26 novembre 2025
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Biografia di Steve Bannon (Stephen B.)
Steve Bannon (Stephen B.), nato a Norfolk (Virginia, Stati Uniti) il 27 novembre 1953 (72 anni). Ex capo stratega di Donald Trump. Già banchiere d’investimento, produttore cinematografico, editore. Oggi commentatore politico di spicco con il suo podcast War Room per sostenere il movimento Maga.
Titoli di testa «Un personaggio dall’ego extralarge e dalle ambizioni globali» [Malagutti e Paladino, L’Espresso].
Vita Viene da una normale famiglia americana: cattolica, democratica, di origini irlandesi. Suo padre Marty lavora per la AT&T: parte come posatore di cavi, finirà come quadro di medio livello. Sua madre Doris è una ragazza modello • «Quando si sposano nel 1942, hanno poco più di 20 anni. E dal loro matrimonio nascono cinque figli: Sharon Anita, Martin Joseph Jr, Michael, Stephen Kevin, Mary Elisabeth. È il penultimo della nidiata quello che oggi tutti conoscono come Steve. Steve Bannon. Il diavolo, appunto» [Marco Lombardo, il Giornale] • «Da giovane assomigliavo a David Bowie» • Va a messa, è bravo a scuola, fa il rappresentate degli studenti e si laurea in urbanistica con ottimi voti • Si arruola nella marina militare, passa due anni nel Pacifico a dare la caccia ai sottomarini russi ed è nel Golfo Persico quando fallisce il blitz per liberare gli ostaggi in Iran • «Non mi sono interessato alla politica finché non ho servito nelle forze armate e ho visto i pasticci combinati da Jimmy Carter» • «Diventa assistente speciale del capo delle operazioni navali al Pentagono e, mentre è a Washington, si specializza in Studi strategici alla Georgetown University» [Britannica] • Rimane folgorato da Ronald Reagan e diventa repubblicano • «Dopo otto anni, lascia l’esercito. Vuole trasferirsi a Wall Street. Nonostante l’età, nel 1983 viene ammesso alla Harvard Business School» [Alessandro Gnocchi, il Giornale] • È il migliore del corso • «Impara a maneggiare numeri, informazioni e soldi. Lavora “100 ore la settimana” per la Goldman Sachs, la banca d’affari» [Pino Corrias, Fatto] • All’inizio è assunto nel ramo delle acquisizioni ostili, poi lo mandano a Los Angeles, per seguire il mercato del cinema • «Impara a destreggiarsi tra “gli stupidi irresponsabili” che si scambiano Studios, star, giacimenti di film. Lui compra, vende, incassa come fosse a Las Vegas» [Corrias, cit.] • Dopo tre anni è abbastanza bravo da potersi permettere di lasciare la banca e iniziare a mettersi in proprio: fonda la Bannon&Co, una boutique finanziaria tutta sua, specializzata nel cinema. Tra i suoi clienti ci sono Samsung, Mgm, Polygram Records e Silvio Berlusconi. Nel 1993 cura la vendita della Castle Rock Entertainment dalla Westinghouse a Ted Turner, ottiene una partecipazione in vari spettacoli televisivi e riesce a diventare ricco: quando, nel 1998, vende la società a Société Générale potrebbe fare a meno di lavorare • Invece, si reinventa produttore: finanzia una cinquantina di film, rappresenta star come Leonardo DiCaprio, Cameron Diaz, Ice Cube; vuole far trasparire le sue idee politiche e si specializza in documentari, per il cinema o per la tv, tutti di orientamento conservatore • «Documentari kitschissimi, infarciti di citazioni filosofiche e di melodie wagneriane, sullo spirito americano, sullo scontro di civiltà, sulle generazioni che alternandosi modellano la storia e determinano il corso degli eventi» [Giuliano Da Empoli, Foglio] • «C’è tempo per un’ultima, strana ma decisiva esperienza. Nel 2005 si trasferisce a Hong Kong per studiare i modelli di guadagno dei giochi su internet come