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 2025  ottobre 23 Giovedì calendario

Biografia di F. Murray Abraham

F. Murray Abraham, nato a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 24 ottobre 1939 (86 anni). Attore statunitense. Premio Oscar al miglior attore per il suo Antonio Salieri in Amadeus di Miloš Forman.
Titoli di testa «Ci rimango male quando la gente chiede di andare in vacanza. Il mio lavoro è la mia vacanza»
Vita Quella effe puntata davanti al nome costituisce agli occhi del pubblico uno dei misteri più curiosi dell’attore. Per anni si pensava stesse Fahrid, ma Murray dopo anni ha fatto sapere che quella F. non è parte del suo nome ma che l’ha voluta in onore del padre Frederick, non Fahrid come pensavano gli arabi, non Federico come speravano gli italiani: «Non credere a quel che c’è scritto su internet, non è vero niente» [alla radio, al The Diane Rehm Show] • Suo padre Frederick era un meccanico siriano • Sua madre Josephine era una dei 14 figli di un italo americano di Reggio Calabria cha lavorava nelle miniere di carbone della Pennsylvania • «Non so come si siano messi assieme, come si siano incontrati, ma di sicuro fu a Pittsburgh, o nei dintorni di Pittsburgh. Mia madre aveva tredici fratelli. Ecco, io vengo da lì. […] Devo avere almeno duecentocinquanta cugini nella zona» [Rehm, cit.] «Sono cresciuto a El Paso, in Texas, e lì c’è una grandissima comunità messicana. Per difenderci dai soprusi ci raggruppavamo nelle gang. Facevamo anche cose stupide, ma alla fine eravamo innocui. Rubavamo le macchine per farci dei giri a bordo e rompevamo qualche finestra, ma non c’è mai stato niente di veramente pericoloso, come la droga» [Irene Carmina, Rep] • «Faceva a botte, rubava, finiva arrestato, andava a prostitute. “È incredibile come ne siamo venuti fuori senza prendere nessuna malattia”» [ad Alex Suskind, The Guardian] • Due fratelli, Robert and Jack, che moriranno in due diversi incidenti stradali. Entrambi sono sepolti nel cimitero militare di El Paso • Da piccolo, cristiano ortodosso, fece il chierichetto • «Quarant’anni fa le famiglie vivevano tutte insieme, diverse generazioni sotto lo stesso tetto di case grandi dove nonno e nonna (in italiano) si occupavano della famiglia. I bambini più piccoli imparavano dagli anziani, c’era uno scambio di informazioni e di sapere, tutti crescevano assieme, questo permetteva agli anziani di sentirsi vivi. E quello che succede al mio personaggio in questo mondo di giovani… lui porta la sua saggezza e il suo umorismo» [Ugolini, Rep] • «Mi sono sentito sempre di seconda classe: va sempre così agli immigrati» [Carmina, cit.] • «La mia gente era fatta di contadini poveri, nessuno aveva cultura. Io però ho cominciato a leggere a 12 anni, bloccato da una malattia che non mi faceva camminare. E a 16 anni a scuola mi reclutarono in una recita. Una scoperta, una cosa divina» [Ugolini, cit.] • «Il teatro è il ring più primitivo e più diretto che ci sia. Un teatro fatto non solo di parole ma di energie. Come io ci sia arrivato, be’, questo è un mistero» • In realtà «cadde sotto l’incantesimo di un’insegnante, Lucia Hutchins, che gli insegnò che recitare poteva essere più di una semplice A sul compito. “Mi ha fatto conoscere Shakespeare. Mi ha fatto conoscere Arthur Miller”. Ricorda di aver interpretato un monologo di Mitch, l’amico di Stanley Kowalski in Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams. Tutto andava contro la sua educazione operaia. Studiò per un anno al Texas Western College (oggi Università del Texas a El Paso), poi, sotto l’influenza di Jack Kerouac, fece l’autostop per Los Angeles, dove iniziò a dedicarsi seriamente alla sua carriera [Nyt] • «Ma mi sono accorto che nessuno era serio come lo ero io. Erano tutti concentrati su come trovare una parte, non su come recitarla […] Ci sono dei trucchi per capire come trovare un lavoro da attore che non mi sono mai piaciuti o non ho mai capito – devi leccare i piedi. Ci ho provato, ma non ci riesco. Io volevo diventare un artista» [Mark Shenton, The Stage] • Debutta a teatro a Los Angeles portando in scena lo spettacolo The Wonderful Ice Cream Suit di Ray Bradbury • Poi decide di trasferirsi a New York. Ha 25 anni • «Il suo primo lavoro fu fare il Babbo Natale del magazzino Macy’s per il Ringraziamento; e fece anche il cameriere, classico rito di passaggio per gli attori a New York» [Shenton, cit.] • «Ho fatto per almeno 15 anni esclusivamente l’attore comico. Nel senso che mi divertivo nei panni di un ridicolo