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 2025  maggio 03 Sabato calendario

Biografia di Serena Brancale

Serena Brancale, nata a Bari il 4 maggio 1989 (36 anni). Cantautrice (3 album in studio, 1 dal vivo).
Titoli di testa «La musica nella mia vita viene prima di tutto» [Gabriella Sandrelli, backstagepress.it].
Vita Sua mamma le ha trasmesso i geni artistici. È stata la sua scopritrice? «Ironia del destino, si chiamava Maria De Filippis, era originaria di Puerto Cabello, in Venezuela. È arrivata da piccola a Ceglie Del Campo; a 14 anni era fidanzata con mio papà, Agostino, che poi sarebbe diventato calciatore in serie C» [Rosanna Scardi, Cds] • «Mia mamma aveva aperto una scuola di musica in provincia di Bari. Sono cresciuta lì, tra i ragazzi che provavano Jesus Christ Superstar. Da bambina mi ha imposto lo studio del violino. Non sa i pianti…». Non voleva suonare? «Sì, ma amavo la batteria, il ritmo. Il violino era una tortura. Poi ho capito il senso». E cioè? «Mia sorella, docente di pianoforte al Conservatorio, ha scelto per i suoi figli il violoncello e il sassofono, strumenti che ti impongono la ricerca della perfezione. Mia madre voleva io avessi quell’ambizione» [Carmine Saviano, Rep] • «Quanto al jazz, molto le devo a mio nonno». Ovvero? «Nonno Michele me ne ha fatto ascoltare tantissimo: un grande musicofilo, con lui ho conosciuto e amato sin da bambina le voci di Ella Fitzgerald o Sarah Vaughan» [Livio Costarella, La Gazzetta del Mezzogiorno] • «E poi dall’altra parte della casa c’era mia sorella Nicole, adolescente, che suonava Rachmaninoff al piano e imparavo a memoria i suoi fraseggi di musica classica» [Gigi Salvemini e Luigi Lupo, doyoulike.org] • Ha anche un fratello, Michele, che fa il personal trainer • Non manca, nel tuo curriculum artistico, il debutto nel mondo del cinema, dato che nel 2002, a 14 anni, hai recitato nel film Mio cognato di Alessandro Piva. «Sì, cercavano una ragazza che sapesse ballare e feci il provino, perché all’epoca ballavo la danza del ventre e il flamenco. Andò bene ed ebbi la parte: fui talmente entusiasmata dal lavoro sul set, che successivamente frequentai un’accademia di teatro» [Gabriele dello Preite, allmusicitalia.it] • Hai collaborato anche con Radio Bari. «È successo per caso, a 16 anni: ho incontrato il futuro direttore e mi ha chiesto di registrare i Jingle da passare on air» • «Quando ero al liceo classico, mi divertivo a disegnare i fumetti sui banchi, riunivo i compagni e imitavo i professori. Avevo l’atteggiamento giusto alle pubbliche relazioni. Ma ero anche bravissima a scuola, una secchiona. Poi c’è stato un momento in cui ho nascosto quel lato di me perché il jazz richiede un comportamento un po’ impacchettato» [Scardi, cit.] • I primi ascolti che ti hanno accompagnata? «Quand’ero piccola, ascoltavo tanta musica pop e commerciale attraverso le trasmissioni che allora andavano per la maggiore, come Top of the Pops e il Festivalbar. Contemporaneamente, ascoltavo anche tanta musica “di nicchia” – mia mamma ha fatto parte di un coro di musica barocca —, passavo con scioltezza da Stevie Wonder a Kool and the Gang, da Pino Daniele a Eduardo De Crescenzo, a Fabio Concato» [Chiara Rita Persico, spettakolo.it] • «Il canto è arrivato verso i 17-18 anni: cantavo sempre, ma cantavo perché volevo ballare. (…) Le lezioni di canto vere e proprie le ho prese a 18 anni, per la fascinazione nei confronti del soul che nasceva dal mio ballare hip hop» [Ibid.] • «Prima dei 18 anni, avevo una voce molto scura, tanto che frequentavo anche una logopedista. Era complicato anche solo pensare che io potessi fare della musica un lavoro. Mi avevano soprannominata “Pino”» [Chiara della Tomasina, Io donna] • «La scrittura è un’attitudine che ho iniziato a coltivare con maggiore dedizione intorno ai vent’anni: nel tempo ho preso coraggio e ho fatto sentire le mie composizioni a chi mi era vicino, per raccogliere pareri» [dello Preite, cit.] • Dopo la maturità classica si diploma in grafica pubblicitaria