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 2025  dicembre 15 Lunedì calendario

Biografia di Santo Versace

Santo Versace, nato a Reggio Calabria il 16 dicembre 1944 (81 anni). Fratello di Gianni (1946-1997) e Donatella (1955). Imprenditore. Produttore cinematografico. Ex deputato. Filantropo • Quando compì 80 anni disse che «in realtà sto per fare 20 anni per la quarta volta. […] Ho fatto una risonanza magnetica al cervello e il medico mi ha detto che neppure un trentenne ce l’ha così» [a Michela Proietti, Cds]. Quando ne compì 70 disse che aveva fatto un elettrocardiogramma ed era risultato avere «il cuore di un ragazzino» [a Goffredo Pistelli, ItaliaOggi]. Nel 2009 disse che «la vita comincia a 60 anni. [...] Ho compiuto 21 anni per la terza volta» [a Daniela Fedi, Giornale].
Titoli di testa «Tutto quello che ho vissuto lontano dalla Calabria non mi ha scalfito per niente. Spartano ero e spartano sono rimasto» [dal suo libro Fratelli].
Vita La sua nascita venne registrata all’anagrafe comunale il 2 gennaio 1945 • «La nostra famiglia è sempre stata socialista. Nostro nonno Giovanni Battista Olandese era un socialista anarchico. Fu mandato per 18 mesi al confino a Lipari per avere fischiato in pubblico il generale Roberto Morra, che nel 1894 aveva represso con la violenza il movimento dei Fasci siciliani. A Lipari Giovanni Battista conobbe Maria Bertè: si innamorarono, si sposarono ed ebbero nostra mamma Francesca. Nostro padre Antonino, che nel Secondo dopoguerra commerciava in carbone vegetale sia al dettaglio sia come grossista, ci invitava sempre a vivere con gli umili. Nostra madre, che nella sua attività di sarta aveva una grande forza e inventiva imprenditoriale, era una persona generosa. Io da giovane ero un socialista lombardiano, in una Calabria dominata da Giacomo Mancini. Il nostro socialismo è sempre stato più umano che ideologico, del cuore prima che della ragione» [a Paolo Bricco, Sole] • «Mia madre era una donna del 1920 che nel 1930, quando prende la licenza elementare le viene detto da mio nonno che non poteva frequentare i luoghi dove c’erano i maschi, era disonorevole, quindi impara un mestiere. Scelse il mestiere di sarta. È stata sempre autonoma. Si è aperta nel 1940, a vent’anni, la sua sartoria». Morì nel 1978, a 58 anni, ma fece in tempo a vedere la prima sfilata di Versace [a Non è un paese per giovani, Radio2]. «Tipica donna italiana d’epoca, sottomessa al patriarcato per poter comandare con pugno di ferro la famiglia, la sua gestione e il suo denaro. Tutti ubbidienti, in più lei sarta di lusso e di successo, 15 dipendenti, le signore di Reggio in fila per le sue toilette» [Natalia Aspesi, venerdì] • «Io ho giocato per molti anni, anche fino alla metà degli anni Cinquanta, sulle macerie della guerra» [a Non è un paese per giovani, cit.]• «Sono nato lavoratore. A 6 anni seguivo mio padre, rivenditore di materie prime, spalavo il carbone» [Lorella Capparucci, Giorno]. «Ero io che lo sfinivo, volevo andare in negozio con lui a tutti i costi e quando ho compiuto 6 anni come regalo mi disse: adesso sei grande, puoi venire». Cosa faceva? «Tanto per cominciare imparai le tabelline del 36, perché il carbone costava 36 lire al chilo: 36-72-108-144-180-216-252-288-324. Poi impalavo e spalavo, copiavo i grandi. Così sono cresciuto di sana e robusta costituzione!» [Elvira Serra, Cds] • «Mio padre ha lavorato fin quando ha avuto la forza, e mia madre fino a due giorni prima di morire. Il loro esempio ci ha inchiodati. Mio padre ha sempre detto: “I problemi nella vita si risolvono facilmente con tre parole: lavorare, lavorare, lavorare. Tu lavori e non ci sono problemi”» • La sorella Tinuccia, terzogenita, morì di peritonite a 12 anni, nel 1953. «Io e Gianni eravamo stati mandati dai parenti. Il feretro fu trasportato dai