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 2025  dicembre 24 Mercoledì calendario

Biografia di Ghislaine Maxwell

Ghislaine Maxwell, (Ghislaine Noelle Marion Maxwell), nata a Maisons-Laffitte (Francia) il 25 dicembre 1961 (64 anni). Ereditiera. Criminale. Attualmente in carcere in esecuzione di una condanna a 20 anni di reclusione per adescamento sessuale di minori e altri reati commessi insieme al finanziere pedofilo Jeffrey Epstein (1953-2019). «Ghislaine abusava di me in modo sistematico. Mi aveva ingaggiata, spiegato che cosa fare, addestrata a diventare una schiava sessuale» (Virginia Giuffre, la più nota vittima della coppia, morta suicida il 25 aprile 2025, a 41 anni) • «La sua storia da romanzo comincia con il padre, Robert Maxwell, ebreo cecoslovacco sfuggito al nazismo per arruolarsi con l’esercito britannico e finire la Seconda guerra mondiale decorato al valore. Poi, partendo dal niente, diventa deputato con il Labour e costruisce un impero di giornali, dal Daily Mirror di Londra al Daily News nella Grande Mela» (Enrico Franceschini). «Capitan Bob, il nomignolo affibbiatogli dal giornale satirico Private Eye, non era solo il ricco magnate dei media britannici che duellava con Rupert Murdoch, lui laburista militante ed ex deputato, l’altro inguaribilmente conservatore. La sua vita tumultuosa, infatti, sembra uscita da un racconto di John le Carré. Maxwell è sepolto a Gerusalemme sul Monte degli Ulivi. L’elogio funebre è stato pronunciato dal presidente della Repubblica Chaim Herzog, a recitare il Kaddish fu Samuel Pisar, un suo amico avvocato, scampato all’Olocausto. Durante il funerale il primo ministro israeliano Yitzhak Shamir si lasciò scappare una frase rimasta misteriosa: “Ha fatto più cose per Israele di quante se ne possano dire”. Che cosa non si poteva dire? Cosa ancor oggi non si conosce? Ebbe un ruolo di primo piano nel 1948 per spingere la Cecoslovacchia ad armare gli israeliani nella guerra d’indipendenza, questo è noto. Ma c’è dell’altro? Era un agente del Mossad, non solo dei servizi segreti di sua maestà, e ha contribuito al contrabbando del materiale nucleare per la bomba israeliana? Enigmi, segreti e leggende. […] Trent’anni sono passati senza gettare alcuna nuova luce» (Stefano Cingolani). «Con la sua voce tonante, le enormi sopracciglia a spazzola e la massa di capelli neri, dominava la scena sociale e politica del Regno Unito, vessando giornalisti, dipendenti e la sua famiglia di nove figli, che era solito umiliare ritualmente, uno dopo l’altro, al pranzo della domenica. Trasformò l’Oxfordshire in una sorta di West Egg, ospitando feste scintillanti con sua moglie francese nella loro villa da 51 stanze a Headington Hill Hall. Ghislaine, la più giovane, era la stella vivace della famiglia e la reginetta del Balliol College di Oxford. Suo padre chiamò il suo yacht da 15 milioni di sterline “Lady Ghislaine”. Era sempre al braccio dell’imponente Maxwell – a feste di compleanno per Elton John o partite di calcio, nei salotti dei media – e fu mandata da lui a New York quando acquistò il Daily News, per facilitare il suo ingresso come ambasciatrice sociale. Compiacerlo e attirarne l’attenzione fu l’ossessione costante di Ghislaine. […] In un memoir […] Eleanor Berry, figlia dell’allora proprietario del Daily Telegraph, Lord Hartwell, […] racconta che, a dieci anni, fu invitata da Ghislaine a vedere la sua stanza. Notò una spazzola per capelli dalla forma strana, una cinghia, una pantofola e altri strumenti disposti sul tavolo della toilette. Ghislaine disse orgogliosa: “È con questi che papà mi picchia. Ma mi lascia