all’Accademia delle Belle Arti di Bari e successivamente anche in canto jazz al Conservatorio de L’Aquila; si esibisce in feste e matrimoni, e incide due dischi per il progetto Camera soul. [Rockol.it] • Ha partecipato anche a X Factor, nel 2009. «E sono stata fatta fuori da Simona Ventura. Ho portato una comica: Paola Cortellesi. E già questo la dice lunga. Sono molto contenta di aver fatto anche questa esperienza». [Rosarianna Romano, Cds] • Nel 2011 fonda il “Serena Branquartet”, compagine con la quale si esibisce dal vivo proponendo brani a metà strada tra il nu-soul e il jazz [Rockol.it] • Nello stesso anno è la protagonista nel film Da che parte stai? [apuliafilmcommission.it] • Numerose le partecipazioni in manifestazioni, festival e storici jazz club tra i quali Bravo Cafè di Bologna, Alexander Platz di Roma, e molti altri [Silvia Marchetti, teatro.it] • Comincia a collaborare con Michele Torpedine (storico manager di Bocelli, Zucchero, Giorgia) che la nota tramite un video di Youtube [Alessandro Filindeu, faremusic.it] • Nel 2014 tenta senza successo la partecipazione a Sanremo: «mi son presentata con un brano di Beppe Vessicchio molto bello, una ballad dal titolo Le idi di giugno» [Gabriele dello Preite, allmusicitalia.it] • La prima notorietà arriva con la partecipazione al Festival di Sanremo del 2015 con Galleggiare. Cosa hai provato? Te lo saresti mai aspettato? «È stato uno dei momenti più importanti della mia vita. L’emozione è stata esagerata. Poi cantavo un brano mio, un pezzo di me. Di solito a Sanremo ci si va con un brano scritto da altri artisti, perché è un palcoscenico molto importante: quindi è un privilegio cantare un proprio pezzo» [Chiara Scioni, velvetmag.it] • «Il brano (…) parla di una bellissima storia d’amore che 4 anni fa incominciava e nel brano racconto il mio stato d’animo e le mie paure. Galleggiare è inteso come “non prendere mai una decisione”» [Gianmarco Regaldi, allmusic.it] • La canzone ottiene un grande riscontro di critica e pubblico, ma non viene ammessa tra i tre finalisti • In tema di lodi, qual è complimento più bello che hai ricevuto? «(…) Arisa, pochi giorni, dopo l’ultima prova sanremese, è scesa giù dal palco e mi ha abbracciata, dicendomi: «Complimenti, hai una voce meravigliosa e il tuo brano è bellissimo» (…) Mi ricordi tanto Pino Daniele» [dello Preite, cit.] • Sanremo, sezione Giovani. Che Serena era? «Ero sola. Non ero strutturata, poco allenata allo stress di quella manifestazione. Pensavo che essere una jazzista pura fosse la mia strada. Ma così escludevo troppe cose che mi appartengono: il dialetto barese, il ritmo appunto» [Saviano, cit.] • Dopo il Festival va in tour con il Volo (2016) e Mario Biondi (2017), entrando anche nel roster di Isola degli Artisti [radioairplay.fm] • Inizia a insegnare composizione, arrangiamento e canto pop al Saint Louis College of Music di Roma [Rockol.it] • A maggio del 2019 esce il suo secondo album, Vita da artista • «Il processo di registrazione è stato breve ma creativo, due giorni con i miei straordinari compagni di viaggio in uno studio svizzero, all in the mix lasciando le tracce aperte per poi esaltare il groove ideale, e far emergere l’anima di ogni brano» [Ondamusicale.it] • Perché il titolo Vita da artista? «Negli ultimi anni ho amato questo mestiere, questa vocazione. Avevo bisogno di omaggiare il mondo dell’arte con un singolo che parlasse del nostro disordine, della nostra innocua pazzia» [Laura De Angelis, nonsensemag.it] • Quanto sei cambiata musicalmente dai tuoi esordi ad oggi? «Sono notevolmente cambiata, ascolto musica non dando per forza un giudizio. Scrivo con la giusta attenzione sono più lucida e meno empatica di anni fa. Si cresce» [Samantha Suriani, bellacanzone.it] • «Abbiamo due vite. La parte razionale che ci porta a fare determinate cose nel nostro percorso. Ma abbiamo una vita parallela, matta, pazza e senza orari. Ed è quella che spiego in ogni pezzo, dettaglio per dettaglio, in Vita da artista» [Saverio Paletta, indygesto.com] • Con