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 2025  dicembre 06 Sabato calendario

Biografia di Gisèle Pelicot

Gisèle Pelicot, nata a Villingen-Schwenningen nel Sud-Ovest della Germania, il 7 dicembre 1952 (età 73 anni). Vittima del marito Dominique che per anni a sua insaputa l’ha drogata, violentata e fatta abusare da decine di altri uomini. Al processo che ha tenuto la Francia con il fiato sospeso è divenuta un’icona che si batte contro la violenza sulle donne.
Titoli di testa «La vergogna non dobbiamo provarla noi, sono loro che devono provarla».
Vita Nata Gisèle Marie Françoise Guillou in Germania perché figlia di un militare di carriera. È arrivata in Francia all’età di cinque anni. A nove ha perso la madre per un cancro. «Nella mia testa mi sentivo già donna», ricorda, parlando di un’infanzia con «poco amore». Studia dattilografia poi lavora come impiegata nell’azienda dell’energia Edf. Qui cresce professionalmente fino a diventare responsabile del dipartimento logistico delle centrali nucleari • Nell’aprile 1973 sposa Dominique Pelicot, conosciuto due anni prima. Hanno due figli, David e Florian, ed una figlia, Caroline. Vivono prima a Villiers-sur-Marne, un sobborgo di Parigi. Una volta in pensione, nel 2013, Gisèle e Dominique si trasferiscono a Mazan, nel Sud della Francia • «In poco arrivano i guai finanziari: Pelicot ama vivere oltre le proprie possibilità, cosa che lo porta a indebitarsi pesantemente, fino a dover dichiarare il fallimento della propria società che operava nel settore elettrico. La coppia divorzia per proteggere i beni dai creditori, ma si risposa nel 2007» [Carlotta Sisti, Elle] • Nel 2010 Dominique Pelicot viene arrestato per avere scattato foto sotto le gonne di alcune donne in un supermercato di Collégien. Paga una sanzione di 100 euro e viene subito rilasciato. La moglie non ne sa nulla [SkyNews] • Il 12 settembre 2020 viene nuovamente arrestato in un supermercato, questa volta a Carpentras. Una guardia di sicurezza privata lo aveva sorpreso mentre piazzava il suo cellulare sotto le gonne di alcune clienti per filmare le loro parti intime. Le vittime lo denunciano. La mattina seguente la procura di Carpentas decide di revocare il fermo, ordinando però una perizia psichiatrica e l’analisi dei dispositivi tecnologici (telefono e pc) • Il 2 novembre 2020 Gisèle viene convocata dalla polizia: «Nelle strade di Carpentras, Sud della Francia, un tempo sede del papato avignonese, c’è un sole tiepido di autunno. Quando varca la porta del commissariato, Gisèle Pelicot non immagina certo di essere sulla soglia di un’altra dimensione che le rivelerà la barbarie nascosta dietro alla sua anonima vita di pensionata, moglie devota, madre di famiglia, nonna amorosa. E la farà ben presto diventare una icona del femminismo: “Ha sbagliato. Mio marito ne è consapevole e mi ha promesso di andare a vedere uno psicologo” spiega la moglie al poliziotto, cercando di difenderlo. L’agente rimane impassibile e chiede: “Ha mai praticato scambismo?”. Gisèle è stupita, quasi infastidita. “Non sopporterei mani sul mio corpo che non siano quelle di mio marito”. Il poliziotto accende il computer: “Madame Pelicot, si prepari a vedere immagini scioccanti”. Lo schermo diventa uno specchio deformante. Gisèle vede il suo corpo nudo, addormentato nel letto di casa dopo un amplesso sessuale con un uomo. “Lo conosce?” “No”. Stessa situazione, un altro uomo. “Non so chi sia”. La galleria prosegue in un crescendo insostenibile. Gisèle ha le vertigini, non riconosce quegli uomini, non riconosce se stessa. Sviene. “Mi hanno dato un bicchiere d’acqua ed è arrivato un medico” ricorda a proposito di quel giorno in cui il suo piccolo mondo di certezze è crollato. E quel suo villino a Mazan, regione del Vaucluse, la Florida dei pensionati francesi, si è scoperto essere un luogo di tortura» [Anais Ginori, Rep] • «“Non può tornare al suo domicilio, questi uomini conoscono il suo indirizzo, possono presentarsi in qualsiasi