23 dicembre 2025
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Biografia di Mary Barra
Mary Barra, (Mary Theresa Makela), nata a Waterford (Michigan, Stati Uniti) il 24 dicembre 1961 (64 anni). Ceo di General Motors (dal 15 gennaio 2014). Prima donna di sempre a guidare una delle Big Three dell’industria dell’auto di Detroit (Gm, Chrysler e Ford) • Un metro e sessantacinque di altezza. Giubbottino corto di pelle nera. Parlata velocissima • «Entrò in fabbrica a 18 anni, come apprendista alla catena di montaggio, per pagarsi gli studi universitari» [Irene Maria Scalise, Rep 10/11/2024] • Da allora «ha scalato, poltrona dopo poltrona, settore dopo settore, tutta la gerarchia manageriale» [Rep 12/1/2016] • Oggi decide direttamente il destino di un gruppo con 167 mila lavoratori, cinque marchi (Chevrolet, GMC, Buick, Cadillac, Baojun e Wuling), 40 miliardi di dollari di capitalizzazione, un portafoglio di cento modelli e impianti in 62 Paesi. «[…] da dieci anni risponde con la massima energia a sfide e problemi che hanno comportato la fine di non poche carriere illustri in posizioni analoghe. Una decade costellata da luci e ombre, successi e sconfitte. Ha già raggiunto un traguardo dal significativo valore simbolico: è al secondo posto nella storia della GM in quanto a durata dell’incarico di ceo (dopo il mitico Alfred Sloan, al comando dal 1923 al 1946). E non accenna a mollare» [Roberto Speranza, Gds 8/3/2024] • Nel 2014, nel discorso sullo stato dell’Unione davanti al Congresso, il presidente Barack Obama disse che la signora rappresentava l’epitome della «forza della nostra etica del lavoro e dell’ampiezza dei nostri sogni» • Prende 29 milioni di dollari all’anno, stipendio che la diretta interessata giudica assolutamente congruo e meritato, visto che per il 90 per cento è legato alle performance aziendali • Nel 2023 la rivista Forbes l’ha piazzata al 9° posto nella lista delle donne più potenti del mondo, nel 2024 era al 5° posto, nel 2025 al 7° • Dice sempre che «“il momento giusto per risolvere un problema è il minuto esatto in cui ti accorgi di averlo”. Attendere significa solo rischiare che diventi tanto grande da schiacciarti. Perciò, ama ripete ai nuovi assunti, “allenatevi a sciogliere i nodi quando sono ancora piccoli”» [Raffaele Panizza, Wired 19/3/2024].
Titoli di testa «Donna al volante, pericolo costante? […] Troppa aria è passata nelle gallerie del vento da quando, negli anni ’70, si era diffusa una particolare campagna, allora ironica ma oggi inaccettabile: uno spot Volkswagen che suggeriva al marito di comprare un Maggiolino perché “Prima o dopo tua moglie tornerà a casa in macchina… Le donne sono dolci e gentili, ma rompono cose”, quindi tanto valeva avere un’auto dai ricambi economici» [Rita Paparella, Foglio 29/4/2025].
