Robinson, 30 novembre 2025
Tanti auguri pinacoteca tascabile
Probabilmente non poteva che accadere a Firenze, culla del Rinascimento, per iniziativa di un artista e imprenditore, Dario Neri, e sotto l’egida di un critico e cacciatore di pittori del passato, Bernard Berenson. È così che nel 1945 nasce Electa, destinata a diventare uno dei maggiori editori d’arte europei. La parola è di origine greca, significa “scelta”, ed è diffusa in area americana nel Settecento: possibile che sia stato proprio Berenson a proporla. Il tratto iniziale, come scrivono Carlo Vinti e Stefano Faoro in Electa editore. Dal 1945 ottant’anni di grafica e cultura visiva, è decisamente umanistico: «attenzione al contenuto ma anche agli aspetti materiali del libro, scelta delle carte e dei tipi, qualità delle riproduzioni». Siamo nell’epoca in cui la diffusione della fotografia offre nuovi punti di vista sulle opere d’arte: ciò che sino allora era a esclusivo consumo dell’élite del Grand Tour entra nelle case degli italiani.
Nel 1952 Electa si trasferisce a Milano. Siamo alla vigilia della grande trasformazione e la proprietà passa di mano. L’idea culturale è quella di creare delle piccole “pinacoteche portatili”. Nel 1964 avviene un secondo passaggio: Giorgio Fantoni e Emilio Vitta Zelman la acquistano e la aprono al graphic design, accentuando insieme l’aspetto di ricerca culturale. A metà degli anni Sessanta il libro d’arte stava morendo, ha scritto Massimo Vitta Zelman in Disegnare il libro (Scheiwiller). Serviva un’intuizione: è quella di mostrare da vicino i dettagli non immediatamente visibili delle opere. In questo periodo saranno banchieri illuminati come Raffaele Mattioli a dare una mano al settore, diventando i committenti di cataloghi e mostre. Carlo Pirovano è nominato responsabile scientifico di Electa e il linguaggio visivo si trasforma radicalmente sotto la spinta delle ricerche sulle avanguardie dell’inizio del Novecento. Il grafico che dà il taglio nuovo è Diego Birelli, autore riscoperto da poco: è il flessibile e insieme deciso direttore dell’immagine Electa, elemento decisivo per l’affermazione in Italia e all’estero. Un esempio del cambiamento è il volume Francesco Borromini di Paolo Portoghesi del 1967: l’architettura trattata culturalmente e graficamente come un linguaggio specifico. Negli anni Settanta i cataloghi delle mostre diventano oggetti che fungono da amplificatori delle esposizioni, ne sono l’indispensabile paratesto. La mostra esemplare del periodo è quella per i duecento anni dalla morte di Tiepolo (1971), in cui tutto viene disegnato, dalla promozione alla segnaletica. La legge Ronchey sul patrimonio (1993) favorisce la promozione di bookshop nei musei. Si arricchisce anche il novero dei grafici che collaborano con Electa, da Emilio e Giorgio Fioravanti a Bob Noorda.
Ma il punto di riferimento sarà Pierluigi Cerri, che fornisce una nuova immagine nel solco del design modernista; traccia anche il logo: “ET”, quasi una firma. L’architettura diventa una delle linee di sviluppo più interessanti con la direzione scientifica di Francesco Dal Co. Due riviste chiave: Casabella e Lotus International. Le stesse Biennali sono un’occasione per estendere il segno grafico dai volumi ai muri e alle pubblicità: la comunicazione è decisiva. Escono ora circa 200 novità all’anno e si ristampano volumi già editi. Davvero un boom editoriale. Moda e design degli oggetti diventano altri due campi di ricerca. Nel 1981 la casa editrice vince un Compasso d’oro. Non manca neppure l’onda postmodernista che attraversa arte, design e architettura in Italia. Electa, pur pubblicando autori di questa tendenza, mantiene tuttavia uno “spirito storicista e neo-ecclettico”, accentuando la riscoperta dei maestri modernisti. Cerri e Vittorio Gregotti sono in quegli anni i curatori grafici e culturali di un libro significativo: Il disegno del prodotto industriale in Italia (1860-1980). Inizia nello stesso tempo una nuova perlustrazione regione per regione degli itinerari artistici dei maestri, delle botteghe e delle scuole pittoriche meno conosciute.
Nel 1983 Electa si dota anche di una sede, “la nave”, in via Trentacoste, progetto di Toni Follina. Nasce il gruppo Elemond con Electa, Giulio Einaudi editore e il settore scuola della Mondadori, così che la casa editrice torinese diventa di proprietà dell’Electa. Nel 1992 Silvio Berlusconi diventa il presidente di Elemond e nel 1994 Fantoni e Vitta Zelman escono e fondano Skira. Siamo al culmine dello sviluppo editoriale legato alle mostre, e in questi anni, sotto la guida grafica di Cerri, Electa diventa un editore che si assume gli “oneri dei libri d’arte” senza l’aiuto decisivo di banche e sponsor, segno che il nuovo pubblico si è consolidato ed esteso. Inizia la ricerca di nuovi lettori tra i giovani, mentre crescono in tutta Italia le scuole di grafica e design. Stefano Peccatori, direttore commerciale, in un convegno sul libro d’arte indica nelle librerie i punti di riferimento. Electa è a questo punto di proprietà di Mondadori. Per il nuovo pubblico si impostano collane come “Super contemporanea”, e il volume Arte contemporanea arriva a tirare 80.000 copie. I grafici di questo periodo sono Fabrizio Confalonieri e Marcello Francone, cui succedono, sotto la direzione di Rosanna Cappelli, archeologa, dal 2020 amministratore delegato, lo studio Tassinari/Vetta e poi Leonardo Sonnoli. Electa diventa produttrice di eventi culturali, gestisce librerie ed è presente nell’ambito archeologico con biglietterie e siti, crea nuovi progetti scientifici, segno tangibile di un modo di produrre e comunicare cultura visiva in cui il libro è un aspetto, ma non l’unico. Come si vede dagli ultimi titoli, cresce l’attenzione alla scrittura critica e letteraria. E le copertine cambiano in direzione tipografica: diventano dei manifesti in piccolo, che fanno uscire i contenuti delle pagine verso l’esterno. Nuove collane, nuove idee e nuovi progetti per il giro di boa degli ottanta anni.