cavalli, a quei tempi non si usavano le auto: noi camminavamo a piedi dietro la bara bianca» [Serra, cit.] • Due anni dopo nacque Donatella, «la chiamarono così perché fu un dono» [Capparucci, cit.] • Una volta in gita scolastica a Roma andò a vedere l’albero su cui si schiantò Fred Buscaglione • Da ragazzo fece il boyscout, da giovane giocò a pallacanestro. «A distanza di tanti anni posso anche dire con sicurezza la data del mio esordio cestistico: era il giorno di san Giuseppe del 1961 e giocavo nella squadra del mio istituto, che poi si fuse con la Viola Reggio Calabria, per la quale giocai in Serie B sino al 1970» [a Paolo Corio, Panorama] • Studiò da commercialista, si laureò in Economia a Messina (unica della famiglia presente alla cerimonia, la sorella Donatella), lavorò in banca «al Credito italiano, ma non faceva per me: ci stetti sei mesi e mollai. Mi misi a insegnare alle scuole superiori [geografia economica]: era il 1969. Poi militare: ufficiale nei Lancieri di Montebello. Tornai, e cominciai a fare il commercialista: quando, anni dopo, lasciai, per mettermi a lavorare con mio fratello Gianni, il mio socio si ritrovò con 230 clienti. Mi ringrazia ancora» [Pistelli, cit.] • Mentre lui iniziava a lavorare in banca, suo fratello Gianni «adolescente va a Parigi con la mamma “a comprare i cartoni di Dior, Chanel, Chloé” (così usava allora, le sarte italiane rifacevano il lusso parigino) e poi la convince ad aprire accanto alla sartoria una massima novità, la boutique di prêt-à-porter, chiamata Elle, diventandone il buyer, con immediato successo» [Aspesi, cit.] • «La prima auto di Santo (da bancario laureato in Economia) fu una 600 grigio chiara. Quella di Gianni una 500 celeste, il colore conta più della cilindrata» [Antonio D’Orrico, Lettura] • Gianni «aveva bisogno di qualcuno che organizzasse la sua attività. Fin da subito creai una società in accomandita semplice per tutelare le sue consulenze: era formata da lui, da me e dai nostri genitori. All’inizio del 1972, infatti, gli fu offerta la prima occasione da designer: avrebbe dovuto progettare una collezione per Florentine Flowers, un’azienda di maglieria con sede a Lucca. Era euforico, io, più coi piedi per terra, pensai a che compenso chiedere e mi informai su quanto prendeva Walter Albini, che allora era in vetta, e chiesi lo stesso. L’azienda accettò. […] Mio padre mi diceva: “Ma dove vai, qui hai lo studio avviato, c’è il sole, il mare”. Gli faceva da controcanto nostra madre: “Non lasciare da solo tuo fratello”. La sua carriera stava esplodendo: Hebe Dorsey del New York Times era il terrore della moda, ma di lui scrisse che c’era un ragazzo bruno calabrese che stava creando la moda italiana» [a Anna Franco, Mess] • Gianni andò a Milano, Santo lo seguì un anno dopo e insieme nel 1976 fondarono il marchio Gianni Versace: «Investimmo una cifra che oggi fa ridere, venti milioni di lire, diecimila euro attuali» [dal libro Fratelli]«L’idea della sua linea nacque nel 1976, fu ragionata nel ’77 e andò in pedana nel marzo del 1978 per la donna e a settembre per l’uomo» [Franco, cit.] • A volte con Gianni litigava per i cachet delle top model, che prendevano in media 15 mila dollari a sfilata, «ma trattavo con gli agenti come Piero Piazzi. Molte di loro erano amiche: Naomi Campbell era una sorella, quando litigava con Joaquin Cortès chiamava Gianni in lacrime: ovunque fosse la mandava a prendere da Dario, il suo autista, e la portava con lui nella villa sul lago». La più bella? «Christy Turlington: statuaria. Poi Lady Diana» [Proietti, cit.] • Nel 1982 fa una sorta di giro del mondo in 12 giorni. «Ero partito il 4 dicembre del 1982, sono ritornato a Milano il 6 dicembre, andai ad inaugurare una boutique a Sydney, in Australia, l’8 dicembre, poi il giorno dopo andai a Melbourne per cercare