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 2025  dicembre 22 Lunedì calendario

Biografia di Gai Mattiolo (Gaetano Mattiolo)

Gai Mattiolo (Gaetano Mattiolo), nato a Roma il 23 dicembre 1968 (57 anni). Stilista. «Io mi sono sempre ispirato a una donna che non vuole passare inosservata, che ama brillare, farsi notare e desiderare. Quindi spacchi, trasparenze, strass, linee fascianti, seduzione insomma. Questo è stile, non megalomania» (a Gian Luigi Paracchini) • «Come ha deciso di fare lo stilista? “Da piccolo con la paghetta mi compravo Vogue, e poi mi mettevo lì a disegnare i vestiti. Finito il liceo col massimo dei voti, non ho superato il test per entrare a Giurisprudenza alla Luiss. Ho provato ad andare alla Sapienza, ma c’era un casino di gente allucinante, non si capiva niente. Ho convinto mio padre a darmi una possibilità di provare con la moda, prima di buttarmi nell’università. Non ho fatto nessuna scuola, i miei genitori non c’entravano niente con quel mondo. È andata bene”» (Federico Rocca). «Stilisticamente Gai Mattiolo nasce nel 1987. Dopo la maturità scientifica. Dai genitori (morti entrambi qualche anno dopo) un prestito (50 milioni) senza fiducia (lo volevano avvocato). Una stanza, una sarta e lo stesso anno Gai è al Modit di Milano con uno stand di casse di mele e abiti, tailleur soprattutto, colorati. E con tanti bottoni, che diventeranno gioielli (smeraldi, brillanti, zaffiri) che faranno molto parlare di lui. Alle signore tutti quei brilli piacciono, da subito» (Paola Pollo). «Il successo dell’eccesso: ecco il segreto di Gai Mattiolo, nemico giurato dell’understatement. […] Dette la scalata al successo andando controcorrente: in anni di riflusso, minimalismo, mortificazione, impose un modello di donna iper-femminile, rutilante e voluttuosa, una star. Comincia la sua corsa alla notorietà vestendo le dive televisive, dalla Carrà a Milly Carlucci. Ma le sue celebri giacche a clessidra vengono notate anche indosso alle conduttrici del tg. I nemici gli danno del megalomane: 900 metri di tulle per un abito-monumento. Certo quando sfila non bada a spese: è il primo a pretendere location storiche […] mai concesse prima, da piazza del Popolo a Ponte Sant’Angelo, dai Fori a piazza Farnese al Campidoglio. Si diverte – e il fatturato lo permette – a strafare: in esclusiva per lui ecco tornare a Roma Naomi (in passerella con la mamma), Eva Herzigová, Carla Bruni. Esibizionista come solo i grandi timidi sanno essere, ha l’assegno facile sulle testimonial: Diana Ross, Bo Derek, Sharon Stone, Whitney Houston, e anche dame di alta classe come Lauren Bacall o di nessuna classe come Ivana Trump. Manda in dono a Hillary Clinton un suo tailleur natalizio con bottoni-gioiello a forma di abete. A Valeria Marini sulla scalinata di piazza di Spagna fa indossare un nero abito della sua collezione ispirata alla mafia di John Gotti. […] Veste soubrettes, regine e first ladies, dalla signora Mubarak a Rania di Giordania. Alla cara amica Marina di Savoia prepara un imponente guardaroba per il rientro in Italia. Vive alla grande, nella simil-reggia a due piani con grande parco dove abitò Soraya dopo il ripudio» (Laura Laurenzi). «Nella sua carriera ha sempre ricercato e raggiunto dei primati unici. Nel 1996 ha creato i paramenti sacri per papa Giovanni Paolo II, che gli ha consegnato in udienza privata. Lei è il solo stilista a cui è stato concesso questo privilegio. “Altri gli avevano fatto le scarpe o i maglioncini per andare a sciare, ma i paramenti sacri – la divisa di lavoro, diciamo – li ho realizzati solo io. […] Pensi che mi era stato proibito di inserire la mia etichetta. Ma lo feci lo stesso, di nascosto, tra il tessuto e la fodera. Nessuno poteva vederla, ma io sapevo che c’era. Uno sfizio mio, niente show off”. […] Un altro record: ha realizzato una giacca da un milione di dollari, con rubini come ciliegie al posto dei bottoni. “L’idea dei bottoni particolari fa da sempre parte della mia moda: sono noto anche per questo. Dovevo sfilare a Milano, avevo a disposizione Naomi Campbell, che all’epoca era davvero una pantera: le ho fatto un tailleur un po’ sexy e ho aggiunto questi tre bottoni-gioiello con delle pietre molto importanti. Il valore era tutto lì. Mi piace giocare a fare qualcosa di rumoroso, ma sempre con coerenza”. […] È stato anche il primo e per il momento unico a sfilare nel Parlamento europeo. “L’Europa era ancora una novità, allora. Una bella emozione”. […] Ha vestito una quantità impressionante di donne celeberrime. Le chiedo un piccolo ricordo per ciascuna. Raffaella Carrà, che ha indossato abiti suoi a Sanremo nel 2001. “Fantastica. La convinsi