momento” continua il poliziotto. “Ho messo cinquant’anni di vita in due valigie. Sono partita con il mio cane. È stato surreale. Avevamo tre figli, sette nipotini. Eravamo uniti. I nostri amici ci guardavamo come una coppia ideale. Il trauma è stato immenso”» [Ginori, cit.] • Il giorno stesso Dominique Pelicot viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata, per la quale si è fin da subito dichiarato colpevole • «Le forze dell’ordine trovano migliaia di scambi avvenuti su un sito per chat gratuite, Coco.fr, e su una chat room chiamata À son insu, A sua insaputa. In questa chat gli uomini parlano di quelli che loro stessi avevano definito dei rapporti sessuali, ma che in realtà erano degli stupri: rapporti sessuali avvenuti con le loro partner a loro insaputa» • Il sito era registrato a Guernsey da una società bulgara. Nelle chat Pelicot invitava a casa propria altri uomini per abusare di sua moglie e poi guardare i video delle violenze. Messaggi simili sono anche stati trovati in conversazioni su Skype. In una chiavetta Usb di Pelicot è stata trovata una cartella chiamata Abus (abusi). Dentro c’erano più di 20.000 immagini e video di violenze sessuali praticate sulla moglie, quando lei era priva di coscienza. I file erano stati nominati con data, nome del complice e natura dell’abuso, consentendo così agli inquirenti di individuare 72 diversi uomini che hanno commesso complessivamente 92 violenze su Gisèle Pelicot tra il luglio 2011 e l’ottobre 2020 • Dopo due anni di indagini gli inquirenti sono riusciti a risalire all’identità di 50 stupratori, le cui età variano tra i 21 e i 74 anni. Sul computer dell’accusato la polizia ha trovato anche foto della figlia, Caroline, incosciente e nuda, in una cartella intitolata Ma fille à poil? (Mia figlia nuda?) • «Nel 2024 il sito À son insu è stato chiuso e il suo proprietario arrestato. Attraverso la lettura di questa chat la polizia scopre che Dominique Pelicot somministrava alla moglie – regolarmente all’ora di cena diverse compresse di Temesta, il farmaco che in Italia è venduto come Tavor, una benzodiazepina utilizzata per trattare l’ansia e l’insonnia. Gliele sbriciolava nel cibo. Poi, una volta incosciente, faceva entrare in casa gli uomini con cui aveva preso accordi consentendo loro di stuprare la moglie. Nell’elenco, i nomi di 83 stupratori» [Sisti, cit.] • All’inizio, ad abusare della moglie incosciente, era lui. Poi cominciato a invitare a casa estranei perché assistessero agli abusi, o perché praticassero loro stessi le violenze mentre lui assisteva. A questi uomini spiegava di parcheggiare lontano dall’abitazione e di arrivare a piedi per ridurre il rischio di essere visti. Chiedeva loro non usare profumi o fumare. La moglie ha un olfatto molto sviluppato. Chiedeva loro anche di spogliarsi in cucina per non rischiare di dimenticare qualcosa nella camera da letto e di riscaldarsi le mani prima di toccarla. Non chiedeva loro di indossare il preservativo e non chiedeva loro denaro • Gisèle, sempre più intontita dai farmaci, soffre di affaticamento e vuoti di memoria, al punto che i figli pensano che abbia l’Alzheimer. Solo dopo avere scoperto degli abusi capiscono che la loro madre sta bene • Il 19 giugno 2023 il giudice istruttore ha richiesto il rinvio a giudizio di Dominique Pelicot e altri 50 uomini. Il 22 agosto del 2024 Gisèle ottiene il divorzio. Il 2 settembre successivo inizia il processo: «Ho voluto rendere questo un caso mediatico perché voglio che la società cambi» • «Nonostante la legge francese consenta nei casi di violenza sessuale, di chiedere di mantenere l’anonimato e la privacy, Gisèle Pelicot ha scelto un processo a porte aperte, per dare a tutte le donne vittime di stupro il coraggio di denunciare. È riferendosi anche a queste ultime che durante la sua testimonianza la signora Pelicot ha dichiarato: “Non voglio più che provino vergogna. La vergogna non dobbiamo provarla noi, sono loro che devono provarla”. La donna denuncia