quale spirito ti riaffacci al mercato con Vita da artista e come valuti il settore discografico di oggi? «Non ho mai pensato seriamente al mercato discografico, penso più a fare bella musica. Calcolare la scrittura in base al mercato uccide quel po’ d’ispirazione che raccolgo. Siamo bombardati di cosa è o non è giusto suonare, io me ne sono sempre lavata le mani (…) dopo l’esperienza di Sanremo ho capito che si suona per suonare ancora. Non c’è un arrivo» [Donvito, cit.] • Sia nel primo album che in Vita da Artista colpisce l’accostamento tra una base jazz evidente e corposa, e stili che sembrano rispetto a essa quasi ossimorici, come la dance o l’elettronica: dove hai trovato il punto d’incontro (…)? «I miei brani partono sempre da una stesura acustica, classica. Nel momento in cui arrivano testo e poetica, mi piace decorare e andare a sottolineare delle specifiche parti con suoni elettronici (…) Anche con la voce faccio lo stesso lavoro: mi piace appoggiare una vocalità super storpiata, molto distorta, su suoni puri. Trovare il giusto equilibrio tra soul “basico” ed elementi di elettronica è, in fondo, anche un esercizio di creatività» [Persico, cit.] Durante il lockdown, come ti sei organizzata? Tra i tuoi colleghi c’è chi ha scritto canzoni, chi ha studiato e chi è andato in depressione. «Io posso dirti che per me, paradossalmente, il lockdown è stato un bel periodo. Perché sono stata a casa con la mia famiglia, mangiavo bene, facevo tanto sport, ho potuto finalmente guardare dei programmi e dei film che non avevo mai avuto il tempo di vedere. Poi certo ho scritto anche canzoni e suonato il pianoforte (…). Più che hobby a me piace studiare, imparare i pezzi, essere attiva sui social» [Danilo Bazzucchi, jazzaround.it] • Il 15 ottobre 2020 annuncia la morte della madre, a cui era legatissima: «Sarò la tua voce. Le tue mani, il tuo orgoglio. E sarò forte. Te lo prometto. Più forte di prima. Forte come solo tu eri». [Maurizio D’Avanzo, Vanity Fair] • Il 14 gennaio 2022 pubblica il video della sua cover di Je so’pazzo, che anticipa l’uscita del suo terzo album. Alla cover collabora la voce del grande bassista camerunese Richard Bona [rockol.it] • «Con Richard Bona per quattro anni ho avuto contatti solo su Facebook e Instagram, grazie anche al fatto che eravamo insieme nello stesso programma del Blue Note a Milano. Lui scrisse una cosa molto bella su un mio video live e da lì siamo diventati amici, (…) e così ho potuto proporgli direttamente questa collaborazione» [Bazzucchi, cit.] • «Grazie alla sua grande generosità, Richard ha fatto ascoltare l’album a Quincy Jones il quale mi ha omaggiato dei suoi preziosi auguri invitandomi ad entrare nella sua famiglia» [Francesco Raiola, fanpage.it] • Qual è stato il momento di svolta nella sua carriera? «(…) Il momento di maggiore soddisfazione (…) quando Quincy Jones mi ha regalato un video in cui mi ha fatto i complimenti per l’album, per l’incastro dei suoni con il dialetto» [Romano, cit.] • Tre mesi dopo la pubblicazione del singolo esce l’album Je so AccussìSiamo partiti da Galleggiare, siamo passati per Vita da artista e siamo arrivati a Je so accusì. Tre tappe di un percorso. Come ti senti cambiata? Cosa senti sia diverso in questo nuovo album? «In tutto. Sono più cosciente, più ordinata nei pensieri, in quello che voglio dire e nei testi. Questo è il primo album in cui ho co-scritto e ho collaborato con altri produttori. (…) Mi sono sentita capita e sentivo che partivamo dalla stessa linea. È proprio in questa fase che abbiamo pensato cosa cantare: Bari, l’omaggio a Pino, un genere che non jazz, non è soul, ma è qualcosa che fa parte della mia identità e non per forza deve essere etichettabile» [Benedetta Fedel, indielife.it] • È stato difficile mettersi così “a nudo”? «No, non è stato difficile, ma non è stato immediato. Prendevo coraggio mano a mano che scrivevo i brani. Il primo pezzo è stato Je sò accussì ed è stato una chiave importante perché mentre scrivevo in dialetto ho capito che la cosa