Vita «Discendente di emigranti finlandesi e per la precisione minatori, ha seguito le orme del padre, Ray Makela, che per trentanove anni di fila alla General Motors ha realizzato gli stampi per le carenature» [Panizza, cit.]. «Essere donna in un mondo maschile non è mai stato un problema per lei, anche grazie agli insegnamenti della madre, Eva Pyykkönen, cresciuta povera, in una fattoria in Michigan con sette fratelli» [Claudia De Lillo, Rep 15/5/2023] • Mary Barra e la General Motors sono una cosa sola. Fin da piccola, gioca con le macchinine. Fin da giovane, si vede subito che è brava. A diciotto anni è apprendista alla Pontiac, dove ispeziona cofani e parafanghi. A ventiquattro è laureata in ingegneria elettronica al General Motors Institute. A ventotto l’azienda le paga un mba in direzione aziendale all’Università di Stanford. «Che fosse una ragazza molto brillante lo si vide subito, infatti cominciò a scalare progressivamente e sistematicamente la scala gerarchica […] Nel 2004 troviamo Mary nel ruolo di direttore esecutivo della progettazione veicoli dell’intero gruppo GM. Qualche anno dopo ricopre un’altra carica primaria: vicepresidente delle risorse umane, quindi del personale. Da questa posizione ha condotto le delicatissime trattative con i sindacati nel pieno della crisi che nel 2009 portò al fallimento del colosso industriale fondato da William Durant nel 1908, salvato solo dall’intervento del governo federale che, per volontà del presidente Barack Obama, mise sul piatto circa 80 miliardi di dollari pagati dalle tasse degli americani. Mary Barra si occupò successivamente, dal 2011, dello sviluppo globale del prodotto. In altri termini, dirigeva l’intero processo che porta alla produzione dei veicoli. Un eccellente trampolino di lancio per approdare, nel 2014, al vertice dell’azienda: Ceo, amministratore delegato, di tutta la General Motors, la cima della piramide. Mai una donna era arrivata così in alto in questo settore» [Speranza, cit] • È il 12 gennaio 2014. Scrive Massimo Gaggi: «Sono le cinque di pomeriggio quando il nuovo amministratore delegato […] sale sul palco del Russell Industrial Center, un vecchio impianto automobilistico dismesso e trasformato in centro eventi che ospita anche un’attivissima comunità di artisti. Veterana dell’auto, da 33 anni alla GM, Mary ha sempre evitato per quanto possibile i riflettori. E anche adesso, dimessa, quasi impacciata, questo ingegnere di 52 anni cerca di mantenere un profilo basso mentre presenta il Canyon, una versione aggiornata del piccolo camioncino della GMC. Ma è lei la star, la vera novità del Salone dell’auto che si apre stamani al Cobo Center di Detroit con la giornata dedicata al mondo dell’informazione» [Cds, 13/1/2014] «Neanche il tempo di sedersi sul “trono” della GM ed ecco il primo siluro per la signora Barra: poche settimane dopo l’inizio del suo incarico […] scoppiò lo scandalo del blocchetto di accensione. Un difetto in questo componente provocava durante la marcia l’improvviso spegnimento del motore, rendendo quindi inutilizzabili sterzo, freni ed airbag. Gli incidenti provocati da questo problema hanno causato 124 morti e 275 feriti. Nel solo 2014 la GM fu costretta a richiamare oltre 30 milioni di veicoli. Circa un miliardo e mezzo di dollari in fumo per i vari risarcimenti e costi collegati. Il peggiore scandalo nella storia dell’azienda. Una crisi potenzialmente letale per una compagnia che solo cinque anni prima aveva portato i bilanci in tribunale. Mary Barra rispose con azioni drastiche, licenziando parecchi dirigenti e ricostruendo completamente la struttura aziendale responsabile per la sicurezza dei veicoli. […] La GM doveva cambiare radicalmente rotta, sotto tutti i punti di vista. Non poteva più rimanere una conglomerata globale basata sulla rincorsa di larghi volumi di vendite ma bassi, quando non nulli, margini di guadagno. E anche la gamma di modelli doveva non solo mantenersi al passo coi tempi ma guardare lontano, molto avanti. Redditività e innovazione furono le linee guida adottate da Mary Barra per la nuova General Motors in divenire. In pochi anni venne fortemente ridimensionata la presenza su quasi tutti i mercati, concentrando le risorse soprattutto in Nord America e Cina. Venne deciso il ritiro dall’Europa, quindi la vendita nel 2017 della Opel, di cui la GM era proprietaria dal 1929. La casa tedesca di Rüsselsheim diventò cugina di Peugeot e Citroën con la cessione al gruppo Psa diretto da