21 maggio 2025
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Biografia di Novak Djoković
Novak Djoković, nato a Belgrado il 22 maggio 1987 (38 anni). Tennista. Attuale numero 6 della classifica Atp nel singolare. Tra i numerosissimi trofei conquistati: quindici titoli del Grande Slam nel singolare, di cui dieci agli Australian Open (2008, 2011, 2012, 2013, 2015, 2016, 2019, 2020, 2021, 2023), tre al Roland Garros (2016, 2021, 2023), sette a Wimbledon (2011, 2014, 2015, 2018, 2019, 2021, 2022) e quattro agli Us Open (2011, 2015, 2018, 2023); cinque Tour Finals nel singolare (2008, 2012, 2013, 2014, 2015, 2022, 2023); una medaglia di bronzo olimpica nel singolare 2008 oro nel 2024; una Coppa Davis con la Nazionale serba (2008). «Il sogno più grande era vincere Wimbledon e diventare numero uno del mondo. Quando ci sono riuscito, ho continuato a sognare sempre più in grande».
Vita «I miei genitori, Srdjan e Dijana, sono ex sciatori. Sulla montagna di Kopaonik gestivano una pizzeria. Nel 1991, quando avevo quattro anni, accanto al ristorante costruirono un campo. Mi piace lo sci, però con il tennis è stato amore a prima vista» [a Gaia Piccardi, Cds] • Qual è il suo primo ricordo? «La montagna. Kopaonik, nel Sud della Serbia. Mio padre mi portava con sé a sciare, avvolto in una sciarpa, quando avevo sette mesi: questo ovviamente me l’ha detto lui, non sarebbe un ricordo ma un trauma…Un giorno ero solo nella foresta, avrò avuto dieci anni, e ho incontrato un lupo». Un lupo? «Un lupo. Provai una paura profonda. Mi avevano detto che in questi casi bisogna indietreggiare lentamente, senza perderlo di vista. Ci siamo guardati per dieci secondi, i più lunghi della mia vita; poi lui ha piegato a sinistra e se n’è andato. Provai una sensazione fortissima che non mi ha mai abbandonato: una connessione d’anima, di spirito. Non ho mai creduto alle coincidenze, e pure quel lupo non lo era. Era previsto. È stato un incontro breve, ma molto importante». Perché? «Perché il lupo simboleggia il mio carattere» [Aldo Cazzullo, Cds] • «Venne folgorato da Sampras sulla via di Wimbledon. “Avevo 4 anni e lo vidi vincere uno dei suoi sette Championship. È stato il mio idolo: guardandolo mi è venuta la motivazione per diventare come lui, il migliore al mondo”» [Roberto Perrone, Foglio] • «Un’allenatrice, Jelena Gencic, […] lo vide per la prima volta quando aveva cinque anni, incollato alla recinzione del campo da tennis, nella località montana di Kopaonik. […] Gencic chiese a quel bambino che la guardava con tanto d’occhi se voleva provare. […] Gencic restò così colpita dal suo talento che corse subito dai suoi genitori per dire che sarebbe potuto diventare un campione. […] Chiese di seguire personalmente il bambino. “Lei aveva visto la scintilla nei miei occhi. Mio padre le credeva, e credeva in me”» [Peter Aspden, Financial Times] • «Lo invitò a venire il giorno dopo. Lui si presentò con un borsone “pieno di tutto quello che avrebbe usato un professionista: racchetta, bottiglia per l’acqua, asciugamano arrotolato, maglietta di ricambio, polsini e palline, tutto in ordine e ben piegato”. “Tua madre ti ha preparato bene la borsa”, disse Jelena. “L’ho preparata io. Io voglio giocare a tennis, non mia madre”, rispose Nole. […] Per tutti questa frase è la miglior spiegazione di ciò che Djoković sia. Lo è anche per Nole stesso, che l’ha citata nella sua autobiografia [Il punto vincente, Sperling & Kupfer 2013] come inizio di qualcosa che l’avrebbe cambiato per sempre. Perché quello fu l’inizio di una vita infinita di allenamenti, ma soprattutto il principio di una costruzione identitaria che avrebbe fatto della forza di volontà, del talento educato, alimentato, coccolato, della forza cercata e trovata il suo centro» [Beppe Di Corrado, Foglio] • «Sono andato a scuola fino ai 18 anni, e