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 2025  settembre 06 Sabato calendario

Biografia di Gloria Gaynor (Gloria Fowles)

Gloria Gaynor (Gloria Fowles), nata a Newark (Stati Uniti) il 7 settembre 1943 (82 anni). Cantante. Tra le voci principali della disco music degli anni Settanta.
Vita «La risata è una delle cose che accompagnano Gloria fin da bambina, pur avendo avuto una vita non sempre facile. Nata, in una famiglia povera, è cresciuta senza padre, un cabarettista fallito che ha abbandonato la madre proprio mentre era incinta di lei. “Non avevamo tanti soldi per cui non c’era niente per cui litigare. Forse per questo eravamo così felici”, racconta la futura regina della disco music nella sua prima autobiografia, I will survive. “La musica in casa nostra non mancava mai, ma solo i miei fratelli cantavano in pubblico. Essendo l’unica femmina non venivo mai invitata. Poi un giorno, avevo 13 anni, stavo cantando da sola vicino al nostro palazzo quando un vicino è sceso e mi ha detto. ‘Oddio Gloria, sei proprio tu? Credevo fosse la radio’. In quel momento ho deciso che avrei fatto la cantante”. La prima esibizione non tarda ad arrivare. È a scuola, davanti a tutti i compagni. Ma, racconta, le ci vogliono tre tentativi per riuscire a iniziare a cantare. “Alla fine mi sono guadagnata la mia prima standing ovation. Non ho mai più avuto paura del palcoscenico”» (Sara Sirtori) • «Quando arrivò, nei primi anni Settanta, qualcuno la etichettò come una moda musicale fatua e transitoria, l’ennesima. Ma ci fu anche chi capì subito che si trattava di una piccola rivoluzione: un suono aperto, con i bassi e la ritmica portati in primissimo piano, che invogliava – quasi obbligava – a ballare e non più solo ad ascoltare come prima accadeva quasi sempre. Era nata la disco music. Che tuttora è ben altro che morta. Anche a più di 30 anni di distanza la disco music, anzi quella disco music, quella delle origini, venata di soul e rhythm’n’blues, è tuttora passione di molti e oggetto di periodiche riscoperte che vanno al di là del banale e modaiolo revival [...] Gloria Gaynor il successo planetario della disco music l’ha aperto con Never can say goodbye, e l’ha chiuso con I will survive: “In realtà è un genere che non tramonterà mai, la riprova è che il pubblico, qualunque età abbia, vuole sempre ascoltare le canzoni di allora, non chiede mai cose più recenti [...] Ma a me va benissimo così: ho la fortuna di avere 4-5 canzoni che alla prima nota fanno impazzire tutti, molti ne hanno a malapena una. Faccio ancora oltre 200 date dal vivo ogni anno, delle quali almeno 10 sono in Italia, e prego Dio che mi dia la forza di continuare”» (Luigi Bolognini) • «Il grande successo arrivò nel 1975 con Never can say goodbye, il remake di una hit del 1971 dei Jackson 5. Grazie al suo ritmo incessante, agli archi lussureggianti e alla voce appassionata di Gaynor, divenne un successo mondiale e la prima canzone ad apparire al primo posto nella neonata classifica Disco/Dance della rivista Billboard. Secondo il critico e storico della musica Vince Aletti, uno dei primi autori a prendere sul serio la disco, Gaynor ha stabilito uno standard per il genere. “Le donne hanno dominato la pista da ballo per anni, e Gloria è stata la prima ad avere un sound potente”, ha detto Aletti. “Si capiva che sarebbe durata”. Era definita la Regina della Discoteca, e non si trattava solo di una montatura di qualche organizzatore di concerti. Ma è difficile rimanere al top, e le sue prospettive finirono seriamente in discussione qualche anno dopo, quando cadde all’indietro su un monitor da palco mentre si esibiva al Beacon Theater di New York. Subì un intervento chirurgico e affrontò una convalescenza estenuante. Poi arrivò I will survive, una canzone composta da Dino Fekaris e Freddie Perren, una coppia di cantautori che in passato aveva lavorato per la Motown, e che si adattava perfettamente alle sue caratteristiche. Con assoluta convinzione, Gaynor cantava di essere stata ferita da un amante, di essersi liberata e di aver tenuto la testa alta mentre si avviava verso una vita indipendente. Sapeva che la canzone era bella, ma l’etichetta discografica la relegò al lato B del suo singolo del 1978 Substitute. Ma i disc jockey iniziarono a trasmettere compulsivamente il disco, che raggiunse il primo posto nella Billboard Hot 100 e aggiudicandosi anche un Grammy. Nel 2016, la Biblioteca del Congresso l’ha aggiunta al National Recording Registry, una raccolta di registrazioni americane considerate “culturalmente, storicamente o esteticamente significative”» (Andrea Silenzi) • «I