Carlos Tavares (ma a fine 2023 il gruppo ha avviato un ritorno europeo con l’elettrica Cadillac Lyric). La rinuncia alla dimensione globale fu probabilmente alla base dei netti rifiuti di Mary alle “avances” di Sergio. Cioè Marchionne. Il capo di Fiat-Chrysler sosteneva ardentemente l’opportunità di procedere ad una fusione con la GM. La riteneva l’unica strategia possibile per sopravvivere in un mondo che diventava sempre più complesso e costoso. Tuttavia era una politica diametralmente opposta a quella elaborata da Barra. Un matrimonio che manzonianamente “non s’aveva da fare”» [Speranza, cit.] • Il suo ruolo oggi «la incastona dritta dritta nel cuore di tutte le sfide della contemporaneità: lavoro, energia, materie prime, futuro delle città e della mobilità, transizione energetica, sfida climatica. «La madre di tutte le rivoluzioni in campo motoristico nelle ultime due decadi: l’auto elettrica come strumento di mobilità di massa. Mary Barra ci si è tuffata anima e corpo, allo stesso modo e forse anche più dei rivali. Obiettivi esposti a chiare lettere, ripetuti e confermati anche di recente. La General Motors, ha annunciato l’amministratore delegato nel 2021, nel settore dei veicoli leggeri (autovetture e mezzi commerciali piccoli e medi) vuole produrre solo modelli elettrici dal 2035. L’investimento previsto, che include anche ricerca e sviluppo della guida autonoma, ammonta a 35 miliardi di dollari. Senonché, a causa di numerosi e complessi motivi, la realtà del mercato finora è stata decisamente diversa, per tutti i costruttori e non solo in America. Vendite molto basse, profitti marginali ma costi sempre ingenti. Nel 2023 il gruppo GM ha venduto circa 75.000 veicoli elettrici, meno del 3% delle sue consegne totali. Ciò ha comportato il ridimensionamento di obiettivi e investimenti. Situazione comune a tutti. Ma non per questo meno problematica. Barra ci crede ancora, tuttavia resta pragmatica: “Abbiamo sempre in essere il piano di produrre solo EV leggeri dal 2035 – ha dichiarato lo scorso dicembre alla rete televisiva americana Cnbc – Ma ci adatteremo alle richieste del mercato. Però io credo effettivamente che questa transizione possa avvenire nel tempo”» [Speranza, cit]. «[…] La missione di Barra […], che solo quindici anni fa si limitava a parlare di “efficientamento nei carburanti” e neppure sognava il futuro di cui è attrice oggi, è trasformare un produttore di automobili con 114 anni di storia in un gigante che produrrà unicamente veicoli elettrici e roboautomobili a guida autonoma. Oltre a fornire la tecnologia per navi e aerei mossi ad idrogeno, grazie alla Hydrotech che ha creato insieme a uno dei partner che ritiene più affidabili: la giapponese Honda. Ha scelto di essere la pioniera della SDVR: Software Defined Vehicle Revolution. E secondo il mercato azionario, che la adora, ha più possibilità di successo rispetto a Tesla: perché GM ha una storia maggiormente credibile e una clientela fedele come nessun altro brand a stelle e strisce. Perché progetta un parco veicoli più vario e perché non parla solo ai Millenials ma a tutte le generazioni. Non dimentichiamoci che l’auto del campione d’incassi Barbie, per dirne una, era una Corvette modificata. E che l’auto elettrica più economica sul mercato USA la produce lei e si chiama Chevrolet Bolt, ha un prezzo chiavi in mano da 26 mila dollari che comprende un set di ricarica da 240 volt installato direttamente a casa. Un posizionamento popolare figlio di molte economie di scala: la scelta strategica di non acquistare le batterie ma di produrle direttamente, in quattro stabilimenti da mille dipendenti l’uno, in una joint venture con LG Energy Solution che prende il nome di Ultium. E poi, la decisione di assemblare veicoli elettrici su piattaforme nuove e dedicate e non riconvertendo a EV i vecchi pianali. Tutte decisioni che hanno posto la sua GM in cima alla rush tecnologica globale, tanto che il Pentagono ha scelto una sua sussidiaria, la General Motor Defence, per costruire i veicoli elettrici da battaglia non del domani, bensì dell’adesso» [Panizza, cit.].
Amori «In pieno pamphlet americano, ha incontrato sui banchi del college il marito, il consulente ingegneristico Anthony Barra, da cui ha avuto due figli, ovviamente uno maschio e l’altra femmina: Rachel e Nicholas. Gli unici che quando la chiamano o le scrivono producono un suono sul suo cellulare, che per il resto dei contatti resta completamente silenziato» [Panizza, cit.].
