8 dicembre 2025
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Biografia di Judi Dench
Judi Dench, (Judith Olivia D.), nata a Hemworth (Regno Unito, contea di York) il 9 dicembre 1934 (91 anni). Attrice • Ha interpretato praticamente qualsiasi parte femminile scritta da Shakespeare. «Per un attore, Shakespeare è un pozzo senza fondo», però «non mi piace Il mercante di Venezia, perché tutti i personaggi si comportano in modo orribile». «Se avete bisogno di capire la gelosia, leggete Otello o Il racconto d’inverno; se siete innamorati, ascoltate Romeo e Giulietta». «Shakespeare capiva davvero le donne» • Dama («Dame») commendatrice dell’Eccellentissimo ordine dell’impero britannico.
Titoli di testa Una decina di anni fa «lo scrittore Alan Bennett si mise a pensare allo slogan più offensivo che si potesse mettere su una maglietta. Pensò a qualcosa sul terrorismo o sugli abusi sui minori, ma infine decise che nulla avrebbe indignato di più la gente che scriverci “Odio Judi Dench”» [Gilles Hattersley, Vogue Uk].
Vita «Ho avuto un’infanzia molto felice» • «Ricordo la prima volta che vidi Shakespeare come se fosse la settimana scorsa. Avevo sette anni e mi portarono a vedere Macbeth alla scuola di mio fratello; lui interpretava Duncan. Disse: “Che maledetto uomo è mai quello!”. Pensai che fosse una battuta molto, molto audace, perché disse “maledetto”» • «L’amore di Dench per la recitazione risale all’infanzia, quando, alle scuole medie, interpretò una lumaca. Crebbe con il padre medico di base, Reginald – medico ufficiale del Theatre Royal di York –, l’affettuosa madre irlandese, Olave, e due fratelli maggiori. Nella famiglia erano tutti entusiasti attori dilettanti; negli anni Cinquanta padre, madre e un’adolescente Judi apparvero nei drammi misterici di York. A quel tempo Dench aveva abbandonato il suo progetto di diventare ballerina – “Mio padre diceva: ‘Sai che se fai la ballerina, probabilmente dovrai smettere già a 40 anni?’” – e, dopo un breve interesse per la scenografia teatrale, seguì il fratello Jeffery alla Central School of Speech and Drama di Londra per studiare recitazione. Concluse gli studi con il massimo dei voti» [Kira Cochrane, Guardian] • Mancò alla sua cerimonia di diploma perché andò a teatro a vedere Laurence Olivier in Tito Andronico • Debuttò nel 1957, all’Old Vic di Londra, interpretando Ofelia in Amleto. «Le aspettative erano alte; le recensioni furono negative. “Inciampa nella sua stessa voglia di successo, cadendo sul suo bel faccino”, scrisse un critico» [ibid.] • «I momenti più felici della mia vita sono stati all’Old Vic e alla Royal Shakespeare Company, dove recitavo in tre o quattro opere teatrali per volta, tutte in repertorio. Non stavo mai in camerino, stavo tutto il tempo in piedi a lato del palco a guardare gli altri attori. Non ricordo le battute di nessuna opera teatrale nella quale ho recitato, ma conosco pagine e pagine di Shakespeare» • «Amava lavorare in una compagnia teatrale, dove si potevano “fare errori e interpretare una persona anzianissima a 23 anni”. […] Ricorda la Stratford degli anni Settanta, quando “facevo Macbeth, La commedia degli errori, Molto rumore per nulla e Re Lear. Una volta mi chiesero: ‘Ma quando fai Lady Macbeth, non ti occupa la testa per tutta la giornata?’ E io risposi: ‘Bé, no, perché la sera poi devo fare Beatrice in Molto rumore per nulla”» • Nel 1960 ebbe la parte di Giulietta nel Romeo e Giulietta diretto da Franco Zeffirelli all’Old Vic. «La leggenda narra [e Dench giura che è vero, ndr] che quando i suoi genitori andarono a vedere lo spettacolo, la sua battuta “Dove sono mio padre e mia madre, balia?” spinse il suo orgoglioso padre a esclamare: “Eccoci qui, tesoro, nella fila H!”» [Michael Simkins, Guardian] • «Erano i primi anni Sessanta, e Judi Dench era in tournée in Africa con la Royal Shakespeare Company di Peter O’Toole e Peggy Ashcroft. Interpretava Viola nella Dodicesima notte, e quando nell’ultimo atto della commedia il suo personaggio reincontrava il gemello perduto, il pubblico africano partecipava allo spettacolo in modo piuttosto vivace: testimoni dell’epoca raccontano che a Lagos, ad esempio, ci fu praticamente una sommossa popolare, con gli spettatori che lanciavano in aria i programmi e si precipitavano sul palco» [Michele Serra, Rsi] • Nel 1968 interpretò Sally Bowles in una versione teatrale di Cabaret. La giornalista Catherine Stott, nello stesso anno, la descrisse così sul Guardian: «Non sembra per niente un’attrice, a parte la sua inconfondibile voce sporcata dalla nicotina che lei