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 2025  novembre 30 Domenica calendario

Intervista all’illustratore di giudiziaria del Tribunale di Milano

La Vita amico, è l’arte dell’incontro: è il titolo di un vecchio album di Vinícius de Moraes, Giuseppe Ungaretti e Sergio Endrigo. E sono proprio gli incontri a essere al centro della storia di Andrea Spinelli, unico illustratore di giudiziaria del Tribunale di Milano che, dal 2022, immortala i momenti più salienti dei processi di cronaca nera. Arrivato a quota 250 opere realizzate in aula, Spinelli ha creato anche oltre 500 ritratti di artisti musicali. Autodidatta, ha fatto di pennelli e acquerelli i suoi strumenti di lavoro. «Mi dicevano che assomiglio a uno di quelli che si vedono nei film durante le udienze…». Sono state proprio quelle parole, tempo dopo, a spingerlo a entrare nel mondo della giudiziaria.Qual è stato il tuo percorso di studi?
«Provengo da un contesto che non ha nulla a che fare con il tribunale. Ho studiato fino alle superiori, al liceo artistico, ma non ho frequentato né l’università né l’accademia. Con gli acquerelli sono completamente autodidatta».
Prima del tribunale lavoravi soprattutto dal vivo durante concerti e spettacoli.
«Sì, e lo faccio anche ora. Ho ritratto più di 500 artisti: da Samuele Bersani a Finardi. Per Tosca, per esempio, ho realizzato anche il videoclip animato Piazza Grande, un video interamente dipinto a mano composto da 1124 acquerelli realizzati in 40 giorni. Ho collaborato anche con il Concertone del Primo Maggio, ritraendo una trentina di artisti»
Come sei arrivato al mondo del tribunale?
«È stato un insieme di coincidenze. Guardando un documentario crime, osservando le immagini delle aule giudiziarie, mi è tornata in mente la frase che mi dicevano le persone quando mi incontravano. Allora mi sono detto: “Potrei provarci anch’io”. Un amico che lavorava nella giudiziaria mi ha dato qualche contatto. Ad agosto 2022 ho scritto una mail al presidente Roia: non c’erano precedenti, ma è andata. Da lì è iniziato tutto».
Cosa ti ha attratto di quell’ambiente, l’antitesi di un concerto?
«Il tribunale mi ha dato la possibilità di conciliare un mio lato psicologico: lo spettro di emozioni, le storie di vita, il racconto umano che un processo porta con sé. Io sono molto curioso e ho visto un’opportunità»
Ricordi il tuo primo giorno?
«La risposta positiva del presidente mi aveva già colpito. Quando sono entrato per la prima volta nel palazzo di giustizia sono rimasto impressionato: imponente, quasi intimorente. Non ero mai stato in tribunale e mi sono perfino perso nei corridoi. Ho osservato tutto: la ritualità, le celle, i tempi...»
Il tuo sembra un mestiere ormai poco diffuso nell’era dell’arte digitale.
«C’è qualcosa di antico in quello che faccio: è come tornare indietro nel tempo, ma allo stesso tempo è innovativo perché sono in pochissimi a farlo. In Paesi come Stati Uniti o Francia questa figura è riconosciuta; da noi è nuova, quasi rivoluzionaria»
Ti piacerebbe essere emulato o ti darebbe fastidio?
«Mi hanno già invitato nelle scuole a tenere lezioni su ciò che faccio. I ragazzi mi riempiono di domande: c’è tanta curiosità. Mi piacerebbe trasmettere l’aspetto umano dell’aula, raccontare cosa accade davvero. Me lo chiedono in molti: “Come si fa questo mestiere?»
Continui anche il tuo lavoro con gli artisti?
«Lavoro spesso con orchestre e dipingo durante le esibizioni. Sono stato anche in tv a Splendido Cornice e per Uno Mattina ho realizzato alcune illustrazioni. Mi piace alternare performance, tv e tribunale»
Stai lavorando anche a un libro, giusto?
«Sì. Uscirà a giugno, insieme al giornalista Luca Rinaldi. È stata una bella avventura»
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
«A dire la verità, credo di averlo già realizzato. Questo mestiere lento, in antitesi con la velocità del mondo, mi restituisce una dimensione che cercavo da tempo».