Scioperi Qualche tensione con i lavoratori. Nel dicembre 2022, quando svelò di aver investito un miliardo di dollari per costruire auto elettrice nella fabbrica di Ramos Arizpe, in Messico, dove si possono pagare meno gli operai, i sindacati parlarono di «uno schiaffo in faccia». Di nuovo nel settembre 2024 «di fronte allo sciopero colossale scatenato […] dal temuto UAW (United Auto Workers), il sindacato americano dei metalmeccanici che per la prima volta nella storia ha dichiarato contemporaneamente guerra a tutti e tre i colossi dell’auto […]. Chiedendo un aumento salariale del 40 per cento su base quadriennale nonché diverse garanzie sanitarie e pensionistiche. Richieste davanti alle quali gli avversari hanno traccheggiato e perso soldi. Mentre Barra – che agisce secondo il motto “Mai confondere un progresso con una vittoria” […] – per quanto seccata dalle proteste ha risposto con prontezza: aumento del venticinque per cento e cessazione immediata delle astensioni, che in poco meno di tre settimane le erano costate quasi un miliardo di dollari in perdite varie e ordinazioni inevase» [Panizza, cit.].
Curiosità Ama lo shopping • Allergica ai cani • Ufficio al trentottesimo piano del Reinassance Centre, a picco sul frontelago di Detroit • Sulla scrivania tiene un pupazzetto di Einstein e alcune automobiline • Lei e il marito abitano a Northville, alla periferia della città (hanno casa anche a Downtown) • Indossa un contapassi ma confessa che non sempre riesce a fare i 10 mila che si ripropone • La Pontiac, il marchio per cui lavorava suo padre Ray, oggi non esiste più • Il General Motors Institute, dove lei studiò ingegneria elettronica, oggi è stato rinominato Kattering University, l’azienda vi forma e coltiva i propri dirigenti • Al college ha fatto parte di due confraternite studentesche: Tau Beta Pi e Eta Kappa Nu • Conosce a memoria il libro ispirazionale Ride of a Lifetime dell’ex ceo di Disney Bob Iger • Dall’agosto 2017 è memebro del consiglio di amministrazione della Disney, che significa influenza diretta su attori come ABC News, Pixar, ESPN, MarvelStudio e National Geographic • Fa parte anche del Business Roundable, organizzazione-lobby che riunisce gli amministratori delegati di tutte le multinazionali americane: da American Airlines a JP Morgan, da Apple ad Amazon, da Coca Cola a Caterpillar • Ai giovani consiglia: «Se fai il tuo lavoro come se fosse per tutta la vita, allora verrai notato. Perché significa che ci investirai e lo migliorerai» • Quando le chiedono come si faccia ad avere successo in un settore maschile, dice: «Non sono qui perché sono una donna. Sono qui perché sono la persona giusta per questo lavoro» Poi aggiunge: «La cosa importante è portare risultati indiscutibili» • «La prima donna. La più ricca. Ma anche l’unica e la pioniera nel dire: “Noi non siamo una car company bensì una technology company”. Articolando: “Già oggi ci sono centinaia di milioni di righe di codice a gestire un veicolo, e in futuro ce ne saranno sempre di più. Un’auto, nella nostra visione, è una piattaforma per software”. E per dare concretezza all’affermazione ha rilevato la startup israeliana Algolion, specializzata nella scrittura di programmi per rilevare problemi di autocombustione all’interno delle batterie. E […] ha strappato ad Apple il capo dei servizi cloud, Mike Abbot, per metterlo in testa a tutto il suo progetto computerizzato: “Perché in questo settore ci saranno più cambiamenti nei prossimi dieci anni di quanti ce ne siano stati negli ultimi cinquanta”» [Panizza, cit.].
Titoli di coda «Combatte la strutturale solitudine del proprio ruolo leggendo molto, si rilassa guardando la tv dopo cena accanto al marito, consulente in pensione, e facendo shopping insieme alla figlia Rachel, sua personal stylist, titolare di diritto di veto sul suo abbigliamento. Pare che dietro la scelta dell’iconica giacca di pelle nera, indossata da Barra per prima e divenuta un must delle donne di potere, ci sia proprio la figlia che, undicenne, una mattina a colazione, di fronte all’outfit materno, alzò un sopracciglio e ordinò: "Questa è l’ultima volta che ti metti quel vestito". E Barra, che non prende ordini da nessuno, corse a cambiarsi» [De Lillo, cit.].