ho sempre avuto il rimpianto dell’università. Ma ho letto e leggo tanto: psicologia – la facoltà che avrei scelto – e psicologia dello sport, e poi storie con approccio scientifico. Mi piace anche scrivere» • «L’allenatrice diventò il suo mentore, introducendolo non solo al tennis, ma anche alla poesia, alle scienze e alla musica classica. Quando Jelena Gencic morì, durante i French Open del 2013, lo fecero sapere a Djoković solo dopo il terzo incontro, e fu un colpo durissimo per lui. “Era come una madre per me”, dichiarò in conferenza stampa quella settimana» [Aspden, cit.] • Il contesto, poi. Lo ha scritto e detto, Novak: «La guerra è stata fondamentale. Per settantotto notti di fila la mia famiglia e io ci siamo nascosti nel rifugio antiaereo del palazzo di mia zia. Ogni sera alle otto una sirena annunciava il pericolo, allora tutti uscivamo di corsa dalla nostra casa. I boati si susseguivano fino all’alba: quando gli aerei volavano bassi, il frastuono era terribile. Mi allenavo in luoghi di Belgrado ogni giorno diversi, e li sceglieva Jelena. Lei era sempre con me, mi aiutava a vivere normalmente. Andavamo dove c’erano stati gli ultimi attacchi, pensando che probabilmente in quella zona non avrebbero bombardato di nuovo. Giocavamo senza rete, sul cemento pieno di crepe» [a Di Corrado, cit.] • «Con l’ingenuità del bambino che ero, trovai il lato positivo di quella situazione: la scuola era chiusa, e potevo giocare a tennis quanto volevo». «Ho festeggiato i miei 12 anni a Belgrado proprio nei due mesi dei bombardamenti Nato. Il rumore degli aerei militari copriva la voce dei miei amici che cantavano Happy Birthday: sono cose che non dimentichi» [a Sara Faillaci, Vanity] • Lei è dovuto andar via. «In Germania. Era il ’99: da Niki Pilic, il mio papà del tennis, e ci sono andato solo grazie a Jelena Gencic, la mia mamma del tennis, che mi raccomandò citando perfino Monica Seles. Mi hanno fatto da genitori, mi hanno accettato da bambino» [Paolo Rossi, Rep] • «Il bimbo crebbe via via sino a diventare, nel 2005, il primo under-18 tra i primi cento giocatori professionisti del mondo, e a diciannove anni il primo under-20, con la prima finale Slam perduta contro Federer allo Us Open» [Gianni Clerici, Rep]. «Era l’aprile del 2006, l’inizio della stagione sulla terra rossa. Roger Federer aveva 25 anni e sembrava arrivare da un altro pianeta; per lui Gianni Clerici aveva coniato un neologismo, “federerissimo”, termine che indicava un colpo più perfetto del solito. Al primo turno del torneo di Montecarlo, il numero uno del mondo doveva affrontare un ragazzetto serbo magro come un chiodo, non ancora ventenne. Era il numero 90 e qualcosa del ranking mondiale, un po’ troppo poco per impensierire uno che fino a quel momento aveva perso una sola partita (in finale contro Nadal). Ci si aspettava la solita esibizione di poco più di un’ora, ma non fu così. Il ragazzino guardava colui che stava dall’altra parte della rete come si guarda un avversario normale, non il signore del tennis. Non solo: mentre il pubblico assisteva a una partita alla quale non era preparato, quel ragazzo, sfrontato ma per niente ingenuo, con una smorzata dietro l’altra riuscì a vincere un set. La prima partita tra Federer e Novak Djoković, […] la vinse al terzo set il giocatore svizzero. Era naturale che andasse così, nel 2006. Quell’anno Federer giocò 92 partite, perdendone solamente 5, una percentuale di vittorie del 94,84 per cento. Federerissimo. […] Tra il 2006 e il 2010 Federer e Nadal si sono affrontati 18 volte, dando vita alla rivalità più bella del tennis […] Novak Djoković intanto cresceva; era diventato il terzo giocatore al mondo, guardava i due campioni da vicino, a volte gli capitava di batterli. “Pensi che Roger e Rafa siano più forti di te?”, gli domandarono durante una conferenza