World of Warcraft. Rimane sedotto dalle comunità on line, dalla loro coesione e capacità di far circolare informazioni» • Nel 2004 conosce Andrew Breitbart, californiano, figlio adottivo di ebrei ricchissimi, deciso a fondare un nuovo sito di informazione: l’idea è «creare un aggregatore di notizie, specie di quelle che a volte non trovano spazio nei media tradizionali. Breitbart appare ambizioso e con il potenziale economico per affrontare il progetto, Steve Bannon ne condivide sia le basi giornalistiche che ideologiche. È così che nasce nel 2005 Breitbart News, Bannon entra subito nel consiglio di amministrazione della società ed appare come uno dei più importanti sostenitori del progetto» • È il 2008 quando scoppia la crisi finanziaria e il vecchio Monty Bannon, padre di Steve, perde 100 mila dollari in un colpo solo: «Non una di quelle cifre che non ti fanno dormire la notte per i ricconi di Wall Street. Ma troppo per uno che si è fatto da solo, come tanti uguali a lui. God bless America: in quel momento Dio però presentò il conto agli avidi, che lo fecero pagare a chi stava sotto di loro. […] le élite entrano nel mirino. Quelli che di solito non pagano mai appunto, ma che fanno ricadere le colpe “su tutti i Marty Bannon del mondo”. Già. “L’unica ricchezza che aveva mio padre […] la sua piccola casa e quelle azioni. Possibile che nessuno sia stato mai ritenuto responsabile di una cosa del genere? Tutto quello che è successo dopo è cominciato quel giorno. Tutto» [Lombardo, cit.] • Bannon si impegna sempre più nella lotta politica: produce un documentario in sostegno a Sarah Palin e uno su Occupy Wall Street. La famiglia Mercer, una delle più ricche d’America, finanziatrice dei repubblicani, lo nota, entra nel capitale di Breitbart e lo impone come direttore • Lui trasforma il sito in un vero e proprio giornale, con articoli e editoriali, diffusi via internet: «Ha trasformato Breitbart News nel punto di raccolta della destra alternativa americana, una variegata combriccola di nazionalisti, complottisti, millenaristi e semplici incazzati, tutti ferocemente determinati a imporre un punto di vista diverso sulle principali questioni al centro del dibattito: l’immigrazione, il libero scambio, il ruolo delle minoranze e i diritti civili» [Da Empoli, cit.] • «“I travestiti sono i più affetti dall’Hiv”. “Le donne nere sono disoccupate perché falliscono nei colloqui di lavoro”. “La pillola rende le donne brutte e ripugnanti”. “Huma Abedin (la amica più stretta di Hillary) è legata al terrorismo islamico”. “Lesbiche devastano un negozio di abiti da sposa”. “Planned Parenthood (la rete di cliniche ginecologiche e abortiste) ha origini naziste”. […] “Il tour dei froci torna nei Campus Universitari”. E questo crescendo di pseudogiornalismo culminò in una domanda che Steve Bannon fece nella versione radiofonica del suo sito: “Preferireste che vostra figlia diventasse femminista o avesse un cancro?”» [Vittorio Zucconi, Rep] • Apre una redazione in Texas, per seguire la questione immigrati; finanzia un centro studi per scoprire le malefatte dei politici (e si concentra sui Clinton); entra nel cda di Cambridge Analytica, per diffondere la propaganda di destra su Facebook • «Bannon si è trasformato in una specie di uomo-orchestra del populismo a stelle e strisce. Per questo, quando il ciclone Trump si è abbattuto sulle primarie repubblicane del 2016, Steve era lì, pronto a diventare l’ispiratore occulto, e poi lo stratega ufficiale della campagna più trasgressiva della storia politica americana» [Da Empoli, cit.] • «“Bannon è una persona altamente qualificata che ama vincere e sa come farlo”, disse