Corriere della Sera, 20 dicembre 2025
Hotel di lusso a Gaza, ora c’è un altro progetto americano
L’inviato di Washington per il Medio Oriente Steve Witkoff e Jared Kushner, il genero del presidente Donald Trump, hanno elaborato una bozza di proposta per convertire la Striscia di Gaza in una specie di Las Vegas del Medio Oriente. Resort di lusso sul mare, treni ad Alta velocità, reti digitali ottimizzate con l’intelligenza artificiale e tanto altro in 32 slide complete di grafici, tabelle e immagini di grattacieli scintillanti. Non un filmato generato dall’Ai, com’è già capitato; stavolta si tratterebbe di un documento vero e proprio svelato dal Wall Street Journal. Nome del piano: Project Sunrise. Secondo il quotidiano, funzionari hanno rivelato che gli Stati Uniti hanno mostrato le slide ai potenziali Paesi donatori, tra cui Emirati, Turchia ed Egitto, per convincerli a investire. La presentazione sarebbe definita «riservata ma non classificata» e non entra nei dettagli su quali Paesi o aziende finanzierebbero la ricostruzione. Il progetto costerebbe 112,1 miliardi di dollari in 10 anni.
A suo modo anche questo fa parte delle pressioni statunitensi per accelerare la seconda fase prevista dal cessate il fuoco a Gaza firmato il 10 ottobre. La tregua nella Striscia è fragile e i progressi sono troppo lenti, con le parti che si accusano l’un l’altra di violazioni degli accordi. Per questo proprio Witkoff e Kushner avevano in programma ieri a Miami un vertice sulla pace a Gaza che però, preceduto dai colloqui di pace per l’Ucraina, e andato per le lunghe. Sapremo nelle prossime ore i dettagli dell’incontro.
Quel che è noto è che è stato convocato per l’occasione il più alto livello di mediatori da quando è stato firmato l’accordo di pace di Sharm el-Sheikh. Cioè i ministri degli Esteri di Qatar, Turchia ed Egitto. Obiettivo: sciogliere i nodi che impediscono di andare oltre il punto numero uno sottoscritto a Sharm, che riguardava la liberazione di tutti gli ostaggi dalla Striscia e l’apertura agli aiuti umanitari.
A parte il fatto che al momento Hamas deve ancora restituire il corpo (l’ultimo) del poliziotto Ran Gvili, il fatto è che all’orizzonte non si vedono azioni distensive per realizzare i punti della cosiddetta «fase due». Soprattutto non vi vede soluzione sul disarmo del gruppo islamista.
Israele insiste e promette: «Saranno disarmati»; l’attuale numero uno di Hamas, Khalil al-Hayya, dichiara invece che loro hanno «legittimo diritto» a detenere le armi; il che significa che non hanno nessuna intenzione di consegnarle.
Una strettoia difficile da superare che il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha ben presente e che sintetizza così: il disarmo di Hamas deve consistere nel privare il gruppo della «capacità di minacciare o attaccare Israele». Se non si azzera quella capacità «non si riuscirà a convincere nessuno a investire denaro a Gaza» perché gli investitori crederebbero che potrebbe scoppiare «un’altra guerra tra due o tre anni... Ecco perché il disarmo è così fondamentale».