10 dicembre 2025
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Biografia di Nino Frassica (Antonino F.)
Nino Frassica (Antonino F.), nato a Messina l’11 dicembre 1950 (75 anni). Attore (73 film al cinema; 81 produzioni televisive; numerose produzioni teatrali). Conduttore radiofonico (15 trasmissioni). Cantante (2 album; 4 singoli; 4 collaborazioni a produzioni altrui). Scrittore (12 libri)
Titoli di testa «Ci sono due tipi di comici: quelli che raccontano le barzellette e quelli che distruggono le barzellette. Io appartengo al terzo tipo» [Terry Marocco, Panorama].
Vita Il padre lavorava come impiegato comunale: «Faceva l’archivista della delegazione. I paesani andavano da lui per fargli compilare atti di matrimonio, nascita e morte e lui saliva con i documenti in moto e andava a regolare le loro posizioni al Comune di Messina. Gli risparmiava un viaggio. Faceva solo il proprio dovere, ma quelli erano grati». La madre faceva la casalinga [Malcom Pagani, Fatto] • Ha due sorelle e un fratello (morto nel 2024) [Messaggero] • Nel 1958 lei aveva 8 anni, quel bambino già coltivava il desiderio di fare spettacolo? «Non ci pensavo minimamente (…) sembrava una cosa lontanissima e in ogni caso io volevo più che altro capire la vita. Di certo come telespettatore e radioascoltatore ero già forte a quell’età. Che mi piacesse lo spettacolo si intuiva» [Andrea Parrella, fanpage.it] • Frassica qual è il suo primo ricordo della tv? «In paese mio zio era l’unico a possedere una televisione, dunque la sera si andava tutti da lui, circa una trentina. Mio zio però era tirchio e considerava il Carosello come (…) energia elettrica sprecata. Così si era fatto un calcolo, spegneva dopo il tg e riaccendeva per la prima serata». E voi? «Noi aspettavamo, io mi divertivo moltissimo soprattutto ai commenti, perché non esisteva guardare un programma in silenzio. Si parlava in dialetto, si interagiva con i protagonisti al di là dello schermo, spesso partivano insulti. Come si stesse al teatro dei pupi» [Michela Tamburrino, Stampa] • «A 14 anni ero un ragazzo prodigio. Frequentavo persone più grandi di me ed ero diventato gestore di un dancing» Un dancing? «Sì, un locale di cui ero socio. Si chiamava Golden Gate. Io andavo al microfono a presentare la serata, e già lì cominciavo a essere spiritoso. Avevo la passione per il microfono, appena c’era la possibilità lo acchiappavo e cercavo di far ridere la gente» [Marina Cappa, Messaggero] • «Da giovani eravamo il gruppo più fantasioso (...) Ci piaceva la musica, ballare e trascorrere ore al Bar Suaria, la mia palestra del cazzeggio». Più che studente è stato maestro nel marinare la scuola. «Io volevo andare a vedere i film e quindi non andavo a scuola (...) A me non bastavano i film trasmessi dalla tv il lunedì sera. In tv adoravo Totò, Chaplin, Stanlio e Olio, al cinema Alberto Sordi. E poi annoiandomi e non studiando, ingannavo il tempo inventando spettacoli assurdi come il teatro che amavo (…) Mi sono diplomato ragioniere, nonostante due bocciature. È servito ad evitarmi il servizio militare perché rientravo nei diplomati in sovrannumero» [Pellai, cit.] • Com’era Nino Frassica studente? «Ero della categoria “artistoide” (…) aspirante batterista e mi accompagnavo con gli aspiranti chitarristi, aspiranti cantanti, eccetera» Come è andata con la batteria? «Dilettante ero, dilettante sono rimasto. Con le prime paghette mi sono comprato la batteria. Poi ho scoperto di essere spiritoso e che mi piaceva far ridere, e con lo studio lo spiritoso si è trasformato in comico (…) Il mio primo spettacolo è stato C’è, ci fu, ci sarà la scuola, scritto da me, in tre tempi: la scuola dei cavernicoli, quella moderna e quella del futuro (…) Adoravo realizzare spettacoli. La compagnia si chiamava “I cantatori pelosi figli della cantatrice calva”, un omaggio alla “Cantatrice calva” di Ionesco. Già mi piaceva il teatro dell’assurdo. Devo