stampa. “No”, rispose lui, “hanno solo più esperienza”. Nel 2008, dopo la semifinale degli Australian Open vinta da Djoković contro Federer, Dijana, la mamma di Nole, in favore di telecamera disse sorridendo: il re è morto. Era questione di un anno o poco più, poi suo figlio sarebbe diventato il più forte giocatore del mondo. […] Nel 2015 ha vinto 11 titoli. […] Dopo una stagione con il 93,18 per cento di vittorie e quel grande slam mancato per una sola partita (la finale del Roland Garros contro Stanislas Wawrinka), tutti hanno capito che Djoković era diventato praticamente invincibile» [Giorgia Mecca, Foglio] • Nel 2015 «il giocatore di Belgrado aveva concluso la stagione con ottantadue vittorie e soltanto sei sconfitte. Aveva vinto Australian Open, Wimbledon e Us Open, sei tornei Master 1000 e le Atp Finals. Chi avrebbe potuto fermarlo? Dentro al campo, nessuno. Gli mancava soltanto la terra rossa del Roland Garros: sarebbe arrivata l’anno dopo, in finale contro Andy Murray» [ibid.] • «Da quando Djoković completò il Career Grand Slam nel 2016 – conquistando il Roland Garros, l’unico Slam che mancava alla sua collezione di trofei – ebbe inizio una parabola discendente di risultati per il tennista serbo: Nole perse le motivazioni e il tennis per continuare a volare alto» [Federico Bazan, ilmondodeltennis] • «In realtà, per vincere finalmente anche Parigi, dopo tante delusioni, Novak aveva sacrificato molto, inclusa la vita privata, aveva tirato troppo la corda sia del fisico che della mente» [Vincenzo Martucci, Agi]• «Diete vegetariane e poi vegane, guru, santoni, preghiere. E poi Boris Becker e Andre Agassi in panchina, il divorzio dall’allenatore che lo ha fatto diventare il più forte giocatore del mondo, Marian Vajda, due figli e molte ombre sul matrimonio. Il problema minore sembrava essere un’operazione al gomito destro che lo ha tenuto fuori per cinque mesi. Al suo ritorno, ci sono state sfuriate dentro al campo, palline scagliate con violenza contro la rete, occhiate cariche di odio, racchette spaccate e sorrisi amari, rabbia che non portava da nessuna parte. Djoković non sembrava neanche l’ombra di sé stesso. […] In poco più di due anni, il tennista serbo aveva perso tutto […], aveva passato più di duecento settimane da numero uno al mondo, adesso era scivolato fuori dai primi venti» [Mecca, cit.] • Nella primavera del 2018, dopo essere uscito sconfitto al secondo turno sia da Indian Wells sia dai Miami Open, «per cercare di ritrovare serenità, almeno dal punto di vista tecnico, il serbo ha richiamato in panchina il coach dei mille trionfi, Marian Vajda, […] dopo il periodo Becker, la parentesi Agassi e la meteora Stepanek» [Gianni Valenti, Gazzetta] • «Subito dopo aver perso ai quarti di finale del Roland Garros contro Marco Cecchinato, Djoković aveva ammesso di non essere sicuro di giocare la stagione sull’erba. Era arrabbiato, confuso, demoralizzato: non si ricordava più come si vince una partita di tennis» [Mecca, cit.]. «Il k.o. con Marco Cecchinato […] lo induceva a una vacanza con la moglie, da soli, passeggiate e scalate, […] dopo qualche incomprensione familiare e con due figli a casa da crescere. Da lì in poi, Nole ha ritrovato la voglia di allenarsi e di dedicarsi come prima al tennis, ma soprattutto ha dato un calcio […] al famoso “pace e amore” predicato dall’amico-guru che gli aveva annacquato la proverbiale cattiveria agonistica. Al Queen’s, a giugno, è quindi tornato a superare un “top 5” dopo quasi diciotto mesi, Dimitrov nel secondo turno, pur cedendo in finale a Cilić dopo aver avuto match point» [Martucci, cit.] • «A Londra, […] da testa di serie numero 12, ha sconfitto Kyle Edmund, Kei Nishikori, e in semifinale Rafa Nadal dopo cinque set e più di cinque ore di partita. Durante le settimane del torneo si è arrabbiato con gli