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 2025  novembre 20 Giovedì calendario

Biografia di Björk

Björk, (Björk Guðmundsdóttir), nata a Reykjavík (Islanda) il 21 novembre 1965 (60 anni). Cantautrice. Compositrice. Musicista. Attrice. Produttrice discografica. Il suo nome in islandese vuol dire «betulla» • «La diva più strana che il pop europeo abbia saputo creare. Colta e raffinata e, al tempo stesso, una sorta di Madonna del mondo alternativo» [Ernesto Assante, Rep 9/11/2001] • «Fantasiosa e sperimentatrice, teatrale e giocosa» [Barbara Visentin, Cds 3/6/2023] • «Le siderali esplorazioni dell’islandese Björk» [Giuseppe Videtti, Rep 23/10/2011] • «Musica che sembra arrivare dritta da Plutone, da paesaggi cosmici modificati digitalmente, ed è lei stessa una creatura ultraterrena, ibrida, mezza umana e mezza elettronica» [Paolo Giordano, Cds 20/3/2023] • Nel video di Cocoon (2001, firmato dall’artista giapponese Eiko Ishioka) dei fili rossi le fuoriescono dai capezzoli per avvolgerla totalmente come in un bozzolo • All’inaugurazione delle Olimpiadi di Atene 2004 cantò il brano Oceania indossando un abito il cui velo, durante l’esibizione, copriva 10 mila metri quadrati dello stadio, spalti e atleti compresi • Migliore attrice al festival di Cannes nel 2000 per la sua interpretazione nel film Dancer in the Dark di Lars von Trier, di cui aveva anche composto la colonna sonora • Alla cerimonia degli Oscar indossò un costume da cigno disegnato dalla stilista macedone Marjan Pejoski e «ricordava un cartone di Walt Disney andato a male» [Francesco Bonami, Sta 7/1/2012] • Da piccola pensavano fosse strana perché rimaneva mesi senza parlare • Ma capitava anche che, andando a scuola in autobus, si alzasse sul sedile e cominciasse a cantare • Può camminare per ore cantando nella tundra • Mastica bistecche crude • Sguscia gli astici a mani nude • Crede nel soffio della Madre Terra • Già negli anni ’90 un giornale scrisse che per lei «scegliere fra un uomo e una donna sarebbe come scegliere fra una torta e un gelato». «Ma è una frase estrapolata, era un discorso molto più lungo. Sono ancora convinta che siamo tutti bisessuali in gradi diversi, chi l’1 per cento, chi il 50 o il 100. Ma non paragonerei mai il genere al cibo, sarebbe irrispettoso» [Francesca Delogu, Vanity 1/3/2023] • Ha detto: «Noi islandesi siamo più soggetti alla depressione, perché viviamo con poca luce. D’inverno è buio quasi tutto il giorno, d’estate non è molto meglio. Ma abbiamo sviluppato una speciale immunità anti-depressiva, di cui l’arte è una delle espressioni. E siamo anche i più grandi ribelli del pianeta. È per questo che non abbiamo un esercito: non potremmo mai marciare tutti allo stesso ritmo».
Titoli di testa «La gente mi chiede sempre degli eschimesi, ma non ci sono eschimesi in Islanda».
