Corriere della Sera, 20 dicembre 2025
Il secolo (ribelle) del Bagutta
Il 2026 sarà un anno di celebrazioni per il più antico riconoscimento letterario italiano: compie cento anni il Premio Bagutta, nato l’11 novembre 1926 in un ristorante di via Bagutta, a Milano, e tuttora improntato allo spirito conviviale dei fondatori. Una storia ormai quasi mitica, che sarà protagonista di eventi e mostre nell’anno del centenario: per cominciare, il 1° marzo 2026 si terrà sia la presentazione dei vincitori in Sala Alessi a Palazzo Marino, con il sindaco Giuseppe Sala e l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, sia la tradizionale cena di premiazione a inviti, non più nel ristorante di via Bagutta, chiuso da tempo, ma nella sede offerta da uno storico sostenitore del premio, l’imprenditore Francesco Micheli (autore, a sua volta, de Il capitalista riluttante, Solferino). Inoltre, da metà marzo aprirà alla milanese Kasa dei Libri una mostra dedicata al secolo del Bagutta, con fotografie, filmati dei cinegiornali Luce agli albori del premio, e tutti i libri premiati.
Un riconoscimento storico, oggi presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, segretario Andrea Kerbaker, e con una giuria di studiosi, scrittori, giornalisti e amanti dei libri (oltre a Kerbaker e Bossi Fedrigotti: Marco Amerighi, Rosellina Archinto, Eva Cantarella, Elio Franzini, Umberto Galimberti, Davide Mosca, Elena Pontiggia, Enzo Restagno, Mario Santagostini, Roberta Scorranese, Alessandra Tedesco, Valeria Vantaggi), che non tradisce il mandato di indipendenza degli 11 fondatori: Riccardo Bacchelli, Orio Vergani e inoltre Adolfo Franci, Paolo Monelli, Gino Scarpa, Mario Vellani Marchi, Ottavio Steffenini, Luigi Bonelli, Mario Alessandrini, Antonio Veretti e Antonio Niccodemi.
Scrittrice, storica firma del «Corriere della Sera», al ventesimo anno di presidenza del premio, Bossi Fedrigotti sottolinea l’atmosfera conviviale che i fondatori hanno lasciato in eredità al riconoscimento: «Mi piace pensare a quei ragazzi che cent’anni fa hanno inventato il premio. E dico ragazzi, perché all’epoca avevano un’età media di 26 anni, erano scrittori, giornalisti, artisti, milanesi e venuti da fuori, si ritrovavano in un ristorante che dava loro da mangiare anche se erano senza un soldo, e lì hanno fondato il Bagutta. Chissà se avrebbero mai immaginato che il loro premio, nato quasi per scherzo, sarebbe durato un secolo».
Dei suoi vent’anni di presidenza, Bossi Fedrigotti dice solo una parola: «Meravigliosi». E aggiunge: «Lo devo soprattutto alla giuria: abbiamo poeti, scrittori, storici dell’arte, letterati, persone che, soprattutto, si intendono di libri. Sono stati anni bellissimi; poi, ho un segretario eccezionale che mi toglie tutte le fatiche. E in questo ruolo mi propose un altro segretario, storico: sono andata a rivedere di recente la lettera con cui Guido Vergani mi candidò alla presidenza, commovente». Una giuria che sceglie i libri, li legge, li discute e, conclude Bossi Fedrigotti, non accetta candidature di libri né raccomandazioni: «Guai! Anzi, è controproducente».
Conferma la libertà di giudizio anche Andrea Kerbaker, scrittore e docente all’Università Cattolica, segretario del Bagutta da vent’anni, dopo Guido Vergani, e giurato da venticinque. Se «Guido impersonava il regolamento», all’epoca non formalizzato, ora Kerbaker il regolamento l’ha messo per iscritto, per un riconoscimento che non fa distinzioni tra narrativa, prosa e saggistica; è novità recente, e scritta, la clausola che fissa ai quarant’anni l’età massima per partecipare alla sezione Opera prima, accanto alla sezione maggiore.
Mentre prepara la mostra di marzo alla sua Kasa dei Libri, Kerbaker ci guida nella storia del Bagutta: «La prima fase, dal 1926 al 1936, è quella dei fondatori, in sostanza Bacchelli e Orio Vergani, giovani, amanti dei libri e alla ricerca di nuovi nomi interessanti: erano coraggiosi, premiavano Carlo Emilio Gadda, all’epoca autore da trecentocinquanta copie». Gadda vinse nel 1934 con Il castello di Udine (Solaria), e tra i premiati di quel decennio si trovano nomi come Giovanni Comisso (1928), Vincenzo Cardarelli (1929) e Leonida Rèpaci (1932), tra gli altri. «In Italia a quel tempo non esisteva un premio letterario: i fondatori si ispirano al Goncourt francese e ottengono una notevole eco sui quotidiani, sul “Corriere”, dove Bacchelli e Vergani lavoravano, e sui settimanali. Poi, durante il regime fascista, e fino al dopoguerra, il premio non è assegnato, per evitare pressioni: per dieci anni decidono di tacere».
Il Bagutta del dopoguerra è il premio della ricostruzione, dei nomi consolidati, come Vitaliano Brancati (che vince nel 1950), Indro Montanelli (1951), ma anche Italo Calvino (nel 1959), «un autore che nessuno premiava», commenta Kerbaker. Scomparso nel 1960 Orio Vergani, alla segreteria del premio arriva il figlio, Guido Vergani, e sul podio del Bagutta sfila la narrativa degli anni Sessanta, Settanta e oltre: Ottiero Ottieri, Piero Chiara, Anna Banti, Carlo Cassola, Manlio Cancogni, Mario Rigoni Stern, Giorgio Bassani...
«Una giuria – prosegue il segretario – pur attempata, come lo stesso Bacchelli ormai anziano (morirà nell’85), ma solida, sa scegliere nel 1974 Gianni Celati, autore giovane e appena al suo secondo libro, Le avventure di Guizzardi, Einaudi: altra scelta assai sperimentale». Sotto le presidenze di Mario Soldati, poi di Emilio Tadini e di Giovanni Raboni, altri grandi nomi meritano la vittoria, e sono Natalia Ginzburg, Giorgio Bassani, Leonardo Sciascia, Claudio Magris, Alberto Arbasino, per dirne solo alcuni.
Con la presidenza di Isabella Bossi Fedrigotti inizia il corso attuale, che incorona autori come Sandro Veronesi, Paolo Di Stefano, Giorgio Fontana, Benedetta Craveri, Marco Missiroli e molti altri, fino a Vittorio Lingiardi, nell’edizione 2025. «Molta anche la poesia premiata dal Bagutta – elenca il segretario —: Alfonso Gatto, Maurizio Cucchi, Vivian Lamarque, Andrea Zanzotto, Luciano Erba... Scegliamo il libro, non il genere».
E il vincitore del 2026, chi sarà? Chiude Kerbaker: «La giuria lo deciderà una settimana prima della cerimonia, in segreto». Nel frattempo, i giurati continueranno a radunarsi nella cena mensile, ospitata da Francesco Micheli oppure a turno da uno dei giurati, per discutere e leggere i libri, proseguendo l’ormai secolare tradizione conviviale, e letteraria, dei fondatori.