un nuovo spazio con i nostri franchising australiani, e poi il rientro via Los Angeles, San Francisco, New York, Parigi, e poi il rientro proprio il giorno del mio compleanno, il 16 dicembre del 1982, compivo 38 anni. […] Ci svegliamo a New York, andiamo al La Guardia per prendere l’aereo per andare a Toronto e scegliere lo spazio a Toronto, poi pranzo a Toronto, prendiamo un altro aereo per andare a Montreal, scegliamo lo spazio lì, ceniamo lì, e per andare a dormire andiamo a Vancouver. Erano giornatine, eh» [a Non è un paese per giovani, cit.] • «Tra il 1981 e il 1986, i Versace comprarono l’antico palazzo Rizzoli di via Gesù, 4.281 metri coperti, un cortile di 600, un giardino di 900. I grandi saloni immediatamente adornati da arte neo-classica e reperti archeologici e opere della transavanguardia, mentre nella palazzina di New York si moltiplicavano i Picasso, seppur i meno epocali, e nella antica villa di Moltrasio brillavano barocchismi di ogni tipo. Ospiti i divi americani, le celebrità del rock, chiunque fosse giovane e gay […]. Pur di avere quel magnifico palazzo, io, dice Santo, “ero pronto a batterlo all’asta sino a 19 miliardi di lire”» [Aspesi, cit.] • Di Gianni disse: «Non ho mai avuto invidia per il suo genio» [Bricco, cit.]. Erano «due metà della stessa mela, due facce della stessa medaglia, due pilastri che si appoggiavano l’uno all’altro. Per noi è stata una galoppata incredibile» [a Non è un paese per giovani, cit.] • Gianni confidò a lei per primo la sua omosessualità? «Era una cosa che sapevamo da sempre, non ci fu bisogno di fare outing. Ebbe anche delle fidanzate, ma era chiara a tutti la sua omosessualità. La nostra famiglia aveva un’apertura mentale fuori dal comune». […] Le chiese di cambiare la serratura di casa per chiudere con un fidanzato. «Lo feci. Per lui ero un problem solver: poteva contare su di me. Un creativo non deve avere preoccupazioni». Avete avuto mai un litigio? «No, io e mio fratello non avevamo segreti, parlavamo di tutto. Poteva succedere che mi lamentassi per le spese un po’ pazze, come le splendide dimore e i Picasso» [Proietti, cit.] • Gianni gli diceva: «Santo, quanto ci siamo divertiti in questi primi venticinque anni? Non abbiamo fatto ancora nulla. Non sai quanto ci divertiremo nei prossimi venticinque» • Il 15 luglio 1997, mentre si trovava nella sua villa di Miami, Gianni venne ucciso con due colpi di pistola da Andrew Cunanan, un gigolò gay serial killer. «Quel giorno ero in piazza di Spagna, c’erano le prove per Donna Sotto le Stelle. Mi arrivò la notizia e io risposi “Gianni non è morto, Gianni è immortale”» [a Anna Franco, Mess] • «È toccato a me il riconoscimento all’ospedale, non ci volevano far entrare. Poi, quando ho toccato la testa di Gianni, ho ritratto la mano piena di sangue: lì ho capito che non c’era più. Ho spinto io la bara dentro il forno crematorio: mi restituirono un sacchetto di cenere così piccolo» [Serra, cit.] • «Lady Diana era venuta in via Gesù a casa nostra prima del funerale. Chiacchierammo per più di mezz’ora e per consolarmi mi tenne la mano per tutto il tempo» [Capparucci, cit.]. Elton John, prima di cantare con Sting al funerale in Duomo, non riusciva a smettere di piangere. «In seguito fece un concerto straordinario a Riga, dove andai anch’io, e il giorno dopo un quotidiano titolò a 8 colonne con le sue parole: “Santo io ti amo”» [Serra, cit.] • «La morte di Gianni ha indebolito Milano, perché Gianni apriva le sfilate e Giorgio [Armani] le chiudeva» [a Morning News, 2024] • Quirino Conti sul Corriere scrisse che era morto il Dio della moda • «Poco prima della morte di Gianni, c’era stato un pranzo al Savini di Milano. Avevamo trovato un accordo. Il progetto era stato suggerito dai banchieri di Morgan Stanley, Paola Giannotti de Ponti e Galeazzo Pecori