gruppi di questo genere. Avevi la sensazione di poter comunicare quello che volevi» [Maffioletti, cit.] • Che ricordo ha di quella Milano? «Arrivavano spettacoli internazionali meravigliosi, si andava al Franco Parenti e all’Elfo, inciampavi nei centri sociali, nel teatro di strada». Erano anche anni in cui si sparava tanto. «Un periodaccio, certo, ma va detto che Milano ha vissuto a lungo di quella spinta culturale» [Battaglia, cit.] • Negli anni Settanta partecipava alle manifestazioni? «Abbastanza, ma sono sempre stata una fifona, poi già al tempo convivevo con le crisi di panico e non sopportavo gli assembramenti di persone, compresi i concerti» [Ferrucci, cit.] • «C’erano così tante proposte e così tanti teatri di serie A, B, C, D… che dovevi veramente essere matto perché non ti capitasse l’opportunità di entrare anche solo in uno stage o in un corso o magari incontrare per strada qualcuno che facesse qualche cosa» [a Fabienne Agliardi, teatro.it] • I suoi genitori come avevano vissuto la scelta di lasciare Medicina per il palcoscenico? «Intorno ai miei 18 anni loro si stavano separando e io ho approfittato di quella situazione per entrare in un varco altrimenti difficilissimo (...) Ma entrare anche timidamente nel teatro mi ha dato la possibilità di prendere un’accelerazione che da sola non avrei avuto. Così sono riuscita a tirarmi fuori dal bozzolo e a liberarmi anche da una certa educazione che arrivava da mia mamma, fortemente legata alla fatica, al rispetto del suo uomo...» [Maffioletti, cit.] • «Invece della classica analisi, ho preferito incanalare la necessità di un confronto dentro la quotidianità di un gruppo di lavoro; magari nelle infinite chiacchiere in pulmino, noi della compagnia strizzati dentro in sette o otto, mentre ci spostavamo di città in città». Gruppi di autocoscienza. «Mamma mia quanto parlavamo; (sorride) sono fortunata, non sono mai stata costretta a cimentarmi con i provini, in caso contrario nessuno mi avrebbe mai presa». Esagerata. «È vero! Invece in quei primi anni sono stata coinvolta e artefice dei progetti che mi interessavano, portavamo gli spettacoli nelle scuole, nonostante per me fosse un inferno». Si agitava. «A parte l’emozione, il problema era la pressione bassa: la mattina non ero in grado, mi veniva da svenire, la situazione è migliorata quando ho iniziato a lavorare la sera» [Ferrucci, cit.] • Quindi, in quegli anni, ha finalmente trovato la sua dimensione? «In realtà no: uscita dal Teatro del Sole con altri due attori abbiamo fondato un nostro gruppo, da cui pure poi me ne sono andata. Mi sentivo sempre un cane sciolto e alla fine i gruppi mi stavano stretti, pur essendo le mie radici. Avevo bisogno del mio spazio di libertà: costruivo io i progetti in cui volevo lavorare» [Maffioletti, cit.] • Nella variopinta messe di progetti e iniziative a cui Finocchiaro lavora negli anni ’80 (spettacoli teatrali suoi e altrui, programmi radiofonici, seminari, saggi, corsi), spicca lo spettacolo Panna Acida, allestimento che darà il nome al sodalizio composto da lei, Carlina Torta e Amato Pennasilico, seguito nel 1981 dalla creazione di un secondo spettacolo: Scala F (che verrà a sua volta seguito da Viola, nel 1985) [biografieonline.it] • Arriva anche il cinema: Il debutto fu con Ratataplan, nel 1979, proprio con Nichetti. «Vivevo in una casa di ringhiera all’angolo di Porta Romana: il bagno era fuori, la doccia in cucina. Quando Nichetti la vide, disse: “Perfetta, alcune scene le giriamo qui”». Il film costò 100 milioni e incassò 6 miliardi. «Lo scoprii con un telegramma di mio padre, mentre ero in viaggio in Colombia: “È un successo pazzesco, lo presenteranno anche a Venezia”». E lei tornò? «No. Partecipai a quella felicità, ma non ricordo di averla capita fino in fondo» [Battaglia, cit.] • «Da ragazza, appena raggranellavo qualcosa, partivo alla ricerca di situazioni al limite, viaggi assurdi, magari in Colombia o India». Ha mai rischiato? «Anche un attacco sessuale. Ero con un’amica