arbitri, con gli avversari e con gli organizzatori del torneo, che gli avevano negato il campo Centrale. Ha dovuto alzare la voce, ricordare loro che non esistono soltanto Nadal e Federer, anche lui ha vinto Wimbledon, anche lui meritava il palcoscenico più bello del mondo. In semifinale contro Nadal, Djoković si è ricordato il motivo per cui continua a giocare a tennis. Ha urlato e imprecato e lanciato sguardi carichi di odio, ha avuto paura di perdere e poi di vincere, però la sua testa è sempre rimasta dentro alla partita. Nadal, con i piedi in campo, provava ad aggredirlo, il serbo rispondeva a tutto, tirando ancora più forte. […] In finale contro Anderson, reduce dalla maratona vinta contro John Isner 26 a 24 nel quinto set, Djoković ha vinto in tre set. Vincendo si è tolto di dosso due anni di rancore» [Mecca, cit.] • E, da lì in poi, ha pigiato sul pedale dell’acceleratore senza più rialzare il piede, aggiudicandosi […]. Quella degli Australian Open, il 27 gennaio 2019, «era la finale più attesa: dopo l’eliminazione a sorpresa di Federer agli ottavi di finale, Novak Djoković e Rafa Nadal si riaffrontano in finale: […] l’attesa rivincita dopo il fantastico precedente del 2012, una battaglia interminabile vinta al 5° set dal serbo dopo 6 estenuanti ore di gioco, senza dubbio il match più emozionante tra i due. […] Il risultato di 6-3 6-2 6-3, trionfa ancora Djoković con il settimo sigillo a Melbourne, vittoria storica che gli consente di staccare Roger Federer e Roy Emerson, appaiati con sei successi, e gli restituisce la consapevolezza di una netta supremazia nel circuito, ritrovata dopo l’annus horribilis 2017. […] Il campione serbo conquista così […] il quindicesimo Major in totale, rafforzando il primato nella classifica mondiale. L’obbiettivo di raggiungere e superare Nadal a 17 e Federer a quota 20 Slam ora non è più un miraggio» [Antonio Prisco]. Il 12 maggio successivo, «Novak Djoković festeggia al meglio la 250a settimana della sua carriera al numero 1 del mondo, conquistando per la terza volta, dopo i successi nel 2011 e nel 2016, il Mutua Madrid Open. […] È il 33° Masters 1000 della carriera: il serbo raggiunge Rafa Nadal in vetta alla classifica dei tennisti che ne hanno vinti di più. […] Senza strafare, Nole ha dominato questo torneo: non ha perso nemmeno un set, nonostante abbia affrontato il tennista più in forma sulla terra rossa, Thiem, e quello che ha vinto più partite nel 2019, Tsitsipas» [Ferruccio Roberti, UbiTennis] • Una settimana dopo, però, nella finale degli Internazionali di Roma, «a Nadal riesce la prova del nove: batte 6-0 4-6 6-1 in due ore e 25 minuti Novak Djoković e si ricandida da favorito in vista del Roland Garros. […] Quello del Foro è il primo titolo dell’anno per Rafa – che aveva perso la sua unica altra finale del 2019 contro Djoković agli Australian Open –, il 34esimo della carriera in un Masters 1000, un record assoluto (Djoković è a 33). Il bilancio fra il n. 1 e il n. 2 del mondo è ora di 28 a 26 per Djoković, che va sotto nel conto delle finali romane giocate contro il Cannibale: 3-2. […] Nel primo set lo spagnolo ha letteralmente spazzato via Djoković, che peraltro è arrivato alla finale con nelle gambe le due maratone notturne contro Del Potro e Schwartzman. Nei 140 precedenti set giocati fra i due non c’era mai stato un 6-0, ma già nel secondo set Nole è riuscito a reagire. […] “Io forse non ero al meglio oggi, ma non voglio togliere nulla alla sua vittoria, e comunque ho lottato. Nel secondo set ho iniziato a prendere le misure al suo gioco, nei primi game del terzo ho avuto le mie chance, poi lui mi è scappato via. È stata una buona settimana, considerato che nei quarti sono stato a un punto dalla sconfitta contro Del Potro. Il favorito n.1 per Parigi resta lui, poi tutti gli altri”» [Stefano Semeraro, Sta] • Negli