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 2025  dicembre 01 Lunedì calendario

«Lavoratori cercansi» E l’azienda va in agenzia per essere più attraente

Oggi non sono i lavoratori che cercano le aziende, ma le aziende che cercano chi vuole lavorare. E in questo nuovo contesto le agenzie per il lavoro si stanno rivelando un “ponte” strategico. Le persone assunte con contratto a tempo indeterminato tramite questo canale sono il 30 per cento del totale. Insomma, le agenzie per il lavoro si confermano delle alleate preziose nella creazione di opportunità lavorative e di business. Così emerge dall’indagine svolta dall’Osservatorio sul mondo del lavoro di Humangest, agenzia del Gruppo SGB, che ha acceso un faro sulle evoluzioni dei servizi offerti in questo settore. «Il lavoro in Italia sta attraversando una fase di ridefinizione profonda. Le sfide del futuro si giocheranno sulla capacità di integrare tecnologia, empatia e valore umano», così Gianluca Zelli, Ceo di SGB Humangest Holding, tra i principali player italiani in recruitment, formazione e gestione delle risorse umane. Nata nel 2005, l’agenzia festeggia 20 anni di attività nel corso dei quali ha trovato un’occupazione a oltre 200.000 persone, assunte in somministrazione presso le aziende clienti. Oggi Humangest collabora con circa 10.000 imprese partner distribuite su scala nazionale e internazionale. Negli ultimi vent’anni il lavoro in Italia ha vissuto una trasformazione profonda, non solo dal punto di vista economico o normativo, ma anche culturale e umano. Fino a venti anni fa la ricerca di lavoro era una corsa alla disponibilità: oltre il 50 per cento delle selezioni per i lavoratori in somministrazione si chiudeva in meno di cinque giorni, con un tasso di disponibilità dei candidati dell’85 per cento. Oggi, nell’era della “Great resignation”, secondo i dati dell’Osservatorio di Humangest più del 70 per cento dei candidati dichiara di valutare il benessere personale come fattore determinante nella scelta di un’occupazione, mentre quasi due persone su tre ritengono la flessibilità oraria più importante del livello retributivo.
Se vent’anni fa era il candidato a doversi proporre e a rendersi attrattivo agli occhi dei capi delle aziende, adesso la situazione si è ribaltata e sono le imprese che devono saper attrarre i talenti migliori. Così le agenzie per il lavoro sono passate dall’essere delle semplici fornitrici di manodopera a partner di consulenza e sviluppo integrato. Dalle rilevazioni di Humangest emerge che meno della metà delle attività delle agenzie per il lavoro riguarda al giorno d’oggi la somministrazione tradizionale, mentre oltre il 50% si concentra su servizi a maggiore valore aggiunto, come la formazione e l’aggiornamento delle competenze, la ricerca e la selezione permanente, lo staff leasing e i percorsi di inserimento a lungo termine.
Dall’indagine condotta dall’Osservatorio emerge poi che il 60 per cento dei job seeker, coloro che cercano un’occupazione, invia poche candidature, però molto mirate, e più del 40 per cento rifiuta offerte che non collimano perfettamente con le loro aspettative in termini di equilibrio vita-lavoro. Oltre l’80 per cento dei colloqui iniziali, sottolinea sempre l’Osservatorio di Humangest, avviene adesso in modalità digitale. In parallelo, aumenta costantemente il numero di candidati che si aspettano un percorso di selezione personalizzato, trasparente e coerente con i propri valori. I dati elaborati dall’Osservatorio, visti dall’alto, mostrano un cambiamento strutturale: il lavoro non è più percepito esclusivamente come un bisogno, ma sta diventando sempre di più una scelta consapevole.
E dal lato delle imprese, cosa accade? Ben otto aziende su dieci segnalano difficoltà nel reperire figure professionali qualificate, evidenzia l’indagine. I tempi medi di selezione si sono allungati del 30 per cento rispetto a dieci anni fa. In questo nuovo contesto l’attività di “employer branding” (rafforzamento dell’identità aziendale) è diventata strategica: la pensa così più della metà dei Ceo, il 55 per cento, afferma Humangest, che oggi può contare su 90 filiali distribuite in 14 regioni italiane e in Europa. infine, sono tre su quattro le aziende che indicano il benessere dei dipendenti come priorità strategica. E gran parte delle imprese ha introdotto di recente nuove politiche strutturate di wellbeing aziendale per fare colpo sui migliori talenti.