in un posto isolatissimo: dopo un po’ arriva un tizio strano, mi rivolge un gesto incomprensibile, come per chiedermi una sigaretta. Sparisce. Dopo poco riappare nudo, diretto verso di noi». E? «Entrambe abbiamo preso gli zaini in spalla e urlando gli siamo andate addosso» [Ferrucci, cit.] • Oltre che al cinema e nei teatri, gli anni ’80 vedono Finocchiaro mettere in mostra il suo talento anche in televisione. Dapprima con la trasmissione Quo vadiz (1984-85), ideata e diretta ancora da Nichetti in tandem con Gabriele Salvatores, ma soprattutto nel programma La Tv delle ragazze (1988-89) • Con La Tv delle ragazze condotta da Serena Dandini, mandaste in onda una comicità per la prima volta solo femminile. «Già col Teatro del Sole avevamo iniziato a prenderci in giro. Poi arrivò la Rai3 di Guglielmi: ogni pezzo aveva costumi, scenografie. Una televisione d’altri tempi» [Battaglia, cit.] • Cosa è stata per te La tv delle ragazze? «È stato fantastico. Perché diciamo che in quel periodo lì si lavorava molto sull’umorismo prendendo in giro i difetti delle donne. Era il momento in cui (…) si stavano, come dire, lanciando delle nuove aperture, si tagliava un po’con le nostre mamme che avevano avuto un altro tipo di vita. Anche in maniera scomposta e disordinata, però estremamente energetica. La televisione ha sentito questo momento, l’ha capito e preso. (…) Ha unito tutte queste donne che stavano lavorando indipendentemente e ne ha creato un gruppo. È stato un momento di televisione bellissimo» [a Francesca Fialdini, Da noi… a ruota libera] • L’attore che stimava di più? «Paolo Rossi, forse: una perla con un carisma fuori dall’ordinario. Ma in realtà tutto quel gruppo: Claudio Bisio, Antonio Catania, Silvio Orlando» [Battaglia, cit.] • Tra i grandi lei è stata sul set con Alberto Sordi… «(Silenzio) Inarrivabile. Stavo zitta e lo guardavo tutto il tempo, mi poteva anche togliere la pelle dalla faccia, che non avrei reagito. E non era mica buono con tutti…» Tradotto? «Se una persona non lo convinceva, puntualmente la colpiva, beccava difetti e magagne, ed erano cavoli. Io ridevo come una matta. Ogni volta la truccatrice si disperava perché lacrimavo e mi si scioglieva il trucco». Gli rivolgeva domande? «(Tono stupito) «Noooooo! Ero piccola, stavo in un angolo; stessa situazione con Mastroianni: meraviglioso, io intimorita, ma con personalità del genere ci vuole coraggio, preferivo diventare un tappetino. (…) Mastroianni era stupendo, e ogni giorno restavo stupita nell’attimo del ciak: un momento prima era normale, un secondo dopo era già nel ruolo, senza fatica alcuna. E nessuno di loro mi ha mai messo in difficoltà, e se hai la possibilità di lavorare con qualcuno più bravo di te, è una fortuna da utilizzare al massimo» [Ferrucci, cit.] • Il triangolo tra il teatro e il piccolo e grande schermo proseguirà per tutto il resto della sua carriera: Teatro, cinema, televisione, doppiaggio. In quale di questi contesti, si sente di appartenere di più? «Il teatro è stato il mio punto di partenza. È la radice di tutto. Il cinema è un grande amore. La televisione, con le serie che, adesso, diventano sempre più belle. Un attore deve essere capace di fare molte cose diverse. Più che si può, meglio è» [a Anna Maria Iozzi, agoravox.it] • Frequentava il celebre locale Derby? «Non rientrava nel mio giro, ci sono finita solo anni dopo, ma non avevo un repertorio cabarettistico; anche oggi non ho quel passo, su quel tipo di palco è necessaria una battuta forte ogni tot di tempo, mentre a me piace affondare dentro la fatica del vivere, e trasformarla in ironia» [Ferrucci, cit.] • Vorrebbe mettersi alla prova in più ruoli drammatici? «A teatro no, non ho molta voglia di andare a scorticarmi nell’anima tutte le sere, per mesi. Non ce la faccio. Al cinema invece penso sia bello trovare registi che allarghino la tua coscienza, che ti mettano in difficoltà facendoti fare cose diverse. La bestia nel cuore per me è stato un passaggio, Cristina Comencini mi ha