di lui Trump quando gli affidò le chiavi della sua campagna elettorale. Era l’estate del 2016. La Clinton era in testa ai sondaggi. Talmente in alto che tutti i rancori della nazione erano pronti a coalizzarsi contro di lei, bastava mettere in moto gli ingranaggi giusti. […] E siccome anche gli asini volano se lo ripetono migliaia di siti nella piena luce del web e lo leggono milioni di cittadini nel buio delle loro solitudini, Bannon compì il miracolo. Confermandosi, secondo l’agenzia Bloomberg, “l’attivista politico più pericoloso d’America”» • Ben Shapiro, uno dei giornalisti di Breitbart, si licenzia dicendo che il sito è diventato «la Pravda di Trump» • E così, «a 64 anni, senza nessun precedente di governo o di amministrazione pubblica, senza esperienza internazionale, senza cravatta sulle camicione scozzesi che predilige per mostrarsi astutamente “uomo del popolo”, Bannon non è entrato soltanto alla Casa Bianca come assistente personale di Trump. […] è parte integrante del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, quel circolo di consiglieri, divenuto potentissimo grazie a Henry Kissinger che ne fece un governo ombra sotto Nixon, che decide la strategia politica e militare dell’Amministrazione Usa. Per fargli posto, Trump ha escluso il Direttore dei servizi di intelligence e il Capo degli Stati Maggiori riuniti, dunque i due uomini che dovrebbero informare il Capo dello Stato e aiutarlo nelle scelte di vita o di morte. E custodire l’arsenale nucleare» [Zucconi, cit.] • «Un milionario circondato da miliardari, quelle élite che dice di detestare ma che non hanno nulla da temere da lui, anzi, lo finanziano» (Klayman) • «Sloppy Steve, Steve lo sciatto» (Donald Trump) • «Occhi color bourbon con ghiaccio, fisico massiccio, capello fluente, eloquio ad alta gradazione populista, Steve Bannon ha conquistato l’America con Donald Trump, che lo chiamava “il mio sciattone” per via delle camicie scure senza cravatta e della pancia. Poi quella ruvida America sbarcata alla Casa Bianca l’ha persa malamente […] i sovranisti di nuovo conio longobardo lo prendono sul serio. Anzi lo trattano da guru della comunicazione. Nonché bandiera del patriottismo contro le ondate dei migranti straccioni che mirano al cuore bianco e puro del vecchio mondo per dissolverlo nel baratro multiculturale di quello nuovo» [Pino Corrias, cit.] • «Piccolo, formidabile Richelieu della corte di Trump» (Vittorio Zucconi) • «Non è né un novello Rasputin né tantomeno chissà quale “prodigio politico”; è semplicemente uno molto bravo a vendersi - e reinventarsi - sia agli investitori che ai giornalisti. È del tutto evidente che la spasmodica (e gratuita) attenzione mediatica riservatagli vada tutto a suo beneficio» (il politologo olandese Cas Mudde) • Sembra ci sia Bannon dietro alla decisione di Trump di ritirarsi dal patto di Parigi sul clima, ai distinguo sugli scontri razziali di Charlottesville e al divieto di ingresso negli Stati Uniti per i musulmani • «Ma, contrariamente ai pronostici post campagna elettorale, l’avventura di Bannon a Washington dura molto poco. Fatale, secondo gli analisti americani, sia un carattere considerato eccessivamente egocentrico mal digerito da Trump, sia soprattutto gli asti e gli attriti con una parte della famiglia dello stesso presidente» [Mauro Indelicato, Giornale] • «Installatosi nello studio del consigliere politico del presidente, anziché limitarsi a fare il suo lavoro, non ha resistito alla tentazione di mettersi in scena» [Da Empoli, cit.] • Vuole dire la sua sulle forze armate e zittisce i generali del Pentagono: «Steve, it’s their job. È il loro