poteva funzionare. Dovevo fare come Pino Daniele, che è, per questo motivo, il perfetto omaggio in questo album. Ero dubbiosa sul dialetto barese, non sapevo quanto avrebbe attecchito. Però poi la cosa che veniva fuori è che io ero veramente me stessa cantandolo (…) Dentro c’è quindi la Puglia, la mia terra, ma anche le mie donne, mia mamma e mia sorella. (…) Mi piace cantare la bellezza delle donne (…) nella vita di tutti i giorni, nei piccoli gesti» [Ibid.] • Il 7 febbraio 2024 esce il singolo Baccalà • «Il mio produttore seguiva dei ragazzi, dei tiktoker, e incomincia a dirmi “Guarda che sei molto pop nel modo di fare, devi anche tu giocare su TikTok”. Io ci ho litigato come se mi avesse offeso, (…) Però poi ho trovato una chiave che mettesse insieme la tradizione barese, la cucina barese e una canzone a cappella barese, quindi (…) ho iniziato a crederci perché ero molto autentica nel modo di utilizzare TikTok (…) era il mio modo di fare musica sulla piattaforma» [Arianna Galati, Marieclaire.it] • Vorresti dirci come è nato questo brano? «Baccalà nasce dall’idea di voler sperimentare. Era da un po’ di tempo che giocavo sui social (…) Volevo cambiare, volevo giocare e volevo ritrovare il lato ludico della musica che avevo un po’ perso tra la laurea, tra l’insegnamento, la docenza» [Alceste Arioldi, Musicajazz.it] • «Mi ero appuntata tre frasi sul cellulare la scorsa estate, mentre ero in treno. Avevo in testa il ritmo baile funk, che ricorda proprio quello di TikTok. E poi con il dialetto ci gioco da sempre. Ma non pensavo di pubblicare questo reel, anche perché molto esplicito. E anche con qualche parolaccia». Come ha cambiato idea? «Ho conosciuto Dropkick, che ha cominciato a suonare davanti a me la batteria. Gli ho fatto ascoltare la canzone: era perfetta su quei suoni. Così è nato il primo reel, girato in macchina. Non avevamo pretese» • Sedicimila video su Tik Tok con il suono in sottofondo. La canzone rimane per 7 settimane consecutive nella top 10 della chart Viral 50 Italia di Spotify, dove supera i 2,6 milioni di ascolti [Rep] • «Mi fanno impazzire i bambini che ballano Baccalà, se piace a loro hai fatto bingo. Anche all’estero, la intonato col sorriso» [Giuliano Delli Paoli, Cds] • Il successo le attira accuse di mancanza di autenticità e di “appropriazione culturale” da parte della scena rap barese [Anna Puricella, Rep] • «Ho ricevuto anche critiche dai puristi del jazz, dicono che ho sporcato il genere con le parolacce. Sono insorti dopo i complimenti che ho ricevuto da Quincy Jones. Il punto è che è da anni che io ci gioco su: è la mia chiave». È sempre stato così? «No, mi ponevo dei limiti mentali, avevo barriere e pregiudizi. Cos’ha capito del successo? «Che non c’è una strada maestra, e che è questione di compromessi. Ho vissuto male perché non li accettavo (…) Ma per un certo tipo di musica, semplicemente, non c’è spazio: per cui, o si accetta di convivere con una nicchia – e non c’è niente di male, anzi, ma bisogna esserne convinti – o si cerca il compromesso con il grande pubblico. In tutti e due i casi, almeno per me, è stato difficile. Io alla fine ho scelto un certo compromesso, con Baccalà» [Patrizio Ruvignoni, Vanity Fair] • «Ho acquistato casa a Roma prima del successo di Baccalà, dopo dieci anni di affitto. Avevo paura di non farcela, ma ho firmato e, poco dopo, ho pubblicato il pezzo che è diventato virale. Da allora non ho più avuto il problema di dover fare i conti» [Scardi, cit.] • Nel 2025 torna a Sanremo: «Non me lo aspettavo, sono rimasta basita anche perché rappresenta un ritorno dopo dieci anni su quel magico palco. Ho appreso l’annuncio di Carlo Conti durante il telegiornale. Essere tra i big suggella il mio percorso artistico». Nel brano che presenterà, ascolteremo la Brancale legata al suo «classico» background musicale, o alla «nuova» contaminata dalle sue radici pugliesi? «Tutti e due. Sicuramente c’è una Serena più adulta che va a sintetizzare tutto quello che è accaduto in questi dieci anni» [Andrea