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 2025  dicembre 02 Martedì calendario

Biografia di Paolo Zangrillo

Paolo Zangrillo, nato a Genova il 3 dicembre 1961 (64 anni). Politico (Forza Italia). Ministro della Pubblica amministrazione (dal 22 ottobre 2022). Senatore (dal 13 ottobre 2022), già deputato (2018-2022). Ex dirigente d’azienda. «I fannulloni si annidano dappertutto, nella pubblica amministrazione come nelle aziende o nelle famiglie. Io ritengo che identificare gli uffici pubblici con i fannulloni sia fuori luogo» (a Gabriele Barberis) • «Ministro, chiuda gli occhi. Che vede? “Sono a Castelletto, sulla terrazza affacciata su Genova, città che amo e dove sono stato troppo poco. Un ricordo vivissimo. Sono bambino, con mia madre, raccogliamo i pinoli: un po’ li mangio, gli altri li usiamo per fare il pesto”. Cosa voleva fare da grande? “Alle medie recitai ne La cantatrice calva di Eugène Ionesco. Mi dissi: ‘Che bello poter interpretare una persona che non sei tu’. Quell’esperienza mi rimase così nel cuore che per un periodo pensai di recitare. Poi mi appassionai alla medicina, ma c’era quel problemino degli aghi… Quel sogno, lo ha realizzato con successo mio fratello Alberto [primario presso l’ospedale San Raffaele di Milano e storico medico personale di Silvio Berlusconi, nonché ex presidente del Genoa – ndr], 4 anni più grande”. Com’è la sua famiglia? “Mia madre Carla è mancata l’anno scorso [cioè nel 2022 – ndr]. Per tutta la vita ha pensato alla famiglia: 4 figli sono tanti. Oltre a me e Alberto, ci sono Michele, che lavora nella finanza, e Maria Cristina, una ‘mia’ dipendente perché lavora al Comune di Milano (sorride, ndr)”. E suo padre? “Augusto. Lavorava in banca. Eravamo legatissimi. Abbiamo trascorso momenti indelebili, di felicità, come quando andavamo insieme a funghi, nei boschi delle Dolomiti. E uno tragico: era il 1988, la prima vera vacanza da soli, a Madonna di Campiglio, senza i figli a fare confusione. Mio padre accusò problemi respiratori. Mio fratello Alberto, che già lavorava al San Raffaele, mi telefonò per dirmi che non c’era più nulla da fare. Quella telefonata ha segnato la mia vita (il ministro si commuove, ndr)”. […] “Io mi sono occupato di politica quando ero molto giovane: più che studiare facevo quello, poi smisi. Finito il liceo, mio padre mi bacchettò, e all’università mi misi a fare sul serio”. […] “Non ho mai avuto il sogno della vita. Sono stato 25 anni nel gruppo Fiat, straordinaria esperienza, e da lì ho costruito la mia carriera”» (Claudio Bozza). «Genovese di nascita ma torinese d’adozione, […] Paolo Zangrillo si è laureato in Giurisprudenza alla Statale di Milano. […] Una carriera da manager cominciata nel mondo dell’industria automobilistica, prima alla Magneti Marelli e poi alla Iveco, dove è stato anche vicepresidente ai tempi di Sergio Marchionne, dal quale ha preso in prestito l’abitudine a vestire con un maglioncino» (Margherita De Bac e Gabriele Guccione). «Appena arrivato al vertice Fiat, Marchionne ci convocò a Balocco. C’erano i 300 dirigenti apicali, me compreso. Prima ci illustrò lo stato finanziario del gruppo: numeri pessimi. Poi ci ammonì: “Se l’azienda è in queste condizioni, i responsabili siete voi”. Ci fece capire che dovevamo tutti rimboccarci le maniche. Poi venne anche un giorno bellissimo: ci riunì per dirci che stava andando da Obama a comprare la Chrysler. Ci guardammo, dicendoci: “Ma questo è matto…”. Invece, poco dopo, mise a segno una delle più grandi operazioni della storia industriale mondiale». «Dal 2011 fino al 2017 è datata la sua parentesi romana. Nominato alla direzione del personale di Acea, il rapporto con l’azienda di energia elettrica e gas è stato chiuso dalla sindaca Virginia Raggi» (De Bac e Guccione). «Ci racconta il primo incontro con il Cavaliere? “L’ho conosciuto 15 anni fa [cioè nel 2008 – ndr] a Villa Certosa, in Sardegna, in vacanza con la mia famiglia. Alberto mi disse che il presidente aveva invitato anche noi a cena. Fu una serata di spensieratezza, niente politica. Anni dopo, Berlusconi mi convocò ad Arcore: mi spiegò i motivi della sua discesa in campo e chiese i miei punti di vista, da manager, sulle grandi questioni dell’Italia”. Ma niente candidatura in Parlamento… “No. Berlusconi, lo rividi anni dopo, a Palazzo Grazioli, quando mi trasferii a Roma per fare il capo del personale di Acea. Furono confronti appassionati. Oltre al presidente, ho conosciuto solo un’altra persona con le stesse capacità di leggere il futuro prima degli altri: Sergio Marchionne. Così, nel 2017, finito il mio incarico in Acea, decisi di impegnarmi, candidandomi alle