sempre scegliere quale voglio”. […] Nel 1991, il padre di Ghislaine scomparve nella notte dalla sua barca, nelle acque delle Canarie, e fu trovato il giorno dopo, nudo, a galleggiare. Non è mai stato chiarito se si sia trattato di suicidio, incidente od omicidio. Dopo la sua morte, si scoprì che aveva sottratto 460 milioni di sterline dal fondo pensione del gruppo Mirror, derubando i suoi stessi dipendenti. Ghislaine, la figlia viziata di papà, divenne così la discendente di un paria postumo: una caduta dalla grazia che la traumatizzò per sempre. Poco dopo fuggì a New York per reinventarsi come mondana dell’Upper East Side» (Tina Brown). «A New York conosce il secondo uomo della sua vita, dopo suo padre. […] Un carismatico self-made man della finanza dai legami molto discussi con l’intelligence, Jeffrey Epstein, che in qualche anno da supplente di matematica in un liceo di lusso di Manhattan (pur senza essere laureato: uno dei tanti misteri) diventa finanziere di lusso e superconsulente di una lista ottima e abbondante di miliardari» (Matteo Persivale). «Lui e Ghislaine all’inizio si fidanzano: una relazione che lascia gli amici di vecchia data di lei alquanto perplessi. Di fronte a quell’uomo un po’ ombroso, Ghislaine diventa quasi una geisha, si fa in quattro per introdurlo ovunque, organizza feste nella sua casa dell’Upper East Side, gioca a fare la moglie anche se di matrimonio tra i due non si parlerà mai» (Simona Siri). «Ghislaine è inestimabile collaboratrice professionale, al di là del rapporto personale, perché sa muoversi in mondi molto diversi, la finanza e quello che una volta si chiamava il jet set, sicura nei modi, l’accento inglese da scuola di lusso (agli americani fa molto effetto) così diverso da quello di Jeff, nato e cresciuto a Brooklyn. […] È l’ambasciatrice del miliardario. […] La coppia Epstein-Maxwell diventa subito famosa: frequentano i ricchi (Bill Gates, Trump), i nobili (il principe Andrea), i potenti (Bill Clinton), gli intellettuali, i grandi giuristi. Molto paparazzati, poco inclini alle interviste» (Persivale). «Se a New York volevi essere qualcuno, ha ricostruito Craig Unger in uno dei capitoli di Kompromat, non potevi non conoscere Ghislaine, soprattutto, e Jeffrey. […] Dissero di lei: in qualunque stanza a New York, non importa quanto grande fosse la stanza, la più brillante e interessante e affascinante di tutti era sempre lei: Ghislaine» (Jacopo Iacoboni). A un certo punto, tuttavia, «iniziano a circolare voci che a Epstein piacciano le donne molto giovani, che abbia un appetito sessuale da soddisfare tre, quattro volte al giorno e che la fidanzata non sia in grado di stare al ritmo. Il suo ruolo cambia: da compagna diventa partner di un gioco perverso e criminale» (Siri). «Lei gli fa da passepartout nell’alta società newyorchese ed è ripagata con un lussuoso appartamento che lui le acquista a pochi passi da casa sua e con altri regali importanti. Ma il ruolo di Maxwell è soprattutto un altro: nota le ragazzine che possono piacere al suo amico, scegliendole pure per il loro stato di necessità, e le adesca. Convincendole a frequentare la casa di Epstein sempre con la stessa promessa: guadagnare un bel gruzzolo diventando massaggiatrici professioniste. Invece le avvia alla prostituzione. Lo testimoniò, fra le altre, Virginia Giuffre, che di Epstein fu la grande accusatrice e che è morta suicida […] lo scorso aprile» (Anna Lombardi). «Con il suo charme e le sue conoscenze, si può dire che fu Ghislaine a industrializzare il predatore fino ad allora dilettante. Nel memoir inedito di Virginia Giuffre, Billionaire’s Playboy