Laffranchi, Cds] • «Questo brano nasce da un’operazione di coscrittura con Federica Abbate e Jacopo Ettorre e nasce dall’idea di scrivere qualcosa che avesse a che fare con l’attitudine a mangiarsi, prendere a morsi le cose, a viversi al 100% l’amore, la passione. Anema e Core parla proprio di questo stile di vita (…) Ed è un brano in italiano e in dialetto barese, però lascia questo titolo in napoletano (…) anche per omaggiare Pino Daniele». Il brano si classifica al 24° posto • Serena, qual è il bilancio del festival? «Rappresenta un nuovo, emozionante, inizio. E sono contenta che arrivi a farmi girare la testa a 35 anni e non a 20: a quell’età è facile vedere le cose in modo diverso (…). Comprendo gli artisti che sono abituati al successo e che poi si ritrovano ad affrontare momenti di depressione». A lei è capitato? «Mai. (…) Ora ho le spalle larghe, un carattere strutturato. Ma capisco che, se avessi 20 anni e dovesse finire tutto, mi farebbe male». Però la paura, prima di salire sul palco, l’avrà vissuta. Come l’ha fronteggiata? «Ho giocato molto al FantaSanremo. (…) Mi sono studiata le regole. Ad esempio, per avere 10 punti, serviva una lite nel backstage. E così l’ho inscenata con mia sorella Nicole (che ha diretto l’orchestra), urlandole: “Ehi, sono io l’artista, copriti il seno”» [Scardi, cit]. Possiamo dire che si è trasformata da cantante jazz a voce social pop nel vero senso, ovvero dal vasto seguito sui social è molto popolare? «La chiamerei una presa di coscienza, non una trasformazione (…)» [Ibid.] • Ha molti tatuaggi, sta bene anche con loro? «Sono disegni miei. Ho frequentato l’Accademia di Belle Arti. Si può dire che sono una ex grafica. Quando nascono i bozzetti? «Ovunque. Spesso in pizzeria. Ho l’illuminazione, chiamo il cameriere e gli chiedo una penna: faccio uno schizzo sulla tovaglietta di carta e poi diventa tatuaggio». Sono quasi tutti sul braccio destro. «Vero. Perché quello sinistro è per la scrittura. Sono mancina» [Fabrizio Basso, tg24.sky.it] • «Prima di esibirmi bevo un bicchiere di vino rosso perché mi rilassa, e mangio pezzetti di radice di zenzero per la voce, perché lo zenzero è un potente antinfiammatorio» [Antonella Di Lorenzo, gamberorosso.it] • A partire da fine aprile 2025 diventa presenza fissa del programma televisivo Belve di Francesca Fagnani, proponendo l’interpretazione personale di numerose cover [Patrizia Chimera, Gazzetta dello Sport] • Sempre nel corso del 2025 la attende la partecipazione a una seconda trasmissione televisiva, Like a star, condotta da Amadeus. Sarà nella giuria con Elio e Rosa Chemical: dovrà valutare persone comuni intente a interpretare brani musicali [Ibid.] • Con il suo gruppo, in estate «gireremo il mondo perché andiamo al Blue note di New York. Andremo a Tokyo, in Asia. Canterò Anema e Core dappertutto, altro che Baccalà» [Galati, cit.] • «Quando i concerti finiranno, vorrei pubblicare un cofanetto con questa Serena nuova. Sicuramente vorrò fermarmi per mettere un punto a questa fase» [Scardi, cit.].
Amori Ha avuto una relazione con il musicista jazz napoletano Walter Ricci: «È stata la mia prima fidanzata. Il rapporto è finito perché si era consumato qualcosa da un punto di vista sentimentale. Oggi c’è grande affetto, amicizia, rispetto» • Sei l’unica in gara che celebra l’amore felice, in un festival di cuori infranti. Sei insomma l’unica che fa venire voglia di innamorarsi. Non a caso, sei felicemente innamorata (con Dario Morello, ndr). Nel tuo ultimo post di Instagram scrivi: “Cosa ci fa un pugile con una cantante jazz? Lo chiedo a te: cosa ci fa? «Sono due ruoli completamente diversi nella vita. È bello trovare una persona che non fa il tuo mestiere. Mi dà molta serenità non avere un musicista vicino, anche se ho avuto bellissime storie d’amore con musicisti. (…) Abbiamo tante cose in comune: amiamo ballare la salsa, cantare insieme in macchina. Lui ama cucinare e io mangiare» [Eva Elisabetta Zuccari, today.it].
Titoli di coda «La chiusura perfetta per ogni discorso? #cometipare».