tolto anche delle paure con quel film, dandomi una scossetta. Poi non sempre è possibile, nel senso che non sempre hai modo di uscire dalla tua confort zone [ibid.] • La bestia nel cuore le fa vincere un Nastro d’argento come miglior attrice non protagonista e un David di Donatello (nella stessa categoria) nel 2006. L’anno successivo arriverà un secondo David, sempre come miglior attrice non protagonista, per Mio fratello è figlio unico • «Con entrambi ho vinto un David perché erano film drammatici». Con quel genere è più facile ottenere riconoscimenti? «Sì. Quando sei in uscita con una commedia, la prima domanda che ti fanno è: “Vi siete divertiti tanto, eh?”. Mai capito perché se fai un film drammatico hai lavorato, mentre se fai una commedia sembra che vai in gita» [Battaglia, cit.] • Nel 2010, a riprova del suo talento e della fama, sbanca al botteghino partecipando a ben 3 pellicole di grande successo: Benvenuti al Sud; La banda dei Babbi Natale; Io, Loro e Lara. In particolare Benvenuti al Sud risulterà apprezzatissimo dal pubblico. Col successo travolgente dei film record Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord cos’è cambiato per lei? «Per me nulla, davvero. Il successo non mi ha mai cambiata. Ma è un’emozione vedere che questi film sono rimasti nel cuore delle persone. Provo un senso di gratitudine» [Capparrucci, cit.] • Nello stesso anno le viene diagnosticato un tumore al seno. «Ero particolarmente attenta alla prevenzione, ogni anno facevo dei controlli. Per me è stato meglio aver avuto la possibilità di operarmi subito, perché non ce la faccio a far ribollire un’ansia. Era proprio prima di Natale, nel giro di qualche giorno sono entrata in sala operatoria. Nel momento in cui si interviene, si fanno delle cose, si agisce, io vado come un trattore, devo risolvere. Il dopo, però, è più subdolo, perché il tumore colpisce una parte importante, importantissima del nostro corpo. E allora lì diventa più subdolo nell’accettazione di sé stessi. (…) Alla fine ho fatto la radioterapia e ho preso i farmaci, protocollo completo (…) Ho condiviso quel periodo subito con mio marito Daniele, i miei due figli. Come hanno reagito? Hanno fatto finta di niente, probabilmente perché c’è sempre questa cosa che io sono particolarmente molto attiva, apparentemente. Quindi – cotto e mangiato – sono tornata a casa, abbiamo festeggiato il Natale, e punto» [milanotoday.it] • L’anno successivo prende parte alla manifestazione di protesta «Se non ora, quando?» in difesa della dignità femminile, scaturita in seguito all’emergere dello scandalo Ruby: Su quel palco del 13 febbraio dicevi che ti veniva da piangere, con quel milione di donne tutte in piazza… perché? «Perché era bellissimo, mi è rimasta la pelle d’oca. Bellissimo. C’erano donne della politica, femministe di grandissima fama, delle ragazze giovanissime arrabbiate… C’era questo senso di manifestazione trasversale, della dignità delle donne e dei pari diritti» [a Daria Bignardi, Le invasioni barbariche] • Nel 2015 si cimenta con Calendar Girls, spettacolo teatrale che prevede scene di nudità: «Non avevo alcuna paura del nudo, avevo più paura del gruppo. Sono abituata a tournée con al massimo tre attori: con dieci persone in scena si rischia l’incubo, se c’è anche una prevaricazione minima, nel corso dei mesi, ti fa comunque male. Invece, la regista Cristina Pezzoli ha messo insieme un gruppo coeso e il fatto che in corso d’opera abbiamo deciso di spogliarci davvero ci ha unito ancora di più (…) ci siamo divertite, siamo riuscite a intrepretare il ruolo con ironia e grazia» [a Candida Morvillo, Io Donna] • Nel 2018, partecipando al programma La tv delle ragazze – Gli Stati Generali, pronuncia la battuta «Bambine, ricordatevi che gli uomini sono tutti pezzi di merda, soprattutto il tuo papà», venendo immediatamente attaccata da esponenti della Lega Nord [Giuseppe Candela, Fatto] • Attualmente è impegnata nella messa in scena dello spettacolo teatrale Il calamaro gigante.
