16 dicembre 2025
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Biografia di Donatella Di Rosa
Donatella Di Rosa, nata a Bergamo il 17 dicembre 1957 (68 anni). Nota alle cronache come «lady Golpe». La «vera o presunta Mata Hari di Udine» [Maria Novella De Luca, Rep 1994]. «Occhioni azzurri e parlantina svelta» [Alessandro Mantovani, Fatto 2018]. «Celebri lenti cromatiche che colorano di azzurro i suoi grandi occhi scuri» [Franca Selvatici, Rep 1993]. «“Occhioni azzurri da Dalila Di Lazzaro in miniatura” (Filippo Ceccarelli) di cui si invaghirono tutti, giornalisti e telespettatori» [Pino Corrias, Fatto]. Marco Pacini dell’Espresso sulla vicenda scrisse il libro Il golpe dagli occhi blu.
Titoli di testa «Ero una che non pensava mai alle conseguenze di quello che faceva, lo facevo e basta» [a Mantovani, cit.].
Vita «Un passato di fascista ad Udine» [Espresso, 1998] • Nel 1980 partecipò a Miss Italia • Suo padre era morto da un anno e si sentiva sola con il figlio Daniele Minuti, avuto a 17 anni. Incontrò il colonnello Aldo Michittu, di 20 anni più anziano, e lo sposò • «Noi eravamo una bellissima coppia fuori: la moglie giovane del capitano Michittu, ma dentro il rapporto con mio marito era disfunzionale, era un rapporto malato, da cui non riuscivo ad uscire perché io mi ero chiusa in questo mondo apparentemente protetto. Ero un oggetto per lui, lo sono sempre stata, prendevo botte dalla mattina alla sera, tantissime: da quest’occhio [il destro] vedo pochissimo perché mi sono beccata un pugno». Il marito mantiene il rapporto con la precedente amante: «Cominciamo a vivere praticamente in tre, io, lui e la signora Nardi» [a Manuela Iatì, Farwest, Rai3 2024] • «Il 7 ottobre 1993 insieme al marito rese pubbliche in una conferenza stampa le rivelazioni fatte al procuratore di Firenze Piero Luigi Vigna su un intrigo di traffici di armi e progetti golpistici che avrebbero avuto per protagonisti il generale Franco Monticone (suo amante), il latitante tedesco Friederich Schaudinn e l’estremista di destra Giovanni Nardi, morto in Spagna nel 1976, ma, secondo le affermazioni di Di Rosa, ancora vivo all’epoca dei traffici raccontati, tanto che il cadavere dell’estremista fu poi riesumato» [Giorgio Dell’Arti, Cinquantamila] • «Afferma di aver partecipato a riunioni di alti ufficiali delle Forze Armate durante le quali sarebbe stato raccolto denaro per organizzare un colpo di stato, sarebbero stati pianificati abboccamenti con mafiosi e trafficanti internazionali di armi, si sarebbe parlato di campi di addestramento militare, oltre che dell’arrivo di kalashnikov smontati e nascosti in bombole di metano, nonché di quattro arsenali nascosti in luoghi diversi» [Espresso, 1999] • Dal suo amante Monticone disse di aver ricevuto 700 milioni di lire: «Il generale, nell’ammettere la relazione con la donna e nel confermare quel versamento di denaro, afferma però di averle dato quella somma al solo scopo di ottenere l’annullamento del suo matrimonio dalla Sacra Rota. La Di Rosa – secondo Monticone – avrebbe anche tentato di estorcergli altri 30 milioni, minacciandolo di rivelare segreti privati. La Di Rosa nega questa versione e afferma invece che Monticone era uno dei partecipanti alle riunioni e che i soldi li avrebbe avuti solo in consegna dal generale. Avrebbero fatto parte dei finanziamenti raccolti per il progettato colpo di Stato» [Espresso 1999] • Monticone, disse: «C’è stato un rapporto fra noi, lei fingeva molto bene, dovessi candidarla per un Oscar lo farei» [Rep]. Lei disse che non avevano mai avuto un rapporto sessuale: «Ogni tanto mi portava un peluche in regalo. Solo una volta un anello d’oro. […] Veniva spessissimo a casa nostra, a volte addirittura mi aiutava a lavare i piatti» [De Luca, cit.] • Sarebbe stato il marito a spingerla a diventare amante di Franco Monticone, un generale della folgore: «È brutto dirlo, ma mio marito mi ha ceduta a Franco. Mi dice che devo contattare questo generale, che è una cosa che serve a lui, di non fare domande. Io ho capito che il rapporto tra me e Franco serviva a fare da copertura, da giustificazione, a questi passaggi di denaro» nell’ordine di un miliardo di lire. Quando la magistratura comincia a indagare su questi fondi, Donatella si inventa