lavoro…» (Trump, citato in Paura, Bob Woodward) • Ma sembra che a farlo fuori sia Ivanka Trump, che lui aveva definito «stupida come un mattone» • «E infatti, nel giro di un anno, Bannon si è ritrovato fuori dalla Casa Bianca, con il capo del mondo libero che twittava cose del tipo “Steve il bavoso ha pianto e mi ha supplicato quando l’ho licenziato. Ora è stato mollato come un cane praticamente da tutti. Che peccato!”» [Da Empoli, cit.] • «Steve centrava poco con la nostra storica vittoria» (Trump) • «Bannon si getta nuovamente a tempo pieno nella direzione di Breitbart. Ma anche in questo caso l’esperienza dura poco: nel gennaio 2018, infatti, esce sul sito un articolo dal titolo Fire and Fury, nel quale si criticano aspramente Ivanka Trump e Jared Kushner. La famiglia Mercer non vuole rompere definitivamente i legami ed i rapporti con la famiglia Trump, dunque Bannon appare come vittima sacrificale di questo intreccio. L’ex stratega del presidente dà le dimissioni da direttore di Breitbart il 9 gennaio 2018» [Indelicato, cit.] • «Quando l’ho licenziato, Steve non ha solo perso il lavoro, ha perso la testa» (Trump) • «In tutto ciò, a livello politico le cose vanno malissimo: diversi candidati repubblicani sostenuti da Bannon perdono sonoramente le primarie, e uno (Roy Moore) deve farsi da parte a causa di una serie di accuse di molestie sessuali contro delle adolescenti. Dopo essere stato ricacciato nei più negletti margini politici statunitensi, l’ex consigliere di Trump decide quindi di ripartire da zero, e di farlo in un posto in cui è poco conosciuto: l’Europa». Tra il 2018 e il 2019, è a Parigi, Roma, Praga, Budapest: dice di voler fondare una specie di alleanza tra tutti i partiti populisti europei • «Lo chiameremo Il Movimento, la nostra sarà una democrazia cristiana tradizionalista» • «Quello che sto cercando di fare è creare un’infrastruttura globale per un movimento populista globale» • Che tipo di sostegno offre ai sovranisti europei? «La possibilità di fare eventi insieme, dove la gente condivide idee. Poi faremo sondaggi in profondità, che non sono mai stati fatti nelle elezioni europee, su base nazionale, provinciale, sui segmenti sociali» [Federico Fubini, Cds] • Dice di avere grandi finanziatori alle spalle, si fa pagare per tenere conferenze, rilascia interviste e dichiarazioni sulla politica europea • «Una battaglia culturale in stile gramsciano» • Eppure, secondo Politico, fino al 2018 non sapeva nemmeno dell’esistenza del parlamento Europeo • «Quando dici che hai appuntamento con Bannon, i conoscenti della scena romana, quelli ai quali non la si fa, perché hanno sempre informazioni di prima mano che arrivano da chissà dove (in genere Dagospia), scuotono la testa perplessi e ti propinano una delle due vulgate disponibili. La prima, scettica, parla di un personaggio sopravvalutato, uno che oltreoceano non conta più nulla e che ci filiamo solo noi perché siamo provinciali, il solito yankee che pensa di aver trovato la sua America qui da noi, sulla scia di Dan Peterson e di Alan Friedman. La seconda versione, all’opposto, prevede che Bannon sia un emissario della Cia, potentissimo e oscuro personaggio dotato di mezzi illimitati che porta avanti con determinazione spietata il disegno di distruggere l’Unione europea» [Giuliano Da Empoli, cit.] • «Dopo quaranta minuti di monologo in cui Bannon ripete tutte le parole d’ordine dell’internazionale nazionalista – la difesa dei confini, la riscossa dell’uomo comune, la sinistra al servizio della finanza – è il momento delle domande: giornalisti della carta stampata e della tv […] si danno il cambio in un’avvincente gara di