così la cultura dello stupro e l’urgenza di eradicarla: “Esprimo qui soprattutto la mia volontà e la mia determinazione a cambiare questa società”» [Alice Canclini, Osservatorio Violenza sulle donne] • Nel processo di Avignone in cui Gisèle Pelicot affronta i suoi stupratori c’è un’altra vittima. È la figlia Caroline Darian, 45 anni. La donna è convinta che suo padre l’abbia drogata e poi abbia abusato di lei, come ha fatto per anni con la mamma e ha deciso di raccontare la sua storia in libro uscito in Italia a febbraio 2025 dal titolo più che emblematico: E ho smesso di chiamarti papà • «Si è rivelata nella forza e la dignità a ogni tappa di una maratona giudiziaria diventata macchina nel tempo. Sembra di essere tornati ai processi per stupro che hanno cambiato la storia, o almeno così si sperava. Nel 1978 a Aix-en-Provence, c’era un’altra Gisèle, l’avvocata Gisèle Halimi che difendeva due giovani turiste belghe violentate da tre uomini vicino a Marsiglia. In Italia, sempre negli stessi anni, l’avvocata Tina Lagostena Bassi combatteva per le donne nelle aule giudiziarie. Cosa direbbero queste paladine delle battaglie femministe rivedendo, a quasi mezzo secolo di distanza, gli stessi logori cliché ripetersi in aula? Tutti gli imputati nelle ultime settimane si sono nascosti dietro a scuse come: “Mi sembrava consenziente”, “pensavo fosse un gioco libertino”, “visto che il marito era d’accordo, ero tranquillo”. Gisèle si trova davanti al tentativo di essere trasformata da vittima ad accusata. Troppo libera perché aveva tradito il marito. O invece troppo sottomessa, perché avrebbe acconsentito alle sue peggiori perversioni, e non sarebbe stata capace di allarmarsi davanti ai vari segnali. “Ora basta, da quando sono arrivata in quest’aula mi sento umiliata. Ho l’impressione di essere io la colpevole” è sbottata a un certo punto, messa sotto pressione da domande e allusioni sempre più scomode. “È umiliante e degradante. Sembra che le vittime siano i cinquanta uomini seduti dietro di me”. Il catalogo di presunte giustificazioni degli imputati, osserva, ricalca una “visione maschilista patriarcale che banalizza lo stupro”. Da settembre non ha perso un giorno di udienza nel tribunale di Avignone. Ascoltando le ricostruzioni delle violenze, le domande agli imputati con il tono asettico dei magistrati (“Conferma la penetrazione nella vagina di Madame Pelicot?”). I suoi avvocati le hanno consigliato di uscire quando venivano proiettate immagini e video. Lei ha scelto di restare. Gisèle ha voluto forse così riprendere il controllo di quello che ha subito passivamente. Si è concessa solo una pausa. Cinque minuti. Qualche giorno fa invece è uscita dall’aula quando un’avvocata della difesa ha provato a dimostrare che il suo cliente partecipava a un gioco a tre”. “Sento molte donne, e anche uomini, che parlano del mio coraggio. Non è coraggio, è forza di volontà. Non voglio esprimere rabbia o odio. Solo la mia determinazione a cambiare la società”. […] Pelicot documentava tutto nel suo file abus. In diversi video si sente la sua voce che insulta la moglie mentre è violentata. Alla fine di ogni stupro si occupava di lavare le parti intime della moglie e di rivestirla. “Mi addormentavo in pigiama, mi risvegliavo in pigiama” ha raccontato Gisèle per sottolineare che non aveva mai avuto sospetti. C’erano stati improvvisi vuoti di memoria, e aveva consultato medici perché temeva di avere un tumore al cervello o l’inizio del morbo di Alzheimer. La donna soffriva anche di problemi ginecologici a ripetizione: infezioni del collo dell’utero, malattie sessuali. Tra gli imputati c’è un sieropositivo che l’ha violentata sei volte senza preservativo. Per miracolo, non è stata contagiata. “Non c’è stata pietà. Nessuno di loro ha pensato: ‘Questo è troppo’”» [Ginori, cit.] • Il processo si è concluso il 19 dicembre 2024: uno degli imputati che aveva a sua volta drogato la moglie affinché Pelicot potesse violentarla, è stato condannato a 12 