Club, presentato come prova nella causa contro Ghislaine, la ragazza racconta di aver incontrato Maxwell mentre lavorava come assistente in uno spogliatoio a Mar-a-Lago, a 16 anni. Stava leggendo un manuale di massaggi quando fu avvicinata da una donna alta, composta, con accento inglese affettato, che le disse di conoscere un ricco uomo in cerca di una massaggiatrice da viaggio. L’opportunità lavorativa si rivelò molto più che un semplice massaggio. La complicità depravata tra Epstein e Ghislaine divenne subito chiara a Giuffre quando li raggiunse nella villa di Palm Beach. Epstein e Ghislaine, racconta, ridevano insieme mentre Maxwell le toglieva il reggiseno e le mutandine con cuoricini. Ghislaine le mostrò come Epstein amasse farsi pizzicare i capezzoli e le disse di cavalcarlo “finché non finiva”. A quanto pare, Epstein apprezzò la prestazione. “È da tenere”, disse a Ghislaine dopo la doccia, secondo l’avvocato Brad Edwards» (Brown). «A volte, affermano almeno due delle vittime, lei è solo il tramite tra le giovani ed Epstein, altre volte è lei stessa ad abusare delle ragazze» (Siri). La collaborazione tra i due continua «anche nel 2005, quando per abusi su 36 ragazzine Epstein riceve in Florida una condanna grottesca a 13 mesi (avvalendosi di condizioni detentive talmente lasche, grazie ai permessi di lavoro e alla benevolenza dei secondini, che nessuno riesce tuttora a documentare effettivamente quante notti Epstein abbia passato in carcere). Dal 2006 Maxwell continua a lavorare per lui, ma è difficile vederli in pubblico insieme: sono gli anni della paziente ricostruzione – o, meglio, del tentativo di ricostruzione – dei contatti con gli amici di “prima”. Ma dal 2015 Ghislaine scompare dagli eventi pubblici, impegnata a gestire con i suoi legali le cause (Virginia Giuffre v. Maxwell del 2015, Sarah Ransome v. Epstein and Maxwell del 2017, e altre ne seguiranno) che presentano il conto, inizialmente soltanto in sede civile perché negli Usa non c’è l’obbligatorietà dell’azione penale come da noi, dei massaggi e delle feste private degli anni ’90. Decenni di impunità finiscono di schianto: forse il mondo è (un po’) cambiato, forse qualcuno che li proteggeva dall’alto ha smesso di farlo. Difficile dirlo. Prima cade lui, arrestato nell’estate 2019 appena sceso dall’aereo che lo riporta a New York da Parigi (gigantesco errore dei suoi legali) e trovato morto nella sua cella il 10 agosto: ufficialmente è suicidio tramite impiccagione del detenuto più famoso d’America, ma la scandalosa negligenza dei carcerieri e la mancanza provvidenziale di immagini video non finirà mai di alimentare teorie alternative» (Persivale). «Pochi giorni dopo era finita anche la latitanza di Ghislaine Maxwell, irreperibile da quasi due anni: un paparazzo del New York Post l’aveva fotografata in un fast food. Sul tavolo hamburger, patatine e un libro sulla Cia. Quasi un anno dopo, il 3 luglio 2020, sarebbe stata arrestata anche lei. Già prima era stata sommersa di cause civili, alcune delle quali concluse in via extragiudiziale. Ha sempre negato ogni accusa: “Nessun coinvolgimento e nessuna conoscenza dei presunti misfatti di Epstein”. I crimini contestati sono datati dal 1994 al 2005-2006, gli anni in cui Ghislaine Maxwell ed Epstein erano inseparabili. […] Agli atti del processo erano finite anche e-mail desecretate da una causa precedente tra Giuffre e Maxwell: tra i nomi più illustri che ne venivano infangati, oltre al principe Andrea, anche Bill Clinton» (Irene Soave). «Non è un caso che l’accusa abbia esposto come aggravanti la galleria di foto di Jeffrey e Ghislaine in pose