Curiosità Alta un metro e 70 • «Inizio la giornata sempre con una bella colazione. Mangio lo sgombro» Lo sgombro la mattina? «Eh, lo so. Strabuzzano tutti gli occhi quando mi vedono mangiare. Me lo ha consigliato uno specialista. Si sta molto meglio con le proteine al mattino» [Capparrucci, cit.] • Il suo cognome può indurre in errore. «Sa quante volte mi hanno chiamato Anna?» (come la senatrice del Pd, ndr) Tante? «A un certo punto una rivista decise di scattarci delle foto insieme, un intero servizio dedicato, poi alla fine non è uscito» [Ferrucci, cit.] • Se passano in tv un film con lei? «Cambio canale» [ibid.].
Amori Si è mai sentita sexy? «No». Proprio mai? «(Ride) Rispetto a prima, forse mi vesto più oggi con abiti femminili; (ride più forte) anni fa uscivo sempre con un cappotto deforme, enorme, che copriva tutte le forme, e da ragazza sono sempre stata quella “simpatica” o la “bella persona” (…) Negli anni Settanta avevo un’amica che professava la religione dell’ogni lasciata è persa». Invidia? «Porca vacca. (Sorride) Anche io mi sono divertita, eh» [Ferrucci, cit.] • Leggo: “Da ragazza cambiavo spesso fidanzato, ne avevo anche due per volta…” «(…) Beh sì, c’era una certa attività (…) Sai, era quel periodo, la coppia aperta…» Allora eri una fricchettona. «Sì, assolutamente. Ma per fortuna devo dire di essermi incanalata nel periodo del femminismo, per cui ho potuto crescere in quell’acqua. (…) Un periodo fantastico, meraviglioso. Un momento di esplosione intorno ai vent’anni, dove la vita è un albero con tutti i frutti da cogliere» [Bignardi, cit.] • Suo marito… «Daniele (e non Danilo) è un direttore di allestimenti di teatro, stiamo insieme da 30 anni. Mi ha chiesto di sposarlo dopo 17 anni. Anzi, diciamo la verità, è stata una decisione a tavolino: “facciamo questa roba”, ci siamo detti. Ci tutela di più. E l’amore è sempre lo stesso. Io credo nell’incontro tra due mondi diversi. Mio marito è più fiducioso, io più dubbiosa. Tutta ’sta fiducia, mah… basta che almeno uno dei due sia solido» [Capparucci, cit.] • Lei ha due figli. «Nina di 26 anni e Nicolò di 29. Lei vive a Milano e lui a Roma. Non vogliono fare gli attori ma sono attratti dalle strade precarie del nostro mondo» [ibid.] • Lei da oltre trent’anni vive in Toscana. «Non ho abbandonato Milano, che amo, dove vive mia madre e i miei figli, e dove ho tanti amici. Ma ad un certo punto l’ho sentita una città un po’ stanca e impigrita rispetto a quella degli anni Settanta. La Val di Sieve per me è un luogo terapeutico. Vivo in campagna, e dalla mia collina non si vede anima viva ma solo paesaggio che per me è curativo nel senso più profondo. Quando torno dal set o dalla tournée, sprofondo lì e non mi muovo più. Perché in campagna posso fare tante cose: la vita casalinga mi assorbe totalmente. E quando sono in giro, come adesso, è dura resistere al suo richiamo» [a Fulvio Paloscia, Rep].
Titoli di coda Tanti i riconoscimenti nella sua carriera, David di Donatello, Nastri d’Argento e Ciak d’oro. Come si spiega il motivo di questo grande successo? «Questo non lo deve chiedere a me, perché io sono una che tira via. Bisogna chiederlo a chi ha avuto il coraggio di darmeli» [a Anna Maria Iozzi, agoravox.it].