descriverebbe come “intrisa di gin”. È piccola e rotonda, con i capelli dello stesso colore e lunghezza delle piume di un tordo; i suoi modi sono diretti, allegri e per nulla misteriosi» • Nel 1977 la giornalista Janet Watts la descrisse così: «È una donna modesta, pratica e schietta che indossa jeans, niente trucco e un impermeabile di plastica preso in prestito per andare a pranzo in un ristorante di Hampstead» • A metà anni Ottanta, agli inizi della sua carriera cinematografica, un noto regista di Hollywood di cui non ha mai fatto il nome non la volle nel suo film (che ebbe poi un grande successo) perché, le disse, era troppo bassa e dall’aspetto troppo comune • Nel 1986 recitò in Camera con vista di James Ivory • Nel 1987 al National Theatre di Londra recitò nella parte di Cleopatra in Antonio e Cleopatra. Il regista Peter Hall (al quale, quando la scelse, inizialmente disse stupita: «Non puoi prendere questa donna estremamente bassa e in menopausa per fare Cleopatra!») ebbe l’idea di usare dei serpenti veri nella scena in cui la regina si suicida lasciandosi mordere da un’aspide. «Tornai a casa e dissi a Michael [suo marito, ndr] dei serpenti. Mi disse: “Jude, sai cosa dovresti fare. Dai loro dei nomi”. Ci vennero in mente Wilson, Keppel e Betty». Dando loro un nome, come fossero animali domestici, si trovò più a suo agio, ma «una sera, mi sembrò che i ragazzi che mi accompagnavano continuassero a sibilare. Mi chiedevo cosa diavolo stesse succedendo. Poi, di nuovo sul palco, proprio alla fine dello spettacolo, un serpente mi cadde dalla parrucca, mentre facevo l’inchino. Mi spaventai così tanto che persi la voce per due giorni». Marco Antonio era interpretato da Anthony Hopkins, che a volte, mentre giaceva morto alla fine del quarto atto, le sussurrava: «Ora, mentre tu fai il quinto atto, io vado a prendermi una bella tazza di tè» • Nel 1989 interpretò Nell nel film di esordio di Kenneth Branagh, Enrico V • Nel 1995 interpretò per la prima volta M, la capa del MI6, i servizi segreti inglesi, in un film di 007. In tutto ha recitato in sette film della saga, fino a Spectre, del 2015. Alla radio raccontò: «Una volta andai davvero all’MI6: fui invitata a pranzo da Sir David Spedding. Mi chiesero se potevo essere pronta alle 12.30 per pranzare all’una e io risposi: “Sì, il mio autista…”, ma loro subito mi interruppero: “No, no, non il suo autista, il nostro autista”. Dissi: “Ma Brian mi accompagna da anni”. “No, no, di sicuro non saprebbe dove portarla”. “Al palazzo Lego sulla South Bank? Certo che sa dov’è”. Ma mandarono comunque il loro autista. Che non riuscì a trovarmi. Arrivai al pranzo con tre quarti d’ora di ritardo» • Nel 1998 ricevette la sua prima candidatura all’Oscar, come migliore attrice protagonista per l’interpretazione della regina Vittoria nel film La mia regina • Nel 1999 interpretò la regina Elisabetta I in Shakespeare in love: vinse il premio Oscar come migliore attrice non protagonista con una presenza sullo schermo di «otto minuti veloci con i denti marci», sintetizzò • Verrà nominata all’Oscar anche per Chocolat (2000), Iris - Un amore vero (2001), Lady Henderson presenta (2005), Diario di uno scandalo (2006), Philomena (2013) e Belfast (2021) • Nel 2004 recitò nel film d’azione fantascientifico The Chronicles of Riddick. Per convincerla a prendervi parte, Vin Diesel si presentò nel suo camerino mentre si esibiva nel West End con un mazzo di fiori «così lungo che non riuscivano a portarlo su per le scale. Bé, non si può dire di no a un uomo così» • Uno dei suoi ruoli preferiti è quello della crudele insegnante nel film del 2006 Diario di uno scandalo • Nel 2009 recitò nel musical di Rob Marshall Nine • Nel 2011 interpretò la signora Fairfax nel film Jane Eyre, e cinque anni dopo fu nominata presidente onoraria della Brontë Society • Nel 2016 si fece tatuare Carpe diem sul polso destro • Nel 2017 la Bbc mandò in onda il documentario Judi Dench: My Passion for Trees, sulla sua passione per gli alberi • Nel 2017 si calò per la seconda volta nei panni della regina Vittoria, in Vittoria e Abdul, film che racconta la storia vera della relazione affettuosa tra l’anziana monarca e un inserviente indiano • Durante la pandemia da Covid pubblicò un video su Twitter in cui indossava un cappello con orecchie da cane e diceva di «continuare a ridere»: ebbe 5,4 milioni di visualizzazioni. Registrò anche alcuni video su TikTok con il nipote Sam. «Durante la pandemia si è ritrovata a pensare alla frase di Riccardo II: “Ho sprecato tempo, e ora il tempo spreca me”» [Simkins, cit.] • Nel 