Vita Nata da genitori hippie, cresciuta in una comune. «Quando mamma ha divorziato da papà avevo un anno, ci siamo trasferiti con lei fuori Reykjavík in un sobborgo bohémien dove vivevano artisti, persone che non si adattavano alle regole, gente con pochi soldi. Abitavamo in una piccola casa. Se pioveva ci dovevamo alzare di notte per svuotare il secchio pieno d’acqua, ma da bambini ci sembrava eccitante: è stato un periodo molto felice […] Mia madre aveva trovato un lavoro molto “fisico” di fronte a casa, lì ha imparato a fare il falegname. Così ha costruito i nostri letti e altre cose, poi girava l’interruttore e ci faceva i vestiti e cucinava. Ai miei tempi in Islanda si mangiava male, salatissimo, con molte salse e cibi conservati, che è normale per una popolazione che è vissuta per mille anni al freddo. Lei invece era “no sugar, fresh food”, solo verdure e alimenti naturali […]» [Delogu, cit.] • «Oltre a prendere contatto con la natura, con una concezione allargata della famiglia e con la filosofia di vita tipica di quel contesto, Björk inizia a studiare musica alle elementari, prendendo lezioni di flauto e pianoforte ma tendendo anche l’orecchio verso le sonorità più in voga in quegli anni: il rock e la musica psichedelica. A undici anni un insegnante registra la voce della bambina mentre canta una cover di I love to love di Tina Charles. La canzone viene trasmessa su un’importante emittente radiofonica islandese e le frutta il suo primo contratto discografico con l’etichetta Fálkinn. Il suo primo disco, inciso nel 1977, s’intitola Björk ed è una raccolta di successi islandesi, canzoni per bambini e pezzi di celebri gruppi, cantati da lei e arrangiati alla chitarra dal patrigno» [Enrico Arosio, L’Espresso 5/2/2015] • «Si parte dal 1980, quando una ragazzina di 14 anni, studentessa al Conservatorio di Reykjavik, soffia nel flauto Glora, primo brano composto da lei: già troppo moderno, dissonante, ripetitivo, nonostante l’educazione accademica. Si arriva all’84 con un duo voce e chitarra per Sidasta Eg. La chitarra è quella di Thor Eldon con il quale in quegli anni forma gli Sugarcubes – band che sarà la prova dell’esistenza (musicale) dell’Islanda – e con il quale farà un figlio, Sindri […] Arrivò in Inghilterra per, come dice lei, “tirare fuori la sua parte estroversa”. Il mondo non poteva essere fatto solo di vulcani, geyser e lunghissimi silenziosi inverni: prese con sé il figlio Sindri e mise su casa a Londra. La città le prese la mano. Raccontò di aver fatto, tra il 1994 e il 1998, un grande uso di caffè, ma in realtà frequentava la gente della notte per la quale la caffeina era come camomilla. Di Londra catturò il battito e le nuove tendenze musicali. Di Londra dice: “Lo considero il mio periodo ‘hardcore’, la scelta di essere sempre in una situazione di emergenza, l’emergenza che tira fuori il meglio di te. Sono stati quattro anni folli, ma necessari. Dovevo scuotermi dalla pigrizia di una vita sicura, in Islanda, con la mia famiglia, in un paesaggio amico e conosciuto. A un certo punto ho voluto cambiare tutto. Non volevo più cose facili. E difatti non le ho avute” […] Dancer in the dark di Lars von Trier, sua unica e definitiva esperienza cinematografica. Che è stata per lei una purificazione. “Dopo tanto io-io-io, sul set ho dovuto pensare con la testa di qualcun altro. È stata dura, anche se il personaggio di Selma aveva tutta la mia comprensione. Il film mi è servito a rafforzare un’opinione: ognuno faccia il suo mestiere, quello per il quale è nato. Io vivo per la musica, sono vanitosa soltanto della mia voce. Del mio aspetto mi curo meno”. Sarà vero? Si è davvero vestita in fretta quando, rigata di nero e di rosa, è salita sul palco di Cannes 2000 per ricevere la Palma d’Oro come migliore attrice? Avrà indossato quel che trovava quando si presentò alla notte degli Oscar nel costume da cigno (con tanto di uovo)? […] “Più o meno coscientemente