anni del Covid lo chiamavano Novax Djokocovid. «Io non sono no vax e non ho mai detto in vita mia di esserlo. Non sono neppure pro vax. Sono pro choice». In Australia fu rinchiuso per una settimana in un carcere. «Avevo avuto il Covid ed ero guarito. Ho rispettato tutte le norme e non ho messo in pericolo nessuno. Eppure una volta là sono diventato un caso politico, uno che metteva in pericolo il mondo […]. Io dimentico in fretta, sono concentrato sulle cose positive. Ho avuto il Covid una seconda volta. Ho sempre accettato le regole, non potevo andare in America e non sono andato, ho rinunciato a due Us Open per restare coerente con me stesso. Non ho parlato, perché ho visto che quel che dicevo veniva distorto. Sono tornato in Australia e ho vinto» [Cazzullo, cit.] • L’8 marzo 2021 comincia la sua 311ª settimana in vetta al ranking mondiale, superando il precedente primato detenuto da Roger Federer. Oltre agli Australian Open vince al Roland Garros e Wimbledon • Il 29 gennaio 2023 vince per la decima volta in carriera gli Australian Open battendo in finale Stefanos Tsitsipas con il punteggio di 6-3, 7-6, 7-6, conquistando il suo 93º torneo Atp e il 22º successo in un torneo del Grande Slam, eguagliando così il record di Rafael Nadal. A fine torneo torna inoltre in vetta alla classifica mondiale. Il 27 febbraio inizia la 378ª settimana da numero 1 del ranking, superando il record all time di Steffi Graf, ferma a 377. A Monte Carlo viene eliminato al secondo turno da Lorenzo Musetti. Agli Internazionali d’Italia e dopo i successi su Dimitrov e Norrie perde in semifinale contro Rune, e a fine torneo cede la prima posizione mondiale a Carlos Alcaraz. A Wimbledon raggiunge la trentacinquesima finale Slam (diventando in assoluto il tennista con più finali Slam della storia del tennis, donne incluse) cedendo un set a Hubert Hurkacz nel terzo turno e uno a Andrej Rublëv nei quarti di finale. Nell’atto conclusivo del torneo, però, cede in cinque set a Carlos Alcaraz, interrompendo un’imbattibilità sul campo centrale dei Championships che durava da più di 10 anni • Nel 2024 viene eliminato da Jannik Sinner nella semifinale degli Australian, da Luca Nardi ai quarti del Masters 1000 di Indian Wells. Rinuncia a Miami. Torna a Monte Carlo ma viene eliminato in semifinale da Casper Ruud • «Agli Internazionali d’Italia esce al secondo turno contro Alejandro Tabilo, mentre al 250 di Ginevra perde in semifinale contro Tomáš Macháč. Agli Open di Francia, con le vittorie in rimonta al quinto set contro Lorenzo Musetti al terzo turno e Francisco Cerúndolo negli ottavi, eguaglia e supera i record di Federer sia per incontri vinti (370) che per numero di presenze ai quarti di finale (59) nei tornei del Grande Slam. Si infortuna durante il match con Cerúndolo, è costretto al ritiro dal torneo e a un’operazione al menisco destro [Wikipedia] • A Wimbledon viene sconfitto da Alcaraz ma si rifà ai giochi di Parigi: batte Nadal, Koepfer, Tsitsipas, Musetti e infine Alcaraz. Sua la medaglia d’oro. Unico titolo che gli mancava. È il quinto giocatore in assoluto a completare il Career Golden Slam in singolare, dopo Rafael Nadal, Andre Agassi, Serena Williams e Steffi Graf. Chiude il 2024 da n°7 del mondo e per la prima volta dal 2005 finisce la stagione senza essersi aggiudicato alcun titolo Atp • Il serbo, attuale numero 6 del mondo, ha deciso di partecipare a Ginevra dopo una serie di risultati deludenti sulla terra battuta: eliminazioni precoci a Monte Carlo e Madrid, e il ritiro dagli Internazionali d’Italia. Inoltre, la recente separazione dal coach Andy Murray ha segnato un ulteriore momento di transizione nella sua stagione. Djoković è alla ricerca del suo 100° titolo Atp. Al momento impegnato nel torneo Atp 250 di Ginevra: agli ottavi di finale oggi affronterà Fucsovics.
