Corriere della Sera, 31 dicembre 2025
Stato «biscazziere» e sindaci anti-azzardo
«E a noi niente?» È demoralizzante, per chi conosce la lunga storia delle battaglie di tanti sindaci contro la schiavitù dell’azzardo e la ludopatia, assistere alla deriva malinconica dell’Anci che, nella scia di alcune regioni, chiede di fatto allo Stato biscazziere di avere delle briciole di quanto incassa l’erario dalla enorme massa di denaro «buttata» (verbo usato da Giorgia Meloni quando era all’opposizione) dagli italiani nel solo «gioco legale». Per anni, a partire dall’allora sindaco di Verbania Marco Zacchera che apparteneva ad Alleanza Nazionale e difese strenuamente il suo diritto, come ufficiale sanitario, a mettere dei limiti alla diffusione delle macchinette nei pressi di scuole, ospedali e altri luoghi sensibili, sindaci di destra, di centro e di sinistra (da Alessandro Cattaneo a Giuliano Pisapia a Giorgio Gori) si misero di traverso alla deriva di Azzardopoli. Al punto che 315 primi cittadini, destinati a crescere fino a sfondare la soglia dei 400, firmarono un clamoroso «Manifesto dei sindaci contro l’azzardo» che proponeva una legge di 22 articoli: «Il primo è la tutela della salute pubblica messa a repentaglio da attività che hanno un alto rischio di dipendenza». Era l’ottobre del 2013 e gli italiani quell’anno giocarono ufficialmente 84 miliardi e 728 milioni con un incasso dell’erario di 9 miliardi scarsi pari al 9,65% delle somme giocate legalmente. Somma raddoppiata nel 2024 a 157 miliardi con un incasso però salito ad appena 11 miliardi e mezzo, pari al 7,31% del totale giocato. Contro il 19,6% che finiva allo Stato nel 2006. Un harakiri. E quanto guadagnerebbero i Comuni per questa svolta così diversa dalle scelte virtuose del passato? Maurizio Fiasco, premiato da Sergio Mattarella per la sua accanita lotta al demone del «gioco», ha fatto i conti: «Una quarantina di milioni». Da dividere fra 8 mila comuni. Meno della famosa «pizza de fango del Camerun» del vecchio tormentone di Cinzia Leone nei panni della signora Vaccaroni. Ha ragione papa Leone, che ricevendo l’Anci ha ricordato che don Primo Mazzolari scrisse: «Il Paese non ha bisogno solo di fognature, case, strade, acquedotti, marciapiedi. Il Paese ha bisogno anche di una maniera di sentire, di vivere, una maniera di guardarsi, una maniera di affratellarsi». E nella scia di Francesco ha tuonato contro «la piaga del gioco d’azzardo che rovina molte famiglie». Toc toc: c’è qualcuno in ascolto?