21 novembre 2025
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Biografia di Billie Jean King
Billie Jean King,, nata a Long Beach (California, Stati Uniti) il 22 novembre 1943 (82 anni). Ex tennista americana. «I 12 Slam vinti in singolare e i 16 in doppio, il numero 1 del mondo, le 695 partite vinte e le otto Fed Cup conquistate (quattro da giocatrice e quattro da capitana) non basterebbero da soli a spiegare il ruolo che la signora Moffitt (King è il cognome da sposata) ha assunto nella società e nella cultura americane e nell’intero mondo dello sport grazie alle sue battaglie sull’uguaglianza e contro il sessismo, fino a vedersi dedicata la copertina di donna dell’anno di Time nel 1975 e, addirittura, l’intero impianto di Flushing Meadows dove ogni anno si disputano gli Us Open. Non solo: negli Anni 90 Life l’ha inserita tra le cento personalità più influenti di sempre negli Stati Uniti» (Riccardo Crivelli).
Vita «Sono stata fortunata, se nel ’54 in quinta elementare la mia amica Susan Williams non mi avesse chiesto: ti va di giocare a tennis?, non sarei qui. Alle donne dico: non piangete, organizzatevi. Bisogna ascoltare, coltivare alleati, e poi sferrare il colpo» (a Emanuela Audisio) • «Billie Jean Moffitt nasce a Long Beach, in California, figlia di un pompiere e di una casalinga. Una famiglia conservatrice, molto legata alla religiosità (i genitori sono metodisti), ma, al tempo stesso, decisamente sportiva: il padre ha giocato a basket, a baseball e ha fatto atletica, la madre è stata un’eccellente nuotatrice. Il fratello Randy, più giovane, sarà per 12 anni pitchcr nella Major League e anche Billie fino a 11 anni si dedicherà al softball, prima di scegliere il tennis su suggerimento di mamma e papà, che aspirerebbero a vederle praticare uno sport più femminile. Lei usa otto dollari della sua mancetta personale per acquistare la prima racchetta e avvicinarsi alle lezioni gratuite che Clyde Walker, un giocatore pro, tiene sui campi pubblici lungo l’oceano: “Fin dal primo momento in cui ho varcato quel cancello, ho capito che quella sarebbe diventata la mia vita”. Comincia a frequentare il circuito nel 1959, ma, allo stesso tempo, si iscriverà all’Università di Cai State dopo aver conseguito il diploma tecnico al liceo.Lascerà l’ateneo di Los Angeles nel 1964 per dedicarsi esclusivamente alla carriera agonistica, però il periodo sui libri non è passato invano: in biblioteca ha incontrato un altro studente, Larry King, di un anno più giovane. Si sposeranno il 17 settembre 1965. Nel 1961, Billie Jean aveva vinto, in doppio, il primo dei suoi 20 titoli a Wimbledon (complessivamente, un record: sei in singolare, 12 in doppio e due in doppio misto), mettendo già in mostra quelle che saranno le sue caratteristiche tecniche, poi incredibilmente traslate pure nella vita di tutti i giorni: aggressività, talento, ma anche impazienza, unita a una feroce voglia di primeggiare. Tanto che la sua frase più celebre sembra un’esemplificazione di tutto il resto: “La vittoria è momentanea, perdere è per sempre”. Il periodo d’oro della King vede l’alba nel 1966, quando si impone per la prima volta a Wimbledon in singolare contro Maria Bueno e tramonta nel 1975, con l’ultimo trionfo ai Championships contro la Goolagong. In quei dieci anni, Billie Jean vince tutti i suoi 12 tornei in singolare nello Slam, conquista 97 dei 139 titoli in carriera ed è numero 1 del mondo alla fine di sei stagioni: performance che la avvicinano di molto alla grande rivale dell’epoca, Margareth Smith Court, da cui la divide solo il Grande Slam, che l’australiana completa nel 1970 e la King probabilmente si lascia sfuggire nel 1972, quando si imporrà in tre Major su quattro ma rinuncerà al viaggio in Australia. Nel 1967, un anno prima dell’avvento dell’Era Open, accusa più volte la federazione statunitense di pagare i giocatori maschi sottobanco per garantirsi la loro partecipazione ai tornei e, quando cade la distinzione fra dilettanti e professionisti, l’uguaglianza dei premi in denaro tra uomini e donne diventa il suo obiettivo primario. Crea appunto un nuovo circuito prò’ insieme al marito e, nel 1971, diventa la prima giocatrice a guadagnare 100 mila dollari in una stagione, meritandosi