ammetterlo: avevo le idee chiare su cosa fare. Raccoglievo anche i soldi per pagare l’unica spesa: l’affitto del teatro. Vestiti, costumi e scene erano tutti opera nostra» [Monica Agostini, Tv Sorrisi & Canzoni] • Ma la sua vis comica, Frassica, dove, come e quando nasce? Da chi l’ha ereditata? «Più da parte di padre, molto spiritoso, che di madre, ma soprattutto nasce come reazione alla noia della provincia dove sono nato, Galati Marina, alla periferia di Messina. Sono sempre stato pigro e nell’ozio mi piaceva organizzare degli scherzi. La mia carriera ha preso il via come “scherzista” nel bar Suaria del mio quartiere: lo scherzo, di per sé, è già una forma di teatro». Per esempio? «Negli anni della propaganda in cui la Dc cercava voti, organizzava camion pieni di pacchi regalo che distribuiva nei paesi (...) Una volta mi invento di fare una locandina, che appesi nella piazza della chiesa, dove si annunciava che la domenica bisognava presentarsi alle 9 del mattino, portando la carta d’identità. Sarebbe arrivato il camion con i regali da distribuire alla popolazione. I paesani si presentano puntuali aspettando la “provvidenza” (...) e invece c’ero io che, con i miei amici, ridevo a crepapelle» [Emilia Costantini, Cds] • E poi dal tavolino del bar si è alzato ed è andato a Milano a fare teatro? «Sì, un anno al Piccolo. Ero pendolare, passavo da Roma, non combinavo nulla e tornavo giù. Facevo dei mestierini per sbarcare il lunario» Che genere di mestierini? «Presentatore di defilé, animatore nelle scuole e nelle feste di piazza, dj. Avevo l’orgoglio di non chiedere niente ai miei» [Marocco, cit.] • «Puntavo alla sede regionale della Rai di Palermo, a entrare in un giro allora estremamente chiuso e dominato gelosamente dai catanesi (...) Il varietà a Palermo si faceva lì. Per due ore l’emittenza nazionale della Rai lasciava spazio alle realtà locali e in quello spazio, pensavo, avrei dovuto infilarmi per forza» [Pagani, cit.] • Prima della ribalta nazionale lei è partito dalle radio libere e dalle tv locali degli anni Settanta. Che ricordi ha? «L’arrivo della radio libere, io sono partito da Antenna dello Stretto, ha permesso di esprimerci a noi giovani artisti di allora. Lì ho fatto tanta gavetta che mi ha dato la possibilità di arrivare in televisione, prima a Tele Stretto e poi a Rtp» [Vassily Sortino, Rep] • «In Sicilia avevo spremuto le possibilità fino all’ultima goccia. Gestivo una discoteca, facevo gli spettacoli in piazza e nelle scuole, la prosa classica, il teatro dialettale. Mi sbattevo per entrare ovunque, ma più di così onestamente non avrei potuto fare». Ha mai pensato di mollare? «E per fare che? Per lavorare? (…) Se fosse andata male mi sarei arrangiato, avrei arrancato in una compagnia. Non avrei mai fatto il ragioniere però, questo no» [Pagani, cit.] • «Sapevo che per trovare ascolto non avrei dovuto bussare alla porta di Baudo, Tortora o Corrado, ma a quella di Renzo Arbore. Perché Alto Gradimento era la mia Bibbia e perché più di tutti gli altri Arbore aveva dimostrato di saper apprezzare il lato surreale della comicità. Trovai il numero e gli telefonai: “Sono un tuo ammiratore, ti cercavo, al tre però stacco la conversazione. Uno, due, tre”. E riagganciai veramente senza neanche lasciargli un numero di riferimento» [ibid.] • E come vi incontraste? «Telefonai di nuovo e lasciai un altro messaggio paradossale questa volta con numero annesso. Non volevo annoiarlo, (…) fare la questua. Volevo spiazzarlo. Ci riuscii e un giorno sentii mia madre bofonchiare qualcosa dall’altra stanza: “Che hai detto, mà?”. “Ti ha cercato quello della birra”. “Chi?”, “Quello che in tv dice meditate gente meditate, quello che giura che se beviamo birra campiamo cent’anni”. Mamma era scettica: “Perché uno così vuole parlare proprio con te?”» [ibid.] • Nel 1982 Renzo Arbore la porta a Radio anghe noi, una delle ultime costole di Alto Gradimento. Che significò lavorare per il suo modello? «Era un sogno che si realizzava. Da ascoltatore del mio programma preferito, entravo nel cast del mio programma preferito» [Sortino, cit.] • L’anno dopo Arbore gli fa avere una particina nel film «FF.SS.» - Cioè: «...