2020, a 85 anni, è stata la persona più anziana ad apparire sulla copertina dell’edizione inglese di Vogue, indossando un soprabito a fiori di Dolce e Gabbana • Il suo ultimo ruolo cinematografico è stato una piccola parte nel film natalizio Spirited del 2022 • Nel 2023 ha scritto il libro Shakespeare – The Man Who Pays the Rent, cioè «l’uomo che paga l’affitto»: «Pare infatti che lei e l’amato marito Michael Williams, anche lui attore, nei primi anni del loro matrimonio scherzassero spesso sul ruolo fondamentale dello scrittore nelle loro vite, dal punto di vista economico e personale: Shakespeare li aveva fatti incontrare, Shakespeare continuava a offrir loro un lavoro e una passione divorante, specialmente nel caso di Judi» [Serra, cit.] • Williams e Dench si sposarono nel 1971. Lui è morto di cancro ai polmoni nel 2001 • «Sposò Williams la seconda volta che glielo chiese, perché la prima volta che lui si propose erano in tournée in Australia, e lei rispose che non poteva fidarsi di nessuna proposta fatta quando il tempo era così bello. “Sarebbe meglio aspettare un giorno di pioggia a Battersea”, gli disse. E lui eseguì» [Hattersley, cit.] • Durante tutti gli anni da sposati, Williams le ha comprato una rosa a settimana • Con i soldi guadagnati grazie a una pubblicità del burro Clover, comprarono una fattoria con tanto di stalle e stagno, costruita nel 1497, a Outwood, un paese di mille abitanti nel Surrey. Vi si trasferirono con i genitori di lui. Dench raccontò che una volta lanciò una tazza di té caldo contro la suocera (la mancò) • Hanno avuto una figlia, Tara Cressida Frances, detta «Finty», che oggi ha 53 anni e fa l’attrice, e che a sua volta ha un figlio, Sam, di 27 (sul nipote disse: «Il mio timore è di avergli insegnato solo a puntare soldi sui cavalli e ad aprire le bottiglie di champagne»). Durante la pandemia figlia e nipote hanno vissuto con lei nella fattoria (dove Dench, ogni volta che muore qualcuno a lei caro, pianta un albero) • Dal 2010 il compagno di Dench è il fattore ambientalista David Mills, di dieci anni più giovane. Si incontrarono quando lui invitò lei a inaugurare un rifugio per scoiattoli.
Invecchiare Nel 2009 disse che, invecchiando, «inizio a sentirmi dire le cose che dicono le persone anziane. Come quando telefono perché ho bisogno di qualcosa e parte un maledetto messaggio registrato che dice di premere uno, due, tre o quattro, e poi altri due messaggi registrati e non puoi parlare con nessuno!» • Dice che con gli anni è diventata più arrabbiata, più appassionata, «come succede a molte donne» • In un’intervista rilasciata il giorno del suo ottantesimo compleanno disse che «non c’è niente di buono» nell’invecchiare • Nel 2014 disse: «Mi fa infuriare quando la gente mi chiede: “Quando vai in pensione?” oppure: “Non pensi che sia ora di darti una calmata?” o quando mi ricorda la mia età. Lo detesto. Non voglio che mi dicano che sono troppo vecchia per fare qualcosa; voglio prima provarci e poi, se non ci riesco, mi diranno che non posso farlo. Quando arrivi a una certa età, cominciano a dirti di non fare questo o quello perché potresti cadere, o che non puoi imparare le battute, o che non ci vedi bene. Lasciatemi provare. Lasciateci tutti provare!» • Cosa le piace di avere 85 anni? «Niente. […] È orribile» [Hattersley, cit.] • Tre anni fa, «quando un paramedico le chiese, dopo una recente caduta, se avesse qualcuno che la assistesse, lei avrebbe voluto rispondere: “Ho appena trascorso otto fottute settimane al Garrick [teatro londinese, ndr]…”» [Simkins, cit.] • In un’intervista rilasciata al Times nel giorno del suo novantesimo compleanno disse che sperava comunque di arrivare a compiere cento anni • Una degenerazione della macula, diagnosticatale nel 2012, le sta gradualmente togliendo la vista. Nel 2019 ha detto che perdere la vista è stato «uno dei momenti più traumatici» della sua vita, «assolutamente spaventoso», però aggiungendo ironicamente che «ora so che ucciderei qualcuno se mi mettessi al volante di un’auto» • «Stavo recitando in Racconto d’inverno con Kenneth Branagh, interpretando Paulina, e dopo circa tre settimane di spettacoli al Garrick, a proposito di un mio lungo monologo alla fine, Ken mi disse: “Judi, se ti metti a parlare lì, a circa due metri e mezzo alla tua destra, sembra che stai parlando a me, non al proscenio…”» • Pochi giorni fa, in un’intervista con l’amico attore Ian McKellen a Itv News, ha detto che «non ci vedo più» e che «non posso più uscire di casa senza che qualcuno mi accompagni. Ho perso la mia indipendenza».