Giraldi. Gucci, che era già quotata, avrebbe fatto un aumento di capitale che noi avremmo sottoscritto conferendo la nostra società. Tecnicamente, insieme, avremmo controllato il 60 per cento del capitale del nuovo aggregato. La moda non sarebbe più stata la stessa. Gianni aveva 50 anni ed era all’apogeo. In Gucci Tom Ford, che in quel momento era lo stilista più brillante della nuova generazione, ne aveva 35. La loro azienda era condotta da Domenico De Sole. Dalla nostra parte, nel versante gestionale, c’ero io. Loro erano fortissimi negli accessori. Noi lo eravamo nei vestiti, sia da donna che da uomo. Una irripetibile combinazione di business e di persone. […] Kering non sarebbe esistita […]. Perché il gruppo della famiglia Pinault, che prima si chiamava Ppr e che nel 2013 avrebbe cambiato il suo nome in Kering, ha avuto un passaggio evolutivo fondamentale quando, nel 1999, ha assorbito in maniera definitiva Gucci. [...] Quell’operazione avrebbe mutato il destino dell’Italia» [Bricco, cit.] • «Dopo il delitto di Miami le banche d’affari ci davano per falliti e dovevamo persino respingere le accuse di mafia. Litigai con Gianni Barbacetto: se fossimo stati di Voghera come Valentino non avrebbe mai insinuato una cosa del genere». Come ha metabolizzato il lutto? «Per i primi anni, nel weekend, andavo nella villa di Moltrasio e dormivo nel letto di Gianni. E di notte ero in preda agli incubi, gridavo: “Gianni spostati”. Avrei voluto parargli il colpo fatale» [Proietti, cit.] • Santo ha scritto il libro Fratelli, una famiglia italiana (Rizzoli) (che non si fa remore a definire «bellissimo»), ma Donatella «non ha voluto collaborare al libro e neppure leggerlo, e lui, tra le tante fotografie che accompagnano il testo, ne ha scelta una sola in cui c’è anche lei, i tre fratelli insieme. […] La ferita tra fratello e sorella si è aperta nell’orrore della tragedia di Miami con quel testamento forse azzardato (secondo Santo redatto dopo uno dei loro tanti litigi ma che col tempo sarebbe stato corretto) che lasciava il 30 per cento di tutta quella ricchezza a Santo, il 20 a Donatella e il 50 alla di lei figlia Allegra, adorata dallo zio Gianni, una bambina allora di 11 anni, troppo fragile per sopportare quella morte e quel peso assurdo di responsabilità e denaro. “Questo significava che fino al 2004, quando Allegra avrebbe compiuto 18 anni, Donatella avrebbe avuto virtualmente in mano il 70 per cento della società... Era troppa pressione per tutti”» [Aspesi, cit.] • «Della sorella Donatella non parla quasi mai, di Gianni sempre» [Simone Canettieri, Foglio] • «Nel suo libretto delle giustificazioni del Ginnasio c’era il mio nome e cognome, le firmavo io. Le sono rimasto accanto un po’, oggi mi diverto di più a stare vicino ai fragili con la nostra Fondazione» [Proietti, cit.] • «Se Gianni e Donatella chiedevano lumi al padre, lui rispondeva: “Chiedete a Santo, è lui vostro padre”. Adesso Donatella non cita mai Santo quando parla della loro storia. Lui sospetta che c’entri Freud, l’uccisione simbolica del padre» [D’Orrico, cit.]. • Quando ha compiuto 80 anni, Donatella gli ha fatto recapitare cento rose bianche • Nel 2018 Santo ha ceduto le sue quote dell’azienda alla società che possedeva già Michael Kors e Jimmy Choo, rinominata Capri Holdings, che comprò l’intero marchio per 2 miliardi di dollari e ne cambiò il nome da Gianni Versace a Versace • Dal 2019 è presidente della storica casa di produzione cinematografica Minerva Pictures, con sede a Roma, della quale possiede il 30 per cento delle azioni. Ha prodotto la serie su Oriana Fallaci con Miriam Leone protagonista, due film di Pupi Avati, una fiction di Giulio Base, uno di Gianni Amelio, e altri. Ha l’obiettivo di vincere l’Oscar: «Non dipende da me, se no me lo darei subito» [Non è un paese per giovani, cit.].