la storia del golpe. «Mio marito mi dice che l’unica difesa che abbiamo è che io dica che con Franco partecipavo a queste riunioni pseudo-golpiste. Non avevo mai nemmeno visto un kalashnikov, però lo descrivevo. Ma io alle spalle avevo mesi di lezioni. Ha presente un cane addestrato? Mio marito mi diceva: “Se lo racconto io, è meno credibile. Se lo racconti tu, che sei giovane e carina, ha un effetto diverso”» [Iatì, cit.] • «Ma intanto […] era saltata la catena di comando dell’esercito italiano» [Filippo Ceccarelli, Rep 2005] • I coniugi rimasero agli arresti per 23 giorni. Lei fu condannata per calunnia e ritrattò le accuse. In primo grado prese 8 anni, dimezzati dall’indulto • Andò ad abitare a Pasian di Prato, in provincia di Udine • «Finì su tutti i giornali e in tv, scrisse un libro [La scatola nera], posò mezza nuda su Playmen [titolo del servizio La mia nuda verità, si parlò di un compenso di 30 milioni di lire, ndc], finì addirittura sul palco di un localaccio romano in cui credevano che si spogliasse e la trattarono malissimo quando rifiutò» [Mantovani, cit.] • Reportage di Roberto Bianchin da Zoppola, in provincia di Pordenone, 1994: «I guardoni della notte brontolano, sudano e aspettano. Sono duemila, mezzi dentro e mezzi fuori in una specie di night club, in piedi da tre ore per vedere Lady Golpe nuda. Lei, coscia alzata, tettina pendula, occhi felini, ammicca senza veli dai manifesti dell’Astoria. “Donatella Di Rosa, con tanti misteri da scoprire”, promette la serata. Bisogna aspettare l’una meno un quarto di notte per vederla, quando sbuca sul palco dietro un sipario di paillettes, accompagnata da una musica di Dario Argento e trascinata da due gorilla. Una trovata per attirare i gonzi “È vestita ziocàn” grida un omone. Tre ore in piedi per capire che Lady Golpe non si spoglia. Che è solo una trovata per attirare i gonzi all’inaugurazione di un nuovo locale. “Chi si aspettava uno spettacolo hard resterà deluso” miagola Donatella, pantaloni e giacca coi polsi di pelliccia, neanche un filo di trucco. I guardoni della notte la seppelliscono sotto una bordata di fischi. Volano spintoni, parolacce e monetine. “Se l’ingresso non era gratis avrebbero sfasciato il locale” commenta un ragazzo. Lady Golpe è pallida, un uccellino striminzito, i grandi occhi e intorno niente. “Se insistete in questo folle desiderio di mutande sono costretta ad andarmene” alza la vocina. Peggio che andar di notte. Il night diventa una bolgia. Lady Golpe tenta un recupero: “Se c’è uno che sotto i calzoni non ha solo aria, viene qui, si spoglia e io lo imito”. Gelo in sala. Non si muove nessuno. Donatella insiste. Fischi e urla. Lady Golpe se la prende con uno dei contestatori: “Devo pensare che non hai le palle”. Il pierre del locale tenta di farla parlare dei misteri d’ Italia, ma ai guardoni della notte non gliene importa. Loro, quasi tutti uomini, giovani e meno, stanno in piedi intorno alla pista, coi maglioni in mano e le loro facce da contadini, per tutt’altro motivo» [Rep] • Reportage da Fregene di Angelo M. Ferendeléles, 1994: «Sguardi interessati ed incuriositi puntati su Donatella Di Rosa, che entra al Gilda on the Beach, scortata dal suo avvocato e da alcuni amici. “Lady golpe è il nomignolo che odio di più”. Comincia subito a sparare a zero ma poi aggiunge: “Credo che la seduzione sia qualcosa d’impalpabile, che sta nello sguardo delle persone”. Risponde volentieri a chi le chiede perché abbia posato per Playman: “Non mi sembra che siano foto così sconvolgenti”. Serena, lungimirante, Donatella Di Rosa avrà qualche incubo? “Sì, ne ho uno ricorrente da quando era bambina: sogno di essere inseguita da qualcuno che non vedo e faccio fatica a correre”. Legge o sfoglia i settimanali? “Leggo molti libri, mi rilassano, specialmente quelli orientali, che presentano una concezione più vasta della vita e delle cose. Ultimamente tengo sul comodino Il paese delle nevi” di Akutagawa”. Pensa che gli italiani siano diventati più trasgressivi? “Direi proprio di no. C’è molto perbenismo, almeno in superficie. Poi, però, nel privato si trasgredisce, eccome”. Ha qualche segreto per mantenersi in forma psico-fisica? “Non mangio carne. Meglio verdura e frutta. Corro molto. Anche se ho il terrore che suonino