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 2025  dicembre 16 Martedì calendario

Attentato a Ranucci, l’ordigno era composto da gelatina cava e polvere pirica

Una bomba di circa un chilo, azionata con una miccia, contenente polvere pirica e gelatina da cava: si tratta dell’ordigno esploso lo scorso 16 ottobre davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci a Campo Ascolano, tra Roma e Torvajanica, un attentato che ha distrutto la sua auto e quella della figlia.
Le analisi, effettuate sui resti dell’esplosivo, restituiscono ora questi primi dettagli, mentre proseguono le indagini sul fronte dei mandanti. L’ordigno, rudimentale, con la miccia nella parte superiore, era stato piazzato in un vaso: non ha causato danni a persone ma «avrebbe potuto uccidere», come ha subito riferito Report raccontando la potenza della deflagrazione.
L’inchiesta sui mandanti
Nell’inchiesta della Dda di Roma, con le indagini delegate ai carabinieri dei nuclei investigativi di Roma e Frascati, si procede per i reati di danneggiamento e violazione della legge sulle armi, entrambi aggravati dal metodo mafioso. Fra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche la pista della criminalità organizzata attiva in quella zona.
Le dichiarazioni sui servizi segreti, la scorta a Ranucci
Proprio sulla criminalità organizzata Ranucci, dopo l’attentato, è stato audito anche in commissione parlamentare Antimafia, dichiarazioni che sono poi state trasmesse alla Procura. Era stata secretata, in particolare, la parte in cui il giornalista, per rispondere a una domanda dell’ex magistrato e senatore M5s Roberto Scarpinato su un presunto pedinamento subìto dai servizi segreti, aveva chiesto di spegnere i microfoni.
Gli inquirenti ne avevano chiesto l’acquisizione e la commissione di Vigilanza della Rai, l’11 dicembre, ha acconsentito all’unanimità. Prima, anche il Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), aveva chiesto e ottenuto la trasmissione della stessa parte secretata.
Ranucci, dopo questi fatti, è stato valutato «in forte pericolo» ragion per cui il Viminale ha disposto un potenziamento della scorta: da due a quattro agenti e un’auto blindata in più.