19 dicembre 2025
Tags : Fulvio Abbate
Biografia di Fulvio Abbate
Fulvio Abbate, nato a Palermo il 20 dicembre 1956 (69 anni). «Quando lo si intervistava al Festival del Giornalismo di Perugia, si incazzava se veniva presentato come giornalista: “giornalista un cazzo”. Scrittore, punto» [Enrico Pitzianti, dudemag.it]. 29 libri (di cui 2 con Bobo Craxi) tra romanzi, saggi, pamphlet; 2 produzioni teatrali. Ha collaborato (e collabora) con molte testate giornalistiche. Conduttore televisivo e radiofonico; Docente (tiene un corso di Drammaturgia multimediale all’Accademia delle Belle Arti di Roma).
Titoli di testa «Sono un intellettuale, non sono un cazzaro. Anche se faccio un video sulla parola “Suca”, lo faccio all’interno di una strategia intellettuale» [Boris Sollazzo, Il Dubbio].
Vita Figlio di Ignazio “Totò” Abbate, repubblicano pacciardiano, e di Gemma Politi, insegnante di lingua e letteratura francese, a lungo sindacalista della Cgil-Scuola in Sicilia e infine apprezzata commentatrice su Teledurruti [Fulvio Abbate, Teledurruti] • Lei nasce a Palermo, che ricordi ha di quella città? «I ricordi iniziali sono di me bambino, legati a un quartiere che ho raccontato. Lì i funerali avvenivano con la carrozza e il becchino portava il bicorno. Mi ricordo i venditori di ghiaccio, i netturbini che avevano la divisa. E naturalmente la spiaggia e il mare di Mondello» [Simone Fabi, romait.it] • Senti maggiore nostalgia per la tua infanzia […] oppure per quel periodo storico, gli anni ’60? «In realtà se c’è un periodo per il quale provo nostalgia sono gli anni ’70. Degli anni ’60 non ho nostalgia perché furono gli anni delle vaccinazioni, delle punture e dei clisteri» [David Frati e Lorenzo Coppolino, mangialibri.com] • Qual è la Palermo che ricorda con piacere? «Per me la Palermo magica è quella degli anni Settanta. Quella che sul piano teatrale si ritrovava attorno a Franco Scaldati, ai tempi di Attore con la “o” chiusa, il teatro nelle cantine con Gaspare Cucinella e Gigi Burruano […] La Palermo dell’ippodromo, la comparsa in pista della Fiata 850 nel 1965, ad annunciare il futuro» [Eleonora Lombardo, Rep] • Intorno ai dieci anni viene molestato, assieme alla cugina, da un amico di famiglia: «Giuro che le molestie subite hanno inciso davvero poco sul mio vissuto, assai di più su Serena […] Sono felice di avere trasformato l’orrore in metallo prezioso d’ironia, nonostante le ferite» [Abbate, Linkiesta] • «Mi ero rifiutato di fare la prima comunione, in questo spalleggiato dai miei: “Ci è bastato il battesimo” disse mia madre» [Abbate, A/Rivista Anarchica] • «Da bambino volevo fare il chimico, prima di capire intorno ai 13 – 14 anni di voler fare lo scrittore» [Stelio Fergola, Primato Nazionale] • Frequenta il liceo scientifico Galileo Galilei di Palermo: «Era un liceo particolare, nessuna traccia di Lotta Continua e vaghi cenni di Fgci. Un liceo scientifico, il massimo della cultura umanistica, senza cioè la prosopopea del classico dove […] rompono il cazzo con la filologia». Frequenti le risse che vedono impegnati fascisti, comunisti del Pcd’I, anarchici [Abbate, A/Rivista Anarchica] • «Sinceramente, sono orgoglioso solo di una cosa, della mia individualità, il resto mi appare irrilevante. Ho avuto una grande scuola che mi ha insegnato a relativizzare: quando da ragazzino passavo davanti al muretto del bar Catalano, dove erano seduti i ragazzi di quartiere, e avevo sottobraccio, metti, il cofanetto con le opere di Bertolt Brecht, parlo dei primi anni Settanta, loro mi chiedevano “cosa hai lì”, e io dicevo: “Sono le opere di Brecht”, ricevevo come risposta immediata: “E ’sta minchia?”