adulazione dell’ospite. Il più agguerrito è senza dubbio Gennaro Sangiuliano, il direttore del Tg2, che vuole dimostrare di poter essere più “bannoniano” di Bannon. “Gli otto uomini più ricchi del mondo sono quasi tutti liberal e di sinistra, questo significa qualcosa?”, chiede Sangiuliano. L’ospite, che probabilmente non si aspettava di essere superato a destra dal suo intervistatore, esita un attimo, poi è costretto a spiegare che al mondo esistono anche tanti ricchi di destra. Sangiuliano chiude citando Giuseppe Prezzolini: “Diceva che il progressista è la persona di domani, il conservatore è la persona di dopodomani”. Bannon sorride, è una frase bellissima, dice, e il direttore del Tg2 può tornare al suo posto tra gli applausi, come un alunno premiato con una pacca sulla spalla dal maestro dopo l’interrogazione» [Internazionale] • Ma gli rispondono picche un po’ tutti e a un anno e mezzo di distanza l’iniziativa non è mai decollata • «Quando arriva un signore come Steve Bannon a dirci cosa dobbiamo fare per distruggere l’Europa, allora dico: “Caro signor Bannon tornatene a casa, se vuoi fare il turista, fai il turista, oppure è meglio che stai zitto”» (Antonio Tajani) • «C’è chi dice che le varie apparizioni in Europa sono solo una questione di ego, un modo per sentirsi importante all’estero dopo avere perso punti in patria, o forse una strategia per rientrare nelle grazie dei Trump» • «Ha tentato varie carriere, ma ora ha trovato quella che gli dà più soddisfazione. Ha sempre voluto essere importante, contare, avere soldi. Non ha soluzioni economiche né visioni molto articolate […] ma si considera un grande uomo della storia e vuole consolidare quest’idea» (Alison Klayman, che ha girato un documentario su di lui) • Nel 2019 lancia il suo podcast War Room • Nell’agosto del 2020 Bannon è stato arrestato e accusato a livello federale, insieme a tre suoi associati, di cospirazione a scopo di frode postale e riciclaggio di denaro in relazione alla campagna We Build the Wall. Si è dichiarato non colpevole e sarebbe dovuto andare a processo nel maggio del 2021, tuttavia il 20 gennaio, a poche ore dalla fine del suo mandato, il presidente uscente Donald Trump ha concesso a Bannon la grazia presidenziale. Lo Stato di New York lo ha comunque processato a livello statale • Nel novembre del 2020 il suo account Twitter è stato sospeso permanentemente dopo che Bannon ha suggerito che Anthony Fauci, consigliere medico capo del presidente, e Christopher Wray, direttore dell’Fbi, avrebbero dovuto «essere decapitati» • Nel 2022 viene condannato per oltraggio al Congresso degli Stati Uniti a causa di dichiarazioni offensive verso i rappresentanti e i senatori, e il fatto di non essersi presentato dopo una richiesta di comparizione onde riferire sull’assalto al Campidoglio con pena temporaneamente sospesa. Bannon fa ricorso e nel 2024 il giudice distrettuale gli revoca la cauzione. Bannon sconta la pena dal 1º luglio. Torna libero in concomitanza con la nuova elezione presidenziale di Donald Trump a novembre • Appena uscito di galera dal suo podcast War room esorta i sostenitori di Trump a non far «rubare le elezioni come nel 2020» •Ha dichiarato nel 2024 che Putin è un «cattivo soggetto» ma pur migliore del governo ucraino, «corrotto e coinvolto con il traffico di esseri umani riguardo bambini e organi» • Il nemico principale degli Stati Uniti resta però la Cina: «Siamo in guerra col Partito Comunista Cinese. La capacità e volontà di Pechino di distruggere l’America sono senza precedenti. Dobbiamo ricordarci il modello adottato col Giappone, quando lo bombardammo fino a riportarlo all’età