Politica Dal 2008 al 2013 è stato deputato • Venne eletto con il Pdl, nelle liste della circoscrizione Calabria • Ricorda un aneddoto a una cena da lui organizzata per gli industriali del settore moda, presente Berlusconi. Un invitato se ne va e al suo posto arriva una ragazzina, “ci viene detto che è un’amica delle figlie di Berlusconi che è una grande appassionata di moda. Il nome? Noemi Letizia. La rividi un anno dopo su tutti i giornali”» [Aspesi, cit.] • Fece un regolare contratto al proprio assistente: «Si chiama Massimo Migliosi e dice che sì, è vero, lui è in regola: “Ma sono uno dei pochi”. E gli altri? La maggior parte lavora in nero» [a Gian Antonio Stella, Cds] • Nel 2011 lasciò il partito, annunciandolo così alla trasmissione radio Un giorno da pecora: «Stamattina ho lasciato il Pdl, è il mio regalo per Berlusconi. A me piace lavorare, e nel Pdl non hanno bisogno di uno che lavora» • Passò al gruppo misto, e poco dopo ad Alleanza per l’Italia (ApI) • Berlusconi l’ha fatto cadere lei? «Diciamo che sono stato la causa scatenante». In che senso? «Seguimi: il 26 ottobre non voto la sfiducia, dico che Silvio ha ridotto l’Italia a zimbello del mondo. Da altri gran discorsi, io in trenta secondi sintetizzo magnificamente la situazione. Franceschini mi venne incontro con gli occhi lucidi». Ma va! «....anche Leoluca Orlando mi abbracciò, Fini mi volle nel suo studio: “Sei riuscito laddove noi abbiam fallito…”» [a Concetto Vecchio, Rep] • Com’è il Parlamento visto da vicino? «L’asilo Mariuccia. Se le aziende fossero gestite come il Parlamento sarebbero tutte alla bancarotta…» [ibid.] • Porta il suo nome la legge sull’etichettatura del Made in Italy, licenziata durante la sua esperienza parlamentare dal 2008 al 2013. «La legge l’abbiamo voluta per dimostrare all’Europa che l’Italia era compatta nella difesa dei valori della manualità, anche se non poteva essere applicata, perché quelle questioni sono di competenza europea. Era un segnale» [Serra, cit.] • «Nel luglio 2011, Santo era ancora deputato del Popolo della Libertà, cooptato da Berlusconi nel 2008, “ci fu la discussione sul disegno di legge che avrebbe dovuto introdurre l’aggravante di omofobia nel codice penale. Venne affossato. Io mi ribellai. In aula fui l’unico deputato della maggioranza a farlo”» [Aspesi, cit.] • Nel 2010, quando era ancora deputato, il suo patrimonio risultava essere di 5.190.127 euro. Nel 2015 percepiva 1.589 euro al mese di vitalizio.