a togliere le zeppone dalle scarpe e le spalline. Ma a sorpresa, la prima sera, in tv la vidi con queste spalline enormi. Ma come!? Non c’è stato verso: due minuti prima di entrare le ha infilate nel vestito: era la sua coperta di Linus”. Antonella Clerici, padrona di casa al Festival nel 2010. “Molto ironica, divertente. Abbiamo creato questi abiti enormi, dei quali si è assunta la paternità anche altra gente inutile. Con Antonella ho giocato per tanti anni”. A Sanremo ha vestito anche Veronica Pivetti, meravigliosa. “Diciamo la verità: aveva un gran fisico, da modella. Vestirla era facile. Mi sono divertito a farle delle cose belle e importanti”. Ivana Trump. “In una sfilata a piazza del Popolo sfilò anche per me. Era emozionatissima in backstage. Stavo bevendo un bicchiere di champagne: lei me lo prese, lo bevve tutto d’un fiato e uscì in passerella, così. Era una donna molto interessante”. Chi abbiamo dimenticato? “Diana Ross. Portarla in passerella a Roma è stato qualcosa di abbastanza unico”» (Rocca). «Verso la fine degli anni Novanta Mattiolo viene definito (titoli dei giornali) “enfant prodige del look”, con le signore ingioiellate in prima fila a lanciargli baci, “uomo del prêt-à-gagner”, perché in tre anni triplica il fatturato, “cucciolo fra chic e top”, nelle foto con Naomi Campbell, Eva Herzigová, Carla Bruni, Alek Wek, che lui ha sempre gratificato con top-compensi» (Paracchini). «“Gai Mattiolo, il nuovo Versace”. […] Si parlava di lui così. E quel ragazzo tanto buono quanto megalomane non si tirava certo indietro. Guai anche a confondersi: “Io l’erede di Valentino? Ma no, certo. Semmai di Versace”. E poi giù di colori e brillanti, di feste e cachet, di provocazioni ed esagerazioni. Non che non ci fosse nulla, anzi. […] La moda? C’è stata, specie lontano dai riflettori. Più come look che come stile. Giacche e abiti da sera che hanno fatto sentire “glam” parecchie signore, forse non più giovanissime, è vero, ma in questo non c’era e non c’è nulla di disdicevole, anzi. Clienti, fra l’altro, che non lo hanno mai abbandonato, anche quando qualche anno fa le cose si sono messe male» (Pollo). A fine 2008 iniziarono le sue traversie giudiziarie. «Secondo la procura, lo stilista, finito agli arresti domiciliari il 5 dicembre del 2008, attraverso un complesso sistema di compensazione tra crediti commerciali e debiti, aveva distratto 1 milione e 549 mila euro dalle casse di alcune società satellite già in fallimento a favore della Gai Mattiolo Holding. Operazione che il disegnatore di moda avrebbe portato a termine grazie alla collaborazione di Tabegna e Sciunnacche [rispettivamente l’avvocato e consulente Giancarlo Tabegna e l’amministratore Franco Sciunnacche – ndr]. Gli stessi imputati, inoltre, erano anche accusati di bancarotta distrattiva in merito al contratto di licenza per lo sfruttamento commerciale dei marchi Gai Mattiolo, in Italia e all’estero» (Riccardo Di Vanna). «Viene accusato di bancarotta fraudolenta, passa 90 giorni agli arresti domiciliari, il processo dura fino al 2015. Alla fine verrà assolto. “Sono stati 90 giorni lunghissimi, e anche immotivati. Non andavo in giro a sparare alla gente. Lì ho iniziato a parlare con me stesso, a fare affidamento su di me. E sulla preghiera. Non capivo perché fossi lì, né perché mi stesse succedendo quello che mi stava succedendo. Ovviamente, gran parte di quell’entourage inutile che uno si crea attorno è sparito in un istante, salvo farsi vivo per rilasciare ai giornali dichiarazioni su di me. Dopo quei 90 giorni ci sono stati quei 7 anni di processo, anch’esso lunghissimo, con tanto di appello dopo la prima assoluzione. Li ho vissuti lavorando, comunque, sempre”» (Rocca). Grazie a un innovativo accordo con l’autorità giudiziaria, infatti, Mattiolo poté continuare a gestire le proprie società e a progettare le nuove collezioni per tutta la durata del processo, sin dal periodo trascorso agli arresti domiciliari, a patto di destinare parte dei proventi al ripianamento del credito rivendicato dall’erario. «L’accordo raggiunto presenta un importante elemento di novità, poiché per la prima volta un tribunale penale si occupa direttamente della preservazione e dell’accrescimento del valore economico di un marchio posto sotto custodia» (Alessia Melloni). «Ha affrontato l’umiliazione dell’arresto, la gogna mediatica e l’estenuante attesa di un processo durato sette anni. Ma per lo stilista Gai Mattiolo, […] dopo la pesante richiesta di condanna (quattro anni e quattro mesi) avanzata dalla procura nei suoi confronti, è arrivata l’assoluzione da tutte le accuse. […] E la formula è stata quella piena, gli imputati sono stati