una telefonata dal presidente Richard Nixon. Però il traguardo resta lontano: nel 1972, agli Us Open, come vincitrice del singolare le spettano 15 mila dollari in meno di Ilie Nastase, trionfatore tra gli uomini, e allora minaccia di non partecipare l’anno successivo: nel 1973, lo Slam americano diventerà il primo a parificare il montepremi. Il seme è gettato, ma per innaffiarlo Billie Jean costituisce nello stesso anno e insieme ad altre colleghe, la Women Tennis Association, che ancora oggi gestisce il circuito femminile extra Slam.Ma l’impegno sportivo si affianca pure a quello personale e sociale: nel 1968 la King prende coscienza della sua omosessualità e, nel 1971, inizia a frequentare Marilyn Barnett, la sua segretaria. Una storia nascosta, nell’America puritana di quegli anni e nell’ambito di una famiglia tradizionalista che non avrebbe compreso, il suo più grande rammarico: “Ho sempre cercato di essere onesta con me stessa e con tutti gli altri, ma con i miei genitori per lungo tempo ho dovuto mentire”. Ecco perché la Battaglia dei Sessi del 1973 acquisterà per lei un significato che andrà oltre lo sport e la semplice contrapposizione uomo-donna: sarà il suo modo per contestare le convenzioni sociali incrostate da secoli di pregiudizi. La relazione con la Barnett diventerà di dominio pubblico nell’81, quando la partner, lasciata, la citerà per avere una parte del suo patrimonio» (Riccardo Crivelli) • «Nel 1972, primo dei suoi tre titoli Slam stagionali (per un totale di 12 in carriera), Bjk vinceva il Roland Garros battendo Evonne Goolagong in due set e a fine anno si sarebbe mangiata le mani: “Avevo 28 anni, ero all’apice della forza e della forma, avrei potuto fare il Grande Slam se a gennaio avessi avuto voglia di volare a Melbourne. Ma l’Australian Open era un torneo di seconda fascia all’epoca, non me la sono sentit”». E giù una risata fragorosa come la sua vita sempre sulle barricate, prima la battaglia per la creazione di un circuito femminile e poi per la parità di montepremi, omosessuale dichiarata quando Martina Navratilova era ancora una promettente mancina ceca. Non c’è da stupirsi che il presidente Macron abbia insignito Billie della Legion d’Onore e che Amelie Mauresmo, direttore del Roland Garros, l’abbia scelta per premiare il quattordici volte vincitore di Parigi, Rafael Nadal (Gaia Piccardi) • «Ha giocato, magnificamente, ma soprattutto ha cambiato il gioco. Delle donne e del mondo. Con una racchetta ha capovolto leggi, mentalità, gerarchie. E ha vinto la partita. Dentro e fuori dal campo. Per capirci: 39 Slam (fra singolare, doppio e misto), compresi i 20 a Wimbledon. Lo racconta in un’autobiografia, Tutto in gioco (La Nave di Teseo) e a voce con l’entusiasmo di chi non ha smesso di riparare il mondo. Lei inizia con una citazione del giudice Ruth Bader Ginsburg. “Sì, era una donna che stimavo molto. La frase è: combatti per quello a cui tieni, ma fallo in un modo che spinga gli altri a unirsi a te. Ribellarsi è giusto, ma è meglio farlo in squadra. Io ho sempre amato giocare con e per le altre. Quando nel ’70 con otto altre tenniste, il gruppo delle Original 9, abbiamo iniziato il circuito femminile, per un dollaro di paga, siamo state coraggiose. C’era il rischio di fallire, di essere cancellate, di perdere tutto. Andavamo contro un sistema, voluto e mantenuto dagli uomini. Senza aperture. Dove una moglie per avere un libretto degli assegni doveva avere la garanzia del marito. Vincerai perché sei brutta, mi disse Frank Brennan, che pure era amico mio e credeva in me. Togliti, non puoi fare la foto del torneo con gli altri perché hai i pantaloncini e non la gonna, mi rimproverò il direttore del circolo tennis di Los Angeles. Nessuna di loro ha la barba, scrisse di noi Jim Murray, che era un premio Pulitzer. Jack Kramer ebbe la faccia tosta di sostenere che quando giocavano le donne, gli spettatori andavano in bagno. Karen Hantze Susman veniva sminuita con la citazione ‘la casalinga ventenne che vince Wimbledon’. Questi erano i commenti dell’epoca. L’associazione dei tennisti professionisti, da Ashe a Stolle, non ci voleva, eppure erano miei compagni. Ma non c’era niente da fare: gli uomini ci sbarravano la