. Bene, quella è stata una grande scuola, che mi ha insegnato il senso del ridicolo e del limite. Ma anche una orgogliosa singolarità aristocratica (…)» [Paolo Ferrucci, Pangea] • Si può dire che questa sfrontatezza aristocratica sia “uno stato dell’anima”, come molti dicono del comunismo? «Direi che è soprattutto una forma di amor proprio. C’è stato in molti di noi un errore di fondo. Oltre ad avere militato nel Partito comunista italiano, sono stato anche maoista di Servire il popolo, ed era il 1971: in realtà scambiavo la necessità del sentimento di rivolta, un concetto anarchico, con l’idea della rivoluzione, che è un concetto comunista che guarda innanzitutto al potere e all’ordine statuale, in realtà il sentimento che mi muoveva era un sentimento libertario. Come dice Albert Camus, “mi rivolto, dunque siamo” (...). Nessuna forma di potere può avere la mia simpatia. (…) L’idea stessa del potere mi è estranea. Non posso però neppure essere anarchico, perché gli anarchici sono manichei, vedono cioè ossessivamente ovunque il male; quindi, alla fine ho conquistato me stesso, come dice Nietzsche: “diventare ciò che si è”» [ibid.] • Perché dice di non essere più comunista dal 1° maggio 1972? «Perché quel giorno, in un inverno palermitano una funzionaria sovietica teneva, in un comizio, dei cittadini uzbeki al freddo ad aspettare il turno per parlare. Alle nostre rimostranze lei rispose: “Il comunismo è ordine!”. Ma l’ordine è lascito paranoide, non c’entra con gli artisti. Me ne andai» [Francesco Specchia, Libero] • Nel 1981 si laurea in Filosofia all’università di Palermo, con una tesi sull’Apocalisse per Céline • Perché è andato via da Palermo? «Sono andato via nel 1982 grazie a una provvidenziale delusione d’amore: sono ancora grato a Loredana per questo dono di sofferenza indicibile che mi ha fatto scegliere di fare il militare. Dal 1979 ero al giornale L’Ora sotto la direzione di Nicola Cattedra. Ho vissuto in prima persona i massacri di mafia, aspiravo a occuparmi di critica d’arte. Poi ho sentito che Palermo non era più sufficiente e sono andato a Roma […]. Torno raramente e fino a qualche tempo fa dicevo che dopo dieci minuti dovevo scappare» [Eleonora Lombardo, Rep] • L’Ora è solo la prima di una lunghissima «teoria di collaborazioni (dalla Stampa a Nuovi Argomenti) regolarmente saltate all’improvviso, per una bizza, una riga di troppo, un salto nel vuoto» [Malcom Pagani, Fatto] • Mentre s’impegna per fare lo scrittore a tempo pieno lavora come critico d’arte, con una rubrica a tema su Playboy. Tra altri artisti, scrive di Klein, Sordini, Beuys, Manzoni, Accardi, Lodola, Isgrò e Mario Schifano, con cui stringe una forte amicizia. Per un periodo vive e lavora a Parigi [Abbate, Teledurruti] • «Quella è l’arte per Abbate. “Un grimaldello”, mi disse. “Qualcosa che deve avere a che fare con l’eversione (…) la narrazione che gioca a rompere le regole non scritte e far passare la narrazione di sé stessi”» [Pitzianti, cit.] • Nel 1990 viene pubblicato il suo primo libro, il romanzo Zero maggio a Palermo • Nel 1992 comincia a collaborare come opinionista con l’Unità. L’anno successivo affianca alla scrittura la conduzione televisiva di L’occhio sull’arte [Abbate, Teledurruti] • «Sono stato dal 1994 al 1998 la pupilla di Italia Radio, dove conducevo Avanti popolo. Quando quella radio è stata venduta al gruppo l’Espresso che l’ha “normalizzata” (…) mi sono trovato fuori». Non domo, trova una pittoresca emittente romana, TeleAmbiente, e lancia il suo programma, Teledurruti [Gianmarco Aimi, mowmag.it] • Il nome viene da Buenaventura