il campanello della porta di casa”. Perché mai? “Perché temo sempre che qualcuno venga a prendermi per portarmi via”. Se avesse la possibilità di fabbricarsi un’amica aliena, come la vorrebbe? “Vorrei un computer più gentile di me, meno arrabbiato. A pensarci bene ho vissuto da timida fino a 17 anni, fino a quando sono diventata una ragazza madre» • Si fece fotografare vestita da suora con Marina Ripa di Meana • Su Canale5, a Operazione Five, fece scalpore lasciando intravedere il perizoma: «Varcò alla grande la soglia scivolosa del pecoreccio, e siccome lei era graziosa si può dire che la breve saga ebbe termine solo dopo un indimenticabile e autoironico spogliarello in tv» [Ceccarelli, cit.] • Nel 1994 fu vista «appiccicata su un divanetto all’attore Antonio Zequila» al compleanno del proprietario del Gilda, Giancarlo Bornigia • Avrebbe voluto fare l’avvocato per difendere Giulio Andreotti e per «essere soprannominata Perry Mason» [a Stefano Lorenzetto in Dimenticati, Marsilio 2000] e candidarsi in An • Nel 2000 si tinse di biondo i capelli rossi, «un vizio tipico delle quarantenni» [a Stefano Lorenzetto] • Nel 2011 per la seconda volta ricevette una condanna definitiva, ancora per calunnia, ma a Bologna, per un assegno scomparso. «“Lei non ci crederà ma io non sapevo niente di quel processo, avevo dato la procura speciale all’avvocato”, cioè ad Antonino Iuvara, che per un po’ è stato anche il suo compagno e oggi non è più fra noi. Nessuno l’avrebbe mai cercata. Qualche anno dopo, nel 2015, l’hanno beccata per caso i carabinieri che dovevano fare un controllo sul figlio. Lei si è presentata, ha detto di essere latitante: due giorni di carcere, poi l’ospedale e i domiciliari per motivi di salute. Medici e psichiatri riconoscono la sua patologia e il decadimento delle sue condizioni fisiche, alcuni sottolineano anche i tratti “manipolativi” del suo carattere. Gli stessi giudici che le hanno concesso i domiciliari ne ribadiscono la “pericolosità sociale”» [Mantovani, cit.] • Nel 2018 «lady Golpe vive in due camere e cucina al quartiere Trionfale, a Roma, con il figlio che non l’ha mai abbandonata, un cagnolino e l’incubo dello sfratto per morosità. Fa avanti e indietro con l’ospedale perché l’anoressia che aveva fin da ragazza l’ha ridotta pelle e ossa, gli occhi sempre più incavati. “Rischio – dice – un altro ricovero”. […] Sta ancora scontando la pena. Una pena tutto sommato lieve, quattro anni e quattro mesi per due condanne per calunnia (prescritta l’autocalunnia e la truffa), roba per cui un incensurato in genere non va in galera. Lei invece, che tra diffamazioni e appropriazioni indebite qualche altra piccola condanna l’ha avuta, in galera ci è andata, sia pure per pochi giorni, ma molto tardi, nel 2015, perché la giustizia è lenta e dopo tanti anni nessuno la cercava. Ora è in detenzione domiciliare: “In carcere sarebbe molto peggio, lo so, ma non posso lavorare, ho solo qualche ora di permesso la mattina, così non riesco neanche a curarmi”» [Mantovani, cit.] • Nel 2019 arrivò a pesare 37 chili a causa dell’anoressia. Nel 2021 raccontò a Ylenia Sina di Roma Today: «La mia malattia si acuisce quando ho un problema, i medici mi dicono sempre che devo stare tranquilla. Quando ho paura non riesco nemmeno a bere e ora, mentre sto parlando, non ho le forze per camminare. Mio figlio mi cura tutto il giorno e di notte mi resta accanto per essere sicuro che non accada niente» • Durante il Covid rischiò di essere sfrattata dall’appartamento di via Candia, a Roma, dove viveva con il figlio, la madre Donatella e il cane. Si era legata a un imprenditore toscano: «Lavoravamo insieme nel settore immobiliare, lavoravo 12 ore al giorno, ma io non dovevo figurare, usavo un altro nome. Così mi ha portato via tutto e un bel giorno ci ha messo in mezzo alla strada: io, mio figlio e il cane» [a Mantovano, cit.]