strada. Potevano, gli era permesso” […] L’ eredità più importante che lascia: è sul campo o fuori? “Fuori. È sociale. E quello che ho fatto fuori ha ostacolato la mia carriera. Ne parlavamo con Muhammad Ali, un amico. Avrei vinto di più se mi fossi limitata a giocare, ma forse non avrei migliorato un po’ il mondo. Ho lottato per far approvare ‘Title IX’, in modo che anche le donne potessero avere accesso alle borse di studio sportive. Nel 1973 nelle università 50 mila uomini ne avevano diritto, ma solo 50 ragazze. Ho aperto lo sport ai transgender, giocando con Renée Richards, che tra l’altro era ed è la mia oculista. Ora è difficile pronunciarsi su testosterone e identità sessuale, caso Semenya e altre, e spero che gli studi scientifici sappiano aggiornarsi, ma io sono per aprire le porte, per integrare tutti. Ho organizzato manifestazioni sportive per fare in modo che il tennis sia più democratico. Ho fatto la corista per Elton John che per me ha scritto la canzone Philadelphia freedom. Charles Schulz, creatore dei Peanuts, mi ha citato più volte nelle vignette, accettando il ruolo di amministratore fiduciario della Women’s Sports Foundation. Ho fatto di tutto: allenatrice, commentatrice, ho fondato un giornale, nella mia città a Long Beach mi hanno dedicato la biblioteca”. Il momento più difficile? “Quando nell’estate del ’78, ricattata dalla mia ex, ho dovuto ammettere pubblicamente che amavo le donne. Persi subiti mezzo milione di dollari, gli sponsor mi lasciarono, anche quelli dell’abbigliamento sportivo, l’amministratore di un’azienda in una lettera mi chiamò puttana. È stata dura, ma la parte più difficile è stata fronteggiare la mia famiglia. Ce l’ho fatta con l’aiuto della mia psicanalista che mi ha fatto notare che dovevo smettere di far contenti gli altri. A 50 anni cercavo ancora di non contrariare i miei genitori, desideravo essere la brava ragazza, ma quella cosa mi stava rendendo la vita insopportabile. A 51 ho dovuto fronteggiare l’idea che il mio problema di peso, viaggiavo sui cento chili, era dovuto a disturbi alimentari che mi portavo dietro da ragazza e quindi mi sono ricoverata in una clinica. Ai giovani dico: chiedete aiuto, parlate dei problemi, non vergognatevi. Giocherete meglio quando vi sarete liberati”» (a Emanuela Audisio) • «C’è un argomento di cui non parliamo mai abbastanza: come conquistiamo i giovani in un mondo in cui i ragazzi hanno sempre più fretta e passano sempre più tempo sui social? Come portiamo a vedere il tennis la generazione Tik Tok che non riesce a rimanere concentrata per più di 10” consecutivi?. Giocando due set su tre, sia gli uomini che le donne, anche negli Slam. Bisognerebbe vietare ai giocatori che hanno lo stesso brand di vestirsi uguali quando si affrontano! Immagini se succedesse nel calcio o nel basket: due squadre identiche, difficili da distinguere? E scriviamo i loro nomi sulla schiena, mettiamo il numero e ritiriamolo a fine carriera, come certi calciatori o le stelle dell’Nba. Sarebbe più facile scegliere, identificarsi, fare il tifo. Oh boy! Al nostro sport manca un servizio di customer care: dovremmo andare incontro al consumatore, non rendergli la vita difficile!» (a Gaia Piccardi).
Amori Il 17 settembre 1965 sposò Larry King, dal quale ha divorziato nel 1987 • Nel 1971 iniziò una relazione con una parrucchiera (che poi divenne la sua segretaria), Marilyn Barnett. Riconobbe la relazione dieci anni più tardi, quando questa emerse pubblicamente durante una causa patrimoniale intentata dalla Barnett. Divenne così la prima atleta statunitense a riconoscere apertamente di aver intrattenuto una relazione omosessuale. Nel 2018 Ilana Kloss, anche lei ex tennista.
Frasi «Un campione ha paura di perdere. Chiunque altro ha paura di vincere» • «Ci sono cose, dentro al femminismo, che mi ricordano l’intolleranza delle religioni» • «Il tennis è una combinazione perfetta di gesti violenti inseriti in un contesto di totale tranquillità» • «I migliori giocatori sono sempre quelli che ricordano le sconfitte, perché in questo modo ricordano il dolore e lo odiano» • «Chiedete a Nureyev di smettere di danzare, chiedete a Sinatra di smettere di cantare. Allora potete chiedermi di smettere di giocare a tennis».