assolti “perché il fatto non sussiste”, e per un solo capo di imputazione è stata la sopraggiunta prescrizione a chiudere la vicenda» (Di Vanna). «Crede che dopo questa esperienza il sistema moda le abbia voltato le spalle? “Questo non posso dirlo, no. Però è sparita molta gente che mi era stata accanto fino a quel momento solo per convenienza. Quando sono tornato, qualcuno c’era ancora, e qualcuno è sparito. Ho fatto una grande selezione tra le presenze attorno a me. Ma devo essere sincero: non è una cosa che mi abbia sconvolto. La vera fiducia, la do a pochissime persone, e di conseguenza la vera delusione mi è arrivata da pochissime persone”. Chi le è stato vicino sempre? “Il mio braccio destro, le mie sarte, le mie modelliste. Quelli che non avevano dubbi in merito alla mia innocenza”. Crede di essere stato capace di riprendere il filo del racconto, che come artista e creativo stava facendo prima del processo, esattamente nel punto in cui lo ha lasciato? “Ci ho messo un po’. Per alcuni anni le mie collezioni sono state certamente più conservative e meno innovative. Poi ho ricominciato a osare. È stata una brutta vicenda: a lungo mi sono vergognato, pur sapendo di essere innocente, e anche dopo essere stato assolto. Temevo che la gente associasse il mio nome sempre al processo, che nella memoria rimanesse l’idea che fossi coinvolto in qualcosa di negativo e disonesto. Poi, in realtà, ho capito che la mente umana archivia le cose meno interessanti, e la mia vita ha potuto continuare”. […] Immaginiamo un piano cartesiano: sull’asse delle x gli anni che passano, su quello delle y il successo. Disegni la sua carriera. Come è la curva, adesso? “In su, sta crescendo. Ho avuto un bel down grazie alle note vicende. […] È la vita. Ma sono riuscito a resistere: poteva non essere così facile, ma ce l’ho fatta. È come camminare tranquillamente per strada ed essere travolto da un tir. Ti svegli, e non capisci che cosa ti sia successo. Grazie alla forza che ho trovato in me stesso sono riuscito ad andare avanti e a risalire la china”. […] E il punto più alto di quella curva a quando risale? “Diciamo a quando Gai Mattiolo era considerato uno dei brand più interessanti, anche commercialmente. Ricordo l’articolo di un giornale importante, che fece una classifica dei marchi che vendevano di più. Ero al secondo o terzo posto. Davanti a me Giorgio Armani, dietro Max Mara. Immagini i livelli. Parliamo dei primi anni Duemila”. […] Il primo ministro Giorgia Meloni, lo vestirebbe volentieri? “Oggi ho altre priorità. Ho vestito moltissime donne importanti, italiane e straniere. Questo gioco non mi diverte più così tanto, forse perché l’ho già fatto a lungo”» (Rocca) • Ignota la vita privata • «Non so se lei sia un appassionato di calcio… “Assolutamente no”» (Sebastiano Grasso) • «In quegli anni, non era forse un po’ megalomane? “No, lo facevo per lavoro. Sono sempre stato e continuo a essere molto schivo. Difficilmente mi incontrerà alle feste glamour. Il megalomane fa e poi va a prendersi gli applausi. Io dovevo sempre farmi forza anche solo per uscire in passerella. Volevo che il mio nome e il mio stile fossero il più importanti possibili, ma non mi interessava essere riconosciuto per strada”» (Rocca) • «La donna ideale di Gai Mattiolo “non deve essere per forza la modella perfetta e super-sexy, ma una donna che ami interpretare quello che indossa”. […] La sua filosofia è: “Mai snobbare una donna”. E spiega: “La stessa giacca può essere portata con una gonna molto semplice dalla Zanicchi e con jeans aderentissimi dalla Windham o indossata sulla maglietta da Tiziana Ferrario. Ma, quando un testimonial si affeziona troppo a uno stile, preferisco interrompere il rapporto. È accaduto con Milly Carlucci. Eravamo arrivati al punto di fare sempre il solito abito: semplicissimo, con décolleté che mettesse in risalto i seni e i fianchi… Mi dicevano: ‘Ma le fai sempre lo stesso vestito?’. Così ho smesso”» (Flavia Fiorentino e Maria Volpe) • «Le creazioni di cui va più fiero? “Non sono feticista. Ricordo con piacere le collezioni di vestiti da sera degli ultimi anni Novanta, allo stesso modo dell’abito creato ai miei esordi per i 18 anni di mia sorella. Ma, la più grande emozione, l’ho provata disegnando alcune casule per papa Wojtyła”» (Paracchini) • «Qual è la sua priorità, oggi? “Stare bene, essere sereno. Non è facile, ma è importante provare ad avvicinarsi alla serenità”. Quanto ci è vicino? “Mi alleno tutti i giorni per questo»” […] Oggi è un uomo di successo? “Sono un uomo di successo? Mah. Diciamo che il successo pesa. E io sulle spalle, un peso, lo sento. Di certo sono un uomo fortunato”» (Rocca).