Durruti, combattente anarchico nella guerra civile spagnola. È un talk-show surreale che va in onda fino al 2003. Quattro anni dopo Abbate riapre Teledurruti, su YouTube. Ri-nasce la “tv monolocale”. Cosa troviamo in Teledurruti? «Invettive, considerazioni, paradossi, c’è tutto». E cos’è Teledurruti? «Io sono uno scrittore ma ho anche una vocazione nel rendere Teledurruti un laboratorio poetico. (…) Posso ballare il tip tap e parlare di cultura altissima, sono una persona libera» [Boris Sollazzo, Il Dubbio] • Nel 2013 Teledurruti vince il Premio Satira Forte dei Marmi. Nel 2014 sopravvive a un attacco hacker che però ne azzera l’archivio [Francesco Corbisiero, Foglio] • A parte ospitate più o meno estemporanee, Abbate frequenterà la televisione generalista tra il 2010 e il 2012, come opinionista nel programma (ah)iPiroso, e nel 2020, quando partecipa al Grande Fratello Vip • Perché, con tutta l’anarchia di Bakunin, è finito al Grande Fratello Vip? Per soldi? «No». Marchese, suvvia... «Anche. Soprattutto ci sono andato per curiosità intellettuale. E lì ho visto ogni genere di abisso» [Specchia, cit.] • «Il mio punto di rottura con la sinistra ufficiale risale al 2008. Quando Concita De Gregorio, giunta alla direzione de l’Unità, ha cancellato, primo suo atto, la mia firma dal giornale. Da quel momento ho detto a me stesso d’essere anzitutto un artista e che mai più – ammesso che lo abbia fatto in precedenza – avrei dato la mia delega, ancor meno in bianco, in nome di una presunta ragione etica e politica superiore». Quale fu il motivo di questa esclusione, quale incompatibilità poteva essere così condizionante? «Semplice, vanno esclusi gli “ingestibili”. Si preferiscono persone che possano essere amministrate secondo un criterio, diciamo, ordinatore. Alla base di tutto questo ciò che ha rappresentato, e tuttora rappresenta, la dimensione amichettistica che dobbiamo a Walter Veltroni» [Ferrucci, cit.] • Abbate individua proprio in Veltroni e nel concetto di vocazione maggioritaria da lui teorizzata per il Partito Democratico un gravissimo vulnus per la Sinistra italiana: «È il maestro della banalizzazione, basta leggere gli articoli di devastante spessore che firma sul Corriere per rendersi conto di come a lui si debba un impoverimento assoluto di pensiero, a partire dalla sua idea di “vocazione maggioritaria”, che dal mio punto di vista di intellettuale è esattamente il contrario di quel che dovrebbe fare un intellettuale, che deve coltivare semmai la vocazione minoritaria (…) tutto il mondo che orbita attorno a Veltroni (…) è l’egemonia non in senso gramsciano, ma jovanottiano, che è nemica del pensiero, della dialettica e anche dell’eros. Sono quelli che considerano ogni obiezione una forma di rosicamento» [Abbate, Facebook] • Negli anni Abbate si scontra più volte contro l’esito intellettuale e culturale di questa vocazione maggioritaria, esito a cui, nel 2022, darà il nome di “amichettismo” (termine che nel 2024 viene riconosciuto dalla Treccani e dall’Accademia della Crusca). «A destra c’è […] l’antico familismo, incancellabile, c’è clientelismo. Ma l’amichettismo è una cosa diversa, è una complicità che ha la pretesa di essere mossa da un sentimento etico superiore». Non solo. «L’amichettismo è quella cosa che si accompagna alle emoticon con una semplificazione del linguaggio evidente e sconfortante» [Francesca Chiri, Ansa] • «Un patto di appartenenza assoluto ed esclusivo che sembra cancellare ogni dialettica o ancor peggio uccide il bene dell’ironia […] un infelice e asserragliato in sé stesso tinello letterario convinto di sé, segnato dall’assenza