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 2025  dicembre 05 Venerdì calendario

Siria, le foto dell’orrore: così si moriva di tortura nelle prigioni di Assad

I burocrati dello sterminio operavano con solerzia, e metodo. Ogni prigioniero ucciso in carcere, dalle torture o dalle fame, veniva fotografato e catalogato con un numero di matricola scritto con il pennarello su un cartoncino bianco, appiccicato al corpo spesso nudo, che registrava anche il nome del fotografo, la data dello scatto e il settore dell’esercito che aveva portato a termine il lavoro. Le vittime venivano riprese in dettaglio: in primo piano senza i bulbi oculari, con le ossa dello sterno visibili per la pelle diventata troppo sottile per la fame, con le gambe, i polsi e la braccia emaciati. Così è stata sepolta la primavera siriana, la rivolta democratica iniziata nel 2011 e fagocitata dagli islamisti e dal regime di Bashar al Assad,: decine di migliaia di uomini, donne, adolescenti e anche bambini scomparsi nelle carceri tra il 2015 e il 2024, una macchina della morte le cui tracce riemergono ora dalle macerie della nuova Siria.
La notte dell’8 dicembre, mentre il tiranno fuggiva a Mosca e il suo regime implodeva, un colonnello della polizia militare salvò tutto quello che sapeva su un hard disk e fuggì da Damasco. La televisione pubblica tedesca, Ndr, ha avuto accesso al suo archivio, il più vasto mai trapelato dai servizi di sicurezza siriani e l’ha condiviso con il Consorzio Internazionale dei giornalisti investigativi (Icij) e altre testate. L’inchiesta “Damascus dossier” è la testimonianza visiva dell’orrore: oltre 64mila documenti del governo e 33mila fotografie che provano la morte di migliaia di persone violentate, ustionate, picchiate, ridotte alla fame. L’archivio è nelle mani anche della procura federale tedesca, che da anni indaga sui crimini di Assad e dei suoi gerarchi. «Nelle fotografie sono ritratte almeno 10.212 persone diverse, tutte passate nelle carceri siriane dopo il 2011. In alcuni giorni, sono state scattate fino a 177 fotografie», scrive el Pais, una delle testate che ha pubblicato le immagini.
C’era già stata una fuga di notizie sulle torture del regime quando nel 2013 un fotografo della polizia militare che si faceva chiamare Caesar disertò e scappò in Francia portando con sé quasi 50mila foto di cadaveri torturati. Ma i suoi documenti provavano le violenze solo di un periodo limitato, i primi due anni della rivoluzione diventata poi guerra civile. I corpi dei massacrati venivano trasportati su camion refrigerati, e finivano nelle fosse comuni come quelle di Qutayfa, una città della morte dove Repubblica è stata subito dopo la caduta di Assad: durante il giorno i becchini assoldati tra la povera gente si occupavano di scavare le fosse, a volte appianavano il terreno con le scavatrici per spingere i corpi più a fondo così che non si sentisse l’odore del sangue marcio. Tutto era pianificato con precisione, c’era anche una società di logistica statale, messa in piedi apposta per far funzionare l’industria della morte di Assad, finanziata – si scopre adesso – anche con i soldi delle Nazioni Unite, a loro insaputa.
Dal 2014 al 2024, rivela l’inchiesta, le agenzie Onu hanno pagato una società chiamata Shorouk for Protection, Guarding and Security Services per la sicurezza dei loro uffici. Era controllata dall’intelligence siriana: almeno 11 milioni di dollari sborsati dall’Onu sono finiti così nelle tasche dell’apparato repressivo di Assad. Nel 2022 Human Rights Watch e il Syrian Legal Development Programme avevano tentato di mettere in guardia le agenzie Onu sui destinatari finali del loro denaro, ma i contratti con Shorouk furono giudicati «conformi alle procedure».
La Rete siriana per i diritti umani ha certificato che almeno 177mila persone sono scomparse sotto il regime di Assad, i desaparecidos che tantissime famiglie continuano a cercare nelle fosse comuni disseminate in tutta la Siria da un regime brutale, che registrava metodicamente i dettagli e il frutto della sua violenza. «Il regime nazista – dice lo scrittore Elia Ayoub al Pais – operava in modo molto simile, documentando tutti coloro che assassinava. Da un lato perché questi regimi si considerano intoccabili ed eterni». Dall’altro perché, come sosteneva Hannah Arendt, «un regime totalitario o fascista non può esistere senza burocrazia».