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 2025  dicembre 01 Lunedì calendario

Noi, figli di Aldous Huxley

"Le prix du progrès” (L’échap pée) raccoglie alcuni testi di Aldous Huxley. Pierre Thiesset, autore della prefazione, ripercorre il pensiero del celebre filosofo britannico, più che mai attuale nell’èra dell’intelligenza artificiale. Thiesset è giornalista de La Décroissance e dirige la collana Le Pas de côté per la casa editrice L’échappée. “La sua critica alla cultura di massa e allo sviluppo tecnico-scientifico – ‘il fatto più importante della storia contemporanea’ secondo lui – mi sembra fondamentale” dice Thiesset al Figaro. “Ha mantenuto tutta la sua rilevanza e la sua forza, mentre la tecnicizzazione della società non ha fatto altro che acuirsi. Aldous Huxley sottolinea il carattere intrinsecamente ambivalente del “progresso”. Non è possibile godere dei suoi benefici senza pagarne le conseguenze negative, i prezzi umano ed ecologico. L’impennata della produttività porta certamente una vita più agiata all’uomo moderno, ma questo aumento del suo “benessere” comporta anche delle regressioni: artificializzazione dell’ambiente di vita e distruzione dell’ambiente naturale, divisione del lavoro sempre più spinta e specializzazione sempre più ristretta degli individui, perdita di competenze manuali e crescente passività di fronte all’industria dell’intrattenimento, concentrazione del potere e declino dell’autonomia di fronte al dominio delle grandi organizzazioni... Da “anarchico incallito” e pensatore della libertà, Huxley non ha mai smesso di difendere la persona umana dalla sua irreggimentazione in un ordine collettivo totalizzante”. “Un giorno, forse, la Terra sarà diventata, a forza di trasformazioni, un gigantesco letto di piume su cui l’uomo sonnecchierà, con la mente anestetizzata”, presagiva Aldous Huxley. Il “culto del comfort” e l’abbandono dello sforzo, con la collaborazione delle nuove tecnologie, ci hanno avvicinato a questa configurazione distopica? Gli schermi sono il nostro nuovo “soma”? “Come dargli torto?” dice Thiesset. “Siamo diventati così sedentari, assistiti dalle macchine, che il governo diffonde regolarmente campagne che ci invitano a muovere il nostro corpo obsoleto “30 minuti al giorno”. È stata addirittura la grande causa nazionale del 2024! Alzatevi ogni tanto dal vostro “gigantesco letto di piume”... Gli schermi giocano ovviamente un ruolo centrale in questa letargia generale. Catturano l’attenzione, monopolizzano il tempo disponibile del cervello e anestetizzano così bene la mente che anche ai vertici dello stato, tra i promotori accaniti della “start-up nation”, si riconosce talvolta l’alienazione prodotta dalla digitalizzazione. Ne è testimonianza la commissione di esperti istituita da Emmanuel Macron all’inizio del 2024 per misurare le conseguenze disastrose della sovraesposizione dei giovani agli schermi. Ma il soma di cui parla Huxley ne “Il mondo nuovo” indica piuttosto una droga che permette di soffocare l’emergere del negativo, di spegnere l’angoscia o la rabbia, di tranquillizzare le masse affinché rimangano soddisfatte della loro servitù e non si discostino mai dalla felicità conforme. Aldous Huxley era particolarmente preoccupato per il condizionamento psicologico della popolazione attraverso mezzi chimici. In questo senso, ha anticipato la medicalizzazione dei disturbi psichici, fenomeno che si è sviluppato nella seconda metà del Ventesimo secolo, come descrive lo psichiatra Édouard Zarifian nel suo libro “Des paradis plein la tête”. In quest’anno 2025, in cui la “grande causa nazionale” era dedicata alla salute mentale, si è appreso che un quarto dei francesi era sotto l’effetto di psicofarmaci. Mentre una crisi psichica così grave dovrebbe mettere profondamente in discussione la nostra società, questa preferisce rispondere con la prescrizione massiccia di pillole fornite dall’industria farmaceutica. Ecco il nostro soma quotidiano”. In uno dei suoi articoli, Aldous Huxley esprimeva preoccupazione per il fatto che “per molti le cose sono rese così facili che le loro menti rimangono sottosviluppate”. Stava forse indicando una realtà che oggi minaccia le giovani generazioni? L’intelligenza artificiale è il risultato della “logica dell’eccessiva facilitazione” che Huxley già deplorava in un’epoca molto meno tecnologica. “Huxley lo scriveva già nel 1926, constatando che stavamo perdendo le nostre capacità a forza di semplificare tutto e di lasciarci distrarre. Il controllo del tempo libero da parte dell’industria dell’intrattenimento gli appariva come una grave minaccia per il futuro dell’essere umano. Non c’è più bisogno di lavorare, di elevarsi, di meditare, basta sedersi su una poltrona e lasciarsi andare davanti allo scorrere di uno spettacolo insignificante, tra una pagina di pubblicità e l’altra. Una tale cultura di massa distrugge lo sforzo creativo, attraverso il quale l’essere umano realizza sé stesso. Lo svuota della sua sostanza, lo trasforma in un consumatore passivo di contenuti forniti chiavi in mano dall’industria. E Huxley scrive questo all’epoca del jazz, dei grammofoni, della radio e del cinema! Cosa direbbe oggi, di fronte a queste folle catturate ovunque dagli schermi portatili? Di fronte a questi “piccoli pollici” celebrati da Michel Serres, secondo il quale non avremmo più bisogno di imparare poiché la conoscenza si trova su internet? O di fronte a questi studenti che già si affidano all’intelligenza artificiale per pensare al posto loro e redigere i loro lavori? Forse constaterebbe che il processo di sostituzione da parte della tecnologia e di spossessamento delle nostre facoltà sta giungendo al termine”. “Dobbiamo considerare la natura con molta meno presunzione rispetto al passato”, avverte Aldous Huxley. E illumina i nostri dibattiti contemporanei nella sua concezione dell’ecologia. “Già nel periodo tra le due guerre, Huxley sottolineava le basi materiali del progresso. L’esplosione demografica, della produzione e dei consumi richiede sempre più risorse, energia, terra, metalli, fertilizzanti. E avverte: la nostra prosperità sarà effimera. Essa si basa sullo sfruttamento eccessivo della natura, va a discapito delle generazioni future e rischia di portare a tirannie e scontri imperialistici, a causa delle pressioni esercitate sulle ricchezze della Terra. Huxley, che considera l’ecologia il problema fondamentale del nostro tempo, invoca una “politica dell’ecologia umana”, che operi sia per la sopravvivenza della specie sia per lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno. Questa politica deve innanzitutto basarsi su un’etica dell’autolimitazione, contro la sfrenata ricerca del potere. In altre parole, in questi tempi di corsa agli armamenti, il pensiero di questo eminente pacifista rimane più che mai attuale”.