di vere individualità; sprezzante conformismo da comitiva» [Abbate, Dagospia] • Abbate partecipa sia nel 2014 che nel 2024 al Premio Strega (potendosi autocandidare in quanto “Amico della Domenica” sin dal 2004 e venendo poi confermato da altri membri del corpo votante). Scopo: «Denunciare lo scandalo di una lobby che, secondo lui, si è impadronita di tutti gli spazi più importanti della cultura […] a cui dà il nome di “P2 culturale della sinistra”» […]. Sei un po’ invidioso? «In questo Paese, quando muovi una critica, la risposta che ti viene data è sempre la stessa: ti ribelli perché stai rosicando. Ma la mia storia è nota. Ho molti più titoli di appartenenza alla sinistra io di tutti coloro che sono organici alla lobby culturale» [Giuseppe Pollicelli, Libero] • In nessuna delle due edizioni i suoi libri candidati (Intanto anche dicembre è passato e Lo Stemma) accedono alla fase finale: dimostrazione che, a suo parere, «lo vince sempre Veltroni per interposta persona. Lo potrebbe vincere anche un volantone del Pam se Veltroni lo ritenesse valido» [Abbate, Dagospia] • Contemporaneamente Abbate avvia delle iniziative politiche personali: nel 2012 fonda il movimento Situazionismo e Libertà. Abbate, perché fondare un nuovo movimento? «[…] Questa iniziativa mi ha consentito di vivere una esperienza meravigliosa: la candidatura alle primarie del centrosinistra dove ho cercato di portare un sospiro di fantasia. E per qualche settimana sono riuscito nel mio obiettivo, invitato ai dibattiti televisivi come candidato». Con quale programma? «Abolizione del lavoro, divorzio omosessuale, trasferimento del Vaticano nell’area in via di dismissione dell’Ilva di Taranto, cancellazione della canzone Ma il cielo è sempre più blu». […] Potenziali alleati? «Tutto un mondo che ho conosciuto intorno al 1977, quando abbiamo occupato le università con lo slogan “Dopo Marx, Aprile. E dopo Mao, Giugno!”. Quel movimento poi è andato a morire tra l’idiozia dell’Autonomia operaia, l’iper-idiozia del partito armato e il grigiore berlingueriano. Ma c’è stata una avanguardia significativa che ha creduto si potesse lavorare in maniera situazionista in attesa che arrivasse “la risata che vi seppellirà”» [Michele De Feudis, barbadillo.it] • Nel 2020 lancia Avanguardia Narcisista, «È il momento di tornare ad amarsi! (…) Abbiamo lavorato alla nascita di una minuscola forza che affermi quell’eros politico che la sinistra autopunitiva, se non sessualmente complessata ha cercato di cancellare. (…) Amarsi un po’? No, totalmente!» I simboli di entrambe le formazioni sono dell’amico fumettista francese Georges Wolinski [Abbate, Dagospia] • Nel maggio del 2021 viene operato a Roma per un tumore alla mandibola, malattia che si era manifestata per la prima volta due anni prima. «Voglio ringraziare tutte le persone che mi hanno scritto parole belle. Mi sento un po’ in colpa per il mio imperdonabile narcisismo. Mi sono un po’ vergognato di aver messo quelle foto che raccontano di me e del mio personale. Potevo risparmiarmi il video per compassione» [Novella Toloni, Giornale] • Nel 2022 si candida alla Presidenza della Repubblica, ottenendo due voti [Concetto Vecchio, Repubblica] • La sua ultima creatura politica, del 2024, è Il Fronte degli Ingestibili, «movimento che riafferma il diritto al discorso, all’estro, alla fantasia, all’immaginazione, alla critica dell’esistente in una prospettiva ampia e totale. Citando Albert Camus, “l’estate invincibile del pensiero, dunque, dell’Eros”. Non sia concesso a nessuno di ritenere “gestibili” le esistenze e le parole stesse altrui» [Abbate, Dagospia].