Bottom nel Sogno di Shakespeare, o interpretavo l’Arlecchino servo di due padroni» [Ugolini, cit.] • Negli anni Settanta ha avuto ruoli minori in Serpico di Sidney Lumet, Il vizietto americano di Richard Lester, Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula. Ma la fama arriva negli anni 80 • «In Italia sono diventato notissimo per il Marco Polo (1982) di Giuliano Montaldo e partii felice per Roma, considerandomi anche in parte vostro connazionale, visto che mia madre è figlia di immigrati calabresi» • Il suo ruolo preferito tra i tanti interpretati? «Salieri in Amadeus: fu il periodo più bello della mia vita. Ero diviso tra le riprese di Amadeus (1984) a Praga e quelle di Scarface (1984) a Hollywood: finalmente avevo la sensazione di avercela fatta». Vinse anche l’Oscar. «In quel momento la mia vita cambiò: mi pagavano centomila dollari al giorno, prima ne guadagnavo forse diecimila in un anno». Tra l’altro soffiò il ruolo di Salieri ad Al Pacino, suo collega in Scarface. «Al Pacino è un uomo generoso e buono, mi rivolse delle parole affettuose in quell’occasione». Che le disse? «Non sforzarti a reggere l’intero film sulle tue spalle, limitati a fare la tua parte» • Dall’Pscar lo ingaggiano solo per ruoli di cattivi • Nel 1986 p l’inquisitore Bernardo Gui de Il nome della rosa. «Quel ruolo mi ha fatto sviluppare un profondissimo amore per l’Italia. Fu più che un onore per me diventare Bernardo Gui, che anche Victor Hugo citò nei Miserabili. L’eredità del libro e del film è un lascito culturale senza tempo, mi si conceda il paragone: come i manoscritti di Dante, come i film del vostro neorealismo. Non a caso amo vivere a Brooklyn, a New York, e parlare un po’ di italiano, quando posso!» [a Giovanni Grassi, Cds] • «Quando Annaud mi chiamò ero all’apice del mio primo successo, grazie a film come Scarface e Amadeus. In verità in un primo tempo avevo espresso dubbi sul mio eventuale impegno nel film di Annaud. Mi sentivo intimorito dal ruolo che mi era stato offerto: Gui era stato anche uno scrittore di vaglia. E poi non volevo diventare il “cattivo” per antonomasia. Vinse su ogni perplessità il fascino di poter portare sul grande schermo l’inquisitore per eccellenza. Inoltre, ero davvero contento di poter lavorare con alcuni vostri grandi artisti: il direttore della fotografia Tonino Delli Colli, lo scenografo Dante Ferretti, la costumista Gabriella Pescucci e anche i truccatori, che avevano il compito di trasformarmi nel terribile Gui e di rasarmi la testa ogni mattina» [Grassi, cit.] • «La lavorazione a Roma fu ricca di stimoli. Mi immersi totalmente nei misteri dell’Abbazia al centro del libro. Nel tempo libero andavo a visitare chiese, a vedere i quadri di Caravaggio e questo mi aiutò molto. Certo, il mio inquisitore domenicano è un uomo che cerca i colpevoli, che va a caccia di streghe e assassini. La suspense del libro e del film è davvero un’opera d’arte, a mio parere, e Gui, però, non è solo uomo che incute paura: mette anche in discussione la fede, vuole la verità» [Grassi, cit.] • Nel 1988 è padre Carafa in Russicum - I giorni del diavolo di Pasquale Squitieri, l’anno dopo dell’Innominato ne I Promessi Sposi di Salvatore Nocita • Tra i successivi film a cui ha partecipa ricordiamo Un uomo innocente di Peter Yates (1989) in cui interpreta un ergastolano detenuto in un carcere di massima sicurezza. E poi Last Action Hero di John McTiernan (1993), La dea dell’amore di Woody Allen; Riccardo III – Un uomo, un re di Al Pacino • A teatro è in Zio Vanja (1983-84), La dodicesima notte (1986), Macbeth (1986-87), Aspettando Godot, Angels in America - Fantasia gay su temi nazionali (1994), Re Lear (1996) • «Amo parti serie come quella di Re Lear. L’ho sperimentata due volte, una con successo e una con un tonfo. In America succede così. Ma l’autore più universale, per me, è Čechov. Ha scritto un teatro per gli attori, così come ha fatto anche Eduardo [De Filippo, ndc]» • E poi ancora cinema Mimic di Guillermo del Toro (1997), Una vacanza all’inferno di Tonino Valerii (1997), Star Trek - L’insurrezione di Jonathan Frakes (1998), Scoprendo Forrester di Gus Van Sant (2000), I cavalieri che fecero l’impresa di Pupi Avati (2001) , My Father di Egidio Eronico (2003) • L’attore che preferisce? «Al Pacino, ma anche Alberto Sordi e Giancarlo Giannini, con cui ho recitato (Ti ho cercata in tutti i necrologi, 2013». Che ricordi ha di loro? «Appena entravamo in un locale tutti si alzavano in piedi per Sordi, un gigante. Giannini è un caro amico e mi