affettuose. L’indicazione alla giuria era: memorizzate la complicità, condannate il legame spudoratamente esposto, rimuovete il dato romantico, ammesso ne sia esistito uno, e procedete contro questa lega di pervertiti. La giuria si è convinta e ha condannato Ghislaine come esecutrice delle depravazioni di Jeffrey» (Stefano Pistolini). «Vent’anni di carcere. Durante la lettura del verdetto, Ghislaine Maxwell è rimasta in piedi, inespressiva, tra le sue avvocate. […] Una giuria di New York ha ritenuto Maxwell colpevole di aver adescato e manipolato minorenni tra il 1994 e il 2004 perché fossero sessualmente abusate da Epstein. Toccava alla giudice Alison J. Nathan decidere […] la durata della pena. La difesa chiedeva non più di 5 anni, invocando l’infanzia di una donna traumatizzata dal padre, […] che – secondo la sorella Anne e il fratello Philip – la vessava con “cambi di umore e rabbia improvvisa” e l’avrebbe così resa “vulnerabile a uomini abusivi e potenti”. La procura invece chiedeva tra i 30 e i 55 anni, notando che Maxwell è “una donna adulta che ha fatto le sue scelte”. Le quattro accusatrici – Jane, Kate, Carolyn (pseudonimi) e Annie Farmer – hanno descritto una “predatrice sofisticata” che adescava ragazzine, alcune di 14 anni, partecipando ai massaggi e giochi sessuali del compagno; e volevano una pena più severa anche in nome della mancanza di rimorso di Ghislaine. Virginia Giuffre, la più nota delle accusatrici, pur non coinvolta nel processo, ha fatto leggere un messaggio al suo legale: “Non avrei mai conosciuto Epstein se non fosse stato per te. Meriti di passare la vita in gabbia”. Maxwell, che nel processo non aveva testimoniato, ha deciso a sorpresa di parlare poco prima del verdetto: “È il più grande rammarico della mia vita aver conosciuto Jeffrey Epstein”, ha detto, senza però riconoscere il proprio ruolo. […] Il verdetto (240 mesi di carcere e una multa di 750 mila dollari) è basato su linee guida che indicano una pena “tra i 188 e i 235 mesi di carcere”» (Viviana Mazza). I successivi appelli della difesa furono respinti, e la condanna fu quindi confermata. «Era convinta che, tornando alla Casa Bianca, Donald Trump, tra i tanti, avrebbe graziato anche lei in nome della sua lunga amicizia giovanile con Epstein, interrotta nel 2004 a causa di una disputa immobiliare in Florida» (Massimo Gaggi). Sebbene ciò non sia avvenuto, negli ultimi mesi le condizioni della sua detenzione sono notevolmente migliorate. «Di “due pesi e due misure” e persino di “Club Fed”, gioco di parole tra l’esclusivo club di villeggiatura e “federale”, categoria in cui rientrano molte prigioni, si parla sui media americani a proposito del trattamento speciale di cui gode in cella Ghislaine Maxwell. […] Maxwell è stata trasferita ad agosto in un campo detentivo a Bryan, in Texas, dopo essersi a lungo lamentata delle condizioni detentive in due prigioni, a Brooklyn e a Tallahassee in Florida, dove cercava di andare d’accordo con le altre detenute insegnando yoga e offrendo consigli legali. […] Già lo stesso trasferimento a Bryan, ad agosto – dalla prigione in Florida dove era detenuta dal 2022, e dove nelle sue lettere raccontava che “cadono i topi dal soffitto” –, le era valso diverse proteste. Il trasferimento al “Club Fed”, fa notare ad esempio il Guardian, avviene a stretto giro dopo una visita da parte del vice procuratore capo Todd Blanche, già avvocato di Trump: una visita già molto inusuale, da parte di un così alto funzionario della giustizia. Il colloquio tra Blanche e Maxwell è stato registrato e reso interamente pubblico, e Maxwell nel dialogo col magistrato