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?» • Sempre Arbore, nel 1985, lo inserisce nel cast di una nuova trasmissione a cui sta lavorando: Quelli della notte • Cosa è stato Quelli della Notte? «Un esperimento riuscito. Da Ferrini a Roberto D’Agostino con i suoi look e il suo edonismo reaganiano, Arbore aveva chiamato a lavorare quelli che ancora oggi sono i suoi amici più cari. C’era un’aria casalinga. Felice» [Pagani, cit.] • «Quelli della notte, quando Renzo e Ugo Porcelli non sapevano come inserirmi, e solo dopo avermi studiato bene mi dissero: “Con questi baffoni saresti perfetto come frate: te la senti?”» E lei? «Avrei interpretato qualunque ruolo, pure l’infermiere, il pompiere, l’idraulico. Che mi fregava? (…) Nella prima puntata ho detto solo: “Sono frate Antonino da Scasazza, provincia di Agrigento, Trapani. Sono qui per il concorso ‘Cuore d’oro’, dedicato ai buoni comportamenti”» Basta? «Sì, però nella mia testa c’era già il percorso per arrivare alla 35esima puntata, e quella semplice frase era la cornice al personaggio (…) passate le puntate il pubblico ha iniziato a riconoscermi, solo che non sapevano il mio nome, e mi urlavano solo “frate, frate” (…) Soluzione? «Temevo di finire il programma senza che nessuno avesse impresso il mio nome, allora dopo un po’, timidamente, ho piazzato l’auto-assist durante lo sketch: “Io, padre Frassica…”» [Alessandro Ferrucci, Fatto] «Molto prima che arrivassero Beniamino Placido e gli altri critici gridando al prodigio, intorno a Quelli della notte si respirava un’atmosfera incerta. Farà ridere? Piacerà? C’era un punto interrogativo grande così». Un punto che diventò affermativo. «Il voce a voce garantì al programma un successo enorme, ma tecnicamente la prima puntata fu un disastro. (…) L’improvvisazione è una questione musicale, non puoi suonare a caso» [Pagani, cit.] • Il giorno da incorniciare? «Quando Renzo mi chiamò dopo Quelli della notte e mi propose di fare il presentatore di un programma che ci saremmo inventati. Ecco, quando mi offrì Indietro tutta! fu il giorno più importante della mia carriera. Anche se c’erano altri coprotagonisti, lui in quel caso mi affidava il programma» [Renato Franco, Cds] • Come nacquero le idee di Quelli della Notte e Indietro tutta? «Mangiando e bevendo caffè intorno a un tavolo. Tra noi c’erano personaggi incredibili. Alfredo Cerruti, discografico e inventore degli Squallor (…) Ugo Porcelli e (…) la sua concretezza opposta all’astrazione» [Pagani, cit.] • Come le vengono le sue trovate che poi diventano dei modi di dire? «Mi piace rovinare le parole, storpiare la logica, spiazzare l’interlocutore, rovesciare il gioco. Se mi viene una trovata la scrivo: su un pezzo di carta, sul cellulare e mi mando il messaggio, sul computer a casa. E poi la uso. Non mi interessa né la satira politica né le imitazioni. Non sono un virtuosista come Crozza e Proietti: sono Frassica e basta. I bravi sono tanti: io sono originale» [Robiony, cit.] • Il successone delle due trasmissioni fa sì che Frassica diventi in breve tempo molto richiesto • «Ho il sì facile, forse ne dico troppi. Qualcosa in meno avrei potuto farlo (…) Ma Indietro tutta resta il ricordo più bello della mia vita, assieme alle prime giornate di Quelli della notte, quando abbiamo capito che era un successo». Forse tutti quei sì detti dopo sono nati dalla paura di non ripetere quel clamoroso esito iniziale. «Quando prendi un 10 anche se arriva l’8 non va bene. E dopo Indietro tutta ho faticato. Specie fino a quando hanno continuato a fare paragoni. Poi hanno smesso, ed è andata meglio» [Marco Molendini, Messaggero] • Nel 1998 gli arriva la proposta per un ruolo