La Stampa, 27 dicembre 2025
Maria Pérez: "Io, Antonella e quella chat che da rivali in gara ci trasforma in amiche"
Nella storia dell’atletica solo quattro nomi vantano una doppietta d’oro consecutiva ai Mondiali e in quel poker stellare c’è un’unica donna: Maria Pérez, vincitrice nella marcia (20 km e 35 km) sia nel 2023 che nel 2025, impresa prima riuscita a Carl Lewis, Usain Bolt e Mo Farah. Ma questo non è il racconto di un successo, è la fotografia di un’amicizia, il legame che per le nuove generazione è «necessario per sopportare lo sport». Un sentimento costruito in una chat chiamata «Le ragazze Pavone». Er Pavone sarebbe Andrea Agrusti, il marciatore che si allena con le protagoniste della chat, le campionesse Pérez e Antonella Palmisano.
Non esiste un limite alla condivisione? Lei e Palmisano siete rivali in ogni gara.
«Non ci nascondiamo nulla, è una sfida aperta. Io le scrivo l’intero programma quotidiano e viceversa. Compreso, che so, oggi allenamento con la febbre, più la resa, le reazioni. Commentiamo tutto e passiamo lunghi periodi di preparazione insieme, quest’anno aumentiamo la frequenza metà in Spagna e metà in Italia. In più posti».
Mai un problema in questa trasparenza assoluta?
«No, niente segreti o giochetti. In questo modio, chi sta davanti è proprio la migliore. Punto. L’amicizia è un valore dello sport che ancora la società non capisce, è più facile romanzare la rivalità e insistere sulla pressione… come se la tensione aumentasse il rendimento. È il contrario, l’ambizione di una nutre quella dell’altra, nel sostegno. Lei mi libera il sorriso, prima ero un soldato».
Un soldato?
«Lo sono sempre, accetto i sacrifici, non discuto gli ordini tecnici, ma condividere tutto ciò sposta la percezione della fatica».
Un approccio diverso rispetto alle generazioni precedenti.
«La competizione diventa ancora più sfrontata proprio quando ci si conosce tanto bene. Come i Sincaraz, per fare l’esempio più famoso. Sempre Spagna e Italia».
La sorprende quella amicizia nel tennis?
«A me pare naturale, lo sport di oggi ha bisogno di famiglie: siamo sempre fuori casa. Sinner e Alcaraz si frequentano duecento giorni l’anno. La loro amicizia è basata sul rispetto. Io e Antonella abbiamo un feeling, forse dovremmo farci chiamare Palmiperez. Ma noi siamo Le ragazze Pavone».
Che cosa è l’amicizia per lei?
«Il regalo più esaltante che può darti la vita. Antonella sa tutto della mia vita privata, conosce ogni dettaglio della mia esperienza da atleta. Ed è reciproco, non ci risparmiamo nulla. Quando una deve tirare le orecchie all’altra lo fa».
Palmisano le ha tirato le orecchie di recente?
«Oh, lo sa fare bene. Ha carattere, carattere e fame. Sempre. Io non so dove mette tutto quello che mangia. Quando arriva a casa mia ormai è una gag: “Maria ho fame”. E noi ci muoviamo come marionette, scattiamo per soddisfare la niña, la regina».
Il feeling è scattato subito?
«Si, anche se lo abbiamo messo in atto dopo. Io prima ero in una situazione familiare diversa, lei con un altro allenatore e i piani non avrebbero potuto coincidere. Poi, mi sono separata da mia moglie, lei ha iniziato la preparazione con suo marito ed eccoci sulla rotta Spagna-Italia. Invidio il vostro sistema».
Parla degli arruolamenti che garantiscono lo stipendio?
«Sì. La vedo così: è il governo che trova un modo di mostrare rispetto a chi li rappresenta nel mondo. Da noi, a 30 anni il ritiro è l’unica opzione, non sei tranquillo, devi impostare un’attività. Non c’è aiuto».
Oro olimpico in staffetta, quattro titoli mondiali: lei ha 29 anni, ha vinto abbastanza per continuare?
«Non lo so. Ho un sogno, lo dico sempre a Anto: quando smetti mi alleni, non c’è nessuna che si muove tecnicamente come lei».
Può succedere davvero?
«Probabile sia un’illusione, però pensate che emozione. Ho già vinto quasi tutto, non immagino si possa salire di livello eppure le medaglie sono effimere, sarebbe bello fare quel cammino insieme. Prima di chiudere».
In estate c’è in ballo un Europeo che per voi significa parecchio.
«Antonella è campionessa in carica: per me è fondamentale prenderle il titolo e per lei difenderlo. Ed è anche l’anno in cui si affacciano le più giovani sulla strada di Los Angeles 2028. Contro e insieme per lasciarci dietro chi prova a inserirsi».
La marcia fra dieci anni sarà nel programma olimpico?
«Vorrei dire sì, temo di no se non cambia qualcosa. La marcia vive un momento complicato. Viene considerata poco interessante, perdibile. Se non hanno cura per la tradizione dovrebbero mostrarne per i tanti progressi».
Come ha reagito alla protesta di Palmisano quando dopo i Mondiali è stata dimenticata nel poster dei medagliati azzurri?
«Quel giorno nella chat ho scritto: “Con chi devo parlare, con la tua federazione, con quella europea che ha sbagliato?”. Ero decisa a litigare. L’hanno insultata, con tutte le medaglie che ha mi aspettavo anche reazioni diverse dalla sua nazionale. Dimostrazioni pubbliche di stima. Invece zitti. Ha fatto bene ad alzare la voce, le ho ripetuto che sono sempre pronta a unire la mia alla sua. Ero in viaggio, in Messico e le ho detto: mi presento a Roma, subito».
Lo avrebbe fatto sul serio?
«Sì, non è la prima volta che succede, dopo gli Europei di Roma, che Anto ha vinto, è rimasta fuori dal manifesto celebrativo. Non è un caso: tutti sappiamo che altre discipline vendono di più, ma vogliamo contare i risultati? Podi ben prima del boom azzurro? La scarsa memoria non è accettabile, è tutto documentato. L’amicizia serve anche a questo, a reggere certi urti dello sport contemporaneo».