sottolinea più volte e con enfasi di “non aver mai visto Trump comportarsi in modo inappropriato nemmeno una volta”» (Brown). «Ghislaine […] ha riferito di aver incontrato Trump negli anni ’90, prima di conoscere Epstein, e ha descritto come “amichevole” ma non stretto il rapporto fra il presidente e l’ex finanziere. […] Ghislaine ha anche negato l’esistenza di una “lista di clienti” del finanziere che potrebbe mettere nei guai molte persone potenti: “Non conservava un archivio di materiale compromettente contro conoscenti importanti”, ha detto la donna» (Monica Ricci Sargentini). «Poco dopo, il trasferimento. Quasi un premio. A inizio novembre, il deputato democratico Jamie Raskin invia un rapporto a Trump sul trattamento “speciale” di cui Maxwell gode. […] Il rapporto del democratico Raskin elenca i favoritismi che la complice di Epstein riceve (e le altre detenute no). Pasti speciali, accesso libero al pc, cuccioli con cui giocare, palestra tutta per sé. Altri trattamenti speciali sono stati ricostruiti dalla Cnn. Tutte le celle del carcere ospitano quattro detenute, tranne quella di Ghislaine, che quasi sempre dorme sola. Riceve direttamente in cella la posta e i pasti. “Quando ha sollevato la questione del fatto che altre detenute sedessero ai tavoli vicini e guardassero nella sua cella”, riporta la Cnn, “quei tavoli sono stati spostati. Ha ricevuto accordi speciali per gli ospiti, tra cui l’uso privato dell’ufficio di un cappellano nella cappella del carcere al di fuori del normale orario di visita”. Un quadro da “Club Fed” confermato dalle lettere della detenuta meno pentita del mondo: così la descrive, sull’Atlantic, il giornalista Isaac Stanley-Becker, che ha ottenuto e divulgato le e-mail di Ghislaine Maxwell ai suoi cari, “notevolmente prive di rimpianti, rimorsi, vergogna, dubbio di sé”. L’ex socialite scrive, ad esempio, al fratello: “Il cibo è milioni di volte meglio di com’era in Florida, la cella è pulita, lo staff reattivo ed educato”. Quasi come se recensisse un albergo. “Sono molto, molto più felice”. Aggiunge di sentirsi “finalmente dalla parte giusta dello specchio di Alice nel Paese delle Meraviglie”» (Soave) • Alcune relazioni sentimentali note (il conte italiano Gianfranco Cicogna Mozzoni, l’imprenditore statunitense Ted Waitt, forse lo stesso principe Andrea del Regno Unito). Sposata dal 2016 con l’imprenditore statunitense Scott Gerald Borgerson (classe 1976), già sposato e padre di due figli quando i due iniziarono a frequentarsi • «La morte misteriosa di Epstein […] ha avuto il peggior esito per Ghislaine. È diventata il sostituto del più famigerato pedofilo del mondo, e ha pagato non solo per sé, ma anche per lui» (Brown) • «Ghislaine viene lentamente riposizionata come capro espiatorio. […] In Scozia, quando un giornalista ha chiesto a Trump se avrebbe concesso la grazia a Maxwell, il presidente ha usato un’ambiguità strategica: “Ho il potere di concederle la grazia, ma nessuno me l’ha chiesta. Nessuno me ne ha parlato. […] Per ora, non sarebbe appropriato discuterne”. Sarebbe un epilogo sconvolgente se la furia dei Maga contro il dipartimento di Giustizia per non aver reso pubblici i dossier Epstein portasse alla scarcerazione della sua complice più vicina o a una riduzione della pena. Trump non può fare una mossa così rischiosa prima delle elezioni di metà mandato. Ma a fine mandato, come Joe Biden quando ha scioccato il suo partito perdonando il figlio Hunter, quanto gli importerà della reazione della base se permetterà alla sua vecchia amica Ghislaine di uscire? Nell’aria si sente l’odore acre dell’impunità» (Brown).