mi sono sempre avvicinata alla musica in uno stato di esaltazione, una sete primitiva, una costante curiosità”» [Laura Putti, Rep 18/11/2002] • «Nella sua musica c’è il rock e c’è l’opera, c’è l’estremismo del punk e un certo espressionismo di sapore romantico, c’è l’elettronica, la contemporaneità, la ricerca e la canzone, mescolate insieme e proposte da una voce che sembra venire da un mondo lontano. Nulla di tutto quello che abbiamo ascoltato fino ad oggi è uguale a lei, e allo stesso tempo in ogni brano c’è qualcosa di familiare, di conosciuto, ci sono sentieri che in molti hanno percorso, c’è una eredità che non viene dispersa. Lei, la diva alternativa si scatena, si dimena, sussurra e grida, danza con poca grazia, sembra voler mettere a nudo la sua anima, dialoga con il pubblico [...] La sua è una musica apparentemente priva di gioia, nella quale un percorso interiore, quasi privato, si trasforma in esperienza collettiva; diciamo “apparentemente” perché in realtà […] la carica d’energia vitale che porta in scena altro non è che una straordinaria celebrazione della vita, della forza della musica e dell’arte. Ma c’è uno struggimento, un appassionato dolore, una sorta di compiaciuta malinconia che pervade […] che non si trasforma mai in tristezza, anzi che riesce ad essere, come vuole la musica popolare, godibile, a tratti danzabile, leggero nel senso spirituale del termine» [Ernesto Assante, Rep 9/11/2001] • «Björk ha poi attraversato una svolta creativa, dalle produzioni più pop degli anni novanta a una musica più solitaria e inafferrabile […]. L’album successivo alla nascita della sua seconda figlia Isadora, Medulla, era stato inciso quasi interamente in una capanna in riva al lago e sembrava cantato sottacqua da un coro di sirene. Lo trovavo ostico. Björk si stava adattando ai tempi che cambiavano, meno pop, più intimi e scuri, oppure si stava adattando semplicemente a sé stessa? Aveva occupato a lungo un avamposto, avuto tutto quel che si poteva avere: l’inventiva, il glamour, l’unicità nello stile, nel timbro vocale e perfino nella pronuncia dell’inglese; la notorietà massima e il pubblico selezionato, il plauso di Mtv e quello delle riviste di settore. Era stata un feticcio per la musica, per l’arte, per la moda e il cinema. Era stata sperimentale nel senso più proprio del termine e si era reincarnata una decina di volte. Ma in lei esisteva, fin dall’inizio, anche una dimensione più compresa, quieta e crepuscolare, una dimensione in cui i suoi vocalizzi disubbidivano alle esigenze del mainstreame diventavano ripetitivi, prendevano quasi a salmodiare, come connettendosi a un mondo nordico più antico. Quella tendenza emergeva già nelle prime canzoni accompagnate dall’arpa, ma negli anni ha preso il sopravvento. Ed è il tratto che fa dire a mia moglie che Björk è “respingente”, che la fa implorare di “toglierla” alla seconda canzone che le infliggo in auto. Io ubbidisco, spesso con un segreto sollievo» [Giordano, cit.].
Amori «Trovo molto difficile tracciare un confine tra ciò che è sesso e ciò che non lo è. Può essere molto, molto sexy guidare un’auto, e completamente non sexy flirtare con qualcuno in un bar».
Denari Il suo album Utopia (2017) fu messo in vendita sul suo sito, bjork.com, o su quello dell’etichetta One Little Indian: era possibile pagarlo con carta di credito, Paypal, ma anche con le criptovalute Bitcoin, AudioCoin, Litecoin e Dashcoin. «Come ricompensa per aver preordinato l’album, ogni fan riceverà 100 AudioCoin – per un valore pari attualmente a circa 0,19 dollari – che saranno depositati in un portafoglio elettronico. Sarà possibile convertire le monete in altre criptovalute, conservarle come investimento o cambiarle in valute correnti, come sterline o dollari. Nei prossimi due anni, i fan potranno raccogliere altri AudioCoin interagendo con la musica di Björk, gli eventi live e le attività digitali» [Bruno Ruffili, Sta 8/11/2017].