della pietra, salvando milioni di americani» • A febbraio ha attaccato la Svizzera: «Il popolo svizzero è fantastico, ma i leader svizzeri sono tra i più corrotti al mondo» • A maggio s’è scagliato contro Leone XIV: «È la peggior scelta per Maga, un voto anti-Trump» • A febbraio ha organizzato un party per celebrare la propria resurrezione giudiziaria e politica alla conferenza Cpac. La mattina, mentre era sul palco per parlare, si è lasciato sfuggire un saluto nazista, che fosse o no la sua intenzione, secondo la regola della plausibile possibilità di negare la realtà: «Oggi è stata una giornata gloriosa, chiudiamola con una festa altrettanto gloriosa» • A giugno ha chiesto di indagare: «Musk, immigrato e drogato» • Un mese fa Bannon assieme a Meghan Markle e altri 800 chiedono il divieto di sviluppare la super intelligenza artificiale • Dice anche che c’è un piano «per garantire a Trump un terzo mandato» anche se è incostituzionale: «Il popolo svizzero è fantastico, ma i leader svizzeri sono tra i più corrotti al mondo» • Pochi giorni fa l’Hollywood reporter ha fatto sapere che il giorno del suo arresto per accuse federali di traffico sessuale, Jeffrey Epstein stava pianificando un documentario che sarebbe servito a riabilitare la sua immagine e contrastare il documentario di Netflix Filthy Rich che sarebbe uscito di lì a poco. Partner del progetto avrebbe dovuto essere l’ex capo di gabinetto di Donald Trump, Steve Bannon, secondo quanto rivelano una serie di email rese pubbliche dal Congresso e visionate dall’Hollywood Reporter. «Nel 2019, infatti, Bannon possedeva 15 ore di girato per costruire un documentario che avrebbe dovuto riabilitare l’immagine pubblica dell’uomo che successivamente lo stesso Bannon ha definito “un pedofilo globalista”» [Arvati, Foglio].
Curiosità Sul caminetto della sua casa in Texas tiene una foto della figlia Maureen, in mimetica, seduta sul trono di Saddam in Iraq • Quando faceva il produttore, finanziò Lupo solitario, primo film di Sean Penn come regista • È a dieta, deve perdere 16 chili • «“Aveva un problema di alcol, ha smesso di bere e sta cercando di fare una vita più salutare. Ma è impossibile perché ha sostituito quella dipendenza con l’essere workaholic, quindi vive di caffeina, non ha orari” Ha sempre la faccia sul cellulare, pensavo stesse sui social, ma ho notato che su Instagram e Facebook ha pochi follower, su Twitter supera i 50 mila ma gli ultimi post sono del 2014. “Non li usa. Chatta di continuo con il suo staff o i giornalisti, con cui è in costante contatto perché per lui non esistono ‘cattivi media’, basta che diffondano le sue idee» (intervista alla Klayman) • Sloppy, il soprannome datogli da Trump, si può tradurre come sciatto, disordinato, negligente o superficiale • «Il giornalista Michael Wolff dice che lei usa The Movement per arrivare alla Casa Bianca “È ridicolo, non ho aspirazioni politiche, sono uno che opera dietro le quinte. Wolff parla così per vendere libri. È una fake news. Io non mi candiderò mai. Come mi posso candidare se mi vesto così?” [a Viviana Mazza, Corriere della Sera, 30/12/2018].
Amori Prima moglie: Cathleen Houff Jordan (divorziati nel 1988). Con lei ha avuto Maureen. Seconda moglie: Mary Louise Piccard (sposati nel 1995, divorziati nel 1997). Con lei ha avuto Emily e Grace. Mary nel 1996 lo ha accusato di violenze, ma l’accusa è caduta perché lei non si presentò mai in tribunale. Resta il fatto che le figlie hanno deciso di prendere il cognome della mamma Piccard. Terza moglie: Diane Clohesy (sposati nel 2006, divorziati nel 2009).
Titoli di coda «Tre mogli, tre figlie, tante vite» [Corrias, cit.].