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 2025  dicembre 27 Sabato calendario

Lo Stato torna attrattivo caccia al posto pubblico

I segnali si inseguono da tempo. All’ultimo concorso dell’Agenzia delle Entrate, per 2.700 posti, si sono presentati in quasi 100 mila. Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, è da tempo che lo va dicendo. Nel biennio 2023-2024, ha ricordato, sono stati assunti 439 mila nuovi dipendenti nel pubblico, con un’età media di 39 anni, abbassando la media totale dei 3 milioni e passa di dipendenti pubblici, a 47 anni. Un trend, ha ricordato sempre il ministro, che proseguito anche nel 2025, anno per il quale sono stati banditi 15 mila concorsi per altre 175 mila assunzioni. Insomma, già alla fine di questo triennio avremo oltre 600 mila nuovi ingressi nelle amministrazioni pubbliche. Vale a dire che sarà cambiato un dipendente su tre. La domanda insomma, sorge spontanea. Il lavoro pubblico, dopo la sbandata della pandemia, è tornato attrattivo?
Sembrerebbe di sì. E a confermarlo è anche il dato, che Il Messaggero può anticipare, delle iscrizioni al portale InPa creato dal Dipartimento della Funzione pubblica, il luogo digitale dove deve recarsi, caricando il proprio curriculum, chi vuole tentare la via di un concorso pubblico per essere assunto in una amministrazione dello Stato. Al 23 dicembre scorso, al portale risultavano iscritti ben 2,81 milioni di persone, quasi un milione in più (905 mila per l’esattezza), rispetto all’anno precedente.Uno su quattro degli iscritti ha meno di 30 anni, e uno su due ne ha meno di 39. Segno questo che il pubblico impiego torna attrattivo soprattutto per le giovani generazioni. Che il mito del “posto fisso” non è morto, lo ha ribadito anche il Cnel nella sua ultima Relazione sul settore, nella quale ha registrato un aumento della partecipazione ai concorsi pubblici (+41,9% rispetto all’anno precedente). Ed in effetti il lavoro pubblico sta profondamente cambiando e molto cambierà nei prossimi anni. Lo Stato, anche grazie alle risorse del Pnrr, sta diventando sempre più digitale, più moderno. Molti servizi sono stati digitalizzati. Basta pensare all’App Io, al fascicolo sanitrio elettronico o ai sistemi di pagamento di PagoPa, appena rilevati da Poste Italiane e dal Poligrafico. In diverse amministrazioni, dall’Agenzia delle Entrate, all’Inps alla Sogei, si fa sempre più ricorso all’intelligenza artificiale, tanto che il tema è entrato anche nella piattaforma del nuovo contratto degli statali.
E poi c’è la questione retributiva. La continuità dei rinnovi contrattuali permette di avere aumenti costanti di stipendio. Oggi la retribuzione di ingresso nel pubblico impiego è paragonabile, se non in molti casi migliore di quella del privato. Resta il tema delle carriere che, almeno fino ad oggi sono state più lente e meno meritocratiche. Ma anche su questo, il ministro Zangrillo ha presentato una riforma profonda in via di approvazione in Parlamento. I funzionari più meritevoli, con delle procedure trasparenti, potranno diventare dirigenti senza dover passare tra le forche caudine del concorso pubblico.
Tutti i problemi sono risolti? No, punti deboli rimangono. Come la difficoltà a coprire i posti nelle grandi città e nel Nord, a causa del costo elevato della vita, soprattutto degli affitti. Su questo bisognerà capire quali saranno gli effetti del Piano Casa del governo e se ci saranno corsie preferenziali per i dipendenti pubblici. Ma i segnali che arrivano dai giovani sono incoraggianti. Anche perché da qui al 2030, andranno in pensione un milione di dipendenti pubblici. Dovranno essere sostituiti con nuove leve, che sappiano maneggiare gli strumenti digitali dei quali si sta sempre più dotando la macchina dello Stato.