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 2025  novembre 29 Sabato calendario

Quattro anni da corrispondente in Cina

A luglio di quest’anno ho compiuto quatto anni. Quattro anni da corrispondente in Cina che, come mi ripete spesso un amico straniero che qui a Pechino fa il mio stesso mestiere da molto più tempo di me, «valgono come il doppio in qualsiasi altra capitale del mondo». Non lo dice per sentirsi – o farmi sentire – più importante di chi se ne sta, che ne so, a Washington o a Bruxelles, ma perché qui si è in un universodistante. A volte è frustrante, altre affascinante.Un Paese che è un continente, pieno di contraddizioni, con città che sono grandi un terzo dell’Italia (Pechino ha 22 milioni di abitanti e non è nemmeno la più popolosadella Cina), con luoghi che a noi giornalisti stranieri non èpermesso visitare e luoghi che, se li visiti, devi mettere in conto qualche pedinamento. E spesso spiacevoliconversazioni.Il numero personale di cellulare dei ministri o dei loro portavoce qui nonce l’hai mica: se vuoi avere una dichiarazione bisogna mandare un fax al dicasterocompetente (sì, avete letto bene: in uno dei Paesi più iper-tecnologici al mondo serve il fax) o sbracciarsi alle conferenze stampa, ma inutilmente: tanto lo sai cheledomande vengono approvate prima.Quando sono arrivato, durante le prime settimane, ricordo di aver compilato così tanti moduli come non avevo mai fatto in vita mia. E per qualsiasi cosa: la burocrazia mandarina ha dell’incredibile. E guai se ti dimentichi il timbro dell’ufficio: senza timbro non si va da nessuna parte. E dimentica la privacy, ingegnati ogni giorno per aggirare la grande muraglia digitale della censura. E qui mi fermo perché vorrei evitare un invito al ministero “per una tazza di tè”, espressione cheognigiornalista straniero sa essere un eufemismo per indicare una ramanzina. E anche dopo quarant’anni di apertura al mondo esterno, ci sono ancora alcune regioni della Cina dove la presenza di un occidentale èuna novità tale da causare ingorghi al traffico dovuti alla curiosità dei :passanti. Perché i cinesi sono curiosi. Se parli un po’ la lingua (ionon benissimoa dire la verità ma, giuro, continuo a studiare) potresti:persino guadagnarti la loro fiducia e chissà che non ci scappi pure qualche conversazione, diciamo così, sensibile. E poi sono ingegnosi: una soluzione si trova sempre. In questo ci assomigliamo. In quattro anni ti abitui a moltecose nuove. Quello acui, dopo quattroanni, ancora fatico ad abituarmi è il traffico – e sarà perché sono nato a Venezia, una città che le macchine non le ha. Strisce pedonali e semafori sono molto spesso un optional. Si attraversa sperando che qualcuno non ti investa. E chi scrive, una domenica prima di Pasqua di qualche anno fa, non è stato così attento.