anni, anziché i 17 richiesti. L’imputato che si era recato svariate volte per stuprare la vittima è stato condannato a 15 anni di prigione, anziché i 18 richiesti. La pena più leggera di soli 3 anni è stata inflitta all’imputato che era stato accusato di aggressione sessuale. Le pene sono risultate in generale più leggere di quelle richieste dal pubblico ministero, e sono comprese dai 3 ai 18 anni. Diciotto accusati si trovavano già in prigione al momento della sentenza; dei 32 liberi, invece, 23 sono subito stati inviati in prigione, 3 sono in attesa d’incarcerazione per motivi di salute e 6 sono liberi perché la detenzione preventiva ha già coperto parte della pena, uno è stato giudicato in contumacia» • Per il marito 20 anni, il massimo della pena • La maggior parte degli imputati condannati sono inoltre stati schedati sul Fijais, banca dati francese che include gli autori di reati sessuali o violenti • Alla fine del processo i figli si sono detti delusi dalla sentenza e dalle pene inflitte. Gisèle Pelicot, all’uscita dell’aula, ha fatto una breve dichiarazione e, quando le è stato chiesto se era soddisfatta, ha risposto: «Rispetto la Corte e la decisione presa» • Quando è uscita dall’aula Gisèle Pelicot è stata accolta dagli striscioni e dalle grida Merci Gisèle di tante donne e uomini venuti da tutta la Francia. «Lei ha pronunciato qualche ultima parola per dare un senso a una prova durissima durata tre mesi e mezzo. “Aprendo le porte del processo ho voluto che la società potesse trarre vantaggio da quel che si diceva in aula, e non mi sono mai pentita della decisione […]. I suoi occhiali tondi, le rughe e i capelli rossi sono diventati i segni di un’icona globale, disegnata nei murales in tutte le città di Francia e in tanti altri Paesi di tutti i continenti. Un destino che certo non avrebbe mai immaginato» [Stefano Montefiori, Cds] • Il processo per gli stupri di Mazan ha avuto una grande copertura mediatica, non solo in Francia ma anche a livello internazionale. Il trattamento disumano inflitto alla vittima ha suscitato indignazione nella società francese e numerose sono state le prove di sostegno nei confronti di Gisèle Pelicot, dalle manifestazioni, ai gruppi di sostegno presenti al processo. Numerosi articoli, anche stranieri, hanno lodato il coraggio dimostrato dalla vittima quando ha insistito per non avere un processo a porte chiuse • La Bbc ha inserito Gisèle Pelicot tra le 100 donne più influenti e d’ispirazione al mondo per il 2024 • «Il paradosso di Gisèle Pelicot è di essere diventata, suo malgrado, una star mondiale, ammirata per le doti straordinarie di coraggio e dignità, imprevedibile donna copertina su decine di giornali di ogni Paese, dal Vogue tedesco al comunista L’Humanité, ma in virtù di un processo dove lei ha voluto sottolineare e denunciare “la banalità dello stupro” e della sua storia, l’ordinarietà delle violenze subite e anche di coloro che le hanno commesse: il marito ma anche gli altri 50 uomini della porta accanto. Falegname, cuoco, piastrellista, camionista, informatico, pompiere, infermiere, manovale, idraulico, fattorino, imbianchino, agente penitenziario, soldato, giornalista, giardiniere, ristoratore, elettricista, panettiere, e così via. Non mostri, gente apparentemente comune, uomini come ce ne sono tanti» [Montefiori, cit.] • «Scegliere Gisèle Pelicot come persona dell’anno sarebbe un buon modo per inaugurare un 2025 sperabilmente diverso e migliore. E non soltanto per le donne» [Carlo Verdelli, Cds] • Nel marzo di quest’anno la figlia di Gisèle Pelicot, Caroline Darian, ha denunciato il padre per violenza sessuale. «Le nuove accuse nei confronti di Pelicot sono di “stupro e tentato stupro, violenza sessuale e somministrazione di una sostanza che può alterare lo stato di discernimento al fine di commettere uno stupro”. Nella fattispecie Caroline Darian ritiene di essere stata abusata dal padre per almeno dieci anni, dal 2010 al 2020, dopo essere stata sedata» [Rosa