Altro È alta a stento un metro e sessanta. A proposito del suo aspetto, ha recentemente detto: «Non ho un rapporto con la mia faccia. E non ce l’ho mai avuto!» • Appare, da sola o con altri soggetti, in 14 dipinti della collezione della National Portrait Gallery di Londra • Ogni Natale prepara e spedisce regali a oltre 400 persone • Le piacciono il calcio e la musica di Ed Sheeran (passioni scoperte grazie al nipote) • Ha, o ha avuto, cani, gatti, porcellini d’India, arvicole d’acqua, pesci rossi, criceti, topi di campagna, cavalli • Aveva una pappagallina africana grigia, di nome Sweetie («dolcezza»), che aveva preso l’abitudine di chiamarla «slut» o «slag», cioè «sgualdrina» (per usare un eufemismo) • Ha paura dei vermi, «perché uno mi si infilò dentro un sandalo quando ero piccola e non riuscimmo a tirarlo fuori» • Ha paura del buio, e in passato aveva attacchi di claustrofobia quando andava al cinema • Ha detto che al teatro Haymarket una volta le sembrò di aver visto un fantasma • Lei e l’attrice Siân Phillips sono state le prime donne ammesse nel Garrick Club, un club londinese per attori e artisti che esiste da 194 anni, dove, fino all’anno scorso, una donna poteva entrare solo se invitata e accompagnata in giro per l’edificio da un uomo • Una volta comprò «la Mini Cooper più cara della storia» a una cena di beneficenza organizzata da Elton John • Una volta fu arrestata con Vanessa Redgrave a un evento contro il nucleare, «ma ci lasciarono andare perché Vanessa aveva uno spettacolo nel pomeriggio» • Una volta dietro le quinte stava leggendo una lettera al vetriolo scritta da uno spettatore scontento: si stava arrabbiando così tanto che il suo collega Michael Bryant gliela tolse di mano, la strappò e le diede fuoco, facendo così scattare tutti gli allarmi antincendio del teatro • È stata molto amica dell’attrice Maggie Smith, morta l’anno scorso.
Lavoro «Dench è famosa per la sua riluttanza a pontificare sulla meccanica del suo mestiere, preferendo lavorare d’istinto. […] È palesemente insofferente verso troppe intellettualizzazioni, o verso la moda attuale di fare le prove standosene seduti a discutere all’infinito del testo prima di metterlo in scena. Rispondendo a una domanda su come interpretare Titania, la Regina delle Fate in Sogno di una Notte di Mezza Estate, risponde aspramente: “Non lo fai. Interpreti la situazione. Speri di apparire al meglio e lasci che siano le battute a fare tutto per te”» [Simkins, cit.] • Nel 2009 scrisse al critico Charles Spencer, che aveva stroncato la sua interpretazione in Madame de Sade: «Sei una vera merda» • Nel 2015 disse di non aver mai visto la maggior parte dei suoi film • Nel 2017 si è lamentata che gli attori di oggi, a teatro e in tv, recitano a voce troppo bassa. «Spesso vorrei gridar loro: “Puoi ripetere? Perché non ti ho sentito!”. È apatia, pigrizia. Se non vuoi che ti sentano, allora resta a casa e recita in salotto. Non serve urlare, ma bisogna sapere da dove esce la voce, dov’è il diaframma e come usarlo» • Spesso viene definita dai media inglesi «tesoro nazionale» (Stephen Fry: «Bisognerebbe costruirle una staccionata attorno, così che tutti possano ammirarla in modo ordinato e rispettoso», Kate Winslet: «Lavorerei con Judi anche se dovessi fare la signora con il tè che si aggira sullo fondo dell’inquadratura», Ian McKellen: «Una delle grandi gioie di vivere in Inghilterra nel ventunesimo secolo è essere vivi ai tempi di Judi Dench»). Ma è un’espressione che non le piace: «È come essere messi in una vetrinetta con le ante a vetri, chiusa a chiave, dalla quale non posso uscire».
Titoli di coda Nel 1968 disse: «Non riesco ad essere ambiziosa» [Strott, cit.].