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 2025  dicembre 20 Sabato calendario

Abel Ferrara: "Dal crack a Buddha: sono vivo"

Abel Ferrara, perché questa autobiografia, Scene?
Volevo solo mettere le cose in chiaro, fare una sorta di valutazione. Io d’abitudine redigo le sceneggiature, ma un libro è un po’ un sogno, no?
Se non avesse abbracciato il buddismo, l’avrebbe scritto?
Non sono stato io ad avvicinarmi al buddismo, ma il buddismo ad avvicinarsi a me. Mi aiuta a concentrarmi, a vedere più chiaramente, ad avere una migliore comprensione della vita. Sì, il buddismo è una guida pratica per navigare nell’universo.
Parla con grande sincerità della sua passata dipendenza dalle droghe.
Fare i conti con il passato è parte del recupero: non te ne penti, è successo. È il mio percorso di vita: non l’avrei scelta la droga, e non la scelgo per le persone che amo, ma è quel che è.
Peggio la cocaina o l’eroina?
Il crack, fumare quella merda è un disastro. Ma alla fine della giornata, qualunque sia la sostanza, è lo stesso. Che si tratti di marijuana, coca, eroina, alcol, crei una barriera tra te e te stesso, tra te e gli altri.
Perché si drogava?
Deliravo – e quando fanno effetto la prima volta, le droghe funzionano. Dagli anni Sessanta venivano la musica, i film, gli autori e la fottuta Woodstock, e sballarsi era diventata una cosa romantica, ma non lo è: basti pensare ai senzatetto.
Del crack nel libro descrive addirittura la ricetta…
Non è una cosa misteriosa, eh. Distilli la cocaina fino a farla diventare pura e te la inietti nel cervello. E se non pensi che avrà un profondo effetto sul tuo fisico, sei pazzo.
La salute di certo, ma la sua creatività ha tratto giovamento dalla sobrietà?
I grandi yogi hanno trovato la loro strada, e non con le droghe, cazzo, ma con la concentrazione e la pratica. La mia creatività non cambia usando le droghe, viene dalla capacità di canalizzare quel che mi viene incontro, da Dio, dai miei genitori, dalla mia vita passata, dalle persone di cui ho scelto di circondarmi – e l’ho nutrita. Billie Holiday…
Billie Holiday?
Sapeva cantare, e non è qualcosa che si trovi in una fottuta busta di dope. Ma gliel’hanno data la droga, e sono sicuro che arrivò a pensare di non poter cantare se non strafatta.
Alcolista e allibratore, suo padre si è ammazzato nel 1980.
Per molti aspetti una persona orribile, ma anche affettuosa e premurosa, persino speciale. Veniva da un ambiente duro e aveva una mentalità da duro, non teneva i mezzi per affrontare la dipendenza, che è una malattia progressiva: il gioco d’azzardo ha fatto il resto.
Qual è la persona più affascinante che ha conosciuto?
Ce ne sono tante… direi il Dalai Lama. Gli hanno portato via la patria, ma lo senta parlare: mantiene una forza vitale positiva, nonostante tutto.
Ha diretto due superstar off-cinema quali Madonna e Claudia Schiffer: ricordi?
Madonna era una grande fan del Cattivo Tenente, che molti ritengono il mio capolavoro, ha letto lo script di Dangerous Game (1993) e deciso di lavorare con noi: più che altro, voleva essere in un film. Claudia all’epoca aveva un enorme successo, Blackout (1997) l’ha riconnessa con il suo passato oscuro, quello che la gente non conosce. Sul set era tranquilla, era fica e in pace con se stessa.
Il suo prossimo film?
Lo giro in Puglia, con capitali italiani e statunitensi: American Nails, un gangster movie moderno, ma basato sul mito greco di Fedra, con un punto di vista molto femminile. Nel cast Asia Argento e Riccardo Scamarcio, ciak a Bari il 1° marzo.
Rimanendo ai gangster, avrebbe dovuto dirigere Carlito’s Way, la voleva Al Pacino: poi che è successo?
Non lo so, leggete il libro (c’entrano la revisione, “una fottuta parodia”, della sceneggiatura da parte di Davide Koepp, e una bottiglia di vino bianco infilata da Abel sotto la giacca a Cannes, ndr). Non volevano davvero che facessi quello per cui ero pronto, forse dal principio avevano puntato su Brian De Palma.
Un altro suo grande collega, Rob Reiner, è stato assassinato dal figlio Nick: Trump non ha mostrato alcun rispetto, e l’ha dileggiato via social.
Friend or foe, amico o nemico, così Trump guarda al mondo. È delirante, considera Reiner un nemico, per cui tanto meglio se è schiattato. Avendo avuto un fratello morto alcolizzato, avrebbe dovuto manifestare più empatia per una situazione in cui il figlio di Reiner, Nick, è drogato, invece no: non mette insieme le due cose. Ma se sei il presidente degli Stati Uniti o di qualsiasi altro Paese l’empatia è tutto quello di cui hai bisogno. E Trump non ne possiede nemmeno una briciola.