elezioni politiche”» (Bozza). «È il gennaio 2018, […] quando Berlusconi lo candida ufficialmente per la Camera dei deputati nelle elezioni politiche di quell’anno. Zangrillo si presenta nel collegio plurinominale Piemonte 1 e viene eletto. Contemporaneamente viene nominato nuovo commissario regionale di Forza Italia in Piemonte e in Valle d’Aosta, sostituendo il collega di partito Gilberto Pichetto Fratin» (De Bac e Guccione). Candidato al Senato in occasione delle elezioni politiche del 25 settembre 2022, Zangrillo fu rieletto, e il 21 ottobre successivo il presidente del Consiglio Giorgia Meloni annunciò che sarebbe diventato ministro, assegnandogli però in un primo momento il dicastero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica anziché quello della Pubblica amministrazione. «Lei è stato il primo ministro “a sua insaputa” della storia. Ci racconta come andò davvero lo scambio delle sue deleghe al governo, poi aggiustate in acrobazia? “Vuole la verità? Non sapevo proprio che avrei fatto il ministro, poi c’è stato pure quello scambio… Una situazione abbastanza rocambolesca. Ero in cucina con mia moglie, a Torino. A un certo punto mi telefona Berlusconi: ‘Paolo, stiamo decidendo la rosa del governo e tu guiderai la Pubblica amministrazione’. Risposi emozionato, non me lo aspettavo. Lo dico a Luisa, che non ci credeva. Due ore dopo ci mettiamo davanti alla tv: la premier Meloni legge la lista dei ministri e viene fuori che sono ministro all’Ambiente. Richiamo il presidente Berlusconi, che mi dice: ‘È solo un refuso, ora correggiamo tutto’. E oggi sono molto felice di essere qui”. Brunetta, suo predecessore, era contrario allo smart working. E portava avanti la crociata contro i “dipendenti pubblici fannulloni”. Lei pare agli antipodi di questa visione. “I dipendenti pubblici non sono affatto i ‘furbetti del cartellino’, che sono una esigua minoranza. Per certe mansioni ben venga lo smart working, specie se serve a motivare e ad aumentare la produttività”. […] “Troviamo il modo di applicare la meritocrazia anche nel pubblico. In sintesi: non premi a pioggia, ma a chi se lo merita di più. Da qui alla fine del mio mandato vorrei costruire e condividere un sistema per valutare l’operato di ciascun dipendente, che sia da stimolo. Desidero una organizzazione in cui ciascuno sia consapevole delle sue responsabilità e orgoglioso per quello che fa”» (Bozza) • Sposato, tre figli. «Il momento più brutto della sua vita, ce lo ha raccontato commosso. E quello più bello? “Quando mia moglie Luisa mi ha detto che aspettavamo un figlio. La prima è stata Carlotta, poi Alessandro e Francesco”» (Bozza) • «Ha sempre votato a destra? “In casa sono cresciuto con i riferimenti di mio padre: Andreotti e Montanelli. Ho votato per tanti anni la Dc. Poi quando è nata Forza Italia ne ho seguito tutto il percorso. Da ragazzo guardavo con grande passione i dibattiti di Berlinguer e Almirante, li ammiravo. Se confronto la qualità di quella politica con quella attuale dei talk show, beh…”» (Bozza) • Genoano. «Il Grifone è una tradizione di famiglia. Sin da piccoli, io e mio fratello Alberto con papà Augusto andavamo allo stadio di Marassi a seguire la nostra squadra del cuore. Anche quando mio padre si è dovuto trasferire in Lombardia per lavoro abbiamo continuato ad andare al Luigi Ferraris» • «Quando non lavora… “Ho due grandi passioni: la natura e la cucina. Appena posso scappo in posti poco frequentati: al mare, in barca, e in montagna, nei boschi. E poi la cucina: pesce o carne, senza distinzioni. Mi piace molto andare al mercato”» (Bozza). «Amo la montagna e da giovane ho fatto tanta roccia, ho iniziato dalla Dolomiti del Brenta e poi mi sono spostato a Cortina, sulle Tofane, ho fatto delle vie in Brenta e sulle cime di Lavaredo. Giocavo a rugby e in una partita mi hanno frantumato la clavicola destra, e quindi lì ho dovuto smettere» • Cantante preferito Zucchero, attore preferito Toni Servillo • «Lei ha detto che “il posto fisso è meglio lasciarlo a Checco Zalone” e che i giovani devono puntare a un “lavoro figo”. I sindacati le hanno risposto che servono “risorse congrue”. […] “Reiterare una narrazione secondo cui l’unica attrazione della Pa è il posto fisso significa condannarla a essere vissuta come un’organizzazione di serie B. Non credo che i giovani, quando cercano un posto di lavoro, si concentrino solo sulla stabilità del posto, che è una cosa importante. Ma il mondo è cambiato rispetto a dieci anni fa: se vogliamo rendere il nostro Paese attrattivo non possiamo reiterare un’offerta lavorativa che trova il suo vero valore nella stabilità del posto”» (Giuseppe Colombo).