in una serie televisiva che lo renderà popolarissimo: il maresciallo Cecchini in Don Matteo. Come approdò alla fiction? «Mi chiamò Enrico Oldoini, e quando mi disse che Hill avrebbe fatto Don Matteo ero incredulo. Le confesso una cosa: Terence per me era una sorta di leggenda, giuro: pensavo che non esistesse davvero». Ce lo ricordiamo tutti accanto a Bud Spencer. «Quando mi chiamò al telefono la prima volta pensai a uno scherzo e non avevo tutti i torti, perché la sua voce prima di allora non l’avevamo mai sentita, era stata sempre doppiata (…) Non ho mai incontrato una persona così cortese» [Roberta Scorranese, Cds] • Qual è il segreto del successo della fiction Don Matteo? «Credo che la gente percepisca come veri i personaggi. Persone perbene, oneste, che credono in quello che fanno. Rappresentano tanti italiani che ogni giorno compiono il loro dovere, (…) gente che non ha perduto la speranza. Inoltre rappresentano una Italia profonda, (…) “la provincia”» [Salvo Fallica, L’Unità] • «C’è tutto: i buoni, i cattivi che si pentono, e poi la speranza. Può durare 300 anni» • [Marocco, cit.] • L’8 gennaio del 2026 inizierà la messa in onda della quindicesima stagione [RaiNews] • «Sono in credito con il cinema, lì non è andata meravigliosamente» Come mai? «Ci sarebbero voluti due Frassica: uno per la tv, l’altro per il grande schermo; non riesco a occuparmi di due progetti importanti contemporaneamente, e quando mi chiamano per un film, mi preoccupo se ho troppe pose» Meglio il cammeo. «Lì sono bravissimo». Con quale regista le piacerebbe lavorare? «Pupi Avati, Marco Tullio Giordana e Carlo Verdone. Anzi, per Verdone pagherei» • «Il mio problema è avere avuto troppo successo come cabarettista. Resto quello di Quelli della Notte. La gente si stupisce di quanto io sia bravo a fare altro (…) mi dispiace il preconcetto» [Fulvia Caprara e Adriana Marmiroli, Stampa] • Particolarmente sfortunata l’esperienza in To Rome with love: un’intera scena recitata fianco a fianco con Woody Allen verrà tagliata [Franco, cit.] • «“La radio la cosa più importante”. (…) Se per la gente la radio viene all’ultimo posto nella scala della popolarità, per lui sta al primo perché è con la radio che ha cominciato ed è la radio che non ha mai smesso di frequentare» [Simonetta Robiony, Stampa] • «Il fascino della radio, per me, sta nella sperimentazione (…) cioè fare roba nuova per vedere lì per lì come riesce e come non riesce, darsi alla parola e andare, andare, andare» [Marianna Rizzini, Il Foglio] • «Ho scoperto, però, il mio vero spazio di libertà» Qual è? «La scrittura. (….) lì ho la libertà assoluta di non avere confini. Tutto è concepito da me, compresa la copertina, posso raccontare quello che mi pare e piace ed è scritto per far ridere quelli che ridono come me. Lì non mi preoccupo di una battuta eventualmente contorta. Non pretendo di insegnare niente, lasciare messaggi, io voglio far rivedere, divertire, cazzeggiando» [Andrea Parrella, fanpage.it] • Nel settembre del 2023, durante le riprese della quattordicesima stagione di Don Matteo a Spoleto, il gatto della famiglia Frassica scompare. Parte una ricerca da parte di tutta la cittadinanza, con una ricompensa di 10000 € per il ritrovamento. La moglie e la figliastra di Frassica indirizzano pubblicamente i sospetti su una coppia di vicini, la quale, in seguito a numerosi atti persecutori, le denuncia assieme all’attore per diffamazione aggravata, stalking, violenza privata, violazione di domicilio e istigazione a delinquere [Antioco Fois, Stampa] • Attualmente prosegue la collaborazione con Fabio Fazio a Che tempo che fa, cominciata nel 2015. «Avrei dovuto fare solo una puntata, poi Fabio si è trovato bene con me e sono rimasto nel cast. Diciamo che sono il Littizzetto del sabato, ma Luciana è più brava» [Maria Giuseppina Buonanno, Oggi] • Contemporaneamente è in tour con il suo gruppo musicale, la Los Ploggers Band.