chiedo perché non voglia più fare film a Hollywood, ma ho un ricordo affettuoso anche di Sophia Loren». Ce lo racconta? «Interruppe le riprese di un film (Peperoni ripieni e pesci in faccia di Lina Wertmüller, 2004) che stavamo girando a Napoli appena seppe che mia madre, ammalata, era una sua fan. Ebbene, le fece una telefonata di venti minuti in America» • Con il regista italiano Renzo Martinelli ha girato cinque film: Piazza delle Cinque Lune (2003), Il mercante di pietre (2006), Carnera - The Walking Mountain (2008), Barbarossa (2009) e 11 settembre 1683 (2013) • Enorme successo quando veste i panni di Zero Moustafa proprietario Grand Budapest Hotel di Wes Anderson • Per Abraham il teatro è come una storia d’amore che non finisce mai. «Otto volte a settimana, puoi farlo ancora e ancora Se è brutto, allora è orribile. Ma quando è bello, non c’è niente di paragonabile. È come il sesso davvero bello: dammene ancora» [Nyt] • Abraham ha imparato a memoria più di 50 sonetti di Shakespeare che recita regolarmente per mantenere la memoria [Nyt] • Ha anche insegnato recitazione e ai giovani studenti dice: «Questa professione è pazzesca. È estremamente remunerativa, ma solo quando è remunerativa. C’è solo un caso, peggiore del nostro: scrivere poesie. Conoscete le statistiche: tasso di disoccupazione dell’85 per cento. Quello che devo insegnare loro è come sostenersi in un contesto del genere. Insegno loro la dignità. Non solo a sopravvivere – topi e scarafaggi sopravvivono – ma a sopravvivere con dignità» [Washington Post] • «Mi piace insegnare. E quando vedo il talento senza ambizione, mi arrabbio. Non do corda agli studenti sfaticati. Adagiarsi sul talento non basta» [Hester Lacey, Financial Times] • «È scaramantico prima di andare in scena? “Più invecchio, più divento superstizioso. Una volta guardavo a queste cose con disprezzo. […] Ora mi getto il sale dietro le spalle quando lo rovescio e non passo sotto le scale. Rispetto le superstizioni. Quando ai rituali, Olivier ne aveva uno che considero buono: rimaneva di fronte al sipario quando si alzava e diceva “Sei un bastardo fortunato”. È un’ottima tecnica per non farsi prendere dalla paura» [Lacey, cit.] • Parla italiano e spagnolo • Molto sportivo: «Ho già fatto dieci miglia sulla mia cyclette stamattina» [Lacey, cit.] • «È anche religioso? Sì, sono un credente, vado a messa. Ho cominciato con una chiesa ortodossa ma non accettano l’omosessualità, per esempio, e molti miei amici lo sono. E così ho cambiato, sono passato a una vecchia, grande, tollerante chiesa protestante – più vecchia della guerra d’Indipendenza» [Michael Burland, The American] • «Crede nella vita dopo la morte? “Credo che il nostro spirito non muoia, ma non credo che tornerò qui come un nuovo F Murray Abraham: penso che abbiamo un tempo limitato qui. Mi piacerebbe reincarnarmi in una donna; sarebbe fantastico, vedere come pensate voi altre!” Se dovesse dire, dando un voto da 1 a 10, quando è soddisfatto della sua vita, cosa direbbe? “Dieci”» [Lacey, cit.] • Abraham ha avuto anche ruoli ricorrenti in serie tv The Good Wife (2009-16), Homeland (2011-2018), The White Lotus (2022) e Mythic Quest: Raven’s Banquet (2020-23). Da quest’ultima seria viene cacciato per barzellette inappropriate: «Queste sono sincera e profonde scuse. Non era mai mia intenzione offendere nessuno. Jo solo raccontato barzellette, niente di più. Purtroppo hanno infastidito alcuni dei miei colleghi e di conseguenza ho perso un ottimo lavoro con persone meravigliose. Spero che mi perdonino» • «Io ho un’anima latina. Nasco di sangue italo-siriano, ma sono americano, e parlo anche spagnolo perché ho frequentato il Messico. Mi definisco un uomo del mondo, pronto a vedermela con qualsiasi pubblico» [Rep] • «Io, una volta, guidavo tornando a casa dal set e una macchina con due ubriachi mi venne addosso. Loro morirono. Io dopo quattro giorni tornai a lavorare. Il cinema, ma soprattutto il teatro, ti aiutano a cambiare vita, a tuffarti in altre vite» • Da ultimo ha prestato la voce a Khonshu in Marvel Zombies e al cinema è il profeta in La trama fenicia di Wes Anderson (2025).
Amori Quale considera il successo più grande della sua vita? «Il mio matrimonio (con Kate Hannan, madre dei suoi due figli, sposata nel 1965, scomparsa nel 2022, ndr)» • Quando vinse l’Oscar nel 1985: «Metà di questa statuetta appartiene alla mia amata moglie, Kate». Due figli, Jamili e Mick.
Titoli di coda «Non vedo l’ora di iniziare il prossimo progetto. C’è ancora molto lavoro da fare».