will survive, una canzone-feticcio, forse il canto del cigno degli anni Settanta visto che è del 1979, di cui hanno censito 230 cover, e con la quale non ha un cattivo rapporto: “La amo, certo, anche se ovunque vada mi chiedono sempre quella. Ma io amo tutte le mie canzoni. Perché erano piene di gioia di vivere, di voglia di divertirsi senza patemi, e alla fine il segreto credo sia questo. Le mie canzoni, e le altre di quella disco, hanno segnato un’epoca, e mi piace fare rivivere dei bei ricordi. Senza nostalgie, ma con il dovuto rispetto. In fondo non era solo musica, ma anche uno stile di vita, dal modo di pensare a quello di vestirsi. Penso agli zatteroni e alle paillette [...] siamo stati una rivoluzione, non una pioggerella passeggera. Il meglio delle nostre cose si ritrova ancora, ad esempio nel rap, oppure in un certo tipo di pop. Devo dire che ne sono orgogliosa”» (Luigi Bolognini) • «Mentre I will survive iniziava a scalare le classifiche, sposò un ex agente dei trasporti pubblici di New York che divenne il suo manager. Dai racconti della cantante, a lui piaceva fare festa con la gente “in” e spendere i soldi che lei guadagnava. Le procurava ingaggi continui durante gli anni 80 e 90. Era particolarmente famosa in Europa, dove cantava utilizzando basi preregistrate (era più economico che ingaggiare una band): fu costretta a imparare a fingere e semplicemente a sopportare. Quando un conduttore televisivo britannico le rivolse domande incalzanti riguardo ai suoi impegni estenuanti, disse che amava viaggiare. Rimase sposata, ha detto, perché si sentiva indegna di essere amata. Sebbene continuasse a molto richiesta all’estero, negli Stati Uniti la sua immagine risentì del peso di una cattiva gestione. Nel 2005, Gaynor ottenne finalmente il divorzio. Frequentatrice assidua della chiesa dalla metà degli anni 80, la signora Gaynor desiderava da tempo realizzare un album gospel. Nonostante la resistenza dei dirigenti del mondo della musica cristiana, che la vedevano solo come una cantante disco, ha continuato a impegnarsi, pagando per anni di tasca propria le sessioni di registrazione che hanno portato a Testimony. L’album ha vinto un Grammy nel 2020 come miglior album gospel roots, rendendo Gaynor l’unica cantante ad aver vinto un Grammy nelle categorie disco e gospel» (Andrea Silenzi) • «Oltre al repertorio pop da tempo è diventata una paladina di un genere che in America chiamano “Contemporary Christian Music”. “Assolutamente. La mia svolta, il rendermi conto che Dio sia l’unica luce in fondo al tunnel della nostra esistenza mi ha avvicinato molto alla Christian Music e sono spesso invitata a cantare nelle Chiese”» (a Luca Dondoni) • Nel 2005 è stata inserita nella Dance Music Hall of Fame • Tra il 2009 e il 2010, è apparsa nei talk show statunitensi The Wendy Williams Show, Last Comic Standing e The Tonight Show • Nel 2025 ha pubblicato il nuovo singolo Fida known.
Amori «Agli inizi della carriera la cantante aveva perso la testa per un poliziotto di New York, Linwood Simon, che in breve tempo diventa anche il suo manager. Il matrimonio durerà 25 anni, ma la Gaynor ne ha un pessimo ricordo, dovuto in gran parte alle continue infedeltà di lui. “Avere dei figli è sempre qualcosa che ho voluto. Ma il mio ex marito non era interessato. Sono venuta a patti con questa mancanza, anche perché non avrei mai voluto far crescere dei bambini in mezzo a un matrimonio rotto”, ha dichiarato la cantante alcuni anni dopo il divorzio, avvenuto nel 2005. “Ora quando canto I will survive sento che mi dà una forza incredibile”. Da allora Gloria dice di essere sempre rimasta da sola. O meglio, senza uomini. Perché la sua fede cristiana, riscoperta con fervore nei primi anni 80, è un qualcosa di totalizzante nella sua vita attuale. Stando ben attenta, però, a non urtare il mondo omosessuale, che è una grande parte della sua fanbase. «È un argomento sul quale concordiamo di non andare d’accordo», taglia corto» (Sara Sirtori).
Religione «Sono una cristiana devota e provo a vivere ogni giorno secondo la sua volontà, la sua parola e i suoi insegnamenti. Non voglio essere prepotente con la mia religione, ma sono sempre disposto a condividere il mio credo».
Politica Nell’agosto 2025 Donald Trump ha annunciato che assegnerà a Gloria Gaynor l’onorificenza del Kennedy Center, il riconoscimento più prestigioso negli Stati Uniti per le personalità del mondo della cultura e dell’’rte. Il presidente statunitense ha citato I will survive: «È una canzone incredibile, l’ho ascoltata come tutti voi migliaia di volte ed è una di quelle poche che migliorano col tempo».