Curiosità Parla anche inglese, francese, italiano, spagnolo ma in campo pensa in serbo. Pare che se la cavi anche in tedesco, portoghese, cinese, arabo. • Milanista • Salutista • È vero che uno dei suoi idoli da ragazzino era Alberto Tomba? «Tomba la bomba! Un mito! Come lui, nello sci, non ci sarà mai più nessuno. Papà era innamorato perso di Albertone. Tutta la famiglia Djoković si riuniva davanti alla tv per vedere le sue gare. Facevamo un tifo indiavolato. Uno dei sogni della mia vita è ritrovarmi con Tomba in cima alla montagna di Kopaonik, dove sono cresciuto, e scendere in slalom insieme a lui». Addirittura. E il suo amico Fiorello? […] «Grande Fiore! […] Andai a trovarlo in teatro, a Roma, e poi sul palco in un programma della vostra televisione. Lui ricambiò il favore venendo a vedermi giocare agli Internazionali d’Italia del Foro Italico. […] Fiore è un fenomeno, in tutte le cose che fa» [a Piccardi] • Cristiano ortodosso, non disdegna la meditazione, soprattutto prima di un incontro. «Credo nella trascendenza. Quando ti spingi oltre i tuoi limiti, e nello sport capita, è come se il tuo spirito uscisse fuori di te e tu fossi guidato da un pilota automatico. Mi è capitato contro Nadal nella finale dell’Australian Open 2012, che è durata quasi sei ore: a quel punto, per non sentire il dolore fisico ti estranei. È come un’esperienza extracorporea: sei lì, ma non ci sei, c’è una forza più grande di te che ti porta avanti» • «Io ho la fede, che mi ricorda quanto sono benedetto. Ho preso atto della mia vulnerabilità, ma anche della mia forza. E non vedo altri posti dove posso evolvere se non in un campo da tennis. Quello che imparo dalla vita, io me lo gioco lì».
Amori Sposato dal 2013 con Jelena Ristic, laureata in Economia aziendale alla Bocconi; due figli, Stefan (2014) e Tara (2013). «Devo tutto a Jelena, mia moglie. È lei che mi ha tenuto insieme quando stavo perdendo i pezzi. C’è stato un momento in cui non riuscivo più a trovare un motivo per giocare a tennis, non mi divertivo più, e dubitavo valesse la pena di sopportare fatica e dolore. Volevo smettere, dire basta, ero impaziente sia a casa che in campo. Mi cercavo, e non mi trovavo, ero nervoso: il mio gioco non era granché, e, quando stai nel pozzo, più ti affanni e più cadi giù. Maledicevo tutti, me stesso, ogni cosa: era sempre colpa del mondo; la sconfitta con Cecchinato l’anno scorso nei quarti al Roland Garros ha fatto il resto. Jelena è stata la mia cura, mi ha incoraggiato a non tormentarmi, mi ha detto che dovevo solo aspettare, e che la famiglia non l’avrei mai persa, lei era lì e ci sarebbe sempre stata. Bisognava solo avere pazienza, non distruggere quello che avevamo costruito. […] Prima […] in campo mi mancava la famiglia, a casa soffrivo di non stare in campo. Quando giochi male, i dubbi e il disagio si moltiplicano, tutto ti appare insopportabile. Ora che sono in pace, penso che ogni stagione porta sfide nuove. Dipende da te accettarle, cogliere l’occasione di migliorarti, oppure farti sconfiggere ancor prima di partire. Si chiama nevrosi, ed è una talpa che lavora dentro» [a Emanuela Audisio, Rep].