Scognamiglio, Giornale] • Gisèle, che cercava di rifarsi una vita normale, è stata fotografata da Paris Match in compagnia di un uomo descritto come il suo nuovo compagno. La rivista aveva reso noto il comune in cui era andata a vivere. Gisèle ha denunciato l’editore per violazione della privacy, una causa finita con un patteggiamento: la rivista ha donato 40 mila euro a due organizzazioni di beneficienza per chiudere la causa • Il 14 luglio è stata insignita della Legion d’Onore, la massima onorificenza francese. La figlia Caroline, dopo aver pubblicato E ho smesso di chiamarti papà, dà alle stampe Non è nostra la vergogna e accusa la madre di aver protetto per anni il padre. In aula, interrogata sulle violenze che lei, Caroline, ha subito a sua volta, sua madre Gisèle dice che preferisce non rispondere. «Quello è il momento di non ritorno». Come sono i suoi rapporti con sua madre adesso? «Non esistono. Non ho più alcuna relazione con mia madre. Lei vive la sua nuova vita, e io continuo la mia». Da quello che lei racconta e scrive nel libro, sembra che in Gisèle convivano due figure: la donna coraggiosa e moderna che denuncia al mondo le violenze subite, e la donna di altri tempi, che almeno inconsciamente o involontariamente tende a proteggere il marito. «Non so quanto involontariamente. Gisèle ha diretto la sua rabbia soprattutto contro i 50 sconosciuti complici, non contro suo marito Dominique. Credo che cerchi ancora di trovargli delle circostanze attenuanti. Da quattro anni e mezzo aspettavo a mia volta di avere la verità, ci sono le foto di Dominique in cui io appaio priva di sensi, seminuda, con una biancheria intima che non è la mia. Solo Gisèle avrebbe potuto convincerlo a parlare, ma si è rifiutata. “È il mio processo, non quello della famiglia”, ha ripetuto» […] Qual è la situazione processuale, adesso? «Ho presentato la mia denuncia, spero in un nuovo processo che chiarisca quello che è successo a me. Dominique ha 72 anni, è stato condannato a 20 ma tra riduzioni varie tra 6-7 anni potrebbe uscire. E ricominciare”» [Caroline a Montefiori, cit.] • A inizio ottobre Gisèle Pelicot è tornata in tribunale come testimone per il ricorso presentato da uno dei suoi violentatori. Il processo di appello si è concluso il 10 ottobre con un aumento di pena di un anno per l’imputato che aveva fatto ricorso. Husamettin Dogan, 44 anni, che aveva sostenuto che l’ex marito di Gisèle Pelicot, Dominique, lo avesse ingannato facendogli credere che l’ex moglie Gisèle fosse consenziente e che volesse partecipare a un gioco erotico in cui avrebbe dovuto far sesso con estranei mentre fingeva di dormire • Dal 30 ottobre in Francia la legge stabilisce che è stupro ogni atto sessuale senza consenso: il parlamento francese ha definitivamente approvato la modifica al codice penale a causa dell’incompletezza della legge che era stata resa evidente dal processo per gli stupri subiti da Gisèle Pelicot perché la violenza subita non rientrava strettamente in nessuna delle quattro categorie previste dalla legge (violenza, coercizione, minaccia o sorpresa), nonostante fosse evidente che si era trattato di stupro [Post] • Come ricostruisce la Bbc, durante un’udienza del processo Gisèle Pelicot si è vista porre una domanda precisa dell’avvocato della difesa. Nonostante tutte le sofferenze che ha provato, perché porta ancora il cognome Pelicot? Con contegno, dignità e lucidità impressionante ha risposto: «Quando ho rinunciato all’anonimato, i miei figli si sono vergognati del loro cognome. Ma i miei nipoti si chiamano Pelicot. E non voglio che si vergognino per il resto della loro vita di quel nome. Voglio che siano orgogliosi della loro nonna. Voglio che le persone in futuro ricordino Madame Pelicot, e non Monsieur Pelicot» • A gennaio uscirà per Flammarion il suo memoir Et la joie de vivre, E la gioia di vivere. In Italiano verrà pubblicato con il titolo Un inno alla vita.
Titoli di coda «Sono stata sacrificata sull’altare del vizio».