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 2025  dicembre 05 Venerdì calendario

La Cei contro il riarmo: “Servizio civile obbligatorio e cappellani senza stellette”

Operatori di pace ma non solo a parole: in un tempo segnato dalle guerre – non di rado giustificate dalla religione, come fa la Russia – la Conferenza episcopale italiana pubblica un documento che critica le “proposte di pesanti investimenti sul piano degli armamenti e delle tecnologie militari” in Europa e propone, tra l’altro, l’istituzione di “un servizio civile obbligatorio per ogni giovane”, lo sganciamento dei cappellani dalla struttura militare e il disinvestimento dalle aziende coinvolte nella produzione di armi.
La nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante”, approvata di recente ad Assisi dall’assemblea generale della Cei e pubblicata oggi, presenta “un’analisi attenta della situazione attuale segnata da numerosi conflitti”, scrive il cardinale presidente Matteo Zuppi, “dall’‘inutile strage’ di persone, per lo più civili e bambini; da una mentalità che rincorre la strategia della deterrenza degli armamenti, che può cambiare l’economia e la cultura dei nostri Paesi; da una violenza diffusa che rischia di diventare una cultura che affascina soprattutto i più giovani”.
Ricca, nella nota, l’analisi della situazione attuale, tra diseguaglianze economiche, crisi ambientale e diffusione di nazionalismi, di antisemitismo, islamofobia e cristianofobia, di fake news e disinformazione, e delle guerre. “Sconcerta”, si legge in un passaggio, “una guerra in Ucraina in cui l’aggressore usa riferimenti al Vangelo per motivare la propria azione; sconcerta ancor più la realtà lacerante di una situazione conflittuale in Terra Santa: una guerra fra i figli di Abramo che ha bagnato di sangue la terra cara alle tre fedi monoteistiche”.
Quanto al preoccupante diffondersi dei nazionalismi, “anche la religione viene spesso strumentalizzata dai nazionalismi, che la riducono a carattere distintivo di un popolo, a elemento che lo separa dagli altri, definendone tradizioni e pratiche identitarie”, notano i vescovi. “Si giustificano così l’ostilità verso stranieri, minoranze religiose, diversi orientamenti sessuali, diverse convinzioni politiche. Si afferma il primato dell’identità per rassicurare un’umanità spaventata da mutamenti epocali, da rapporti economico-sociali iniqui, dalla devastazione ambientale”.
La Cei difende l’integrazione europea ma rifiuta il suo riarmo. “Certo”, si legge nel documento preparato dalla commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato, “il processo è incompiuto; forti e numerose restano le contraddizioni. E tuttavia, in un tempo in cui si tornano a invocare il conflitto e la guerra, guardando all’altro solo come nemico e minaccia, l’Unione Europea testimonia che un’altra strada è possibile, che la logica della violenza non è inevitabile. Non è casuale che contro di essa si volgano molti nazionalismi, ostacolando il processo di costruzione di una realtà politica comune”. Ma, avvertono i vescovi, “appaiono invece contraddittorie rispetto a tale orizzonte quelle proposte di pesanti investimenti sul piano degli armamenti e delle tecnologie militari che hanno fatto seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Le necessità della difesa non devono diventare occasione per contribuire al riarmo globale di questi anni, distraendo risorse dalla costruzione di una comunità più umana”. L’Ue, anzi, dovrebbe sostenere “la costituzione di un’agenzia unica per il controllo dell’industria militare interna e del commercio di armi con il resto del mondo”.
Se in Italia si torna a dibattere sul servizio militare, la Cei va sul concreto con alcune proposte circoscritte: “Oggi, di fronte al mondo in guerra, dovremmo poter declinare il valore della ‘difesa della patria’ in un servizio civile obbligatorio per ogni giovane, come momento che accompagna la maturità politica della maggiore età con quella civile e morale. Un servizio civile obbligatorio sarebbe un investimento per dare alle prossime generazioni l’occasione di praticare la cura per la dignità della persona umana e per l’ambiente, per opporsi all’ineguaglianza che si fa sistema sociale, all’inimicizia come qualifica delle relazioni fra esseri umani e popoli, alla soggezione dell’altro alle proprie ambizioni”.
I vescovi guardano “con gratitudine all’opera dei cappellani militari che in tanti contesti hanno testimoniato l’Evangelo della pace anche in situazioni molto difficili. Ci chiediamo però”, scrivono, “anche se non si debbano prospettare diverse forme di presenza in tali contesti, meno direttamente legate a un’appartenenza alla struttura militare: esse consentirebbero maggior libertà nell’annuncio di pace specie in contesti critici”.
Un’altra esigenza esposta dai vescovi è “la presa di distanza da quelle realtà economiche che sostengono la produzione ed il commercio di armi”, si legge nella nota pastorale: “Si parla talvolta di obiezione bancaria per indicare il disinvestimento – da parte di singoli ed istituzioni – da quei soggetti finanziari coinvolti in tali dinamiche. È un’opzione importante, che singoli e comunità possono valorizzare per esprimere una volontà di pace attenta a quei fattori strutturali che contribuiscono a dinamiche conflittuali”.