Amori Dalla prima moglie Cristiana Ragazzi ha avuto due figli, Antonio e Francesca, che hanno studiato, rispettivamente, moda alla Central Saint Martin’s di Londra e alla Columbia di New York. Francesca ha avuto due figli dall’attore italo-brasiliano Christopher Leoni, il primo lo ha chiamato Santo • Oggi è sposato con Francesca De Stefano, di 25 anni più giovane. Il matrimonio civile è stato celebrato nel 2014, nel giorno del 70esimo compleanno di lui, quello religioso l’8 luglio 2023, nella basilica di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal Parlamento, con ricevimento alla Casina Valadier di Villa Borghese. Sono entrati in chiesa mano nella mano, lei indossava un lungo velo bianco. C’erano molti invitati famosi, tra gli altri Michelle Hunziker, Sonia Bruganelli, Alba Parietti, Maria Grazia Cucinotta • Di Francesca dice che «mi ha aiutato a guarire le mie ferite. Ci siamo riavvicinati alla fede, ma non alla fede “in smart working”: leggiamo il Vangelo, andiamo a messa la domenica» [Capparucci, cit.] • «Lei voleva aprire una cioccolateria e parlò con la mitica zia Nora che vive a Reggio Calabria che le disse: Senti Santo, vai a parlare con lui. Venne a trovarmi in un giorno in cui le era stata rinviata una verifica che avrebbe dovuto fare, e disse a sua madre: Accompagnami da Santo. Vennero insieme e ci siamo conosciuti. Stranamente io conoscevo i suoi nonni, sua madre, ma non conoscevo lei. Fu un colpo di fulmine» [Non è un paese per giovani, cit.]. «Era il 2007, governo Prodi. Arrivai a palazzo Madama per incontra­re il mio amore”. La sua compagna? “Francesca De Stefano, avvo­cato, dirigente del ministero dell’Economia. Reggina come me: sua nonna era cliente della sartoria di mia madre. Ma, ana­graficamente, con venticinque anni in meno del sottoscritto”. Complimenti. “Posso proseguire?”. Ci mancherebbe. “Ero senza cravatta”. Santo Versace senza cravatta? “Il commesso mi sbarrò la strada e me ne diede una, neu­tra, da croupier, per entrare”. Morale? “Grazie al commesso ho in­contrato Francesca”» [a Stefano Zurlo, Giornale] • Insieme hanno creato la Fondazione Santo Versace: «é il figlio che non abbiamo avuto. […]. Io sono presidente e mia moglie è vice-presidente: sostiene le persone che vivono in condizioni di fragilità e disuguaglianza sociale» [Proietti, cit.].
Curiosità Abita a Roma, nel quartiere Fleming • Quando andava a Roma con Gianni, mangiavano da Nino in via Borgognona • È molto credente. Con la moglie «la sera leggiamo il Vangelo del giorno dopo e preghiamo per le anime del Purgatorio. Il sabato pomeriggio in chiesa prima recitiamo il Rosario, poi ci confessiamo e partecipiamo alla Santa Messa». Crede nell’Aldilà? «Sì, credo fermamente e prego per andare in Paradiso». Come se lo immagina? «Come la Calabria. Il mio cuore è rimasto lì: quando viaggiavo per il mondo la prima cosa che facevo era spedire una cartolina a casa» [Proietti, cit.] • A marzo l’università della Calabria gli ha conferito la laurea honoris causa in ingegneria gestionale, a maggio l’università di Messina gli ha conferito il dottorato honoris causa in economics, management and statistics • In una villa dove viveva negli anni Cinquanta in Brera, l’anno scorso è stato aperto il Wilde, un club privato dove l’iscrizione annuale costa 4 mila euro per chi ha più di 40 anni, 2.250 euro per chi è più giovane. Santo aveva già messo in vendita la villa in via dei Giardini (duemila metri quadri con 400 metri di giardino e 300 di terrazza) già nel 2013 a 49 milioni di eruo, e poi nel 2018 a 33 milioni • Due anni fa impedì che si proiettasse alla Festa del cinema di Roma L’imperatore dei sogni, un documentario sulla sua famiglia girato dal regista conterraneo Mimmo Calopresti • Raccontò che l’anno della morte di Gianni la Versace aveva pagato 104 miliardi di lire di tasse • A inizio anni Duemila, era 12esimo nella lista dei maggiori contribuenti italiani.
Titoli di coda «L’unica cosa che invidio a Versace è suo fratello Santo» (Giorgio Armani).