Curiosità Altezza 1,73 metri: «A stomaco vuoto» [a Carlo Conti] • «Io nella vita sono balbuziente, però quando c’è gente mi vergogno e allora parlo normale» [Robiony, cit.] • Ci pensa a tenersi in forma? «Per niente. Faccio zero sport, se non contiamo un po’ di calciobalilla. So andare in bicicletta, ma non ci vado mai. A dir la verità, non ho neppure la patente. Ho tentato di prenderla, ma poi ci ho rinunciato. Mi stresso troppo, ho paura» [Maria Giuseppina Buonanno, Oggi] • È scaramantico? «In assoluto no, ma se non costa niente perché evitare certe attenzioni?» • Per chi vota? «Sono sempre stato verde, radicale, a volte non votante. In passato ho votato per Pannella. E poi va a simpatia: più del partito scelgo la persona». Adesso chi le piace? «Non c’è un Pannella». Crede in Dio? «Nel privato non si sa. Ufficialmente sono credente e praticante. Diciamo che per ragioni di lavoro, con il pubblico di Don Matteo, devo essere per forza credente» [Franco, cit.].
Amori L’amore? «(…) Fa parte dei cinque sensi. Ma la mia vita ha al centro il lavoro, poi la famiglia, i nipoti, la squadra del Messina» [Marocco, cit.] • «Le ragazze dell’estate, che cambiavano sempre, erano le figlie di chi era emigrato da Messina ed era andato a lavorare al Nord. C’era un po’ il gusto dell’esterofilia, anche se erano siciliane come noi». Magari erano più disponibili delle fidanzatine invernali. «Macché, potevano sembrarlo forse da come si vestivano, ma poi non è che fossero più aperte (…) Certo i più belli ne prendevano di più, ma anche i più furbi». Lei era furbo? «Sì, però non è che ero brutto». Quali erano le sue furbizie? «Riuscire a individuare quella che ci stava più facilmente, intanto. Comunque per fortuna c’era abbondanza: tutti gli emigrati che tornavano avevano sempre figlie femmine» [Cappa, cit.] • Nel 1985 si sposa con l’attrice Daniela Conti. Il matrimonio dura nove anni, terminando nel 1993. I due rimarranno «buoni amici» [Cds] • Nel 2008 conosce, durante le prove dello spettacolo teatrale Il Lupo, Barbara Exignotis, ex pornoattrice con il nome Blondie, di 25 anni più giovane. In breve tempo iniziano a frequentarsi per poi andare a convivere. Nel 2018 si sposano [Sara Leombruno, Fanpage] • E se le dico Barbara? «Be’, mia moglie». Certo, ma che cosa le viene in mente? «L’amore di una donna che mi starà accanto nei prossimi anni» • Perché non ha figli? «Non ne volevamo. Ma mia moglie ha una splendida figlia, Valentina» [Merlo, cit.] • Che cosa la spaventa? «Il non riuscire più a fare questo lavoro. Ma ho preso una decisione: quando comincerò a scordarmi le battute o non sarò più in grado di reggere un microfono in mano, sparirò. Come Mina». Come dice Luca Bizzarri, “bisogna avere un amico che ci avvisi”. «Infatti, ho pregato Barbara di avvisarmi quando e se comincerò a perdere colpi. Queste cose te le deve dire una persona che ti ama: le produzioni non te lo diranno mai» [Scorranese, cit.].
Titoli di coda Un saluto? «È un saluto» [Enrico Testa, Stampa].