. Raccontò le sue difficoltà a Roma Today usando lo pseudonimo Giulia: «È finita in quella casa a due passi dal Vaticano nel giugno del 2020. “Abitavamo fuori Roma con mio figlio, dopo l’Olgiata, molto lontano dagli ospedali dove sono in cura. Non ho la macchina e con il treno era diventato troppo faticoso”. Per questo ha deciso di affittare un appartamento più vicino alle strutture sanitarie di cui ha continuamente bisogno. “Era una case vacanza rimasta vuota a causa della pandemia. Ci chiedevano 900 euro al mese. Avevamo un contratto transitorio, da rinnovare di mese in mese”» • A marzo 2024 ha denunciato per stalking il colonnello del Ros Massimo Giraudo, investigatore sull’eversione di destra e sulle stragi nere. «L’aveva avvicinata nel 2022 per sentirla come persona informata sui fatti, su delega dei magistrati di Brescia che stavano concludendo l’ultima indagine sulla strage di piazza della Loggia. Il contatto nel tempo si è trasformato in una relazione personale, che Di Rosa ha però denunciato come pressante e come tentativo di imboccarle testimonianze contro la sua volontà. Giraudo non intende rispondere se non al magistrato. Qualifica le accuse come “porcherie”, ammette di aver fatto “un errore privato, cascandoci come un pollo”» [Barbacetto, Fatto] • «Ai carabinieri spiega: “Durante la prima escussione credo sia difficile immaginare l’emozione e la rabbia che ho provato, sentendomi dire dal colonnello G. che a una rivisitazione dei miei vecchi atti processuali era apparso chiaro che la mia condanna fosse assolutamente pretestuosa e che nonostante la mia palese innocenza tale atteggiamento giudiziario fosse servito a coprire soggetti intoccabili”. La testimone si emoziona e il colonnello, subito dopo il primo incontro, avrebbe manifestato un “comportamento particolarmente affettuoso e premuroso”: “Mi inviò messaggi con emoticon di cuoricini e bacini che mi creavano disagio” assicura l’ex Lady Golpe. […] “Credo che sia difficile immaginare la fiducia e la riconoscenza che provavo per lui dopo 30 anni di sofferenze, di un ingiusto marchio di calunniatrice buttatomi addosso”. La promessa era che il suo “nome sarebbe stato riabilitato e che la verità sarebbe emersa”. Dopo il terzo interrogatorio, però, la Di Rosa si ferma. Un po’ per il peggioramento delle condizioni di salute, un po’ per l’inasprimento dei controlli notturni nella sua abitazione durante la detenzione domiciliare. G. avrebbe continuato a cercarla, ma lei, per un po’, si sarebbe negata. […] Quando le condizioni di vita della Di Rosa precipitano, anche a causa di uno sfratto e del taglio delle utenze, lei e il colonnello si sarebbero riavvicinati. La donna riprende a sperare nella tanto agognata “riabilitazione”. […] Però in quel periodo “il tono e la tipologia dei messaggi cambiarono e non di poco”: “Da cuoricini e bacini passò a rappresentarmi i suoi gusti sessuali spesso corredati da foto e video disgustosamente espliciti”. In un filmato, visionato dal nostro giornale, si vedono sullo sfondo, la parte di quello che sembra un ufficio, la foto del presidente Sergio Mattarella e i faldoni con dentro atti d’indagine. Su quello che succede dopo è meglio stendere un pietoso velo. “Perché ho accettato?”, è la domanda che la Di Rosa anticipa con gli uomini dell’Arma, sapendo che le verrà fatta. Risposta: “Perché dopo 30 anni di fango, di umiliazioni, di ingiustizia, di carcere, domiciliari e malattia, il miraggio della riabilitazione farebbe accettare qualsiasi cosa”. Ma sembra, non proprio tutto. Infatti la Di Rosa racconta che l’unica volta che lo ha invitato a cena era presente anche il figlio cinquantenne della donna e la serata si svolse “in un clima sereno”» [Giacomo Amadori, Verità]. Ma «mio figlio, poi, trova questi messaggi sul mio cellulare. Io cambio colore». A quel punto incarica il suo avvocato Arturo Cecherini di presentare denuncia? «Sì. Un esposto corredato dai circa duemila messaggi ricevuti». Come si sente ora?«Umiliata. Utilizzata. Illusa. Ho una vita complicata resa più difficile da una anoressia severa. Mi aspettavo giustizia perché, le dico sinceramente, nonostante tutto quello che mi è accaduto non sono disamorata nei confronti della magistratura» [a Ilaria Sacchettoni, Cds] • A novembre 2024 un inviato di Fuori dal coro (Rete4) ha suonato al citofono della casa che, sostiene il programma, «occupa con il figlio» (sarebbe un bed&breakfast di Roma). Il figlio lo ha cacciato dandogli dello «stronzo».
Titoli di coda Ancora oggi, non si sa da dove prendeva i soldi Monticone. «C’è ancora qualcosa di vero che ci è sfuggito in questa storia» [Gianni Barbacetto a Iatì, Farwest, 2024].