Curiosità Soprannome da sempre: il Marchese • È ateo: «Per me c’è solo il Caos […] ho frequentato la Chiesa solo per matrimoni e funerali […]». Ciononostante: «Se avessi prove certe sul divino sarei pronto a una conversione, ma è arduo» [Lucio Giordano, Dipiù] • «Ha una casa a Monteverde piena di decine di opere di Schifano, accompagnate da molte altre di molti artisti contemporanei […]. Le mensole sono fitte di libri e soprammobili […] riti antichi che convivono con elementi pop. “La casa è il diario della mia vita che parla attraverso gli oggetti che ho raccolto. Tutti questi colori mi restituiscono un senso di gioia e di storia”» [Vania Colasanti, Rep] • Routine quotidiana: un’occhiata ai social, colazione al bar alle 8.30 con Carlo Verdone, chiacchierando «di donne e amicizie tradite». A pranzo s’incontra quasi quotidianamente con Bobo Craxi, in un ristorante di pesce [ibid.] • (Parlando del più grande italiano vivente) «Pupo il cantante, Pupo il compositore, Pupo l’etrusco. Devo all’esperienza, per altri versi terrificante, del Grande fratello Vip la sua conoscenza, il nostro incontro, il mio affetto per la sua persona, il suo umano talento» [Camillo Langone, Foglio] • «Ho odiato da subito lo sport, con la sola eccezione della corsa (…)». Sei mai stato tifoso o simpatizzante di una squadra di calcio? «Mi ero proposto anni fa come poeta ufficiale del Palermo e mi ricordo che mi mandarono una maglia» [Valerio De Felice, crampisportivi] • Onorificenze: 2012, Commandeur Exquis de l’Ordre de la Grande Gidouille, dal Collège de Pataphysique di Parigi; 2017, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; 2022, Ufficiale dell’Ordine delle Arti e delle Lettere francese [Abbate, Teledurruti].
Amori Lei è stato di sinistra negli anni 70: che ne è stato dell’amore per l’impegno? «Allora i gettoni del telefono servivano per chiamare la ragazza, ma anche gli operai del cantiere navale, che venissero a dar man forte quando i fascisti ci aggredivano. Quel mondo lì non esiste più, il disincanto è assoluto. Svanita […] la sensazione che l’esistente possa essere mutato». Come si rimedia? «Con il piacere dell’eros. Il sesso è una forma di ansiolitico» [Stefania Vitulli, Il Giornale] • In un’intervista ha dichiarato, tra altre cose, di essere un «collezionista, nel senso che l’unico mio interesse vero, l’unica ambizione, è la donna, le femmine. Il resto è irrilevante. Erotomane? Nonostante i miei tentativi, i miei sforzi, di provare ad avvicinarmi alla condizione di erotomane e del collezionista, in realtà non ho mai raggiunto la sufficienza»; di aver tenuto per anni «un foglio con i nomi di tutte quelle con cui avevo scopato». Stima che siano state più di cento; di essere «andato tre volte a trans, pagando […] qualsiasi uomo di mondo dev’essere stato a trans almeno una volta, sennò che cazzo di uomo di mondo è?»; di non aver mai usato il viagra: «Anche se volessi non potrei (…) ho subìto un’operazione a una valvola cardiaca»; che «come puttaniere sono abbastanza fallito, perché non mi sono applicato molto»; di essere «a favore della masturbazione […]. Quotidianamente non la pratico perché sono, diciamo, discontinuo» [a Giuseppe Cruciani, La zanzara] • Nel 1996 sposa Fiorella Bonizzi, tramite rito civile a Las Vegas. Nel 2003 nasce la loro figlia, Carla. Ancora bambina, ha curato le illustrazioni dei romanzi paterni Le avventure di Super Trappi e I promessi sposini [Morgan K. Barraco, ilsussidiario.net] • Al termine del Grande Fratello dichiara: «Ho detto a mia moglie: “ti lascio, mi sposo con la De Blanck (concorrente al reality, ndr), andiamo a Saint-Vincent, compriamo due levrieri afgani”. Mia moglie mi ha detto: “Volentieri”. Ma, quando sono uscito, la contessa si è dimenticata di me» [a Barbara D’Urso, Domenica Live] • «Mia moglie è una donna di classe; e in ogni caso un intellettuale radical chic deve avere almeno due amanti, magari tre, altrimenti viene escluso dal club esclusivo» [Giulia Bertollini, superguidatv.it]
Titoli di coda: «Mi rendo conto che la mia posizione sia aristocratica, ma ho sempre lavorato per essere, come dico, una testa di cazzo in proprio, mai per conto terzi» [Ferrucci, cit.].