Politica Molto impegnata, anche considerando che, nella democrazia dei geyser, «alle terme puoi incontrare il primo ministro nudo sotto la doccia». Già censurata dal governo cinese per il suo sostegno al popolo tibetano. Femminista. Ecologista. Pro-ambiente. Pro-Greta. Anti-Trump/ «Björk non solo fa più pubblicità al brand Islanda di quattro ministri degli Esteri, ma si batte contro le mire dell’industria estrattiva e dell’alluminio, e l’espansione urbana negli ambienti ancora vergini della sua terra di sorgenti, lave e ghiacci. Difende il modello dell’energia geotermica, attacca le multinazionali petrolifere. Ha coinvolto amici come Patti Smith in concerti di raccolta fondi per la green economy» [Arosio, cit.].
Attentati Nel 1995, dopo l’attentato di Oklahoma City, il video di Army of Me, primo singolo estratto dall’album Post viene censurato da Mtv per la sequenza della bomba in una galleria d’arte • Nel 1996 un pacco bomba contenente acido solforico mandato da un suo fan, Ricardo López morto poi suicida, viene intercettato e distrutto dalla polizia di Londra.
Curiosità È alta 1 metro e 63 • Il suo nome si pronuncia Byerk, non Byork • Il suo cognome, come tutti in Islanda, è un patronimico e vuol dire «figlia di Guðmundur» • Il governo islandese le ha regalato l’isola di Elliðaey, un ringraziamento per aver contribuito a far conoscere l’Islanda nel mondo • Romanzo preferito: Storia dell’occhio (Histoire de l’œil) di Georges Bataille, del 1928, surreale e sessualmente esplicito • Prima di diventare famosa ha lavorato per un antiquario, una libreria, uno stabilimento dove si lavora il pesce, uno stabilimento dove si imbottiglia la Coca-Cola • Adora fare il bucato, dice che è così che le vengono le idee. «Essere musicista è molto facile. La mia casa è piena di strumenti musicali. C’è sempre molta musica. Ma… non vado davvero alle prime né esco con Puff Daddy» • Nel 2001, arrivata in Italia per tenere due concerti (Roma e Parma), pretese nei suoi camerini: un vaso di miele, un assortimento di tè alle erbe, molti Kleenex, una bottiglia di cognac Remy Martin, vino rosso Chauteau du Pape, un cesto di frutta fresca e un mazzo d fiori appena recisi • «Durante la pandemia (cioè, per quasi due anni) non si è mossa dalla sua casa in Islanda, «ne ha approfittato – così ha detto – per piantare le proprie radici più a fondo nel terreno» [Giordano, cit.] • Non pensa che l’Ai di per sé sia una minaccia per i musicisti. «Come gran parte degli strumenti, non è lo strumento in sé a essere diabolico, ma quel che ne fai. E ogni volta che gli umani inventano qualcosa di nuovo devono affrontare la moralità di come lo si possa utilizzare, per il bene o per il male. Non c’è bianco o nero nel provare a dare una risposta. A prescindere che si tratti di utilizzare il fuoco, il telefono, Internet o l’intelligenza artificiale, c’è sempre lo stesso dilemma: non è lo strumento, ma come lo usi» [Barbara Visentin, Cds 3/6/2025] • «La cosa più importante per me è esprimere tutte le mie idee musicali prima di morire. La morte non mi fa paura. Ci penso perché voglio fare tutto in questa vita, senza aspettare che il ciclo del karma me ne regali un’altra» • «Tutte le persone hanno il proprio modo di affrontare i problemi quotidiani. Alcuni fanno passeggiate, altri si ubriacano e alcuni fanno sesso. Io scrivo canzoni».
Titoli di coda «Una volta ha raccontato alla tv tedesca che gli islandesi escono volentieri da Reykjavik in due jeep, fino ai ghiacciai. ‘Perché se una cade in un crepaccio, c’è l’altro equipaggio a salvare il primo. E così ci sono un sacco di cose da raccontare’. Forse, per dirla con Clarice Lispector, ha il “cuore selvaggio”» [Arosio, cit.].